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lavoro pubblicato venerdì 17 novembre 2006
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Mia sorella Baby Sitter

di Angelus. Letto 25829 volte. Dallo scaffale Eros

Giuseppina aveva già da qualche tempo girato la boa della pubertà e stava incominciando ad ricevere nuovi e molti stimoli sconosciuti dal suo corpo. N...

Giuseppina aveva già da qualche tempo girato la boa della pubertà e stava incominciando ad ricevere nuovi e molti stimoli sconosciuti dal suo corpo. Non è che le erano poi così sconosciuti. Erano giusto solo più frequenti e più forti del passato. Ad esempio, c’erano alcuni ragazzi alla scuola, che quando li guardava, le facevano venire le farfalle allo stomaco. Ultimamente poi, quando era sotto la doccia, lavare il suo corpo ha reso le sue carezze molto più sensibili ed emozionanti, particolarmente quando lavava i suoi seni. L’aveva sempre ritenuto gradevole e stimolante già da parecchi anni, ma ora, era decisamente delizioso. I seni le si erano raddoppiati nel formato attuale appena dall'anno scorso. Erano stati dei monticelli modesti di carne dura, con grandi macchie brune sulle punte, ma durante l'anno passato, i suoi capezzoli erano scoppiati in piccoli bozzi perennemente eretti mentre i suoi monticelli duri si erano sviluppati ed ammorbiditi. Ora aveva delle coppe che non stavano in mano, con le areole gonfie e sensibili, in cima a cui erano posizionati dei soldati sull’attenti essendo sempre duri e formicolanti. Come adorava lavarli. Ma questo era niente, paragonato a quel che sentiva quando si lavava fra le gambe. A volte, sentiva come un’esplosione e spesso le sue ginocchia divenivano deboli e lei doveva appoggiarsi contro il muro della doccia. Era quasi come se aveva sviluppato un mazzo di nuovi nervi mentre il suo corpo continuava a svilupparsi e cambiare. Lo zio Pietro aveva apparentemente notato tutto questo. Lei l’aveva visto rubare spesso dei lunghi sguardi ai suoi seni. Non aveva detto mai nulla al riguardo, naturalmente, ma era certa che i suoi occhi erano attirati dal suo petto prosperoso. Questo ha reso anche le sue carezze sotto la pancia divertente ed eccitante. Le piaceva molto suo zio. Era forte e bello e ha sempre avuto un sorriso meraviglioso. Ogni volta che la guardava e gli sorrideva, lei si sentiva le gambe molli. Giuseppina amava fare la baby-sitter per suo zio. Principalmente perché l’ha pagava sempre molto bene, ma anche per via di come l’ha sempre trattata. Tutte le volte c’era sempre qualche motivo per adularla o per complimentarsi. Un giorno per la sua bravura. Un’altra volta per il suo talento nel cantare. Altre per come era pettinata o per come si era vestita. Questa sera stava andando ad accudire suo cugino Riccardo. Pensava che era la coppia in piccolo di suo padre, lo zio Pietro. Era anche un bambino educato e niente affatto capriccioso per avere sei anni. Tutto quello che doveva fare, era di promettergli di leggere una fiaba o un Topolino e lui ubbidiente era pronto ad accontentarla. Era sempre un divertimento leggere per lui, ogni volta assumeva un tono differente per ogni personaggio. Lui poi, gradiva particolarmente quando lei gli ringhiava, perché lo faceva sempre ridere scioccamente fuori di ogni misura. Ha indossato un top lilla, che con civetteria lo ha lasciato allentato. “Nessun reggiseno stasera.” Pensava mentre si rimirava allo specchio. Erano sempre troppo stretti ed adorava la sensibilità e le sensazioni dei suoi seni che ballavano liberi, i suoi capezzoli che sfregano contro il tessuto. Perizoma e mini hanno completato il vestito per la sera insieme alle sue amate Nike. Si è pettinata e ha legato i suoi capelli lunghi e biondi in una coda di cavallo ed era pronta per suo zio. Come sempre si è dovuta affidare alla guida esperta di suo fratello per andare al lavoro. Gli aveva dovuto promettere di lavare il bagno per una settimana per invogliarlo ad accompagnarla. Fortuna che il tragitto era breve. Ha aperto la porta di casa la zia Luisa. Ha sempre pensato che fosse la donna più bella del mondo, dopo sua madre ovviamente. L’ha vista sempre impeccabile anche al mattino presto pur essendosi alzata dal letto. Bellissimi capelli neri, lisci e lucidi. I seni sembravano che sfidassero il peso della gravità per come erano dritti e perfetti. Giuseppina ha sempre voluto crescere e sperare che il suo petto si sviluppasse come quello di sua zia. Desiderava da sempre, avere un ‘piede di tette’ come li chiamava da piccina per via di come sporgevano. Poi la sua pelle era così bianca e levigata. “Giuseppina, cara, siamo così felici che questa sera puoi guardare il nostro piccolo uomo. Stiamo per andare a ballare con i tuoi genitori.” Naturalmente questo lei già lo sapeva. Avevano parlato di questo tornata da scuola e poi loro erano come sempre pronti ad aspettarli a casa. La fatta entrare e proseguendo senza chiudere la porta: “Ricorda che Riccardo deve essere a letto alle nove. C’è della pizza nel forno. E niente ragazzi!” Le dice mentre sorride. “Zia Luisa!” Ribatte Giuseppina. “Sapete bene che non lascerei entrare nessuno quando sono qua da sola.” “Naturalmente cara.” Replica la zia dandole un dolce pizzicotto alla guancia. “È giusto, visto che ti stai sviluppando così velocemente. So che i ragazzi ti stanno girando attorno per tutto il tempo, provando ad ottenere le tue piccole mutandine.” Replica lo zio Pietro arrivando dal corridoio di casa. “Non c’è nè che girano!” Arrossisce Giuseppina, vergognandosi all'idea che la zia potesse alludere a certe cose. “Buono, DOVREBBERO esserci!” Canzona al suo solito modo lo zio. “E mutandine molto sexy scommetto che sono quelliii che portiii...” “ZIO PIETRO! COME! COME.” Esclama Giuseppina. “Lascia stare questa povera ragazza, vecchio mandrillone.” E prosegue ridendo. “Risparmiati per me!” Mentre lo guarda languidamente. Allungata una mano, raggiunge e afferra un seno. L’ho preme leggermente. “Mi diletterei, ma perchè attendere ancora?” Esclama lo zio. Presa alla sprovvista reagisce istintivamente dando una sberla alla mano mentre si sente avvampare il collo e il viso già bollente. Si sente ronzare le orecchie e dai seni gli sembra di sentir provenire quello strano formicolio. La zia ha riso. “Questa sera sei mio, cattivone! Desidero andare a ballare e prima di tutto voglio mangiare. Andiamo.” Entrambi hanno abbracciato Giuseppina salutandola. Quando ha abbracciato suo zio Pietro, Giuseppina ha sentito il bozzo duro proveniente dal suo inguine premere contro il suo. Ha arrossito ancor più come ha realizzato che cosa era. Questo gli ha fatto venire un certo prurito proprio in mezzo alle gambe. Lui la guarda negli occhi. “Ci vediamo più tardi, piccola ragazza.” Giuseppina stizzita. “Non sono una piccola ragazza!” Suo zio ha gettato uno sguardo significativo al suo petto mentre questo si solleva ritmico per l’effetto del fiato corto. “Hai ragione. Le mie scuse ad una donna giovane e bella.” L’ha baciata sulle labbra nell’angolo della bocca, ed è uscito di casa seguendo sua moglie. Le ginocchia di Giuseppina hanno incominciato a tremare. “Lo zio Pietro mi ha baciata sulle labbra!” Si stava dicendo fra sé. Le sue labbra erano così calde e pastose. Ha concretizzato che stava trattenendo il respiro ed ha incominciato ad ansimare. Inoltre si sentiva lo stomaco bloccato e un desiderio intimo e profondo le ha fatto desiderare di lavarsi fra le gambe. Lei e Riccardo hanno avuto una serata tranquilla e si è addormentato subito mentre stava ancora leggendogli una fiaba. Allora si è messa a guardare la TV e poco dopo si è appisolata. Si è svegliata durante l'annuncio pubblicitario particolarmente forte. Guarda l’ora sul display del cellulare ed era già l’una di mattina. Mentre si stava allungando per stirare i muscoli, ha notato i fari balenare attraverso le finestre. “Sono arrivati.” Esclama saltando in piedi. Come si è alzata, si è ricomposta ed è andata ad aprire il portoncino cui ha visto comparire lo zio che sostiene una zia irriconoscibile e ubriaca. La zia Luisa stava cantando una vecchia canzone, continuava a ripetere il ritornello di ‘attenti al lupo’ mentre le frasi della canzone venivano storpiate. Come ha notato Giuseppina sulla porta le si è illuminato il viso. “L'OH!” Quasi urlando. “Ecco qui il nostro vergine!” Ha incominciato a ridere e ha portato la mano sulla parte anteriore dei pantaloni attanagliando il pacco virile dello zio Pietro. “Ora dov’è il mio maledetto personale?” Ha incominciato a ridere sguaiatamente mentre lo zio l’ha trascinata dentro casa. “Ha bevuto troppi cocktail.” Risponde suo zio in segno di giustificazione mentre osserva la bocca di sua nipote caderle a terra incredula. “Aiutami a portarla a letto.” Giuseppina è saltata di lato e ha preso il braccio libero di sua zia. Hanno lottato salendo le scale per non cadere tutti e tre e lì ha sentito una mano comprimerle un seno. La zia Luisa ha fatto un largo giro con la testa e mentre guardava sua nipote le dice. “Ma che bella tetta piacevole che hai. Buona per il lupo!” Ha riso ancora, mentre palpava vistosamente il seno attanagliato e con voce in farsetto esclama: “Ancora meglio se viene baciato!” “Luisa, zitta.” La rimprovera suo marito ma che in risposta riceve solo altre risate. Continua a ridere ancora mentre viene messa a letto e con voce impastata. “Voglio che non mi risparmi mio uomo lupooo… Ciò che hai promesso…” Non ha finito di farneticare che stava già russando. Insieme l’hanno messa dritta sul letto e Giuseppina ha imitato suo zio aiutandolo a spogliarla. Come sua zia è rimasta con il reggiseno e le roulotte, lei si è morsa un labbro, ma lui come se niente fosse, la girata su un lato e mentre gli sganciava il reggipetto le ha detto. “Toglile.” Indicando con un gesto della testa verso il basso. Cercando di deglutire Giuseppina ha afferrato il bordo elasticizzato ed ha potuto sentire la leggera consistenza del tessuto. Mai aveva potuto sentire della seta così morbida. Il colore blu del completo intimo fasciava esaltando le forme perfette e intime di sua zia e le ha tirate giù oltre l’anca. Rigirata supina ha preso l’elastico per entrambi i lati e le ha tirate ora fin sulle cosce. Senza volerlo si è ritrovata con la faccia a pochi centimetri dalla figa. Giuseppina non ha potuto credere hai suoi occhi. Era completamente calva. Molto tempo addietro, aveva esaminato il suo proprio giovane sesso con uno specchio. I labbri della figa erano stretti, quasi dritti e sottili. C’era una piccola stuoia di peli neri e ricci. Questo prima che incontrasse Tonino. Ma i labbri della figa di sua zia erano enormi, con le grinze e flosci. Con una certa curiosità, Giuseppina ha pensato che se afferrasse uno di quei labbri, potrebbe divaricarli per qualche centimetro e vedere com’era fatto l’interno. È esplosa sentendosi infiammare il viso, come ha realizzato quel che stava pensando. Ha capito che aveva smesso di tirare in giù le mutandine di sua zia quando le mani dello zio hanno afferrato le sue e l’hanno aiutata a tirale lungo le gambe. Lui ha afferrato una delle ginocchia di sua moglie e l’ha piegata quando queste sono giunte alle caviglie per poterle estrarre più agevolmente. Come gli ha spostato il piede, in un movimento involontario della zia, ha fatto che questi gli scivolasse fuori dal letto. Ora quei labbri violacei, enormi, erano chiaramente visibili. Giuseppina è rimasta immobile ad osservarle la vulva rimanendo incantata. A questo, si è aggiunto lo stupore, nell’osservare suo zio ad abbassare la testa e appoggiare i suoi labbri per baciarla. “Vi vedrò più tardi..” Ha detto rivolgendosi alla figa di sua moglie per poi afferrare la coperta e coprirla mentre lei respirava profondamente addormentata. Giuseppina era paralizzata. Si è sollevata rizzandosi dritta mentre il suo respiro affannoso, faceva ballare il suo petto. Percepiva chiaramente il piacere intenso che stava anche avendo dallo sfregamento dei capezzoli turgidi contro il tessuto del top. Cercava di controllare la respirazione facendo dei profondi e lunghi respiri ma così facendo il seno si sollevava ancor di più. Come sentiva la sua conchiglietta… Fremente… Bagnata! I capezzoli stavano formicolando, desiderosi di essere accarezzati. Anche lui si è sollevato in piedi e stava ammirando suo nipote. La faccia era rosso acceso, i seni si muovevano velocemente con i capezzoli a vista durissimi e le dita serrate in pugni chiusi. Ha riconosciuto i segni. “Amo le fighe depilate.” Ha detto tranquillamente. Giuseppina lo stava guardando perplessa. “E i seni grandi… Come i tuoi.” Lei non sapeva cosa dire. Non poteva neppure muoversi. “Giuseppina, ti sei sviluppata in una bella donna. -Le dice con tono tranquillo e caldo.- Particolarmente i tuoi seni. Si sono sviluppati molto bene. Desidero da sempre poterli vedere.” Le dice quasi in un bisbiglio. Giuseppina sussulta a quelle parole, accentuando involontariamente l’esposizione del petto per alcuni respiri più profondi. “Sai, Giusi aveva probabilmente ragione. Scommetto che i ragazzi ti ronzano attorno per tutto il tempo per provare ad entrare nelle tue mutandine sexi… Dico bene?” “Ummmhh.” Lei è riuscita a rispondere in un sussurro. “È la tua fighetta piccola è depilata? -Lui la guarda carico di desiderio- È rasa per tutti quei ragazzi vogliosi? Gli hai lasciato che mettano dentro i loro piccoli uccellini?” Ora si stava vistosamente toccando il pacco come se si stesse facendo una sega attraverso i pantaloni. Il pensiero di quei cazzi sempre lunghi e duri in cerca di giovani fighette gli ha sempre fatto venire delle erezioni immediate. Lo sguardo le è caduto in direzioni di quella mano e verso quel rigonfiamento enorme che premeva prepotentemente nei pantaloni. Trasalisce e freme, nel sentire i dolci e un po’ dolorosi formicolii che si allontanano dai suoi capezzoli e si rifugiano comodamente nelle sue mutandine e nella sua figa umida. “NO!” Esclama in un attimo di lucidità. “Cosa significa questa risposta, sei ancora un vergine?” Ora si è avvicinato a pochi passi da lei mentre continua a manipolarsi tranquillamente il pacco duro. “Hu. Uh.” Ha annuito col capo in un movimento quasi impercettibile. Era tutto quel che poteva fare sforzandosi. Come poteva dirgli di essersi sverginata con un piccolo giocattolo e di aver scopato quasi per gioco in un cinema. La sue mani sono andate ad incrociarsi davanti al pube, in un movimento quasi difensivo. Ma quelle dita che cercavano di proteggere il suo pube dallo sguardo voglioso di suo zio, hanno premuto sul taglio della figa e questi hanno incominciato a muoversi. Come se fosse allo specchio, le dita si muovevano imitando la mano di suo zio sul suo duro cazzo e questo sfregamento non è scappato al suo sguardo attendo. “Ma la tua piccola dolce fighetta è depilata, ho ragione?” Le ha chiesto dolcemente. “No.” Gli ha risposto in un sussurro. Erano passati già due settimane da quando li aveva tagliati per la sua prima volta ed erano lievemente ricresciuti ma questo in quel momento non se ne ricordava. Quando lui ha detto la parola “..fighetta..” lei ha sentito una scossa proprio nel basso ventre ed ha accentuato la pressione delle dita fra le sue gambe. “Dovresti farlo. –Mentre la guarda sempre più attento.- Dovresti radere la tua fighetta per i ragazzi. Sono certo che impazzirebbero se lo faresti.” Ora si stava masturbando accentuando il movimento sempre di più. Giuseppina non ha potuto pensare troppo chiaramente. I suoi ormoni stavano correndo velocemente attraverso le vene. “Non saprei.” Ha detto senza pensare. “Potrei aiutarti a farlo. – Le ha detto con voce calma.- Lasciati aiutare a raderti il tuo dolce velluto.” “Non so.” Gli ha risposto in un gemito. Ancora una piccola parte del suo cervello era in funzione. Suo zio ha allungato la mano e ha afferrato la sua. Era… Forte… Calda… Liscia. Pensava Giuseppina. L’ha condotta nella attigua grande stanza da bagno patronale, dove vi era la grande vasca a idromassaggio. Tutta illuminata e alle pareti solo specchi ovunque; in un angolo vi era uno sgabello per il trucco come nelle vecchie case signorili di una volta. Lo zio Pietro, si è seduto sullo sgabello mentre lei è stata appoggiata contro al lavandino. Giuseppina era là in piedi senza sapere cosa fare esattamente. Lui si è avvicinato e fatte scorrere le mani lungo i fianchi, ha inserito i pollici sotto al bordo inferiore del top e l’ha sollevato. “Non desideriamo che questo si bagni.” Mentre comparivano i seni nudi. Era sconcertato nel vedere quelle sfere di carne tanto perfette e tanto sognate. “Ho sempre saputo che erano magnifici.” Giuseppina stava trattenendo il fiato. Aveva brividi per tutto il corpo mentre le sue mani stavano salendo lungo i fianchi e ora sentiva l’aria fresca accarezzarle i capezzoli facendola rabbrividire tutta. Come lui ha appoggiato le labbra al capezzolo ha ricevuto una scossa al cervello e un gemito involontario le è uscito dalla bocca. Lo stava succhiandolo con bramosia ed emozioni contrastanti la stavano confondendo. Non capiva più nulla, se non che il piacere le stava esplodendo nello stomaco chiuso e giù fra il pizzicorio della sua vagina. Suo zio ha morsicato dolcemente il capezzolo mentre lei cercava di respirare e un altro gemito soffocato le è uscito dalla bocca e scosse di piacere stavano percorrendo tutto il corpo. Senza pensare ha messo le mani dietro la nuca di suo zio e l’ha stretto forte al seno. Il piacere che stava provando non voleva che scemasse mai. Con dispiacere lui si è staccato e lei ha cercato di trattenerlo contro il petto ma non aveva più forza nelle braccia. Con estremo piacere lui incomincia a dedicarsi all’altro capezzolo succhiandolo, leccandolo e mordicchiandolo con bramosia e piacere. Presto, anche l’altro capezzolo diviene duro e sensibilissimo e i piccoli spasmi continuavano a divenire sempre più forti. Ha osservato in basso. Ha visto la bocca di suo zio sul seno mentre era intento a mordicchiarle il capezzolo. L’altro era preda della mano, cui il capezzolo veniva titillato fra le dita. Le sue mani fremevano spasmodiche stringendogli la nuca. Uno spasmo inequivocabile è arrivato dalla sua vagina. Dal fondo del suo cervello è partito un flebile lamento: “Non dovremmo..” Lui ha smesso di succhiare ed ha alzato la testa guardandola mentre ora entrambe le mani stavano soppesando e accarezzando i suoi seni. Una parte di lei.. Tutto il suo essere donna fremeva e voleva che riprendesse ancora. “Non Faccio niente di male.” Ha alzato una mano e presa per la nuca ha fatto in modo che abbassasse la faccia. In questo modo ora le labbra sono venute a contatto le une con le altre. Lei ha sentito come le gambe le si sono ammollate senza forze. Le lingue si sono cercate, hanno solcato i denti, si sono inseguite, hanno accarezzato il bordo interno delle labbra e della bocca tutta. Era meravigliata dalle continue sensazioni che stava provando. Ha sentito una mano salirle all’interno della coscia. Salire sotto la minigonna per arrivare al cavallo delle gambe. Sapeva che doveva dirgli di fermarsi, che stavano correndo troppo, ma il desiderio che covava non ero questo. La minigonna è sfilata lungo le gambe cadendo a terra rumorosamente. Solo il risucchio delle bocche e il loro ansimare interrompeva il totale silenzio che aleggiava. Pietro è andato di nuovo a succhiare i suoi capezzoli sempre più duri. Le dita hanno trovato il bordo elasticizzato del perizoma e si sono attorcigliate per abbassarle. Si è appoggiata automaticamente a lui, lontano dal lavandino e chiaramente ha sentito il perizoma scenderle lungo le gambe. Lui, con dovizia di esperienza e lucidità, sapeva che doveva incominciare a rallentare. Sapeva bene che oramai lei non si sarebbe più ritirata. Non avrebbe più posto alcuna remora al lavoro che voleva farle. Inoltre se non si calmava, il cazzo gli sarebbe scoppiato nei pantaloni. Riluttante ha lasciato nuovamente il capezzolo e afferrata per la vita la nuovamente appoggiata contro il bordo del lavandino. Scostato lo sgabello, si è rialzato guardandola in volto. Lei era ansante e chiaramente al limite. Il rossore del volto si spandeva scendendo sul collo e sui seni. “Questo è molto piacevole.” Ha detto con un flebile respiro. “Ma noi abbiamo un lavoro da fare.” Dandole una strizzatine al capezzolo. Si è allungato per prendere il rasoio e la crema da barba e si è nuovamente sistemato seduto fra le sue gambe. Per la prima volta ha potuto osservare la figa di sua nipote. Mai aveva avuto l’occasione prima d’ora di poterla vedere in questo modo. Osservandola così da vicino, ha potuto notare immediatamente i grossi e spessi labbri pendenti. L’abbronzatura era uniforme e potendo osservarla con più lucidità, ha notato l’assenza di ogni pallore anche sui seni e non solo attorno alla vita. Segno questo che stava prendendo i primi raggi della stagione senza alcun indumento. I peli poi non erano per niente fitti anzi, per esperienza poteva dire che erano stati rasati di recente anche se notava una certa ricrescita. Il perlare attorno alle grandi labbra e nei pressi delle cosce era il segno della sua eccitazione. La pancia continuava a muoversi ritmicamente dando il ritmo anche hai seni. Dandosi una scossa hai nervi, le ha sfilato definitivamente il perizoma, si è alzato e ha aperto l’acqua calda per incominciare il lavoro. La guarda negli occhi e le sussurra: “Hai una fighetta dolce e bella. La più bella che abbia mai visto.” Lei non era più capace a pensare o di fare nulla. Era semplicemente lì. Un gemito soffocato le è scappato, quando ha sentito la salvietta calda e umida, appoggiarsi premuta dalla sua mano alla fighetta. Ha pensato che era la sensazione più meravigliosa di questo mondo. “Giuseppina, hai una piccola fighetta deliziosa.” Mentre lo diceva incomincia a massaggiarla quasi a masturbarla, premendo la salvietta con la mano aperta. Le sembrava che la sua enorme mano le stesse avvolgendo tutto il corpo e non soltanto il pube. Un mancamento o un modo per meglio godere di quel calore e di quella mano e si è appoggiata all’indietro contro lo specchio freddo. Quella sensazione improvvisa, proveniente dalla schiena, le ha dato un attimo di lucidità. Era nuda con suo zio e stava accarezzandola in mezzo alle gambe anche se con un tovagliolo bagnato. Le è sembrato che le sensazioni che stava provando fossero più forti che non con Tonino. In fin dei conti lui non era proprio il suo fidanzato, era giusto ‘un tipo’ con cui usciva in quel momento.. Con quanti ragazzi è uscita e hanno fatto più o meno quello che stava facendo ora suo zio? Non poteva pensare con lucidità, sapeva che stava provando sensazioni fortissime. Lei ha chiuso gli occhi. “Stai per farlo veramente zio?” Ha chiesto con un filo di voce. Lui la guardata dritta in faccia. Ha riaperto gli occhi e stava per dirgli quanto era piacevole già fin da ora, ma la sua timidezza l’ha bloccata. “Non essere in pensiero. Il tua fighetta è stata creata per essere guardata e per fare altre cose piacevoli.. Sei così bella, che sono sicuro fai girare la testa a molti maschietti.” Le dice con un sorriso ironico. Continuando: “Mi fermo immediatamente se è quello che desideri.” Lui ha arrestato il movimento della mano e delle dita senza diminuire la pressione. Si sono guardati in attimi carichi di tensione. Lei si è morsa un labbro, infine gli ha chiesto. “Che cosa stai per andare a fare?” Il suo desiderio era di scoparla lì, selvaggiamente. Di penetrala con il cazzo ed esplodere liberando finalmente quel fastidioso dolore delle palle ma era contrario ad atti di simile violenza. “Ora sto per andare a raderti i tuoi piccoli peli ricci. Voglio pulirla completamente rendendola liscia e piacevole al tatto. Dopo potremo decidere se desideri continuare o fare dell’altro..” Giuseppina si è ricordata a cosa assomigliava una fighetta calva. L’aveva già fatto lei stessa ma l’unica immagine impressa nella sua mente era quella della sua zia. “Giusto.” Ha detto semplicemente. Pietro ha mosso la mano contro il cazzo tremendamente duro, stava per esplodere strangolato oltre l’elastico e contro la cintura dei pantaloni. Ha deciso che ora avrebbe dovuto liberarsi o avrebbe impiastrato i pantaloni. “Amore, sai com’è fatto un cazzo di un uomo? Gli viene duro quando vede una bella donna come te.” Stupita lei ha annuito col capo. “Bene, ho detto che sei molto bella e il mio cazzo è molto duro. Ora sento come un certo dolore, per via di come si è allungato e indurito, questo perché sono i pantaloni stretti. Ti darebbe fastidio se mi tolgo i pantaloni? Un'onda di calore è fluita dalla fighetta per espandersi in tutto il corpo. Questo non aveva niente a che fare con la salvietta. Si sentiva le guance calde e arrossate e i capezzoli inturgidirsi a vista d’occhio. Il tono di suo zio sembrerebbe molto supplichevole e con un timido sorriso: “Va bene.” Le risponde. Spostatosi di mezzo passo ha slacciato la cintura e li ha lasciati cadere a terra. Dalle mutande spuntava paonazzo il glade e Giuseppina ha sgranato gli occhi per la consistenza del pacco che formava. Si è piegato e questa volta gli slip sono scesi alle caviglie. Ha fatto alcuni piccoli passi e le caviglie erano libere dagli indumenti. Ora aveva il cazzo duro e dritto che le puntava verso lei. Un gemito le è uscito dalla bocca come ha cercato di deglutire. Era grosso e lungo. Non era circonciso e la piccola punta violacea spuntava dal cappuccio teso. Il cappuccio di carne modellava perfettamente la cappella mentre questa la stava indicando come una freccia. Dalla sommità della bocca piccole perle di umido luccicavano, esaltando la bellezza di quel magnifico paletto di carne. In cuor suo invidiava la zia. Sperava di essere al suo posto e di godere dei massaggi interni che solo un cazzo magnifico come quello può fare. Poteva immaginare come la zia si godesse di quel piacere profondo ogni giorno dell’anno. Il rossore delle sue guance sono fiorite ancor di più mentre stava facendo questi pensieri peccaminosi. Aveva il cervello in ebollizione e non riusciva più a connettere. “È bello.” Esclama. Piccato nell’orgoglio, suo zio ne è sempre andato fiero. “Grazie amore.” Senza dire nulla si sbottona la camicia e lasciata cadere a terra dalle spalle possenti, si risistema sullo sgabello. Ha ritirato la mano con la salvietta calda e si è avvicinato con lo sgabello. “Abbassati un poco. Apri le gambe come puoi e prenderò cura di questa fighetta deliziosa.” Si è versato un poco di gel sul palmo della mano e dopo aver sfregato i palmi ha incominciato a spalmarla sul pube. Non ha lasciato intenzionalmente nulla al caso. Ha massaggiato con forza ogni centimetro di pelle del suo intimo. Ha inserito le dita lungo il taglio interno della figa e il piccolo clitoride duro si ergeva ora ancor più duro nell’angolo in alto della fessurina. Con una sciocca risatina, tradendo l’emozione e il piacere che le stava dando il massaggio: “Non penso che là ci siano dei peli.” Gli dice con la voce rotta dal piacere. Con un sogghigno le risponde. “È cosi bella la tua fighetta, che non sono riuscito a resistere a toccarla appena.” Ha incominciato a massaggiare ancora più energicamente i labbri della fighetta avanti e indietro passando internamente il dito fino a stuzzicarle l’ingresso della vagina. Ha ritirato la mano trovando il piccolo bottoncino duro e l’ha massaggiato prendendolo fra due dita. Un gemito le sfugge per il piacere intenso che le stà dando. Riluttante si ferma e preso il rasoio lo preme al bordo della schiumata sulla pelle. Mentre con una mano teneva la pelle, l’altra guidava il rasoio con attenzione e fermezza. Brividi le sono arrivati sulle braccia e per tutto il corpo come ha sentito la fredda lama a contatto del pube. Fatti alcuni lunghi centimetri ha sollevato il rasoi e fra la verde schiuma vi erano i suoi peli. Gli ci sono voluti solamente altri sei lunghi tagli perchè la pelle fosse completamente nuda. Ora il piccolo cespuglio era sparito e sembrava tornata bambina. Ripresa la salvietta l’ha nuovamente scaldata e inumidita sotto il getto dell’acqua per poi pulire delicatamente la fighetta. Ora assomigliava con quelle labbra pendenti e gonfie ad una pesca tagliata. Non potendo più resistere si è chinato per assaporare il nettare di quella pesca matura. Giuseppina ha visto la sua testa andare verso la sua conchiglia nuda e sperava che andasse a fare quello. Non ha fatto nulla per arrestarlo. Come ha sentito le sue labbra lambirle la pelle a gemuto e ha cercato di aprire come meglio ha potuto le gambe. Lui ha incominciato subito a leccare e succhiare il clitoride finche a suon di masturbarlo e invitarlo, questo non è uscito dal suo cappuccio. Come lo ha sentito duro fra le sue labbra, ha dapprima succhiato lungamente per poi prenderlo fra i denti e mordicchiarlo delicatamente. Giuseppina si è piegata in avanti per lo spasmo di piacere che le è esploso internamente. Se sentirlo succhiare i capezzoli pensava che fosse divino, questo era la fine del mondo. Questo le stava facendo godere anche la sua anima. Stava osservando il movimento del braccio dello zio. Aveva stretto dentro al suo pugno il cazzo e stava facendo andare avanti e indietro la mano lungo il bellissimo cazzo. La cappella usciva e rientrava alternativamente, dal relativo cappuccio di carne. Questa era violacea, forse come la sua faccia pensava. Era eccitante vederlo segarsi lentamente. “Zio Pietro..” Ha cercato di dire, ma solo un gorgoglio confuso le è uscito dalla bocca. Un dito stava salendo dentro la vagina. Le ha infilato un dito in profondità, sempre più profondo, più profondo e più profondo, fino a che non fosse tutto dentro a lei. Era stretta, ma del suo imene non vi era traccia. Questa nipotina eccitante la sapeva lunga sui maschietti pensava. Un altro gemito le è uscito come ha cercato di respirare, ora che la mano aveva urtato le piccole labbra. Poteva chiaramente percepire l’intrusione di quel dito in lei. “Zio Pietro. - Ha gemuto in un sussurro.- Questo è… Desidero… Ti desidero…” Non era in grado di proseguire. Tutti suoi nervi erano tesi al limite e suo zio si è sollevato tenendosi sempre stretto il cazzo in mano. Ha avvicinato il bacino e piegato con forza il cazzo, lo ha spinto contro le labbra della figa. Ha incominciato a far andare la cappella avanti e indietro, lungo le ninfe per inumidirle e lentamente cercava di spingere per farsi strada in lei. Ha continuato a massaggiare e spingere con forza lungo tutto il taglio della figa, sul clitoride e ripetutamente contro la bocca della vagina. Giuseppina ha continuato a gemere e sospirare, mentre cercava di agevolare il massaggio che le faceva con il cazzo, con piccoli movimenti del bacino. Era eccitata come non mai. Sapeva che stava per metterglielo dentro. Sapeva che non era moralmente giusto permetterglielo. Poteva restare incinta ma stava per godere. “Non desidero rimanerci… Incinta.” Ha gemuto facendo leva sulle ultime residue forze di lucidità. “Non ho un profilattico ma tu lo desideri. Vero?” Accelera il movimento della cappella attorno al clitoride. Una scossa la prende allo stomaco e alla pancia. “Siii…” Ansima. La frustrazione del rimanere per così tanto tempo in erezione, lo stava per portare all’orgasmo. Il massaggio che le stava facendo con la cappella lo eccitava fuori di ogni misura. Ha cercato l’ingresso della vagina e ha spinto sempre più, facendo fare dei continui piccoli cerchi alla cappella. “Sto facendo in modo di inumidire sempre di più la cappella. Lubrificata in questo modo, non sentirai nessun tipo di dolore.” Ha sentito la spinta aumentare di forza e un secondo dopo la mano che si ferma e il massaggio terminare. Ha abbassato la cappella lungo l’interno delle labbra vergini fino a trovare il meandro del piacere. Ha sentito come avendolo stretto nel suo pugno una, due contrazioni successive. Ha stretto il più possibile il sedere e i denti per ritardare il piacere. Non voleva godere subito. Ha guardato in basso piegandosi ad arco e dalla punta ha visto colare lungo le dita il suo sperma. Si è arrestato qualche istante e ha ripreso a spingere verso l’apertura della vagina. Ha sentito come le dolci ninfe si allargavano per permettere al suo paletto di carne di entrare. Ha spinto un altro poco e la cappella ha superato le piccole labbra. Queste avvolgevano strettamente il cazzo al punto che una scossa è partita nuovamente dalle palle per arrivare in pochi attimi alla punta del cazzo. Ansimavano entrambi per il lungo e sospirato piacere. Era come bloccato. La cappella era attanagliata strettamente e oltre sembrava non voler andare avanti. Ha spinto ancora un poco ma nulla. Cercava di essere concentrato per non esplodere tutto il carico delle palle. Ha mosso il bacino in circolo ed ecco, lei fare una smorfia di dolore. Un mugolio di fastidio per il dolore che le stava procurando. Il respiro è rotto e sudore cola dalla fronte di entrambi per l’alta tensione erotica raggiunta. La larghezza sproporzionata del cazzo stava allungando penosamente le labbra della piccola figa di Giuseppina. Ancora una piccola spinta e un movimento circolare e il cazzo entra di un altro centimetro. Lei geme sentendosi mancare l’aria dai polmoni. Ancora un colpo di reni e il cazzo entra di un altro centimetro. Il piacere è allo spasimo e un altro schizzo di sperma sgorga dalle palle lubrificando al contempo il canale d’entrata. Cerca di rilassarsi ma la tensione è tale che un paio di successivi schizzi fuoriescono ancora. Rimane fermo, cercando di rilassarsi per qualche secondo e Giuseppina ne approfitta per incominciare a respirare. Il piccolo dolore le è quasi sparito. Ha spinto ancora e lei geme senza fiato. Lo sperma ha fatto il lavoro di lubrificare il canale di entrata. È stretta ma ora il cazzo è entrato per oltre la metà in lei bloccandole il respiro. Sente come la sua figa è allargata al massimo e il cazzo aderire perfettamente alle pareti della vagina. Un altro colpo di reni e ora entrambi gli ossi pubici sono a contatto, l’uno contro l’altro. Un urlo strozzato echeggia nel bagno. Giuseppina riceve il cazzo tutto in lei e si sente come aperta in due. Ha l’impressione che il cazzo le sia arrivato direttamente in gola. Stava per dirgli che non era più in grado di ricevere altro cazzo in lei quando un calore si espande dal basso. Contrazioni involontarie del suo stomaco e dei muscoli non la fanno rimanere ferma. È preda di un orgasmo selvaggio che solo la forza di lui lo fa rimanere in piedi. Improvvisamente Giuseppina sente come il cazzo si stia ritirando da lei ma per istinto incrocia le gambe dietro la schiena di lui e gli blocca i fianchi. Stava per dirgli di non uscire quando con un grugnito il cazzo rientra in lei provocandole nuovi violenti stimoli. Per la gioia, mugola, sospira e geme sempre più forte ad ogni spinta. Le contrazioni che riceve lungo tutto il cazzo sono tali, che contrariamente a come è abituato si lascia andare e svuota schizzo dopo schizzo il carico delle sue palle. Non si ferma abbandonandosi al piacere sopravvenuto. Continua ad andare dentro e fuori, dentro e fuori, sentendo come ad ogni spinta la strettezza diminuisca, al pari dell’aumento delle contrazioni che riceve. Si sente tutta formicolare mentre incomincia a rendersi conto che le manca l’aria. Cerca di respirare ma solo gemiti e grugniti le provengono dalla bocca. Si sono calmati qualche secondo per prendere ossigeno e lei capisce di essere sollevata dal bordo del lavandino. È trattenuta a mezz’aria dal cazzo in lei a dalle sue forti mani sotto al sedere. Le sue gambe lo hanno cinto alla vita e le mani sono sempre alla nuca. Lui, lei, si scambiano un bacio passionale in cui le narici si aprono all’unisono in cerca d’aria. Mille punture di spillo stavano attraversando i nervi di Giuseppina. La forte dilatazione, ha scoperto il clitoride e il violento contatto dei due corpi, ha dato nuovi stimoli e con forza, si è stretta a lui in preda di un nuovo orgasmo. Gli ha urlato in bocca il suo piacere mentre ora era lei a muoversi ritmicamente sul cazzo. Non si è neppure accorta che ora era letteralmente impalata sul cazzo a mezz’aria. Pietro ha camminato nella camera da letto mentre il suo dolce nipote era preda del nuovo orgasmo. Desiderava tanto scoparla con più comodità e l’ha adagiata proprio sul letto dove sua moglie dormiva ubriaca. Lei continuava a godere mentre continui spasmi gli stringevano il cazzo facendolo impazzire di piacere. In un momento di calma di entrambi, Giuseppina si accorta di essere con la testa appoggiata alla gamba di sua zia. Il cazzo di lui era piantato nelle sue profondità e qualsiasi pensiero che le potesse venire in mente, era preda di lussuriosi piaceri carnali. Quel grosso cazzo le stava dando stimoli e piaceri mai fino ad allora esplorati. Hanno ripreso nuovamente a scopare, ballando ritmicamente sul piumone, incuranti degli urli e dei gemiti che fuoriuscivano dalle loro bocche. Non erano loro, ma le loro anime a uscire dalle bocche. Nuovamente, dopo una serie di violenti orgasmi in cui lei era abbandonata sfinita dal piacere e in preda all’ennesimo e continuo orgasmo, lui le è venuto ancora nelle sue profondità. Il cazzo era perennemente piantato duro in lei mentre tremolii, gemiti e convulsioni scandivano il succedere degli orgasmi. Alzandosi leggermente sulle braccia, ha potuto guardare il corpo di sua nipote sotto di lui. Il cazzo stava andando dentro e fuori lungo le labbra carnose, dilatate e allungate allo spasimo. Un anello di schiuma bianca ricopriva uniformemente la base del cazzo e delle labbra della figa. Sapeva benissimo che era il suo sperma. Poteva immaginare benissimo di avergli riempito l’utero, al punto che ora non ne era più posto. Non si è neppure soffermato a pensare alle possibile conseguenze. Amava il piacere che gli stava dando. Amava scopare e guardando quell’anello biancastro, impazziva letteralmente. Lei stava tremando ancora di piacere e i capezzoli erano duri e le aureole si erano ritirate e divenuti più scuri. Aveva mille pensieri e mille domande che le voleva chiedere, ma continuava ad osservarle il viso mentre godeva tenendo gli occhi chiusi aggrottando la fronte. Passato molto tempo in cui lui è rimasto immobile a darle dolci baci sulla bocca, sulla fronte e sul collo. Lei finalmente riapre gli occhi. “Ohhhhh zio Pietro. Ti amo. Non ho mai goduto così tanto e così lungamente.” Passa ancora del tempo per cercare di respirare e di riprendersi, mentre lui non l’aiuta certo a calmarsi, avendo il suo cazzo piantato nelle sue profondità. Continua a muoverlo lentamente ma la sensibilità è tale, che ogni volta riceve nuovi stimoli. “Zio. Non hai ancora goduto? Vuoi venirmi in bocca?” Sgranando gli occhi non poteva credere ad una richiesta del genere. Una scossa ha sentito venirgli dalle palle indurendogliele. Incredibilmente era pronto a godere nuovamente. “Certamente Bambina mia.” In un gemito di gioia. Lei gli avvicina le labbra e si scambiano ancora un lungo bacio passionale. Sentiva chiaramente il cazzo ingrossarsi e indurirsi in lei, mentre riprendeva a scoparla lentamente. “Ti prego zio. Non posso più andare oltre o non sono in grado di aiutarti a godere.” Lei desiderava assaporare il suo sperma in bocca. Non poteva crederci neppure lei stessa. Fino a qualche tempo fà, non era neppure capace a farne uno e ora chiedeva a suo zio se voleva svuotarsi nella sua bocca. Tonino la stava veramente cambiando e questo non le dispiaceva poi più di tanto. Lentamente lui le è uscito da dentro e un rumore sordo, ha accompagnato la fuoriuscita. Si sentiva svuotata e senza forze. Facendo appello alla sua forza di volontà si è girata lungo il suo corpo. Non era neppure in grado di alzarsi, e raggiunta la cappella ha potuto ammirarla da vicino. Era violacea e grossa. Pulsava di vita propria, esattamente come sentiva le contrazioni venirle dalla vulva. Violenti spasmi di piacere le stavano continuando a giungerle dal suo basso ventre. Stava pensando a quanto sperma le avesse già iniettato in corpo e ora questo dolce fiore, le faceva il regalo che più amava al mondo; un pompino. Come lo ha toccato alla base con la lingua, ha sentito indurirsi le palle e un gemito di piacere ha accompagnato Giuseppina lungo la sua opera. Allargate le labbra lo ha preso in bocca e ora cercava di farselo scorrere lungo le labbra. Continui colpi di lingua gli solleticavano il glade. La cappella si stava gonfiando a dismisura nella sua bocca. Ha cercato di ingoiare quanto più profondamente ha potuto senza soffocare una volta, due, tre.. Ha sentito il cazzo fremere e poco dopo e un primo fiotto raggiungerle in bocca. Ha continuato a ingoiare e succhiare andando avanti e indietro lungo il cazzo mentre i fiotti si riversavano sulla lingua. Si stava godendo questo sublime pompino quando un suono è echeggiato nella stanza. “Pietro?” Era la voce smorzata di sua moglie. Entrambi hanno girato le loro teste mentre ancora alcuni schizzi colpivano Giuseppina al volto e continuano a uscire lentamente. Li stava osservando, avendo sollevato la testa e sgranando gli occhi incredula. “Ho pensato che dovevo essere io la preda del Lupo cattivo!” Ha gemuto borbottando ancora qualcosa e scalciando il lenzuolo via. Rimasta nuda è nuovamente crollata con la testa sul cuscino. In questo modo entrambi hanno potuto osservare la figa aperta di lei. Giuseppina ha pensato che quelle labbra così slabbrate, erano il risultato di continue rotture, per poter scopare con un gioiello di cazzo come quello che aveva ora in mano. Lui ridendo, ha dato nuovamente il via a Giuseppina per riprendere il lavoro sul cazzo. Stava diventando molle anche se continuava a tenere una certa consistenza. Mentre era intenta a fare questo, ha potuto controllare fra le sue gambe come un lungo filo di appiccicoso umidore si spandeva sul piumone. Non sentiva dolore anche se percepiva come le era rimasta aperta e sensibile la sua piccola orchidea. “Zio?” “Dimmi amore.” “Possiamo ripeterlo qualche volta?” Dando enfasi alla sua domanda con un bacio sulla punta della cappella. “Tutte le volte che vuoi amore.” Nella penombra della stanza non poteva vedere il sorriso sognante di lui. Aiutatemi a migliorare la qualità dei racconti. Segnalatemi gli errori e provvederò a correggere al più presto. grazie


Commenti

pubblicato il 24/05/2009 1.53.17
maxtaxi, ha scritto: Ha tempo 24 ore per cancellare i miei racconti pubblicati nel forum. Scaduto tale tempo verrà denunciato alla polizia postale per violazione del copyright. Le ricordo l'indirizzo da dove ha spudoratamente copiato i miei racconti http://www.raccontimilu.com/viewuser.php?uid=843 maxtaxi

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