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lavoro pubblicato giovedì 12 ottobre 2006
ultima lettura venerdì 11 ottobre 2019

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Chako nel regno delle fate

di Julie Nekoi. Letto 1493 volte. Dallo scaffale Fiabe

“Cinque passi all’indietro partendo dalla statua, chiudere gli occhi, abbassarsi e riaprire gli occhi!” La piccola Chako li riaprì, gli occhi, ma in ...

“Cinque passi all’indietro partendo dalla statua, chiudere gli occhi, abbassarsi e riaprire gli occhi!” La piccola Chako li riaprì, gli occhi, ma in realtà non era cambiato niente. Davanti a lei c’era sempre la statua dell’angelo che spezzava le sue catene per prendere il volo. Alle sue spalle un viavai di gente troppo affaccendata per accorgersi di quella strana bambina che saltellava all’indietro, a parte qualcuno che le aveva rivolto uno sguardo stupito. “Non è successo niente, ripon.” Chako raccolse il suo pupazzo e si sedette su una panchina. “Dimmelo tu, Coniglietto Rosa: come si arriva al regno delle fate, ripon?” In realtà non era un coniglietto rosa, era una bambola a cui Chako aveva attaccato due orecchie da coniglio fatte con la carta. “Avanti, dimmelo ripon!” Coniglietto Rosa non rispose. Ormai scoraggiata, Chako si alzò e andò verso casa. La piccola Chako era una graziosa bambina di quattro anni. La sua famiglia non era ne’ troppo povera, ne’ troppo ricca. Viveva in un condominio con la mamma, il papà e il nonno. Oh, e naturalmente Coniglietto Rosa. Coniglietto Rosa era il suo unico amico. La mamma le diceva sempre che era molto fortunata ad avere Coniglietto Rosa. In città erano rimasti pochi bambini per via della polmonite. La mamma diceva anche che in alcune città la gente si teneva lontano dai bambini per paura di ammalarsi. La mamma diceva che la piccola Chako era molto fortunata. Il papà lavorava sempre fuori casa e, quando tornava per vedere Chako e la mamma, aveva sempre dei bei regali. Era così che Coniglietto Rosa era arrivato a casa. E poi c’era il nonno. Il nonno raccontava sempre alla piccola Chako le storie del regno delle fate. La regina del regno delle fate si chiamava Shara Sherazade. Aveva capelli lunghissimi e blu e vestiti intessuti di fili dorati. Le notti del regno delle fate erano tempestate di milioni (ma che dico, miliardi) di stelle argentate. Ogni volta che una stella scendeva sui prati verdi o sul castello della regina, nasceva una nuova creatura. La piccola Chako aveva sempre sognato di andare nel regno delle fate per recarsi dalla regina Shara e farsi dare delle ali verdi e azzurre. Il tentativo di quel pomeriggio era solo l’ultimo di una lunga serie. Arrivata a casa, per prima cosa Chako salutò la mamma. “Com’è andata nel regno delle fate?” le chiese quest’ultima. “Non ci sono arrivata.” rispose la bimba piagnucolando: “Forse ho sbagliato di nuovo, ripon.” La mamma la prese in braccio. “Allora perché non ti fai raccontare dal nonno una nuova avventura di Shara Sherazade?” La portò in una piccola camera, illuminata solo da una flebile lucetta da muro blu. In un angolo c’era un grande letto che occupava quasi metà della stanza. Lì era disteso il nonno. “Papà, ti disturba se ti lascio Chako?” sussurrò la mamma dalla porta. Lui si voltò appena. “No, figurati. Falla venire qua.” Chako prese una sedia e un cuscino morbido e si mise vicino al letto. Il nonno non ci vedeva più da prima che nascesse Chako. Però le diceva sempre che in questo modo riusciva a vedere il regno delle fate e per convincerla le raccontava le storie della regina Shara. “Vuoi che ti racconti una storia, piccola Chako?” chiese il nonno alla bambina. Lei annuì decisa. “Certo, ripon!” Il nonno diede un colpetto di tosse e si sistemò la coperta. “Allora, vediamo…ti racconterò di come Shara Sherazade sconfisse un drago.” “Ha fatto anche questo, ripon?” disse Chako, ormai presa dall’emozione. “Si, ma andiamo con calma. Prima ti racconto come è nato il drago. Ogni notte cadevano sulle verdi pianure decine di stelle d’argento. Ma una notte arrivò una stella di un colore diverso, di un blu talmente scuro che non la si distingueva dal cielo. Fu così che riuscì a posarsi sull’erba senza che nessuno la notasse. Dello stesso colore era il drago che nacque da essa. Da quando decise di stare nella pianura nessuna stella riuscì più ad atterrarci, perché appena si avvicinavano lui…GNAM! Se le mangiava in un boccone!” “Allora era cattivo, ripon!” “Si, era molto cattivo. Ma ascolta come va avanti la storia. Saputo il fatto la regina Shara decise di porre rimedio. Perciò prese con se’ una banda di musicanti e delle ancelle e si recò dal drago. Arrivata lì ordinò ai musicanti di suonare e cominciò a ballare. Dovresti sapere come danza la regina…quando inizia nessuno riesce a staccare gli occhi da lei. I musicanti e le ancelle dovettero bendarsi per non frasi distrarre! Ma la danza serviva solo a distrarre il drago. La regina Shara ha dei capelli molto lunghi, vero? Ebbene come per magia i capelli cominciarono a muoversi e passarono tra le fauci del drago, sotto il suo collo, sotto la pancia, senza che lui sentisse niente, ipnotizzato com’era dalla danza di Shara Sherazade. Solo quando lei smise di ballare, lui si accorse di non potersi più muovere. Le ancelle, svelte come gatti, tagliarono i capelli e glieli legarono attorno come delle redini.da allora il drago vive a palazzo ed è il miglior destriero della regina.” “E i capelli sono rimasti corti, ripon?” “Si, ma solo per un po’ di tempo. Poi le sono ricresciuti e ora sono tornati come prima.” Dalla cucina la mamma chiamò Chako: “A tavola!” Il nonno fece un gran sospiro. “Credo proprio che sia pronta la tua cena. Io, invece, credo proprio che me ne andrò a dormire. Eh, quando si è vecchi ci si stanca subito. Tu invece sei una bambina e, per fortuna, sei ancora piena di energie. Chissà che un giorno tu non riesca davvero ad andare dalla regina delle fate…” Chako diede un bacio sulla guancia al nonno e andò in cucina a mangiare. Dopo la cena andò in camera sua. Aspettò che la mamma le desse la buonanotte e spegnesse la luce, dopodiché chiuse gli occhi e pian piano si addormentò… Si svegliò solo quando sentì lo strano rumore. Lo strano rumore era come quello che sentiva quando una persona le respirava molto vicino. Ma siccome era sicura che non ci fosse nessuno che le respirasse vicino, doveva essere qualcuno che respirava molto forte. Accese la luce, si stropicciò gli occhi e quando li riaprì quasi gridò dallo spavento. Davanti a lei c’era un drago gigantesco, scuro come la notte e così grande che occupava tutta la stanza. Di certo dalla finestra non sarebbe passato, perciò Chako non capiva cove avesse fatto ad entrare. Dopo un po’ si accorse che in groppa a quella mostruosità c’era una bellissima donna, dagli occhi verdi come l’erba dei prati e capelli blu così lunghi che toccavano terra. Indossava vestiti che sembravano fatti d’oro zecchino e portava uno strano copricapo grande più del doppio della sua testa. Non c’erano dubbi: era Shara Sherazade! La regina delle fate! La donna diede un paio di colpetti di tosse e poi parlò con una voce dolce e mielosa: “Buonasera, madamigella Chako. Il mio nome è Shara Sherazade e sono la regina del regno delle fate. Tuttavia credo che mi conosciate già dai racconti del sommo cantastorie. Sono qui per invitare voi…e messer Coniglietto Rosa a visitare il mio Paese e il mio palazzo.” Chako quasi saltò dalla gioia. “Grazie! Io e Coniglietto Rosa verremo volentieri, ripon!” Prese il pupazzo e salì in groppa al drago. Aveva una pelle come di serpente, ma abbastanza tiepida. A quel punto a Chako venne spontaneo chiedere una cosa: “Ma come hai fatto ad entrare? Non riusciremo mai ad uscire con il drago, ripon!” la regina Shara Sherazade si girò verso di lei, le rivolse un sorriso gentile e schioccò le dita, dopodiché vennero circondati dal buio completo. Anzi, no, non era proprio buio. La piccola Chako vide accendersi prima una, poi due, poi tre piccole luci. Una dopo l’altra si stavano accendendo tante piccole luci d’argento su un cielo blu scuro, blu come il drago. La bambina sentì un vento leggero, al profumo di zucchero filato, sfiorarle le guance e le braccia. Lentamente (ma molto lentamente, ricordiamo che è pericoloso volare a bordo di un drago) Chako si sporse in fuori e, guardando giù, vide una sterminata distesa di erba verdissima. Alcune luci d’argento sembravano lanciarsi verso di essa e, mentre lo facevano, emettevano delle risate cristalline, come il rumore dell’acqua di un ruscello. Mentre Chako pensava a tutto questo, si ritrovò improvvisamente in mezzo ai capelli blu di Shara Sherazade. “Oh, scusate.” disse lei tirandoseli in parte. “Comunque questo è il mio regno, il regno delle fate. Siate i benvenuti!” La bimba si guardò intorno dopodiché si rivolse alla regina: “Lo sai” disse, cercando di imitare il suo tono zuccheroso: “hai davvero un buffo cappello, ripon.” Dopo aver passato le verdi pianure, arrivarono ai monti fioriti. Queste montagne, dall’altezza davvero elevata, erano ricoperte dalle pendici alla vetta di miliardi e miliardi di pupazzi colorati. “Ma, scusa,” disse la piccola Chako: “perché si chiamano monti fioriti se sono pieni di pupazzi, ripon?” “Perché” rispose ridacchiando la regina Shara: “quelli non sono pupazzi, ma fiori a forma di pupazzi.” Chako fece sporgere un po’ Coniglietto Rosa per fargli vedere quel divertente spettacolo. “Chissà, Coniglietto Rosa, magari anche tu sei un fiore, ripon.” disse guardandolo attentamente in cerca di radici. “Potreste provare” disse la bella regina: “a metterlo in un vaso con del terriccio e innaffiarlo. Se crescesse, allora sarebbe un fiore per davvero, oibò.” La piccola Chako avrebbe voluto fermarsi di più su quei monti così…fioriti, tuttavia la notte era quasi giunta al suo termine e così anche quel fantastico viaggio. “Che peccato…” disse sospirando la bambina: “Avrei voluto fermarmi di più, ripon…” Finalmente i tre (pardon, i quattro) arrivarono al palazzo. Il palazzo della regina Shara era di mille colori, tutti i colori del mondo messi insieme e emanava una luce fortissima. Sembrava quasi che qualcuno avesse chiesto al sole e alla pioggia di costruire un castello, e che loro ne avessero fatto uno tutto di arcobaleno. Il drago atterrò in un giardino dove c’erano aiuole di fiori-pupazzo e gigli tigre (attenzione, non gigli tigrati; i gigli tigre sono molto più aggressivi), poi la regina si incammino per un viale dove c’erano rubini e ametiste al posto dei sassi e Chako la seguì con in braccio Coniglietto Rosa. I muri del palazzo erano fatti d’oro e di cristallo e sul pavimento scorrevano tanti piccoli ruscelli, dove nuotavano centinaia di pesci rossi. Quando entrarono nella stanza del trono, tutti i presenti si inchinarono davanti alla regina, e lei andò a sedersi su un trono di piume, petali di rosa e fiori di pesco. Chiamò la bimba davanti a se’ e prese una manciata di petali e piume dal trono. “Ora voglio farvi un dono, madamigella Chako. Con queste potrete venire nel regno delle fate ogni volta che vorrete.” Soffiò i petali e le piume verso Chako e sulla schiena della bambina si formarono delle grandi ali trasparenti, che emettevano delle bellissime luci verdi e azzurre. “Sono bellissime!” gridò la piccola Chako. “Le ho sempre desiderate, ripon!” Provò a muoverle appena e si alzò di qualche centimetro dal pavimento. Svolazzano a zig-zag andò verso Shara Sherazade e, dopo averle dato un bacio sulla guancia le disse: “Grazie, ripon!”. Poi avvicinò Coniglietto Rosa alla guancia della regina. “Anche Coniglietto Rosa ti ringrazia, ripon!” “Adesso” disse la regina Shara: “per tornare indietro basta che pensiate alla vostra casa e schiocchiate le dita. Forza, provate!” Chako salutò tutti i presenti, schioccò le dita, e si trovò, di nuovo, nel buio completo. Anzi, non era proprio buio. Una dopo l’altra si accesero delle piccole luci su un cielo blu. Ma stavolta le luci erano bianche. E c’era il rumore delle macchine. E un vento gelido che punzecchiava Chako. “Brr, che freddo fa sulla terra, ripon!” esclamò infreddolita. La bambina si accorse di essere in terrazzo. Si guardò la schiena, ma le ali non c’erano più. Senza far rumore rientrò in casa, andò in camera e diede la buonanotte a Coniglietto Rosa. Dopo si infilò sotto le coperte, chiuse gli occhi e pian piano si addormentò… La mattina dopo la mamma venne a svegliarla. La piccola Chako si mise a saltellare in giro per la stanza mentre la mamma prendeva i vestiti. “Mamma, mamma! Sono stata nel regno delle fate! E Shara Sherazade mi ha regalato delle ali per tornare quando voglio, ripon!” “Ma davvero?” disse la mamma. “Allora mi racconterai tutto a colazione!” “Oh, e mi serve un vaso per Coniglietto Rosa.” Continuò la bambina: “E l’acqua per innaffiarlo, ripon.” La mamma andò in cucina e Chako si tolse il pigiama. Dalla tasca cadde qualcosa, delle piccole ali, come di farfalla…ma molto più delicate e trasparenti, e dai riflessi verdi e azzurri.


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