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lavoro pubblicato venerdì 15 settembre 2006
ultima lettura giovedì 12 dicembre 2019

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Leggenda dell'Uomo Dragone

di uNico. Letto 1061 volte. Dallo scaffale Fantasia

La LEGENDA dell'UOMO DRAGONE: CAPITOLO 1 – GUAI AL PASSO NORD: Un Vagabondo volle sconfiggere un drago che infestava un passo tra le montagne, ...

La LEGENDA dell'UOMO DRAGONE:

CAPITOLO 1 – GUAI AL PASSO NORD: 

Un Vagabondo volle sconfiggere un drago che infestava un passo tra le montagne, che portava al Nord.

Questo drago attaccava e uccideva tutti i passanti, e un paio di volte aveva raggiunto la vicina città. Tutti i tentativi di ucciderlo erano stati vani, e ormai più nessuno si avventurava da quelle parti.
Un giorno giunse Akeen, un Vagabondo che voleva sconfiggere il drago e conquistare la fama e la gloria.

Il ragazzo era determinato, ma sapeva che senza un qualche aiuto magico sarebbe stato quasi impossibile riuscire nell'impresa. Fortunatamente non aveva ancora consegnato gli oggetti magici affidatigli da Jull Keroth, un incantatore della sede regionale della gilda e che doveva consegnare ad un Nobile di quella città.
"Con questi gingilli non posso perdere!" pensò entusiasta Akeen, mentre apriva il gran sacco che si portava appresso da una settimana.
Si trattava di un'armatura magica, che aumentava le abilità di chi la indossava, un amuleto per creare una barriera magica e rendeva invisibili, più un anello per potere volare velocemente. Come arma, poteva usare la spada e lo scudo, anch'essi magici, anche se Akeen voleva fare affidamento sulla sua infallibile Katana, che poteva tagliare qualsiasi materiale.

Così, Akeen andò sulle montagne in cerca del drago, ma prima indossò l'anello e l'amuleto; quando lo vide, sfoderò la sua micidiale katana, e sfrecciò alla massima velocità possibile sopra al drago, prendendo di mira una delle sue ali.
"Non si aspetta quest’attacco dall'alto: avrà un'amara sorpresa!"
Con un solo colpo da dietro, Akeen tranciò alla radice l'ala destra del mostro, il quale cadde per terra gemendo.
Il ragazzo cercò di approfittare ancora dell'effetto sorpresa, quindi tornò indietro fronteggiando il mostro e stavolta lo bersagliò al capo, procurandogli una profonda ferita. A quel punto, il drago impazzì e cominciò a sprigionare tutta la sua energia interna, sparando enormi sfere infuocate alla cieca dalle sue enormi fauci, ululando per la rabbia.

Akeen era divertito nel vedere quel mostro sprecare le sue energie senza potere nemmeno vedere il suo avversario, ma sapeva che ci voleva ben altro per uccidere un drago di quelle dimensioni, quindi cominciò a fare sul serio. Grazie all'armatura che indossava, sentiva una nuova energia crescergli dentro, perciò si chiese se avrebbe potuto finalmente usare le sue magie più potenti: "Voglio proprio sfruttare al massimo quest’armatura! Il nobile Tyerr forse voleva usarla prima di me contro questo drago, ma dovrà accettare il fatto compiuto!"

Si preparò allora a sferrare una grande sfera infuocata, ma quando la lanciò ebbe un'amara sorpresa: quella tecnica non aveva l'effetto voluto contro quel drago, forse a causa della sua stessa natura pirogena. Invece, diede occasione al mostro di individuare il suo nemico, e di potere sferrare una serie di frecce infuocate ma Akeen aveva il suo scudo ed era circondato da una forte barriera, perciò non ebbe bisogno di schivare quei micidiali colpi. In più aveva acquisito una rapidità sorprendente, che gli permetteva di attaccare e allontanarsi senza gravi conseguenze; questo non voleva dire però avere già la vittoria in mano, "ma almeno sono sulla strada giusta..."
Akeen doveva trovare uno stratagemma per colpire il drago in un punto vitale, ma il mostro aveva ancora altre armi dalla sua parte: innanzi tutto, la coda era una difesa quasi impenetrabile, e anche con una sola ala avrebbe spazzato via qualsiasi arma da lancio, in più dovette scoprire a sue spese un'altra arma d’attacco.

Ad un certo punto, il drago alzò la testa in aria, aprendo la sua bocca e sparando un'infinità di sprazzi di fuoco in cielo.  
In un primo momento, Akeen non comprese le intenzioni del mostro, - è pazzo per il dolore! - ma quando alzò lo sguardo, assistette ad uno spettacolo spaventoso: decine, forse centinaia di fiamme che stavano ricadendo come una pioggia distruttrice; il Vagabondo sollevò appena in tempo il suo scudo, trovando così riparo dalla terribile pioggia.

La vera strategia del drago però, si rivelò col successivo attacco: ora esso sapeva dove indirizzare i colpi, quindi agitò repentinamente la sua lunga coda, ed essa si abbatté inesorabile sull'incauto Vagabondo, facendolo sbattere su un costone roccioso.
Il colpo fu tremendo per Akeen, senza la barriera e l'armatura sarebbe morto di sicuro! Il drago si era rivelato quindi più furbo del previsto, ed era chiaro che solo la furbizia poteva permettere al ragazzo di raggiungere la vittoria...
"Sei forte, bestione!"
Innanzi tutto doveva liberarsi anche della coda, che poteva tra l'altro sferrare dei colpi come sciabolate di luce, com’ebbe modo di sperimentare nei secondi successivi!

Il mostro cominciò a ruotare sul posto, sferrando colpi di coda e cercando di infastidire il volo dell'avversario con le turbolenze create dalla sua unica ala, mentre dalla bocca sparava continue raffiche di frecce infuocate. Akeen però si era nascosto dietro uno sperone, e si gustava la scena ancor più divertito, nell’attesa però di un attimo di stanchezza del mostro.
"Forte ma ingenuo! Come si dice, tutti muscoli e niente cervello!"
Sapeva di non potere usare la katana in modo efficace, attaccando la sua pelle spessa dieci centimetri e ricoperta di scaglie più resistenti del mythril con semplici fendenti; l'unico colpo veramente efficace era la stoccata, ma con quella coda di mezzo... improvvisamente però, il ragazzo ebbe un'illuminazione: si sarebbe fatto divorare! "Se mi vedesse qualcuno tra poco, direbbe che l'idea è semplicemente folle, ma quando vedrebbe l'esito di questa mia singolare strategia, dovrebbe di sicuro ricredersi!"

Akeen attese che il mostro si fermasse, quindi gli atterrò dietro, con un sonoro urto; il drago, credendo di cogliere un'occasione unica, cercò di schiacciare il ragazzo, ma questi si aspettava, anzi sperava che il mostro effettuasse quella mossa, e approfittando della stessa velocità di caduta della coda, sferrò un fendente verso l'alto, e la lama della katana s'immerse nelle carni, facendo spruzzare il sangue nell'aria come gli schizzi di una fontana!

Il mostro emise un urlo agghiacciante, ma Akeen mantenne la calma, quindi schizzò verso l'alto dal fianco senza ala, e approfittò delle fauci aperte nel grido di dolore del mostro per lanciarsi in stoccata e riuscì addirittura a conficcare la lama in fondo alla gola del drago, trafiggendogli il fondo del palato superiore e prendendo in pieno il cervello!
"Un vero colpo da maestro!" gongolò soddisfatto il Vagabondo, che si allontanò rapidamente, mentre il drago scuoteva furiosamente la testa, incapace di chiudere la bocca per il dolore, quindi Akeen si preparò a sferrare il colpo di grazia, ricorrendo alla magia del fulmine. Una volta che ebbe mirato per bene alla spada, la cui lama non era del tutto conficcata, scagliò un fulmine, assai più potente di quelli che riusciva a lanciare di solito - merito dell'armatura, evidentemente - e colpì in pieno l'acciaio, che scaricò tutta l'energia direttamente nel cervello del mostro, lasciandolo per terra esanime! A quel punto si scatenò uno strano evento, infatti, la testa del mostro esplose, lanciando per aria molti frammenti infuocati, fra cui la katana che per poco non trafisse lo stesso Akeen, per quanto fosse stata lanciata in aria dalla potenza della deflagrazione!
<<Maledizione, volevo i suoi canini!>>
Solo lo scudo aveva salvato Akeen dalla micidiale lama della katana, che aveva superato anche la barriera magica, lasciandolo esterrefatto. Quella spada era profondamente cambiata, e non riusciva a toccarla senza subire delle scosse elettriche. Alla fine riuscì ad estrarre la spada, ma lo scudo era danneggiato, e tremava all'idea di come l'avrebbe presa il Nobile; sperava di farsi perdonare consegnandogli nuovi oggetti magici ricavabili da varie parti del corpo del drago, o anche la katana che lo aveva ucciso, quindi si mise al lavoro sulla carcassa. L'unico rammarico era di non poter portare in città la testa del mostro, disintegrata dal fulmine: avrebbe potuto portarla con sé come trofeo di caccia!

Due ore dopo, Akeen rientrava in città, e vedendolo tornare dal passo, tutti gli chiedevano notizie del drago, ma quando lui raccontava l'esito dello scontro, tutti lo guardavano come a dire: "Ha avuto tanta paura da tornare indietro e ora si vergogna!", oppure pensavano che fosse matto e vanaglorioso. Lui prontamente mostrava le scaglie, il pezzo di pelle dell'ala e un paio di denti che aveva raccolto tra quelli sparsi per il passo, ma quelli lo guardarono sospettosi.
“Poveri miscredenti! In fondo a me interessa solo portare a termine la mia consegna…”
Quando il giorno dopo giunse una carovana dal Nord con la notizia della morte del mostro, finalmente tutti accorsero al passo e molti ci andarono con dei carri, per portare in città la carcassa.

Nel frattempo, Akeen aveva consegnato al Nobile gli oggetti prestati, e gli ingredienti ricavati. Il Nobile lo ricompensò con 1000 denari e gli donò lo scudo - con le scaglie n’avrebbe ricavato uno ancor più prezioso! 

Un paio di giorni dopo in città si svolse una festa, con la carcassa che troneggiava in mezzo alla piazza, e tutti che si ubriacavano per la gioia. Purtroppo anche Akeen finì per alzare troppo il gomito, e il mattino dopo si risvegliò seminudo in un vicolo della città; addosso aveva solo una camicia e le mutande, mentre una puzza di fogna aleggiava in quel luogo angusto.

Il ragazzo non capiva come avesse fatto a finire in quella situazione imbarazzante, tanto più che non sarebbe potuto tornare indietro senza il ricavato della vendita! Doveva assolutamente rintracciare i responsabili e fargliela pagare cara! 

Akeen uscì da quel vicolo rosso in faccia, mentre tutti perfino i ragazzini lo deridevano! Purtroppo però la colpa era unicamente sua, che aveva esagerato con i festeggiamenti e l'alcool...
“Sarei dovuto partire subito!”
Quando tornò alla locanda, trovò la sua stanza sottosopra e il padrone infuriato per il macello!

Il vagabondo non poteva certo tornare alla gilda a mani vuote; doveva riuscire a racimolare i 1200 denari che doveva consegnare al Maestro Keroth: già prima avrebbe dovuto rimetterci di tasca sua ben 200 denari, ma racimolarli tutti, sarebbe stato quasi impossibile... la gilda avrebbe preso la sua anima in cambio del denaro, se non si fosse sbrigato a trovare una soluzione! 
Innanzi tutto, avrebbe dovuto procurarsi dei vestiti da qualche parte, magari qualcuno di quelli appesi ad asciugare!

Grazie alla sua abilità furtiva, riuscì a procurarsi quello che gli serviva in meno di un'ora, quindi poté andare in giro a chiedere delle informazioni; in base ad esse avrebbe potuto decidere come agire. Aveva in mente di fare anche una visita alla gilda dei ladri, ma non sapeva se ce ne fosse una sede in quella città; quei manigoldi riuscivano a tenere nascosti i loro luoghi di raduno, ma contava di trovarne qualcuno nella locanda del "Lupo Nero".
CAPITOLO 2 – LA RIUNIONE DEI DRACONES: 

La caverna era calda ed accogliente, l'ideale per quella riunione straordinaria dei capi clan; Ghoriol attendeva accanto al pozzo lavico l'arrivo degli ultimi, quando entrò il draco più forte di tutti, chiamato reverenzialmente il Padre.
Allora, tutti i mormorii mentali cessarono e il Padre, un gigante bipede alto sedici metri con una bocca secondaria al posto delle grinfie destre, prese la parola:
"Benvenuti a voi tutti, miei potenti vassalli! Ho convocato questa riunione straordinaria per comunicarvi una triste notizia: Kiley, fratello minore del capoclan di Kisheb Kivaz, è stato recentemente ucciso da un vile cacciadraghi sconosciuto!"

Il Padre attese che i lamenti di dolore si attenuassero, facendo sfogare i convenuti, quindi riprese a parlare:
"Il suo ultimo grave lamento, che ho percepito nella mia mente, risuona ancora nei miei incubi, e mi ha condotto a prendere una fatale decisione: attaccheremo e distruggeremo la città degli uomini nei pressi della quale il nostro fratello è stato barbaramente ucciso! Nessun umano potrà passare per quelle contrade nei secoli venturi senza sentire riecheggiare il nostro possente ruggito di trionfo! Gli umani ricorderanno che non possono sfidare la nostra potenza senza essere schiacciati!"
I lamenti di prima, si tramutarono in selvagge grida di rabbia, poi alcuni dei presenti si fecero avanti come volontari, ma il Padre li fece zittire.
"Ritengo giusto assegnare il comando della missione a Kivaz, per dargli la soddisfazione di dare l'ordine di distruzione di quella città maledetta! Con lui andranno tre dracones scelti dal Dio Tracost e che rappresenteranno i loro clan e tutti noi. 
Attraverserete la pozza lavica: i primi tre che saranno lambiti dalla mano infuocata del Dio, seguiranno Kivaz e il suo clan in questa sacra missione!"

Ghoriol sperava di essere scelto dal suo dio, e si collocò fiducioso sul bordo rovente della pozza lavica, osservando gli altri capiclan, tenendo pronte e tese le sue ali per il balzo. Sperava di essere scelto, per mostrare la sua forza e impressionare il Consiglio Interno.
Ghoriol era ambizioso e bramava il potere: aveva già in mente un piano per spodestare il Padre, e una volta radunati i clan meridionali, avrebbe affrontato apertamente l'anziano draco.

Tutti i dracones erano allineati sul bordo quindi, ad un segnale del Padre spiccarono un lungo balzo fino all'altra sponda di quel lago di fuoco, cercando di intercettare le fiammate che ne scaturivano; una fiammata colpì in pieno Hruln, un centoteste proveniente dal monte Hlask ai confini col Nord e questo emise un ruggito gioioso, atterrando poi sul bordo occidentale.
La seconda fiammata lambì Yrfenold, figlio di Yerfeam del monte Yarstekan, indisposto per colpa di una ferita ad una delle sue tre code. Anche il giovane draco raggiunse la solidità del bordo roccioso, pavoneggiandosi di fronte a tutti.
Rimaneva un solo posto disponibile, e Ghoriol cominciava a spazientirsi, volando in cerchio quasi rasente alla lava incandescente. Improvvisamente vide una bolla gassosa formarsi a pochi metri da lui, ma era stata avvistata da altri due dracones, perciò spinse al massimo la sua velocità e per assicurarsi il posto sferrò una fiammata sul più vicino draco, che per scansare il colpo aveva cambiato rotta, e si scontrò col secondo, un gran capoclan del Vicino Est.
Improvvisamente la bolla gassosa si ruppe, e una gran fiammata investì in pieno Ghoriol, mandandolo in estasi completa!
"Gliel’ho fatta!" Urlò il draco vittorioso, che tornò l piazzale da cui erano partiti.

Tutti i dracones rimasti in volo sulla pozza atterrarono furiosi, e cominciarono a guardare con odio il vile Ghoriol; il draco sconfitto si avvicinò con aria minacciosa, mentre il Padre guardava silenzioso la scena:
"Maledetto! Hai vinto con l'imbroglio! Giuro che questa la pagherai cara!"
Anche l'altro draco, simile per lo più ad un piccolo serpente, si avvicinò ai due, preparandosi a battersi.
"Io ho lottato, per quel posto nella spedizione, e in ogni caso non prendetevela con me, per la vostra sfortuna! Grande Padre!"
Il Padre restava muto, limitandosi a gustarsi la scena e sperando in cuor suo di assistere ad un feroce combattimento!
"Anche il Padre disapprova il tuo comportamento, vigliacco! Ti ucciderò e poi manderò la tua testa al clan del monte Ghan!"
Ghoriol si mise in guardia, mentre il silenzio dei compagni era poco rassicurante, però lui non aveva paura di quel gigante senza cervello e del suo amico serpentello: li avrebbe affrontati e uccisi, dimostrando di avere tutti i diritti per andare in missione!

Il primo ad avventarglisi contro fu proprio il serpente, che cercò di trafiggerlo con le sue unghie retrattili, però Ghoriol schivò abilmente, allontanandosi dai due rivali.
<<Scappi, vigliacco? Tanto è inutile! Ti raggiungerò in un attimo!>>
Il capoclan orientale spiccò un rapido balzo e fu subito alle spalle di Ghoriol, che cercò di colpirlo con la coda uncinata, senza neppure sfiorarlo mentre Mhazdra gliela afferrò e la accorciò di un terzo con un morso.
Il draco ferito lanciò un urlo che riecheggiò per tutta l'enorme caverna, poi atterrò dolorante.
<<Che tu sia dannato, sporco orientale! Non credere che tu abbia vinto, però! Ho una bella sorpresa per te!>>
Ghoriol attese che il suo rivale si fu avvicinato, quindi compì mezzo giro e gli attorcigliò la sua coda allungata al collo, cogliendolo impreparato; infine con gran meraviglia di tutti, la coda si staccò e finì per avvolgere l'intero corpo di Mhazdra, il quale rimase immobilizzato.
<<Allora, ti è piaciuta la mia sorpresa? Morirai strangolato oppure il mio veleno ti stroncherà prima? Ah, ah!>>
Dalla coda emersero degli aculei simili ad acciaio, che riuscirono a penetrare facilmente la spessa pelle corazzata del povero sventurato. Questi cercava invano di liberarsi dalla morsa, mentre il dolore lo faceva impazzire...
<<Bravo, agitati pure quanto vuoi, così morirai anche prima!>>
Mhazdra si agitò inutilmente per pochi secondi, poi la debolezza lo pervase e crollò per terra muovendosi sempre meno, infine rimase immobile con le fauci spalancate.
Ghoriol ruggì per il trionfo: ora nessuno avrebbe potuto mettere in dubbio il suo posto nella spedizione... andava tutto a meraviglia!
L'altro draco rimase immobile ad una certa distanza e chinando il capo si girò e se n’andò.















CAPITOLO 3 – VISITE (IN)ATTESE:

Akeen aveva frequentato per quasi una settimana, tutte le taverne della città e conosciuto anche un paio della gilda dei ladri, i quali però non avevano nessun’informazione da dargli.
“Sicuramente non verrebbero a dirlo a me, se fossero stati loro a derubarmi; eppure sento che il malloppo è ancora in città, nascosto da qualche parte!”
Il Vagabondo cominciò a pensare di essere stato coinvolto in qualche complotto per metterlo nei guai, ma non riusciva ad immaginare chi poteva volere una cosa del genere… qualche membro della gilda geloso di lui? Non volevano per caso ricattarlo, per svolgere qualche lavoro sporco?
“A questa ora avrebbero dovuto già contattarmi in qualche modo… Molto strano, anche troppo, per i miei gusti!”

Akeen decise di trovare qualcosa da fare – a pagamento, s’intende – per racimolare del denaro e acquistare del nuovo equipaggiamento, anche se era consapevole che nulla avrebbe potuto sostituire degnamente la sua katana, a cui col tempo si era affezionato! 
“Eh, n’abbiamo ammazzate di bestie, noi due!”
Nel frattempo, sarebbe potuto sempre andare a raccogliere degli ingredienti da vendere nei negozi o agli alchimisti, anche d quelle parti non c’erano piante rare che potevano fornire ingredienti pregiati, mentre non avrebbe certamente potuto affrontare, disarmato, gli animali selvaggi.
“Mi hanno tolto anche l’attrezzatura alchemica, dopo tutta la fatica sopportata per procurarmela!”

Akeen era furioso ma impotente; intanto il tempo passava e Keroth era sicuramente irritato per il ritardo e avrebbe mandato qualcuno, se già non era in arrivo.
Il Vagabondo uscì dalla città in cerca di piante officinali con l’angoscia che lo attanagliava.

I timori del ragazzo divennero realtà il giorno seguente, quando fu fermato in mezzo ad una strada da un certo Hack Remilo, un Alto Elfo mandato dall’incantatore.
<<Allora, Vagabondo, attendevamo il tuo ritorno già quattro giorni fa, con la somma dovutaci. Invece, sei qui a passeggiare come se niente fosse. Cos’hai da dire in tua difesa?>>
L’elfo lo scrutava con sguardo severo, mentre Akeen non sapeva come spiegare l’incidente avuto dopo la festa per l’uccisione del drago.
<<Vede, Remilo, ho avuto un piccolo contrattempo per il quale…ho perso ogni cosa!>>
<<Come sarebbe, che hai perso ogni cosa?! Non dirmi che ti sei giocato gli oggetti o il denaro ai dadi, spero?>>
<<Veramente…me li hanno…rubati!>> e detto ciò, Akeen si preparò a subire l’ira del mago.

Hack cercò di capire se quello del Vagabondo fosse un bluff o un tentativo d’estorsione; quel ragazzo sperava davvero di farla franca, dandogli a bere una storiella tanto banale? No, doveva esserci qualcos’altro sotto…
<<Vuoi farmi credere che ti sei fatto sottrarre tutto il carico da qualche brigante della zona? Proprio tu, che ti vanti d’essere il migliore corriere di tutto l’Impero? E dimmi Vagabondo, dove e quando sarebbe accaduto questo “incidente”? Vorrei saperne di più, su questa faccenda incresciosa…>>.
Il Vagabondo ebbe qualche istante d’esitazione, facendo così insospettire maggiormente l’elfo.
Non te li sei invece venduti per conto tuo, sperando di guadagnarci il 100% da quest’affare?>>
Allora, ragazzo; vuoi continuare a tentare d’ingannarmi o ti decidi a raccontarmi finalmente la verità?>>

Akeen trasse un lungo sospiro: <<E va bene: tutto è iniziato prima che arrivassi in città…>>
E così il Vagabondo raccontò fin nei minimi particolari la sua avventura col drago e il guaio combinato la sera della festa. Alla fine, l’elfo scuoteva la testa amareggiato: 
<<Ragazzo mio, se tutto ciò che hai detto è vero – e temo che sia così, sei nei guai fino al collo. Potrei anche ucciderti o farti arrestare, ma voglio invece aiutarti a recuperare almeno il denaro che ci devi, così ti renderai conto della tua stoltezza e te ne vergognerai per il resto dei tuoi giorni. Temo però che non imparerai la lezione, per quanto sei imbranato!>>

E così, Akeen seguì Remilo a capo chino, sperando che la faccenda non si complicasse ulteriormente!


CAPITOLO 4 – ATTACCO ALLA CITTA’:

Era una notte senza lune né stelle a causa della foschia che aleggiava ad alta quota come una cappa funebre.
“Così gli umani ricorderanno con maggior terrore,  la nostra impresa!”
Questo pensava Kivaz del clan Kisheb, mentre dalla cima della collina osservava le luci della città sottostante.
“Fra breve non ci saranno più luci in quella valle!”

L’aria era pesante per il caldo umido e le nubi oscuravano le stelle  e minacciando pioggia.
Urrenash come al solito stava di guardia allo sbocco meridionale del canale che tagliava in due la città per poi proseguire per tre miglia in una gola profonda, fino al mare.
“Ma che noia, stasera! Non vedo l’ora che il turno finisca, così potrò andarmene al club a sfidare quel cretino di Llhoney e prendermi la rivincita!”
Mentre rimuginava sulla brutta figura che aveva fatto l’ultima volta, Urrenash credette di sentire un cupo brontolio provenire dalle colline e questo lo allarmò non poco; guardando bene, poteva scorgere dei movimenti di ombre, lassù in alto; chiamò un compagno ma non appena furono vicini, entrambe le guardie furono investite in pieno da una fiammata rovente, incenerendoli all’istante.

Finalmente l’attacco ebbe inizio, cogliendo gli umani del tutto impreparati…
Ghoriol si dava da fare per investire quanti più umani possibile col suo alito, gioiendo per le urla che si levavano disperate; per lui era musica celestiale!
Il cielo era stato letteralmente sostituito da uno strato di scaglie e membrane alari, le nubi sovrastanti divenute improvvisamente invisibili: un’immensa ombra ricopriva la città, rendendo la notte ancor più buia!
Alcuni dracones si erano posati in terra e abbattevano ringhiere e balconi, sfondavano porte e finestre, sradicavano insegne e tetti, sempre nella speranza di schiacciare qualcuno di quegli insetti!
Ghoriol abbatté un albero con la coda già ricresciuta e lo schiantò contro un palazzo vicino.
Tutti i compagni si divertivano a seminare morte e distruzione tra gli umani nelle strade, quando il divertimento fu bruscamente interrotto: un lampo azzurro colpì in testa un drago del clan Kisheb, stordendolo.
“Maledetti stregoni! Non vi permetterò di rovinarci la festa!”
Ghoriol compì allora un largo giro per prendere di sorpresa il mago, frapponendo delle case tra sé e il suo nemico.

Intanto, altri maghi e guerrieri avevano cominciato a rispondere all’attacco.
“Poveri idioti; noi siamo sempre i più forti!”
Il draco volò in cerchio attorno al punto da cui era partita quella scarica elettrica, ma il mago umano doveva essersi spostato altrove. 
Del misterioso assassino di Kiley invece, non c’era alcuna traccia; nessuno dei suoi compagni aveva ancora subìto strani attacchi, e Ghoriol diventava sempre più impaziente d’affrontare ed ammazzare l’umano invisibile, per conquistare fama e onori tra i dracones della regione.
“Non vedo l’ora che si faccia avanti: se crede che io sia stupido quanto il nostro Kiley, si sbaglia di grosso! Lo troverò e gli farò rimpiangere di essere venuto da queste parti!”
Quando l’attacco dei draghi iniziò, Akeen e l’elfo erano in una piazza vicina a quella in cui si era festeggiato, per cercare di ricostruire i movimenti del Vagabondo e scoprire qualche indizio utile; l’improvvisa emergenza però aveva interrotto il loro lavoro d’indagine, e i due compagni si prepararono alla difesa della città.
<<Mi raccomando a te, ragazzo: senza la tua attrezzatura puoi fare ben poco.>>	
<<Non si preoccupi, Remilo: conosco alcuni incantesimi da combattimento e curativi; sa, noi Vagabondi affrontiamo sempre delle situazioni pericolose, e poi io so come affrontare dei draghi anche se…l’ultima volta ero invisibile…ed era un solo esemplare…>>
L’elfo sospirò e cercò un bersaglio: <<La battaglia sarà dura! Spero che non ti accada nulla di male, ragazzo!>>
<<Lo spero anch’io!>> rispose prontamente il giovane Vagabondo.
L’attacco era massiccio, ma forte della sua precedente esperienza, Akeen sapeva quali colpi avevano effetto su quelle bestie, trovava sempre dei ripari efficaci alle loro fiammate e cercava di non farsi vedere troppo allo scoperto. 
“Assaggia questo, bastardo!” 
Attaccò un drago vicino a lui ma rivolto dall’altra parte, con una saetta, e lo colpì in piena faccia – ammesso che quella maschera orribile poteva considerarsi una faccia; il colpo tramortì il mostro, e lui n’approfittò per ferirlo alla coda con la sua spada acquistata quella mattina stessa. La lama affondò abbondantemente nella pelle squamosa, facendo urlare il drago, ma anche risvegliandolo dal torpore del fulmine precedente. Akeen dovette lasciare la spada e filarsela, “tanto, ne troverò altre in giro, temo…” evitando di affrontare la furia del mostro.
Rovistando su un paio di cadaveri, trovò delle pozioni rinvigorenti e alcuni elementi d’armatura, mentre le armi erano inutilizzabili.
“E’ inutile! Posso fare ben poco, senza almeno un’ascia o un arco con frecce incendiarie: la mia energia spirituale non durerà per sempre. Devo trovare degli oggetti magici…”
Purtroppo il tempo stringeva, Akeen temeva che la strenua difesa opposta dagli uomini non sarebbe durata ancora a lungo. Non erano ancora arrivati rinforzi da est: i soldati della Legione imperiale avrebbero dovuto sicuramente affrontare altri di quei mostri, e quel ritardo poteva rivelarsi disastroso per la città.
“Forse staranno attaccando anche il forte della Legione; vogliono proprio radere al suolo la città! Perché?”
Improvvisamente il Vagabondo comprese le cause di quell’attacco: era stata l’uccisione del drago al passo! Possibile che i draghi volessero vendicarsi?


CAPITOLO 5 – A FACCIA A FACCIA:

Nonostante la strage che compiva in quella notte di vendetta, Kivaz non sarebbe stato soddisfatto prima d’incontrare il maledetto stregone che aveva ammazzato suo fratello minore. Il draco cercava affannosamente d’individuare il suo bersaglio principale, ma quello non s’era ancora fatto vedere: forse il maledetto aveva lasciato la città in preda al panico; di sicuro non s’aspettava di scatenare una tale furia con l’uccisione di un singolo draco.
“Gli umani hanno ancora troppo da imparare sul nostro conto! Penso proprio che questa sarà una lezione che non scorderanno mai! Finalmente tutti impareranno a temerci, com’è giusto che sia!”
Covando nel suo nero cuore questi pensieri maligni, Kivaz continuò a vomitare fuoco sulle abitazioni di quei miserabili, in mezzo alle strade e nelle piazze.
Un urlo d’agonia interruppe la corsa trionfale del gran draco; Kivaz si girò in direzione del verso familiare e assistette ad una scena a dir poco inverosimile: un fulmine aveva invaso le fauci di un giovane draco senza ali che cercava di liberarsi da quella micidiale tecnica magica, invano!
Il draco colpito indietreggiò di qualche passo, poi il suo corpo fu percorso da un fremito e crollò in terra, abbattendo una casa.
Il capoclan di Kisheb non fece in tempo a soccorrere l’amico, e ruggì con la forza di un vero Padre dei dracones, tanta era la rabbia per l’ingiusta uccisione di un così giovane draco!
“Maledetti umani! Volete infrangere il mio sogno di vendetta! Ora pagherete il doppio di sofferenza!”
Kivaz scrutò la zona alla ricerca di quel nuovo assassino – non aveva dubbi che fosse lo stesso che aveva ucciso suo fratello Kiley – e notò uno strano individuo che lo fissava all’imboccatura della piazza; l’essere sconosciuto fece un singolo gesto con le mani, poi lanciò una saetta contro di lui, però stavolta non centrò il bersaglio, perché Kivaz si scansò agilmente e il colpo finì su un ramo che si staccò dall’albero e finì sulla terrazza di un’abitazione.

Il drago maledetto rispose al suo attacco con una sfera infuocata, così Hack dovette rifugiarsi dietro ben due barriere magiche.
“Che tu sia dannato, drago! Visto che non posso utilizzare un attacco frontale, ricorrerò alla mia Frusta Elettrica!”
L’elfo emise un arco voltaico fra le mani, poi si spostò di lato e lanciò l’incantesimo contro il drago; com’era prevedibile, il mostro evitò anche il secondo colpo diretto, ma Hack aveva pronta una sorpresa letale!

“E’ così facile evitare questi attacchi, che non capisco come mio fratello e quel giovane si siano fatti battere!”
Purtroppo l’esultanza fu interrotta da un fenomeno inspiegabile, a cui mai Kivaz aveva assistito: il fulmine aveva appena superato il draco, quando la coda che lo univa allo stregone si curvò verso di lui e lo colpì ad un fianco!
Un dolore atroce percorse tutto il corpo di Kivaz, mentre sentiva il costato che gli s’incendiava!
“Come ha potuto compiere un simile prodigio, un semplice umano?”
 Guardando meglio però, il draco si accorse che chi l’aveva colpito non era un umano, ma addirittura un elfo!
“Ah! Maledetto! Allora, sei stato tu ad ammazzare mio fratello! Sapevo che non poteva essere stato uno di questi bifolchi, ad uccidere un draco forte come mio fratello Kiley! Stai sicuro che mi vendicherò!”
“E’ inutile che t’agiti, draco! Non sono stato io purtroppo, a liberare il mondo dalla tenebrosa presenza di quel mostro che tu chiamavi fratello, e che aveva ucciso numerosi innocenti! In ogni caso, avrò almeno l’onore di occuparmi di te, che sei a capo del tuo clan! Eliminandoti, anche i tuoi scagnozzi abbandoneranno questa terra, e noi vivremo tutti in pace!”
“L’unica pace che potrai goderti, sarà quella dell’oltretomba, misero elfo!”
Kivaz scatenò tutta la sua potenza piritica: dopo avere ululato a squarciagola, cominciò a sbattere furiosamente le ali mentre soffiava fuoco davanti a sé, scatenando una vera e propria tempesta rovente che andò ad investire il malcapitato mago; quest’ultimo si riparò ancora dietro le sue barriere, ma non poteva rispondere all’attacco.
“Finalmente ti ho in pugno, bastardo ficcanaso! Ora assaggerai la nostra vera potenza!”
Il draco s’avvicinò alla sua prossima vittima, deridendone l’impotenza: “Come va, marrano? Non è molto divertente, stare in mezzo ad una tempesta di fuoco, vero? Attento però, ti assicuro che tra poco lo sarà ancor meno!”
Kivaz si preparò per scagliare l’ennesima sfera rovente, però qualcosa d’inatteso lo costrinse a rivedere i suoi propositi di vendetta…

Hack non comprese subito quello che accadde, fatto sta che tutto ad un tratto, il vento tremendo cessò e lui poté muoversi liberamente.
Il drago era in piedi di fronte a lui, eppure scrutava le tenebre rischiarate dalle fiamme della rovina, come se cercasse qualcosa o qualcuno. Il mostro emise un possente ruggito, poi si voltò di colpo ed emise una potente fiammata contro il nulla!
“Ti ho scoperto, maledetto! Non riuscirai a vincermi: sono il più forte tra i dracones che abitano questa regione!”
“Con chi diamine sta parlando?” si chiese allibito l’elfo, che cercava di individuare il suo inatteso salvatore…
Dal nulla una voce squillante e familiare minacciò il mostro e si rivolse a tutti i draghi invasori:
<<Fermate subito il vostro attacco o sarete tutti sterminati!>>
In tutta risposta, i mostri invasori cominciarono a ruggire furiosi, e con tutta la loro forza sputarono fiammate nel cielo sopra la città, nel tentativo di colpire l’invisibile avversario, ma senza ottenere alcun risultato.

Ghoriol assistette impassibile alla scena, cercando invece di capire dove fosse appostato quello impostore.  
“Sono sicuro che si tratti del bastardo che stiamo cercando!”
La voce era venuta dall’alto, ma senza una direzione precisa, come se appartenesse a qualche entità non di questo mondo.
“Eppure non vedo nessuno, qui in giro; che sia diventato un fantasma? No: ci deve essere sotto qualche trucco magico; gli umani e i loro simili sono capaci di tutto, non esitando ad usare l’inganno, se esso serve a raggiungere i loro obiettivi!”
Il potente capoclan s’alzò in volo e superò le schiere dei suoi simili e le colonne di fumo acre per avere una visuale completa e iniziò a scrutare la luminosa oscurità della città in fiamme, in cerca di qualche indizio utile ad individuare il nemico. 
Questa mossa purtroppo si rivelò fatale a Ghoriol, il quale fu avvolto da una fitta trama di saette.
Il bruciante dolore penetrò dappertutto e lo sfortunato draco ululò per il dolore e cadde nella città, schiantandosi su un pagliaio.
In un attimo il dolore si tramutò in folle rabbia: “Riuscirò a trovarti e ti ridurrò in cenere fumante!”
Purtroppo però, Ghoriol non era in grado di far avverare le sue minacce, in tutto quel caos e con il fumo che permeava l’aria. Questo dava un vantaggio al maledetto umanoide; di sicuro quel maledetto era anche in grado di volare e poteva spostarsi velocemente, avvantaggiato dalle sue piccole dimensioni. 
Il capoclan, decise allora di ricorrere al suo infallibile fiuto (i dracones hanno un olfatto più sviluppato dei cani e dei lupi i quali, per chi non lo sapesse, sono loro parenti, avendo degli antenati in comune. Certo, non vi conviene chiedere la conferma ad un draco, loro se ne vergognano, e non vi darebbero certo il tempo di porre la domanda!).
Ghoriol cominciò ad inspirare l’aria della notte, concentrandosi su qualsiasi odore estraneo o sospetto e che provenisse soprattutto dall’alto, ma il fumo era l’elemento dominante e non permetteva di distinguere quasi nulla.
Fortunatamente gli venne subito un piano per trovare il nemico, quindi chiamò alcuni suoi compagni: “Fratelli, ho bisogno del vostro aiuto per scovare quel maledetto! Alzatevi in volo e scatenate la potenza della tempesta su questa città…”
Sei dracones risposero all’appello di Ghoriol e iniziarono a sbattere freneticamente le loro ali per disperdere l’acre fumo e avere la possibilità di rispondere agli attacchi.

In breve, lo spazio aereo fu sgombro dalle caliginose nubi e il fresco vento della notte portò un nuovo odore alle narici dei dracones: l’odore di carne umana!
“Coordiniamo le nostre menti come se fossero una sola e sapremo dove si nasconde il nostro nemico!” suggerì ai compagni Ghoriol, e dopo neanche dieci secondi scoprirono una traccia sicura.
A quel punto, tutti i dracones aprirono la caccia all’intruso, che ormai aveva i minuti contati!

CAPITOLO 6 – RINFORZI

Tyerr aveva sperato di diventare famoso per quell’impresa, ma in quel momento capì di essere stato solo uno sciocco presuntuoso, a voler attaccare da solo un’intera tribù di quei mostri!
Anche se indossava l’anello per l’invisibilità, sembrava che i draghi sapessero dove si trovasse, perché ora si stavano disponendo tutti intorno a lui, sia sotto che sopra.
“Sono finito! Contro un solo drago avrei anche potuto averla vinta, ma quel maledetto sembra aver chiamato i suoi simili! Allora comunicano, tra loro! Devono usare una sorta di telepatia!” Alla fine il nobile dovette raccogliere tutto il suo coraggio: “E va bene; visto che siamo tutti qui, vediamo di divertirci come si deve!”

Alla fine, Akeen si rivolse ad un negoziante della Gilda dei Guerrieri, e sperò che fosse in vena di combinare affari!
-	Allora Nesch, cosa ne pensi della mia proposta?
Il negoziante era di fronte a lui ma girato di spalle, intento a catalogare delle frecce avvelenate.
-	Stammi a sentire, ragazzo!  Non sono mica un filantropo del cavolo! Io non faccio credito al primo venuto!
-	Andiamo! Non ti ho chiesto di farmi credito, ma di fare uno scambio, e del tutto vantaggioso, per te! Tu dammi quello che ti ho chiesto e io te lo restituirò con gli interessi! In fondo, con tutti questi morti in giro, ci saranno un mucchio d’armi e pezzi d’armatura da recuperare!
-	Sarei io, il cinico, vero?
-	Allora, che hai deciso? Ricorda che sono stato io ad ammazzare quel drago su al passo! Ho una certa esperienza in materia! Li sterminerò dal primo all’ultimo, vedrai. Sai quanta pubblicità ti farai, quando questa storia si diffonderà per la regione? 
-	Va bene! Tanto, se aspetto ancora, non ci sarà più una città da difendere! Però hai promesso di darmi tutto quello che troverai, va bene?
-	Certo, certo; io mantengo sempre, le mie promesse, e onoro sempre i miei debiti.
Il negoziante fornì ad Akeen una spada avvelenata, lo vestì con una corazza magica per la levitazione e un anello contro il fuoco dei dracones, tuttavia il Vagabondo non si sentiva completamente sicuro di sé: gli mancava la rassicurante presenza della sua formidabile katana, e poi non era neppure invisibile, anche se in seguito avrebbe scoperto che contro i draghi sarebbe stato inutile esserlo.
Quando finalmente uscì dal palazzo della Gilda, Akeen trovò una strana situazione: c’era ancora qualche drago isolato che lottava contro soldati e maghi, ma la maggior parte di quei mostri era in volo in una strana formazione a sfera, come se cercassero di creare una barriera difensiva; “si, ma contro cosa si difendono?”
Solo quando i draghi cominciarono a sfiammare verso il centro della formazione, capì che quelle bestie immonde avevano circondato un mago!
“Maledetti! Vediamo di bilanciare un po’ meglio le forze!”
Akeen si alzò in volo e contando di sfruttare il fattore sorpresa, si lanciò in un affondo contro un drago, mirando ad una gamba: la lama penetrò nella pur spessa pelle tempestata di scaglie rosse e gialle, facendo emettere un urlo alla bestia.

Quell’urlo stupì il nobile Tyerr e fece trasalire tutti i dracones che già pregustavano il gusto della vendetta contro l’assassino; invece, ora dovevano affrontare due nemici contemporaneamente.
Tutti si voltarono verso il nuovo arrivato, il quale stringeva in pugno una lunga spada insanguinata, pronto a lottare anche da solo contro tutti loro, pur di salvare la città e i suoi abitanti. 
Lo sguardo dell’umano era gelido e penetrante, e ciò colpì non poco Ghoriol.
Un altro dracones si fece avanti: “Lasciate che me ne occupi io, fratelli! Lo divorerò ancora vivo!”



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