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lavoro pubblicato mercoledì 13 settembre 2006
ultima lettura domenica 10 marzo 2019

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Inghilterra... si, ma quale?

di Roberto Pulcini. Letto 1166 volte. Dallo scaffale Viaggi

Vivo in questo verde angolo dell'Inghilterra sin da quando, qualche anno fa, decisi di tentare un'esperienza di lavoro all'estero. Lasciai quindi l...

Vivo in questo verde angolo dell'Inghilterra sin da quando, qualche anno fa, decisi di tentare un'esperienza di lavoro all'estero. Lasciai quindi la mia natia Monte Porzio Catone (Roma) per raggiungere il Regno di Sua Maestà. L'angolo di cui parlo è il villaggio di Albury, Surrey, circa 50 km sud-ovest da Londra. Vivendo qui ma lavorando e passando le mie serate a Londra, ho potuto godere di due aspetti molto diversi della società inglese. Il primo è quello del tradizionale "countryside", della campagna verde tutto l'anno, delle casette con nervature in legno di timo, delle colonne di bambini a lezione di equitazione. Il secondo aspetto è quello della più grande metropoli europea, capitale finanziaria del continente, avanguardia della società multiculturale e multirazziale. Una normale giornata di lavoro mi permette di assaporare i due aspetti a pieno. In questo periodo dell'anno, quello che vedo quando apro la finestra appena sveglio è uno strato di brina ghiacciata disteso su una superficie ondulata. C'è un cavallo nel grande giardino davanti al nostro. D'estate i conigli riempiono il prato e gli scoiattoli gli alberi. D'inverno è tutto immobile ma capita anche in questa stagione di veder passare un daino o una volpe. Devo quindi fare attenzione quando in macchina percorro la stradina in mezzo ai boschi che in dieci minuti mi porta alla vicina cittadina di Guildford. A ricordarmi che qui la natura è rispettata e protetta ci sono due (per me divertenti) segnali stradali di pericolo con sopra riprodotti un rospo ed un'anatra. Guildford è poco più grande di Frascati, ma ha una sua università, tre teatri, innumerevoli pubs e grandi parchi. D'estate, quando il perenne cielo grigio si apre e fa passare qualche raggio di sole, quei parchi si popolano di persone di tutte le età. I pubs intorno allo stretto canale si riempiono di giovani e meno giovani che sorseggiano le tradizionali "ales" e chiacchierano godendosi i tipici barconi colorati che gli passano davanti. È a Guildford che prendo il treno per raggiungere la capitale, sperando ogni volta di trovarmi su una delle rarissime corse senza ritardi. Il paesaggio cambia, i prati diminuiscono, le costruzioni aumentano. Dal momento in cui scendo a Waterloo mi ritrovo in un'altra dimensione. Tutti corrono, frettolosamante raggiungono la metropolitana, l'autobus o attraversano il panoramico ponte sul Tamigi. Dire che la vita di tutti i giorni a Londra sia frenetica non è abbastanza. Molti negozi chiudono per lo più quando chiudono gli uffici, costringendo milioni di persone a correre per gli acquisti durante l'ora libera. Non dico "ora del pranzo" perché qui il pranzo è un concetto diverso dal nostro. Un "sandwich", o semplicemente patatine in busta e una barra di cioccolato. Questa mancanza di attenzione per il cibo, riscontrabile nella quasi totale assenza di ristoranti inglesi, è in antitesi con il panorama culinario più fornito d'Europa, dove ogni giorno si può mangiare cibo di una nazionalità diversa. Questo riflette le caratteristiche della popolazione londinese. Qui, per girare il mondo basta girare l'angolo. Camminando si possono ascoltare conversazioni in mille lingue diverse. Si possono vedere una donna che sembra africana ed un uomo che sembra asiatico passeggiare con il loro bambino, sapendo che probabilmente sono britannici quanto la regina Elisabetta. Si può camminare per strade tappezzate di scritte in cinese, o per quartieri indiani impregnati di odori e colori identici a quelli di Delhi. Si può vedere il poliziotto con il turbante d'ordinanza discutere con un distinto signore in giacca e gonnellino scozzese, o il controllore della metro con i capelli "rasta" parlare con il collega dagli occhi a mandorla. È questa la Londra di oggi, anni luce dalla tranquilla e tradizionale Surrey. Chi si chiede "Ma dove sono finiti i londinesi?" fa una domanda senza senso, vuota, non attuale, perché quelli che si vedono sono tutti londinesi, nessuno più degli altri. E se dopo una vacanza da queste parti vi chiedessero cosa pensate dell'Inghilterra, potrete rispondere solamente con un'altra domanda: "Inghilterra... si, ma quale?".


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