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lavoro pubblicato mercoledì 5 luglio 2006
ultima lettura sabato 18 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'Ulivo Secolare

di uNico. Letto 1541 volte. Dallo scaffale Racconti

La storia di una famiglia è parallela alla vita di un albero di ulivo. Se volete contattarmi, mandate un'email a: nico140@supereva.it

L’ULIVO SECOLARE

La vita di Daniele, per molti anni era stata piuttosto anonima, prima di partecipare ad una selezione per nuove voci, tra decine d’altri aspiranti.
Fin da ragazzo, Daniele era molto riservato, e preferiva la tranquillità della campagna, al caos delle partite di pallone per strada; andava a rifugiarsi sotto il suo albero d’ulivo preferito, che l’aveva accolto sotto le sue accoglienti fronde, al riparo dal sole rovente delle estati salentine, o dai violenti scrosci autunnali, o lontano dal padre terribile, e lì Daniele scriveva poesie, semplici versi attraverso i quali lui riusciva ad esprimere se stesso. 
Ai piedi di quell’albero Daniele aveva pianto, sia per colpa del padre che per amore, e sempre lì aveva trovato il coraggio di dichiararsi a Luana, la prima e unica donna da lui mai amata.
Aveva avuto un solo amico, Giulio, che cantava in un piccolo gruppo rock locale, il quale gli aveva più volte proposto di scrivere i testi delle loro canzoni. Daniele non aveva mai accettato, asserendo che la poesia gli serviva solo per sfogarsi, ma in occasione di quella selezione l’amico era riuscito a convincerlo.
Così, Daniele andò a cercare l’ispirazione dove sapeva di poter lavorare tranquillo e cominciò a passare le sue giornate sotto il grande ulivo. Trascorse una settimana a scrivere, cancellare, modificare e ampliare quei versi col maggiore impegno di cui era capace, mentre a casa il padre rimuginava sul comportamento di quel ragazzino che lui considerava solo un perdente…
	“Amico mio, questa è un’occasione irripetibile! Finalmente potrò dimostrare di valere qualcosa, e quando sarò ricco e famoso, vedremo se mio padre continuerà a chiamarmi perdente!”
Quando Daniele rincasò, al termine della settimana, l’uomo, lo attese sulla soglia della sua camera con aria arcigna:
- E’ una settimana che te ne vai in giro come un vagabondo fino al tramonto, e ora hai proprio esagerato! SI può sapere che cavolo scrivi su quel quaderno? Vediamo un po’….
Il ragazzo cercò di opporre resistenza, ma il padre riuscì a sottrargli il suo prezioso quaderno. Dopo aver dato una rapida occhiata di disgusto, l’uomo fissò il figlio con aria furibonda.
- Hai proprio deciso di farmi disperare, vero, piccolo stronzetto? Ecco, cosa ne faccio delle tue poesie!
Con un solo gesto, il padre di Daniele squartò il quaderno, sotto lo sguardo sconvolto del ragazzo! Infine, accese un fiammifero e con quello bruciò il tutto in un cestino dei rifiuti!     
Il volto di Daniele era diventato una maschera di morte; non riusciva neppure a piangere, anche se cominciavano a prudergli le mani.
		- Quelle – cominciò a dire balbettando, Daniele – quelle sono canzoni, e ci ho messo tutto… tutto me stesso! 
Avrebbe voluto massacrare di pugni il padre, ma quell’animale gli lanciò uno sguardo molto eloquente, e Daniele dovette abbassare la testa ed entrare mestamente in camera sua, mentre il padre gli sbraitava qualcosa dietro…
Passarono due ore d’inferno, steso sul letto Daniele teneva affondata la faccia sul cuscino – sarebbe voluto morire e smettere di soffrire - poi riuscì a voltarsi verso la finestra, ma il suo sguardo ricadde sulla sua scrivania, sulla quale giacevano dei fogli bianchi e una penna.
Come attratto da qualcosa d’irresistibile, Daniele si alzò dal letto e andò a sedersi proprio lì; gli bastò fissare intensamente per un attimo quel foglio e cominciò a scrivere di getto, la sua rabbia che cercava di uscire e liberarsi per prendere vita su quelle pagine.
Mezz’ora dopo, Daniele usciva da casa di nascosto e andava dal suo amico Giulio, con  una decina di fogli arrotolati e stretti in una gelida morsa…

Appena Giulio vide il suo amico, credette che fosse accaduta una disgrazia, tanta era la tensione sul volto di Daniele.
Il ragazzo porse il rotolo nelle mani di Giulio, il quale diede una prima avida occhiata:
- Allora, che te ne sembra?
Man mano che Giulio andava avanti a leggere quei testi, la sua faccia assumeva una vasta gamma di espressioni, da quella sorpresa alla sconcertata, e ogni tanto sollevava lo sguardo, come per chiedere: “Sei stato davvero tu?!”
Alla fine della lettura, Giulio non riusciva a parlare, passando lo sguardo dai fogli all’amico, poi di nuovo sui fogli, e rideva.
- Amico mio, con queste potremmo anche vincere il Festivalbar o i Grammy!
Poco dopo, il gruppo era riunito per l’abbinamento dei testi con le melodie, mentre il padre dormiva ignaro un sonno agitato…




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