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lavoro pubblicato lunedì 3 luglio 2006
ultima lettura sabato 26 ottobre 2019

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Sacrificat

di uNico. Letto 992 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un parto prematuro rischia di trasformarsi in tragedia per un giovane padre, ma un'entità misteriosa offre un'alternativa: la vita del figlio in cambio di quella del padre... Se volete contattarmi, mandate un'email a: nico140@supereva.it

SACRIFICAT

Era tranquillamente giunta al sesto mese di gravidanza; l’ultima radiografia mostrava sempre un bimbo sanissimo, ben sviluppato, e i test del sangue non avevano evidenziato alcuna anomalia. Insomma, sembrava andare tutto bene finché, un giorno…
- Ah! Jean! 
L’uomo si voltò allarmato verso la moglie: - Che c’è, tesoro?
La donna s’accasciò per terra e tutti i presenti le si ammassarono attorno.
- Fate largo! Amore, che hai?
Jean si chinò sempre più preoccupato sulla moglie e le prese la testa fra le mani. Intanto qualcuno chiedeva: - Sta per partorire!
- No! Si sbaglia!Lei è appena entrata nella ventottesima settimana! - precisò l’uomo, che invece chiese: - Qualcuno può chiamare un medico? Aiutatemi, per carità!
Jean stava per mettersi a piangere, ma si trattenne: non voleva angosciare ancor più la moglie.
- Sta’ calma, tesoro! Il dolore passerà presto, vedrai!
La donna però stava già piangendo, e non solo per il dolore: - Non voglio perdere il mio bambino!
Il marito cercava di rassicurarla: non perderai il bambino, stai tranquilla: andrà tutto bene! Allora, questo dottore?!
- Eccomi! Cosa è successo?
- Non lo so! – rispose Jean con la voce tremante. Una lacrima era riuscita a sfuggirgli…
- Improvvisamente, mia moglie ha avuto dei dolori all’addome e si è accasciata per terra!
- E’ incinta! A che mese? – chiese preoccupato l’altro.
- Settimo mese! Non starà per nascere prematuro?!
- Può darsi; signora, riesce a sentirmi? Com’è il dolore?
La donna non riusciva quasi a parlare, ma riuscì ugualmente a spiegare i sintomi.
- Ora il do…oh! Sembra… atte… ah! Sembra attenuarsi…ma è lo stesso… terribile!
- Deve restare calma, signora. Abbiamo già chiamato l’ambulanza.
- Non farà in tempo, nelle sue condizioni! 
- Preferisce sorbirsi tutto il traffico dell’ora di punta con la sua auto? 
Un ululato simile a pianto, che al giovane marito parve di triste presagio, si fece largo nel caos metropolitano.
	- Cosa le avevo detto?! Tra poco saremo in ospedale!
	
Pochi minuti dopo i tre – anzi quattro – correvano nei corridoi del reparto maternità.
	- Parto prematuro! Preparate la sala!
Jean fu lasciato ad attendere fuori della sala parto e non poté fare altro che sedersi e attendere per chissà quanto tempo! Avrebbe voluto essere accanto alla moglie e stringerle la mano, ma anche da lì poteva esserle vicino, col pensiero…
“ In fondo, cosa potrei fare io? Uscite, dannazione!”
Fissava la porta credendo di farli venir fuori da lì il prima; era assetato di notizie, quella attesa lo faceva soffrire come un cane!
Ogni tanto spostava lo sguardo sul quadrante del suo orologio, come se avesse potuto fare avanzare più velocemente le lancette del tempo. Stringeva tanto da poterlo quasi spaccare, tanta era la rabbia che cominciava a crescergli nel corpo e nell’anima…
Finalmente, un’ora più tardi la porta si spalancò: uscì solo un triste chirurgo. In quel momento risentì, o così gli parve, il triste ululato…
Senza neppure riuscire ad alzarsi, Jean fece la fatidica domanda: - Come stanno, dottore?
Per tutta risposta il medico posò una mano pesante come un macigno sulla spalla del giovane uomo.


- Ci sono state delle complicazioni: suo figlio è nato troppo presto, e nonostante che l’abbiamo messo in incubatrice, è molto difficile che superi la notte.
Jean credette di sentire sempre più vicino quel maledetto pianto, mentre il medico pronunciava parole che lui non sentiva più.
Improvvisamente si ricordò della moglie: - Liona… lei come sta!
- La sua signora adesso è sotto sedativi, per farla stare tranquilla: non sa ancora niente. Comunque, almeno per lei non ci saranno complicazioni.
- Quando potrò vederli?
La voce di Jean era atona, e fece impressione anche al dottore.
	- Domani. Sua moglie si sveglierà solo stanotte, e da adesso il bambino dovrà rimanere sotto osservazione, almeno per capire meglio cosa non va’. 
 	- Come sarebbe?! Non sapete neppure cos’ha mio figlio?! 
- Comprendo la sua rabbia, ma per ora può solo pregare…
Il viaggio di ritorno fu uno strazio, per il giovane padre: aveva rischiato di perdere la sua intera famiglia in meno di un paio d’ore, ed era impotente di fronte a questa tragedia.
A casa si gettò tutto vestito sul letto, e si mise ad urlare per un minuto abbondante; quando fu un po’ calmo, ripensò a tutti i progetti che aveva in serbo per suo figlio e che forse non sarebbero mai stati realizzati.
	“ Cosa è successo? Perché a noi, poi?! – PERCHE’?!
La luce nella stanza cominciava ad affievolirsi, ma Jean non diede alcuna importanza a questo fenomeno, non riusciva a non pensare a suo figlio, chiuso in una scatola come… come… neppure lui riusciva ad immaginarselo.
Poco dopo si addormentò, mentre il triste pianto della sirena lo perseguitava anche in sogno, poi come per magia cessò di colpo, e Jean aprì gli occhi, quando nel mezzo della stanza apparve un globo luminoso, che cominciò a cambiar forma, fino ad assumere le sembianze di un uomo. Jean credeva di stare ancora sognando, ma poi quella singolare figura parlò:
- Jean! 
L’uomo trasalì e si mise a sedere, mentre si sfregava gli occhi, incredulo. 
	- Tu… chi sei?
	- Ciò non ha alcuna importanza, ora! Conta solo la vita di tuo figlio! Lui deve vivere ad ogni costo! Un giorno lui potrebbe rivelarsi determinante per il destino di questo mondo!
Jean credeva di avere le allucinazioni, eppure la figura rimaneva lì, con lui.
	- Io posso salvare tuo figlio, ma in cambio…
Jean non permise all’essere di terminare il suo discorso:
	- Sono pronto a tutto! Vuoi i miei soldi? La mia anima, mia moglie?! Ti darò tutto ciò che vuoi, ma devi salvare il bambino!
La disperazione riempiva le parole dell’uomo, consapevole che quello di fronte a lui potesse essere anche il diavolo o dio in persona!
	- Nulla di tutto ciò: per salvare tuo figlio ho bisogno dell’Alito di Vita di qualcuno.
	- Chi vuoi che uccida? Dimmi e lo farò!
	- No! Per prendere l’Alito di Vita, esso deve essere donato spontaneamente. Donare il proprio Alito di Vita per salvare qualcuno è un atto d’amore, comporta il proprio sacrificio. Sei disposto tu, Jean De Ivre, a donare il tuo Alito di Vita?
	- Non hai bisogno di chiederlo! Dimmi cosa devo fare e lo farò!
	- Assolutamente nulla! Farò tutto io: basterà un gesto della mia mano…
L’essere misterioso protese una mano e la poggiò all’altezza del cuore di Jean, il quale ebbe un breve sussulto: il gelo invase il corpo del giovane padre, che non poté neppure muoversi. Pochi secondi dopo, venne il buio totale: non si sentiva più neppure quel pianto…
L’essere lasciò cadere dolcemente sul letto il corpo inerme dell’uomo, osservandolo per un attimo e scomparendo subito dopo, così come era apparso.
Qualche minuto più tardi, nella sala d’incubazione apparve una figura misteriosa, forse un fantasma venuto da chissà dove e chissà come; la sua mano, luminosa come il primo sole del mattino, si posò direttamente sul corpo sofferente della minuscola creatura, che i genitori volevano chiamare Paul.
Il corpo del bimbo divenne più luminoso della mano che l’aveva appena sfiorato; la figura parlò senza farsi udire: “Ora puoi assolvere al tuo compito. Buona fortuna, figlio mio…”
In un istante l’essere scomparve in un globo luminoso che lentamente si spense.

I medici non riuscivano a capire come fosse potuto accadere un simile miracolo. Le ultime analisi avevano mostrato chiaramente la presenza di lesioni interne nell’ottante per cento del corpo, ma ora si erano improvvisamente e inspiegabilmente rimarginate!
La madre s’era appena svegliata, e colse la notizia in maniera incredula. 
- Voglio vederlo! 
- Più tardi, signora! Stiamo chiamando adesso suo marito, così potrete vederlo insieme!
Nessuno sapeva ancora ciò che era accaduto al marito di Liona…




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