ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 18 giugno 2006
ultima lettura domenica 19 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Zavattini e il viaggio

di francesca mazzucato. Letto 4630 volte. Dallo scaffale Viaggi

Francesca Mazzucato, Train du reve, Giraldi, Bologna, 2006, pp. 243, euro 12,50 La prolifica scrittrice di Bologna - in un anno ha pubblicato ben ...

Francesca Mazzucato, Train du reve, Giraldi, Bologna, 2006, pp. 243, euro 12,50 La prolifica scrittrice di Bologna - in un anno ha pubblicato ben tre libri -ci offre con Train du reve una nuova, inedita immagine di sé. Questa volta al centro delle vicende che narra non c’è il sesso ma il tema del viaggio e della sua passione di viaggiare. La Mazzucato viaggia sempre in treno, non guida l’auto, e confessa che da bambina sognava perfino di fare il ferroviere. E Train du reve racconta un viaggio lunghissimo, che parte da Bologna e arriva a Ventimiglia, viaggio che compie una volta al mese e con un percorso del tutto anomalo. Di primo mattino prende a Bologna il primo treno per Milano, e di lì sale su un interregionale che, viaggiando un’intera giornata, raggiunge l’estrema punta occidentale della penisola, fermandosi a tutte le stazioni più importanti. I lettori dei libri erotici della Mazzucato sanno quanto contano per lei la curiosità, la voglia di capire i comportamenti umani, il bisogno di esplorare nel sesso e nell’amore, in ogni genere d’amore , quella cosa misteriosa ed enigmatica che sono le pulsioni, i rapporti sado-masochistici, l’affettività e l’istinto di morte, i comportamenti compulsivi, in cui mette in atto un’attenzione critica e insieme passionale, comportamentale ma anche filosofica,esistenziale. Curiosamente invece il nuovo libro nasce sotto il segno di Cesare Zavattini, il suo grande conterraneo morto nel 1989, e in particolare di uno dei film più memorabili che lo scrittore di Luzzara scrisse e che Vittorio De Sica portò sullo schermo: Miracolo a Milano. Un sano intuito ha guidato la Mazzucato a recuperare la lezione di Zavattini, a misurarsi con quel suo modo impareggiabile di raccontare le storie prese dalla vita, e che si tradusse in alcuni capolavori del cinema italiano della realtà, da “Sciuscià” a “Ladri di biciclette” a “Miracolo a Milano” girati da De Sica,a “Bellissima” di Luchino Visconti. Zavattini prediligeva su tutto lo studio dell’uomo, dell’uomo comune, amava “pedinarlo” con la macchina da presa, sviscerarne il comportamento, i gesti, cercando così di cogliere il senso, l’essenza della sua vita. E tutto ciò lo fece in un’epoca che oggi ci sembra lontanissima, in un’Italia assai diversa da quella d’oggi.. Allora, nel dopoguerra, sul tappeto c’erano prepotentemente i problemi materiali: il lavoro, la disoccupazione, le ingiustizie sociali, gli scioperi, le durissime lotte politiche e sindacali che il proletariato, che per Zavattini erano semplicemente i “poveri”, dovevano ogni giorno ingaggiare per lavorare, per avere un tetto, una pensione, un minimo di mezzi di sussistenza, una vita degna di essere vissuta. Il viaggio in treno della Mazzucato trae ispirazione da questo spirito di indagine, dal bisogno di conoscenza, dalla curiosità e dall’amore per i propri simili, e si traduce in mille episodi, lievi e fantasiosi, drammatici e lirici, spesso comici: negli incontri, nei ritratti, nelle conversazioni che la viaggiatrice ha modo di fare per ore con personaggi d’ogni tipo, insignificanti e casuali, ma soprattutto con personaggi strani, singolari, un campionario più surreale che realistico della gente più incredibile che si può incontrare su un treno. Il racconto ha momenti molto felici e si sente che nasce da un’empatia genuina, da un’accesa curiosità per la vita della gente comune. Le parole che pronuncia un suo personaggio credo riassumano perfettamente il pensiero dell’autrice “ Se perdi l’interesse per le storie delle persone perdi tutto, non c’è nulla che valga la pena, neanche l’amore, neanche la musica”. E sono tanti i personaggi bizzarri, che salgono e scendono da quel treno, fanno un’apparizione, si fanno conoscere, e poi lasciano la scena ad altri. Taddeo il poeta plebeo, che si è esibito al Costanzo show nel suo genere popolaresco. C’è anche l’uomo che si è specializzato nella Creazione di Atmosfere: “Si, ha capito. Atmosfere di tutti i tipi. Le creo per gli altri. …Nascosto in ognuno di noi c’è un deposito di atmosfere, una specie di solaio. C’è, glielo assicuro, solo che lo dimentichiamo…Se la gente si ricordasse del suo deposito di atmosfere, tutti saprebbero sempre come fare per stare bene”. C’è perfino lo Sniffatore di pianerottoli, che sale di piano in piano nei palazzi per impadronirsi con l’olfatto dei mille odori dei cibi che la gente ama cucinare. E c’ anche qualcosa di più profondo: chi cerca sulle facce delle persone le tracce delle loro emozioni e se le porta con sé . Alcuni cercano di comunicare agli altri esperienze che li aiutino ad uscire dall’apatia e dall’angoscia, dal disamore, per far loro ritrovare l’entusiasmo e la gioia di vivere. Tutto il libro della Mazzucato è animato da un robusto afflato umanitario e rigeneratore e da una verve affabulatoria pirotecnica e quasi sempre felice. Il viaggio è costruito come la cornice del Decameron, per cui basta un pretesto per introdurre personaggi che raccontano storie mirabolanti, come quella del bolognese costruttore di violini, o quella del suonatore di violino che intesse una romantica storia d’amore con una cantante d’opera, Oppure quella, spassosissima, del vecchio zerbinotto sanremese che corteggia un’anziana e affascinante signora che sta al gioco ma più che altro è interessata a dar fondo ad un barattolo di ciliegie sotto spirito. L’esempio di Zavattini è stato un energico suscitatore di idee narrative per la Mazzucato, e la conclusione del viaggio non può essere, a questo punto, che la realizzazione del sogno che nel film avevano gli scalcinati barboni di De Sica: arrivare finalmente in quel paese “dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno”. Ci riescono dunque i compagni di viaggio di Francesca? Siamo finalmente arrivati a Ventimiglia e la nostra viaggiatrice crede di essere rimasta l’unica passeggera del “treno del sogno”. Ma quale è la sua sorpresa quando, scesa dal treno, si accorge che anche tutti i suoi compagni di viaggio scendono con lei e l’accolgono festeggianti La meta del viaggio non era altro dunque che continuare a stare insieme. La solidarietà e l’amicizia devono prevalere su tutto. Questo è il messaggio di speranza che sorridendo ci lascia Francesca Mazzucato, abbandonando per una volta le ipnotiche atmosfere dell’erotismo. LEANDRO PIANTINI Poeta, saggista e critico letterario ha pubblicato in volume "Presenza di Tozzi nella cultura italiana di primo Novecento", ed Liviana, 1970 e "Io e Van Gogh. Zavattini e il sogno di un film", Nuova Edizioni del Gallo, 1991. Ha effettuato corsi e seminari sulla letteratura italiana del Novecento per i Comuni di Firenze, Empoli. Prato, Scandicci, Sesto Fiorentino, Chianciano Terme, Greve in Chjianti, San Miniato e San Casciano. Ha pubblicato saggi e studi su G. Verga. F. Tozzi, la narrativa toscana del ‘900, C. Zavattini, V. Pratolini, V. Brancati, C. Cassola, P. Volponi, F. Jesi. L. Bianciardi, P.P. Pasolini, G. Parise. G. Celati, C. Magris, L. Baldacci, L. Pariani, A.M. Carpi. C. Betocchi, D.Campana , L’editoria alternativa ecc. Ha pubblicata centinaia di recensioni soprattutto su opere di narrativa del secondo Novecento. Ha scritto su La Rassegna della letteratura italiana, Nuova Antologia, Forum Italicum, Il Ponte, Paragone letteratura, Il Cristallo, Studi filosofici, Il Portolano, Caffè Michelangiolo, L’Indice dei libri, Erba d’Arno ecc. Ha collaborato ai quotidiani Paese sera, Il Giornale di Montanelli. In poesia ha pubblicato: IL DUELLO, con prefazione di Giovanni Raboni, Ed. Erba d’Arno, 1997, con il quale ha vinto il premio di poesia Giuseppe Giusti di Monsummano Terme nel 1999. Ha pubblicato anche TEMPO CHE VERRA’, Ed, Florence art edizioni, 2002, con il quale ha vinto il secondo premio al Premio Pisa ed. 2002. Svolge un’intensa attività di conferenziere e presentatore di libri. Nel 2005 ha condotto un corso di Scrittura Creativa presso l’Arci di Firenze


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: