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lavoro pubblicato giovedì 8 giugno 2006
ultima lettura martedì 4 agosto 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sta roba non è un Mac Guffin

di Jesus Quintana. Letto 1435 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Dove si parla di natura, macchine del tempo, viaggi, leoni di montagna, bambini e cinema. Dove si chiacchiera del nulla.

La natura tollera i paradossi ma aborrisce il vuoto

 

-Io invento una macchina del tempo e vado nel futuro poi torno al presente e dico a me stesso di non inventare la macchina del tempo. È questo che farò!

- No, non farlo. E non devi parlare di noi come di due persone diverse; noi siamo tutti e due Jesus Q., anche se siamo due individui separati che occupano livelli temporali diversi e abbiamo avuto, abbiamo e avremo esperienze diverse in momenti diversi di tempo. A mio parere è addirittura consigliabile viaggiare nel tempo, anche se il rischio è che si creino altri te stesso che fanno cose che tu mai faresti, che hanno perversioni che tu mai avresti, che vestono scarpe che tu mai indosseresti! E credimi, può anche finir male... Ma viaggia. Scoprirai che il mondo è una mente, e che i viaggi son sempre viaggi mentali. Solo così ho finalmente realizzato una cosa che avevo sempre sospettato: ciò che noi chiamiamo realtà non è altro che pignoleria.

-Sai che faccio? Mentre ci penso me ne vado al cinema. In fondo, per ora, qualche copia in esubero di me in giro per la mente può far comodo.

 

Questo non è un Mac Guffin

 

Una volta sono stato mangiato da un leone di montagna. Conosco una signora che ha visto una coppia di leoni in calore e l’hanno lasciata stare. È restata ferma a guardarli mentre si allontanavano strusciandosi l’uno contro l’altro. Erano bellissimi. A me invece sto leone mi ha sbranato senza pensarci due volte. Il ricordo del sapore caldo della sua saliva misto al mio sangue disciolto tra le sue fauci ancora mi mette i brividi.
Passeggiavo verso sera sulle CatsKill Mountain prima di ficcarmi dentro ad un cinema. L’aria era fresca. Non lo vidi e mi mangiò, azzannandomi dietro il collo. Tutto qui.
Sono rimasto nella pancia di questo leone per vent’anni. Sono un tipo duro a digerirsi. Le pareti del suo stomaco erano molle viola scuro. Credo di averlo appesantito assai, si muoveva lento, pesante, e mangiava poco. Quel poco che mangiava, per di più, poi glie lo sottraevo io.
Se incontrate un leone di montagna mentre passeggiate con un bambino prendetelo subito in braccio, anzi, posatevelo sulle spalle, così l’immagine che il leone vede è più grossa e magari non vi attacca. Non fatelo però con i cani inferociti: potrebbero prenderla come un’offesa e azzannarvi.
Questo per dirvi che i leoni saltano preferibilmente addosso ai bambini. Il mio, mentre mi ospitava, se ne è mangiati un bel po’. Mi facevano compagnia nella pancia. Insegnavo loro i testi delle canzoni dei Beatles e gli assoli di chitarra dei Led Zeppelin. Poi, presto, scomparivano disciolti dai succhi gastrici.
I leoni di montagna, si sa, quando iniziano a provare il sapore del sangue umano vanno uccisi, sennò attaccano chiunque. Così qualcuno organizzò una caccia grossa, rintracciarono la tana e uccisero lui con tutti i suoi cuccioli. Era una femmina, un bellissimo esemplare. Fu una carneficina tragica.
Sentii come il rumore di uno strike e mi svegliai. La tana era piena d’ossa e sangue. Uscii e mi avviai, finalmente, diretto verso un cinema. Ma qualcosa mi trattenne nuovamente. Era la paura del buio. A quel punto non mi rimase che fare un’altra passeggiata. Per sicurezza la feci sulle Adirondak.

Sir. Alfred: I logici hanno torto a cercare la verità nel Mac Guffin... In realtà il Mac Guffin non è niente.



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