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lavoro pubblicato martedì 6 giugno 2006
ultima lettura venerdì 13 novembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

I semi del male

di Daneel. Letto 1412 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Luogo: Da qualche parte tra l'orbita di Plutone e la nube di Oort. Comunque, dare un nome al Vuoto, non è che abbia molto senso. In qualunque modo venga chiamato, resta solo un'immensa distesa di niente. Tempo: Avrebbe senso invece dire la data esatta. Ma si conta a partire da cosa? Gli uomini credono che il tempo si incolli addosso un'etichetta con scritto "0" oppure "1" solo perchè ci è accaduto qualcosa di particolare. Ma il bello è che neanche su questo riusciamo a metterci d'accordo. Così il tempo come lo immaginiamo noi sarebbe una specie di arlecchino che porta su di se tanti piccoli segnalibri di colori diversi, in corrispondenza del punto in cui noi pretendiamo di iniziare a contare lo scorrere delle ore, dei secondi e dei minuti. Perchè nessuno ragiona? Perchè non viene in mente che siamo solo ospiti, passeggeri, che tutto quello che vediamo c'era già molto prima che venissimo noi e che continuerà a essere quando saremo noi a non esserci più? Sono graditi i COMMENTI. Grazie

Luogo: Da qualche parte tra l'orbita di Plutone e la nube di Oort. Comunque, dare un nome al Vuoto, non è che abbia molto
senso. In qualunque modo venga chiamato, resta solo un'immensa distesa di niente.
Tempo: Avrebbe senso invece dire la data esatta. Ma si conta a partire da cosa? Gli uomini credono che il tempo si incolli
addosso un'etichetta con scritto "0" oppure "1" solo perchè ci è accaduto qualcosa di particolare. Ma il bello è che neanche
su questo riusciamo a metterci d'accordo. Così il tempo come lo immaginiamo noi sarebbe una specie di arlecchino che porta su
di se tanti piccoli segnalibri di colori diversi, in corrispondenza del punto in cui noi pretendiamo di iniziare a contare lo
scorrere delle ore, dei secondi e dei minuti. Perchè nessuno ragiona? Perchè non viene in mente che siamo solo ospiti,
passeggeri, che tutto quello che vediamo c'era già molto prima che venissimo noi e che continuerà a essere quando saremo noi
a non esserci più?
 
- Sveglia, ragazzi! E' in arrivo una comunicazione, e sembra proprio importante! - l'altoparlante aggiungeva al timbro di
voce dolce e umano di donna un che di gracchiante e freddo - Tutti in sala video tra tre minuti! -.
-Sala video - borbottò fra sè e sè Mitchell, membro più anziano dell'equipaggio. - Che senso avrà mai dare nomi alle stanze
di questo tugurio... se si possono chiamare stanze. Sulla terra ho avuto ripostigli più comodi e spaziosi di tutta questo
lontano parente di astronave - ma i suoi commenti, mentre percorreva il corridoio, cadevano nel vuoto. E anche se ci fosse
stato qualcuno ad ascoltarlo, dopo sette anni di viaggio, entrambi i suoi compagni avevano imparato a conoscere il suo
carattere ostinato, magari indisponente e burbero, ma essenzialmente buono.
La trasmissione ebbe inizio, dopo una breve presentazione che la qualificava come un messaggio istituzionale. Apparve sullo
schermo il busto di un uomo a cui si sarebbe potuto attribuire una quarantina d'anni, ma tutti e tre gli astronauti sapevano
che la prima preoccupazione dei politici sono le apparenze, per cui ogni stima dell'età effettiva sarebbe risualtata inutile
ed errata. L'uomo allo schermo iniziò quello che  - sicuramente - sarebbe stato un lungo, inutile e pomposo discorso. Ma
faceva sempre piacere ricevere qualcosa dalla terra, soprattutto considerata la distanza a cui si trovavano.
- Salve a tutti, Viaggiatori - furono le prime parole pronunciate dal mezzo busto di politicante proiettato sullo schermo.
- Immagino che siate in tre a vedere qusto video. I tecnici mi hanno anche spiegato con gentilezza che non è possibile avere
un dialogo perchè la distanza a cui vi trovate è tale che le nostre trasmissioni vi raggiungono solo con svariate ore di
ritardo. Per cui sarò solo io a parlare, e non che mi dispiaccia, la cosa.
 Se siete in piedi, sedetevi, prego. Se volete sdraiarvi, bere... questo non mi crea alcun disturbo. Prego!
Chiamatemi pure sentimentale, ma ho voluto che il mio primo gesto ufficiale in carica di Governatore della Terra fosse
proprio l'inviare un messaggio di sostegno e solidarietà a voi, Viaggiatori.
No, non serve che vi alziate in piedi. Ebbene sì: io, Franco Xavier West, sono appena stato eletto come unico depositario e
custode del volere dell'intera comunità.
Pensate, la totalità del Popolo della Terra ha appoggiato la mia candidatura, ma io non sono una persona che si monta la
testa: quello che mi è stato affidato è sicuramente un grande onore, ma anche un grande onere. Un uomo che non avesse piena
fiducia nelle sue capacità avrebbe potuto rifiutare, ma non sono io quest'individuo, come avrete già intuito.
Ma questo video non deve parlare di me, ho voluto infatti contattarvi per rinnovare in voi la consapevolezza del vostro
fondamentale compito. Voi siete i Migliori. Siete stati scelti tra un'infinita di candidati, e rappresentate il meglio del
meglio della nostra razza. Due uomini e una donna, selezionati accuratamente da gruppi di scienziati in base alla vostra
intelligenza, abilità, coraggio, integrità fisica e morale. Voi siete destinati a ricreare la civilà umana nel cosmo. Sapete
benissimo che entro tre generazioni raggiungerete il primo pianeta abitabile che sia mai stato scoperto. Ovviamente lo sbarco
sarà effettuato solo dai figli dei vostri figli, ma l'astronave in cui vi trovate è concepita per conservare al suo interno
vita umana per un tale periodo. E i vostri discendenti inevitabilmente erediteranno le vostre caratteristiche genetiche. La
nuova terra avrà una popolazione creata a partire dalle migliori caratteristiche che ci contraddistinguono. Una popolazione
nobile e perfetta. Una nuova razza di uomini. E con questo concludo e vi auguro buon viaggio. Voi ci rappresentate tutti.
Insieme valete come tutti noi. -
 
A questo punto la comunicazione si interruppe, e Mitchell fu il primo a parlare, con un tono decisamente sconsolato, come del
resto gli era solito: - Ma l'anno scorso la terra non era divisa in provincie, ciascuna governata da un sindaco? Che storia è
questa del Governatore unico depositario e idiozie simili? -
Ma ancora una volta, nonostante non fosse più solo, le sue parole caddero nel vuoto. Powell, seduto alla sua sinistra non
sembrava minimamente interessato all'argomento e Sara si limitò ad allargare le braccia. - Più che altro - rispose lei - da
quel che mi ricordo della buona vecchia terra, era già troppo difficile mettersi d'accordo sull'elezione dell'amministratore
di condominio... mi sembra strano che tutti si siano trovati effettivamente d'accordo sul votare questo Franco Xavier.. -
 
Luogo: Nessun luogo. O se preferite, un luogo in cui non c'è niente. Il vuoto ai confini del sistema solare.
Tempo: Tempo dopo l'insediamento sulla terra di Franco Xavier West (autonominatosi "Cesare Augusto" in ricordo dei vecchi
tempi andati) come Governatore della Terra e del Sistema Solare. Sulla terra, in base al suo nuovo Calendario Ufficiale,
saremmo nell'anno 3 d.G (Terzo anno di Governo)
 
- Rapporto condizioni membri dell'equipaggio, Comandante Sara Gallagher - Sara sedeva nella penombra di fronte alla console
di comando e si preparava a dettare il rapporto settimanale. Ogni tanto si chiedeva se qualcuno l'avrebbe letto e che senso
aveva continuare a ripetere le stesse cose, ma rimaneva comunque un militare e il suo compito era di rispettare gli ordini.
Quindi iniziò a dettare: - Condizioni fisiche equipaggio ok. I programmi di ginnastica vengono rispettati. Condizione
biosfera ok. Nessun problema per le colture. Condizioni psichiche equipaggio ok. Qualche lieve deviazione dalla norma, ma
entro i limiti di controllo. Nessuna preoccupazione seria. -
Si alzò con l'intenzione di andare a letto. In quanto capitano e in quanto donna aveva una sistemazione leggermente più
comoda degli altri due suoi compagni.
Quando alzò lo sguardo vide un'ombra sulla porta e ebbe un sussulto: - Powell! Hai idea
di che spavento mi hai fatto prendere? Ti sembra il caso? -
- Oh, scusa Sara, non era mia intenzione! Volevo solo aspettare che finissi il rapporto per parlarti! - rispose calmo Powell.
- Spero che sia breve, sono un po' stanca -
- Sarà brevissimo. Del resto l'avrai notato anche tu, ormai! - fu la risposta dell'uomo, mentre entrava nella sala.
- Notato cosa? Dai, sono troppo stanca per gli indovinelli. -
Ci fu un gesto di disappunto da parte di Powell, che ora camminava in maniera animata per la pur angusta stanza.
- Non fare finta, Sara! Sai che la nostra missione è di conservare la vita umana. Lo sai. E sai anche di Mitchell. -
Sara era veramente esausta: - So cosa, di MItchell, Powell? Se devi dire qualcosa, fallo. Non lasciare le cose a metà.
Altrimenti buona notte. -
Powell iniziò a spazientirsi: - Ma come, non vedi niente di strano? Devo proprio dare un nome all'evidenza? E' un nero! -
Sara a questa affermazione si scosse un attimo, sorpresa, e trovò la forza per un po' di ironia: - Ah, che novità... Mitchell
è afroamericano... e io che pensavo di aver detto tutto nel rapporto settimanale.. beh, questa informazione è veramente il
caso di aggiungercela...-
A questo punto l'uomo si fermò e le afferrò un braccio. Non in maniera violenta, ma con una ferma decisione. Avvicinò la
bocca all'orecchio della donna e iniziò a parlare: - Sara, non fare finta. L'intelligenza non ti manca. Sto cercado di dirti
che la missione non può più proseguire così. Mitchell è un problema. E lo sai anche tu.-
Nonostante lei non si trovasse a suo agio nell'immediata vicinanza dell'uomo che l'aveva afferrata, Sara non fece niente per
liberarsi dalla sua stretta. Si limitò a ricacciare indietro la stanchezza e a dire: - Powell! Che stai dicendo? So cosa? Se
è uno scherzo mi sto veramente stancando, e non è di sicuro ne il tempo ne il luogo!-
Powell a questo punto si innervosì visibilmente. Afferrò la donna per i fianchi continuò il discorso con voce sottile, quasi
sibilante: - Non mi piace essere preso in giro, devi ascoltarmi! Mitchell è nero. Noi dobbiamo creare una nuova razza, una
razza perfetta! Noi siamo gli uomini migliori che la terra abbia mai dato alla luce. Siamo predestinati ad avere una
discendenza che raggiungerà la perfezione. Non lo capisci? Vuoi popolare un pianeta di bambini color cioccolata? O peggio
caffèlatte? Sii sincera, Sara! -
A questo punto il comandante Sara Gallagher scoppiò. La stanchezza era del tutto sparita. Respinse con forza l'uomo e con
voce tagliente e aspra, una voce così diversa dalla sua abituale e che la rendeva irriconoscibile  gli si rivolse. - Powell!
Questo comportamente è inaccettabile e ho sbagliato a lasciarti andare così oltre. Non faccio rapporto di questo incidente
solo perchè sono sicura che lo dimenticherai anche tu e che non riproporrai mai più questa assurda argomentazione. Sono stata
chiara o servono provvedimenti disciplinari? Rispondi!- L'uomo era ritornato sulla soglia della porta e esitava. - Rispondi!-
fu l'ordine perentorio. - Si, capisco - disse Powell a bassa voce mentre si allontanava.
 
Tempo: 3 d.G.
Luogo: Non si esce dal niente tanto facilmente. Infatti ci troviamo ancora nel vuoto.
 
Mitchell e Powell si trovavano nella cucina dell'astronave. Mitchell leggeva. Fantascienza. Powell giocherellava sul tavolo
con un tondino di ferro, poi improvvisamente iniziò a parlare. Ultimamente non c'erano stati molti discorsi, tra i due.
Essenzialmente, per Mitchell, parlare o stare zitto erano la stessa cosa.
Gli capitava raramente di iniziare lui un discorso,  per cui non aveva notato nessuna differenza nel suo compagno di viaggio.
Secondo lui quel comportamento era normale.
Powell iniziò a parlare: - Visto che siamo uomini tutti e due andrò dritto al nocciolo della questione. -
Mitchell alzò la testa con sorpresa dallo schermo e fece un cenno.
Powell continuò: - Ho visto come la guardi -
Mitchell era sempre più sorpreso: - Chi scusa? -
- Pensavo di poter parlare direttamente, con te.. come chi? ci sono tante donne in questo posto? Sara, no? -
- Continuo a non capire - fu la risposta.
- Malediz.. - In quel momento il soggetto dei loro discorsi entrò nella stanza. In carne e ossa.
Vedendola Powell si alzò in fretta e le cinse i fianchi con le braccia, in un gesto che, pensava, sarebbe dovuto essere molto
significativo, per il suo compagno di viaggio.
Sara però si divincolò in malo modo. - Che stai facendo? - disse con un tono
di disgusto. Powell uscì esasperato dalla cucina.
- E' un po' che si comporta in modo strano.. - disse Sara rivolta a Mitchell, che nel frattempo era ripombato nella lettura -
secondo te dovrei segnalare la cosa? -
Un qualunque osservatore avrebbe scommesso che l'uomo immerso nella lettura non aveva prestato nessuna attenzione alle parole
di Sara. Ma lei lo conosceva, e sapeva che quello che poteva sembrare un forzato disinteresse nascondeva invece
concentrazione.
- Sei tu il capitano - fu infatti la risposta.
- Comunque se manifesta comportamenti sospetti, soprattutto con te, voglio essere avvertita, chiaro? -
Ci fu un cenno d'assenso.
- E' un ordine, lo sai, vero? -
Ma Sara sapeva che Mitchell non avrebbe parlato. Non era uno a cui piaceva lamentarsi.
Sara si sedette. - Che leggi? - Chiese.
- Uno scrittore morto tanto tempo fa. Nei suoi libri raccontava storie molto avvincenti. Secondo me invece in ciascuna lui ha
raccontato una parodia dell'uomo o dell'umanità. Asimov, si chiamava. -
Sara  soffiò sul suo caffè. - E come finiscono queste storie? -
- Oh, le storie tutte bene. Sono le parodie che invece fanno proprio pensare -
- Pensare a cosa? -
- A quanto si può cadere in basso. -
 
Tempo 4 d.G.
Luogo: Confini del sistema solare. Margine esterno, in prossimità della nube di Oort.
Era un luogo desolato e vuoto.
Ora è riempito dalla stupidità umana.
Che, per inciso, è l'unica cosa che può colmare completamente un posto simile.
 
Sara aveva finito un altro pesante turno e non vedeva l'ora di concedersi un meritato riposo. Prima di ritirarsi nella sua
cabina però decise di passare da Mitchell, per avvertirlo che il suo turno finiva e per... perche così il suo riposo sarebbe
stato migliore. Ne era convinta.
Scese quindi la scala e bussò alla porta della cuccetta. Nessuna risposta. Il che non era molto inusuale, per Mitchell, cosi
la donna entrò ugualmente. L'uomo infatti era disteso a faccia in giù sul letto. Sul cuscino era rimasto un libro aperto.
- Deve essersi addormentato, pensò - e fece il giro del letto, avvicinandosi in silenzio per sentire il suo respiro, profondo e
regolare. Quando fu molto vicina, abbastanza vicina da notare i particolari, fu come se in quella stanza l'aria si
fosse solidificata. Sara era paralizzata nei movimenti e incapace di reazione.
Mitchell infatti non respirava. Aveva un sottile tubo di ferro piantato nella parte sinistra del petto, e un rivolo di sangue
nero correva fino al pavimento metallico. Effettivamente, sia il letto che il pavimento erano pressochè inzuppati di sangue.
La donna non l'aveva notato prima per via della luce soffusa.
Passarono inesorabili i secondi, forse i minuti. Certe volte perdiamo del tutto la concezione del tempo, a prova di quanto
questa entità astratta ci sia estranea. Passarono pochi istanti oppure un'eternità, e Sara ebbe la prima reazione, che fu l'impulso di
gridare. Ma la sua parte razionale, che non era stata annichilita del tutto le soffocò l'urlo in gola. Che senso aveva
chiamare aiuto, quando sarebbe accorso solo l'assassino? Cercò quindi di calmarsi, doveva fingere, se necessario, che tutto
andasse bene. Anzi, che tutto andasse per il meglio, come aveva letto da giovane su un libro di uno scrittore francese. Lentamente si diresse verso la
porta, ma non riuscì a fermare le lacrime. Allora si sedette sul letto cercando di calmarsi, e prese il libro che Mitchell
stava leggendo. - Ancora Asimov, pensò - Anche sulle pagine erano finiti degli schizzi di sangue, e lei lesse una frase a
caso dalle pagine aperte: "Oh, la mente dei robot è diversa da quella degli uomini?" chiedeva un'interlocutore, nel libro.
Subito arrivò la secca risposta "Sono mondi diversi: i Robot sono essenzialmente creature per bene".
  Sara raccolse le forze, si alzò e uscì dalla stanza, dirigendosi verso la sua camera. Appena vi entrò e accese la luce, con
grande spavento vi trovo, seduto alla scrivania, Powell.
- Fingi - fu il primo pensiero che le venne in mente. Così,
tramutando la paura in sorpresa, chiese, solo leggermente allarmata: - Powell, cosa ci fai nei miei alloggi? -
L'uomo si alzò in piedi e le si avvicinò. Un lieve tremito attraversò la donna mentre la figura di fronte a lei iniziava a
parlare: - Mitchell non sarà più d'intralcio per il nostro compito. Ho dovuto farlo, per il bene dell'umanità. -
Sara indietreggiò verso il muro e mormorò: - Non capisco... -
Powell continuava ad avvicinarsi lentamente, dicendo: - Solo ora la nostra discendenza sarà veramente superiore. Non pensare
a me come un bruto, io mi limito a fare quello che è giusto. -
La donna capì che era inutile evitare l'argomento e lasciò fluire tutta la sua rabbia, tristezza e frustrazione. Agitandosi,
gridò: - Maledetto! Maledetto, l'hai ucciso.. Maledetto pazzo! - Powell non sembrò particolarmente sconvolto dalla reazione
della donna e la afferrò saldamente. Sara sapeva bene che in un confronto fisico avrebbe certamente avuto la peggio, e cercò
in tutti i modi di divincolarsi dalla presa. Powell intanto la strinse a se e le sussurrò all'orecchio: - Adesso noi abbiamo
una missione da compiere, e non hai modo per impedirmelo. Puoi solo scegliere se rendelo più piacevole o meno. Se stai al
gioco, è tutto di guadagnato... - A questo punto la colpì in faccia con forza e la buttò sul letto.
 

Tempo: otto ore dopo
Luogo: Ora non ha veramente più senso.
 
Sara si risvegliò nella sua stanza. Aveva ricordi molto confusi, degli utlimi avvenimenti che ricordava, come se si fosse
appena destata da un terribile incubo. Appena cercò di alzare la testa sentì in bocca il sapore del sangue e un forte pulsazione
dolorosa alla sua tempia destra. La stanza era ridotta a uno sfacelo, e i vestiti che aveva indosso erano completamente
lacerati. - Maledetto bastardo - mormorò.
La cosa peggiore degli incubi non è quello che si prova mentre si sogna. La cosa peggiore sarebbe svegliarsi e scoprire che
tutto quello che credevamo un incubo, è divenuto invece realtà. La donna, visibilmente scossa e barcollante si alzò, e si diresse
più velocemente che poteva verso la porta. Aveva solo un desiderio. Un desiderio umano, che viene spesso vituperato, come se
non facesse veramente parte dei desideri. E in realtà, non c'è cosa più umana della vendetta. Sara iniziò a girare per
l'astronave, prestando attenzione ad ogni rumore e cercando avidamente un possibile oggetto contundente. Ma i progettisti di
quella nave, conoscevano probabilmente l'uomo più di tanti psicologi, e avevano evitato perfino di lasciare macchinari dalle
forme troppo spigolose. Giunta in cucina, con sua somma delusione, non vi trovò neanche un coltello o una forchetta. -Che
razza di cucina - pensò, mentre si dirigeva in sala macchine. La tecnologia aveva soppiantato perfino i cacciaviti come li
conosciamo noi, con un manico e con una lunga asta di ferro appuntita. Tutto il lavoro ora era svolto esclusivamente da
avvitatori elettrici. Ma dove aveva visto un cacciavite vero? Lei se lo ricordava. Ogni buon ingegnere ne tiene uno di
scorta, perchè spesso la tecnologia tradisce. E l'ingegnere della nave era Mitchell.
Ben presto Sara recuperò l'antiquato strumento dalla camera dell'uomo e si diresse verso la sala di comando, dove sicuramente
si trovava Powell. Eeffettivamente aveva ragione.
Al vederla l'uomo la accolse con un sorriso: - Allora, Sara! E' stato proprio così brutto, alla fine? -
La donna si sentì rivoltare, a questa domanda, ma non cancellò dal suo volto il sorriso forzato: - No, certo tesoro. In effetti mi
sono proprio sbagliata sul tuo conto. -
Il ghigno sul volto dell'uomo si allargò ancora di più e lui le si avvicinò in fretta abbracciandola. Ma per la prima volta lo
stretto intreccio di corpi non fu solo un'azione violenta, ma un intenso e lungo abbraccio. - Sai, volevo ucciderti per
quello che hai fatto... - disse Sara, con gli occhi contornati di lacrime. Il volto di Powell cambiò espressione, ma solo per un attimo, perchè la donna continuò:
- ma ci ho subito ripensato. In fondo avevi ragione tu,sono stata una stupida a non capirlo subito - e singhiozzando posò la testa
sul petto dell'uomo. - Ti avrei ucciso con questo - disse, tirando fuori il cacciavite dai pantaloni.
Powell rise, inebriato e felice. Non si sarebbe mai aspettato una reazione simile. - Con questo, tesoro? - domandò divertito.
anche la donna rise. - Con questo? - Continuò Powell - Ci vuole forza, per uccidere una persona con questo. Devi spingerlo in
profondità, e la cosa più faticosa è proprio all'inizio, perchè non è molto affilato. Con Mitchell ho fatto una gran fatica,
e poi tu sei una donna.. - Erano entrambi molto divertiti, ogni tensione era sparita completamente.
- E come avresti fatto? - chiese ancora Powell. - Mi avresti preso di spalle? O avresti preferito uno scontro faccia a
faccia? - Si appoggiò divertito la punta del cacciavite all'altezza del cuore, consegnando il manico nella mani dei Sara - Avresti fatto
così? Fammi vedere come avresti fatto! - La donna sorrise, lo guardò negli occhi, impugnò il cacciavite, e spinse.
 
Tempo: molte ore dopo.
Luogo: Spazio profondo.
 
Sara aveva già espulso entrambi i cadaveri nel freddo dello spazio. Il primo ad abbandonare l'astronave però furono i resti
mortali di un uomo biondo vestito con pantaloncini e maglietta. Abbigliamento decisamente poco adatto per il luogo in cui finiva. Il secondo cadavere si
trovava invece all'interno delle bare sintetiche in dotazione all'astronave. Portava su di se i simboli della terra.
Da quando era rimasta l'unico membro dell'equipaggio, il capitano Gallagher si comportò esattamente come avrebbe fatto un
automa. Non una solo volta si lasciò prendere dalle emozioni. Dopo aver "dato sepoltura" ai cadaveri inviò una trasmissione
sulla terra, in modo da rendere conto della situazione. Le radiazioni viaggiano alla velocità della luce, ma avrebbero
impiegato ugualmente molto, molto tempo. E in tutto questo tempo, non le restava che rimanere rannicchiata sul letto di
Mitchell e farsi penetrare dal freddo. Dal freddo del vuoto, dal freddo della solitudine, dal freddo della tristezza e dal freddo della delusione.
Arrivò finalmente una risposta.
Una risposta anch'essa molto fredda. Diceva semplicemente che la missione, già di per se
fallita, non poteva comunque subire modifiche, perchè il popolo della terra, e in primis il suo più degno rappresentante
Franco Xavier West, credevano profondamente nella riuscita di questo progetto, e se la notizia fosse stata resa di dominio pubblico, la delusione sarebbe stata troppo grande per tutti. La seconda parte del messaggio si limitava a
ringraziare i Viaggiatori per la comunicazione di appoggio che avevano spedito per complimentarsi per l'elezione del nuovo
governatore, subito dopo la sua nomina. L'ultima parte del messaggio le spiegava l'ubicazione della pistola con cui avrebbe
potuto togliersi la vita.
Sara non era particolarmente scossa dall'inaspettato contenuto della comunicazione. Era tranquilla anche mentre cercava la pistola e sceglieva una tra le tante
pallottole. Ascoltò le parole come se non riguardassero direttamente lei. Il primo dubbio le sorse quando proprio non riusciva
a ricordarsi del fantomatico mesaggio spedito da loro in cui si complimentavano in alcun modo con qualsiasi essere viente.
Sola, e non sapendo cosa fare, si diresse verso le serre. Le serre contenevano la vita che li teneva in vita. Passata oltre, giunse alla sala degli oblò.
Da essi si poteva scorgere la più profonda immensità del cosmo, così come nessun umano l'aveva mai vista. Stelle,
centinaia, migliaia, milioni di stelle che la osservavano da lontano.
In quel momento iniziò a piangere. Un pianto sconsolato, dirotto. Piangeva per la sua terra, imbarbarita, adulterata,
sfruttata, tradita, per la sua famiglia, che aveva lasciato a prezzo di grandi sofferenze, per la sua vita, per quello in cui
credeva e che si era spento, per quello che le aveva fatto Powell. Prima credeva in un mondo migliore. Era convinta che ci potesse essere un mondo migliore: un luogo di pace, di serenità, di fratellanza, di amore.
Adesso credeva solo di essere stata una stupida, una sciocca. Ma era inutile. Trovò solo conforto nella debole luce delle
stelle.
Gli uomini hanno sempre guardato in alto, e cosa vedevano?
Stelle.
Gli uomini le stelle non le hanno mai capite. Però hanno sempre chiesto loro consigli, aiuto, comprensione.
E le stelle?
Imperturbabili hanno assistito a ciò che di più grottesco può esistere.
Hanno visto l'uomo che piano piano cresceva, si evolveva, imparava a difendersi e a smettere di temere la natura. L'uomo che iniziava a parlare, scrivere, che diventava
capace di astrazione, l'uomo che si affidava alla propria incorruttibile ragione.
E poi?
Poi hanno visto l'uomo che assassinava nel buio il proprio fratello, per prendere possesso di sua moglie e del suo bestiame.
Hanno visto nascere le religioni, hanno visto gli idoli, i sacrifici, la polvere, il fuoco e il sangue. Quindi sono iniziate
le persecuzioni. L'odio sotto forma di fuoco che percorreva veloce le vie delle città, l'odio sotto forma di applausi nelle
arene, l'odio sotto forma divina nelle crociate, l'odio sotto forma di uomo... beh, questo si può trovare veramente ovunque.
Tranne che guardando verso le stelle. Si, le stelle non sono ancora state macchiate dal fardello che gli uomini si portano
dietro. Sara alzò l'ultima volta la testa per contemplare il buio spettacolo che aveva di fronte. Fissò una a una quelle luci
e dentro di sè pregò. Non si sa chi pregò. Non si sa neanche se era veramente una preghiera. Magari era solo una speranza.
Anzi, certamente era solo una speranza. Sara sperò che attorno a una di quelle luci ci potesse essere un mondo, anche un
singolo piccolo e solitario mondo, abitato da qualsiasi creatura, che voli, canti, parli, che abbia zampe, occhi, o chele, in
cui si possa fare a meno dell'odio. In cui si riesca a convivere superando le diversità, superando l'idiozia e l'ignoranza.
Si accasciò al suolo e mormorò: - Spero che un luogo simile esista. Perchè di sicuro non è il nostro, di mondo - raccolse la
pistola da terra e la sollevò morbidamente, avvicinandosela alla tempia. - E dire che noi dovevamo essere i migliori. Aveva
ragione Mitchell. Non c'è un limite a quanto si può cadere in basso -
Uno sparo risuonò nell'ambiente presurizzato della navetta. All'esterno, nel vuoto, non c'è niente che possa vibrare e
trasmettere la frequenza delle vibrazioni che noi umani chiamiamo suoni.
Tutto sommato, quindi, fu una morte silenziosa.
E attorno alla navetta rimase solo il nulla, il freddo, e un vago tremolio di stelle.
 


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