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lavoro pubblicato domenica 4 giugno 2006
ultima lettura mercoledì 2 ottobre 2019

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GLI ARDITI DEL POPOLO

di Zeiko. Letto 3004 volte. Dallo scaffale Storia

Gli Arditi del popolo: breve storia di una delle prime formazioni antifasciste del proletariato in Italia.

GLI ARDITI DEL POPOLO Zeiko 17/4/2006 PREMESSA Nonostante l'antifascismo,inteso sia come risposta politica che militare da parte delle masse popolari,nasca quasi contemporaneamente alla comparsa dello squadrismo,le prime forme di resistenza sono meno note di quelle avvenute in seguito in Spagna e nel resto d'Europa durante la seconda guerra mondiale. L'antifascismo degli Arditi del popolo è stato relegato ai margini della storiografia benchè dietro di esso vi furono i motivi fondanti della resistenza.Uno dei motivi è costituito dalle origini e dalla natura dell'organizzazzione (inizialmente permeata da miti arditistico-dannunziani, successivamente fatti propri dal fascismo, e, al contempo, attestata su posizioni genericamente rivoluzionarie). Un altro è quella della mancata autocrotica degli attori politici del tempo, che non compresero appieno la portata del fenomeno fascista,e che,in molti casi,ostacolarono la diffusione dell'antifascismo (spaventati dal suo carattere spiccatamente proletario). Un' altra ragione,infine,e che l'antifascismo degli Arditi del popolo sfugge,per contenuti e forme,a quell'antifascismo istituzzionalizzatosi nell Italia borghese e repubblicana .Non un antifascismo fine a se stesso,ma un antifascismo che,nella pratica,assunse i contorni di una riscossa popolare motivata dalla necessità di uguaglianza e giustizia sociale. GIUGNO 1921 NASCONO GLI ARDITI DEL POPOLO La prima organizzazzione antifascista di carattere politico-militare che nasce in Italia è quella degli Arditi del popolo,nata a Roma negli ultimi giorni di giugno del 1921 per iniziativa dell'anarchico Argo Secondari,ex tenente dei reparti d'assalto durante la prima guerra mondiale. Gli Arditi del Popolo nascono con uno scopo ben preciso: rispondere "manu militari" alle violenze delle squadracce fasciste.Estenuate da mesi di spedizioni punitive,le masse popolari,colpite dallo squadrismo,accolgono la nascita di quest'organizzazzione con entusiasmo.Stanche dei crimini fascisti vedono negli Arditi del Popolo il concretizzarsi di una riscossa popolare contro la classe dei padroni,che,impaurita dalle lotte operaie del biennio rosso,ricorreva ai mercenari in camicia nera per placare il malcontento e la volontà di giustizia e uguaglianza di una classe lavoratrice che usciva affamata da quel primo conflitto mondiale.La comparsa degli Arditi del Popolo rappresenta,in quelle'estate del 21,il fatto eclatante per il proletariato italiano. Sia costituendosi ex novo che appoggiandosi alle sezioni della Lega proletaria (associazione reducistica legata a PSI e PCd'I) o a formazioni paramilitari preesistenti (Quali gi Arditi rossi di Trieste,o i Figli di nessuno di Genova e Vercelli) nascono in tutta Italia sezioni di Arditi del popolo pronte a fronteggiare militarmente lo squadrismo fascista. Nel frattempo il nuovo governo,presieduto da Ivanoe Bonomi,guarda con paura e preoccupazione a questo fenomeno,che sembra preannunciare un "secondo biennio rosso". La comparsa di queste formazioni armate,con una composizione politica eterogenea che conta su una numerosa presenza di anarchici,socialisti e comunisti,rischia di affossare quell'ipotesi di un trattato di tregua fra fascisti e PSI che si cocretizzerà nel famoso "patto di pacificazione" fortemente desiderato da Bonomi. Il 6 luglio del 1921 presso l'Orto botanico di Roma c'è un importante manifestazione antifascista alla quale partecipano migliaia di lavoratori e il cui eco arriva fino a Mosca. La Pravda del 10 luglio ne darà un dettagliato resoconto,e lo stesso Lenin fortemente colpito dall'iniziativa,e in polemica con la direzione bordighiana del PCd'I,non ha dubbi a indicarla come esempio da seguire. Dopo questa manifestazione gli Arditi del popolo diventano un organizzazzione diffusa capillarmente su gran parte del territorio nazionale. Si costituiscono gruppi di Arditi del popolo a Genova,Civitavecchia,Piombino,Livorno,Pisa,Sarzana,La Spezia,Ancona Parma,Piacenza,Vercelli,Torino,Milano ecc... . I NUMERI Solo considerando le sezioni la cui esistenza è certa,l'organizzazzione antifascista risulta strutturata,nel 1921, in 144 sezioni che raggruppano 20 mila aderenti. 12 sezioni nel Lazio (con 3mila associati) 18 in Toscana e 16 sezioni (con 2mila associati) in Umbria. Nell'italia settentrionale la diffusione del movimento è significativa in Lombardia (17 sezioni),nel Triveneto (15 sezioni) in Liguria e in Piemonte. Nasceranno gruppi di Arditi anche in Campiania,Sicilia,Puglia e Calabria. LA STRUTTURA MILITARE Sotto il profilo tecnico-militare, gli Arditi del popolo sono una struttura militare agile,poichè devono essere capaci di convergere in poco tempo laddove si presuma possa avvenire un aggressione fascista. L'organizzazzione antifascista esercitava il suo controllo anche sotto forma di vera e propria milizia di quartiere,pattugliando il territorio e identificando gli elementi fascisti. Gli arditi del popolo erano strutturati in Battaglioni,a loro volta suddivisi in compagnie (altrimenti dette Centurie)e in squadre. Ogni squadra era composta da 10 elementi più il caposquadra,più battaglioni formavano una compagnia.L'addestramento dei partecipanti avveniva nelle campagne alle porte della città,oppure in montagna. Dal punto di vista organizzativo la struttura del movimento non è eccessivamente accentrata. al primo congresso dell'associazione vengono nominati dei Direttorii dei Comitati Regionali (i quali esistevano solo sulla carta), ai quali sarà dato un ampio margine di autonomia. Nella pratica ogni sezione decide autonomamente il proprio lavoro. In alcune città,come Livorno,ad esempio,accade che le varie compagnie di Arditi si ragruppino a seconda dell'orientamento politico. BARRICATE A PARMA: GLI ARDITI IN AZIONE Il primo agosto del 1922 l'Alleanza del Lavoro (organo di un ampio fronte sindacale) proclama uno sciopero generale nazionale in "difesa delle libertà politiche e sindacali". Contro questa mobilitazione il padronato scatena la violenza delle squadre fasciste lungo tutta la penisola. L'alleanza del lavoro sospende lo sciopero il 3 agosto,ma le violenze dei fascisti aumentano,e in molte città gli Arditi del popolo riescono a dare una risposta dura e decisa alla violenza squadrista. A Parma lo sciopero durerà altri cinque giorni,e la città sarà teatro di scontri armati per le strade,la resistenza antifascista ne uscirà vittoriosa. I lavoratori,forti delle locali tradizioni di sindacalismo rivoluzionario,mostrarono una grande capacità di mobilitazione e combattività. Dal luglio del 21 operava a parma la locale sezione degli Arditi del popolo,capeggiata dal deputato socialista Guido Picelli, composta prevalentemente da lavoratori. 10000 topi in camicia nera,accorsi da tutt'Italia e capeggiati da Italo Balbo,non riuscirono ad aver ragione delle barricate erette dalla popolazione dei borghi dell'Oltretorrente e dei rioni Naviglio e Saffi. Mentre a livello nazionale lo sciopero si esauriva a Parma la resistenza divenne sempre più tenace,e nei borghi,dietro le barricate,il potere veniva assunto dal direttorio degli Arditi del popolo e dal suo comandante:il deputato socialista Guido Picelli. Tutta la popolazione partecipò alla battaglia,mentre,grazie a figure come Picelli,ogni polemica fra le diverse tendenze politiche cessò,e si vide la nascita di un locale fronte antifascista che raggruppava le tendenze più disparate (dagli Arditi ai socialisti,anarchici,comunisti e repubblicani).. Dopo 5 giorni di battaglie nelle sedi del giornale "Unione del Lavoro" iniziarono le trattative tra Italo Balbo e le organizzazioni popolari parmensi.La notte tra il 5 e il 6 agosto le squadracce fasciste smobilitarono e lasciorono velocemente (molto velocemente) Parma. La resistenza di Parma alle squadracce di Mussolini srà una delle massime vittorie degli Arditi del Popolo ,che dimostrarono di godere di un notevole appoggio popolare forte dell'esperienza tecnico-militare di quei lavoratori che ritornarono dalla grande guerra. Alla base degli avvenimenti vi fu non solo l'intreccio tra esperienza combattentistica e ribellismo urbano,ma anche una figura carismatica come quella di Picelli,con la sua proposta politica di un fronte unitario antifascista.Basti pensare che anche il Partito popolare (quello di Don Sturzo,per intenderci) avrà uno dei suoi consiglieri comunali (Ulisse Corazza) assassinato dai fascisti sulle barricate. E saranno proprio gli Arditi del popolo (forti dell''esperienza fatta durante la guerra come reparti di sabotaggio dell'esercito) a penetrare nelle retrovie fasciste per assestarvi i colpi più duri. Italo Balbo,dopo quei giorni,annoterà nel suo diario: "...Parma è rimasta impermeabile al fascismo..." COMPOSIZIONE SOCIALE E SIMBOLI DELL'ARDITISMO POPOLARE I militanti,a seconda dell'orientamento politico del contesto in cui vivono,sono comunisti,socialisti,repubblicani e anarchici;ma vi è,in alcune regioni d'Italia,una componente formata da imilitanti del partito popolare. Oltre all'intenzione di opporsi alle violenze squadriste,ciò che tiene unite le differenti correnti del movimento oeraio è la lettura comune del fenomeno fascista come reazione di classe. Ciò che fa da coagulante non è dunque il polico ma il sociale.A livello sociale la composizione degli Arditi del popolo è prettamente proletaria.Numerosi sono i lavoratori delle ferrovie e gli operai metalmeccanici,oltre ai contadini e i braccianti agricolie agli edili. I simboli derivano dall'arditismo di guerra:un tescio cinto da una corona d'alloro, oppure una scure che spezza il fascio littorio (simbolo degli arditi di Civitavecchia)..Anche se non si può parlare di vera e propria divisa,gli arditi del popolo ne hanno genericamente una:maglione nero con pantaloni grigio-verdi.Anche se non sempre, portano una coccarda rossa sul petto. L'inno ufficiale ricalca quello di "Fiamme nere",utilizzato durante la guerra,una delle strofe recita:"Difendiamo l’operaio/ dagli oltraggi e le disfatte/ che l’Ardito, oggi, combatte/ per l’altrui felicità!" .Esisteva anche un organo ufficiale: "L'ardito del popolo". LE ADESIONI Successi militari come la difesa di Viterbo,di Parma e di Sarzana (nei cui scontri troveranno la morte una ventina di fascisti) disorientano e icrinano la compagine mussoliniana. Le due anime del fascismo,che Gramsci individuò in quella urbana (più incline al compromesso) e quella agraria (più antipopolare e militaresca) giungono a un passo dalla scissione. Tuttavia,violentemente osteggiati dal governo Bonomi,Gli arditi del Popolo nonostante il vasto consenso popolare,non otterranno mai l'appoggio della classe dirigente del movimento operaio.. L'azione congiunta di governo e magistratura darà i suoi frutti e già nell'inverno del 1922 le sezioni erano notevolmente ridotte. Va detto ,però,che il motivo di questa battuta d'arresto non và ricercato solo nella repressione.La quasi totalità delle forze politiche popolari non solo non sostennero,ma in molti casi osteggiarono la prima organizzazzione antifascista abbandonandola al proprio destino. Il PSI. farà propria la formula della "resistenza passiva" e si illuderà di poter siglare con Mussolini il cosiddetto "patto di pascificazione". Il Partito comunista deciderà anc'egli di non appoggiare gli Arditi del popolo perchè "costituitisi su un obiettivo parziale e per giunta arretrato (la difesa proletaria) e, dunque, insufficientemente rivoluzionari. ". Tuttavia alcuni dirigenti,tra cui Gramsci,non accetteranno tali disposizioni e resteranno all'interno delgi Arditi del popolo oppure continueranno ad appoggiarli. Ma la scomparsa degli Arditi del Popolo segnerà non la fine ma l'inizio della resistenza,saranno molti gli (ex) Arditi che andranno a combattere in Spagna come Giuseppe di Vittorio,Picelli,De Ambris,Teresa Noce,per citarne alcuni,e che in seguito combatteranno i nazifascisti nelle file della resistenza. Come già detto,quella degli Arditi del popolo resta, comunque ,la prima organizzazione antifascista a livello nazionale,che saprà unire la necessità di autodifesa della classe proletaria e le rivendicazioni della classe lavoratrice (pane lavoro libertà ecc,...). E rimane,soprattutto,una delle verità più scomode per quegli antifascisti che si ricordano di esserlo giusto il 25 aprile. Fonti: Mondodisotto (www.mondodisotto.it) Storia XXI secolo (www.romacivica.net) “Arditi del Popolo” (Ed. Odradek 2000, ristampa 2003


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