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lavoro pubblicato venerdì 14 aprile 2006
ultima lettura mercoledì 20 febbraio 2019

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Il Giardino dei Finzi Contini

di Bokalov. Letto 10550 volte. Dallo scaffale Cinema

Recensione del libro di Giorgio Bassani “Il Giardino dei Finzi-Contini”. “Il Giardino dei Finzi-Contini “ di Giorgio Bassani è stato, a parer mi...

Recensione del libro di Giorgio Bassani “Il Giardino dei Finzi-Contini”. “Il Giardino dei Finzi-Contini “ di Giorgio Bassani è stato, a parer mio giustamente, consacrato nella letteratura italiana come un capolavoro nel panorama della scrittura post bellica. Pubblicato nel 1962 il romanzo è parte integrante del ciclo narrativo che è “Il romanzo di Ferrara”, legato ad un perno centrale che è rappresentato da questa città di cui l’autore è profondamente innamorato. “Il Giardino dei Finzi-Contini” è essenzialmente una grande e affascinante storia d’amore, sospesa nello spazio e nel tempo di un’ambientazione simbolo della situazione di una ricca e se vogliamo asociale famiglia ebrea, alle porte dell’emanazione delle tragiche e vergognose leggi razziali del 1938. I Finzi-Contini sono lo specchio della condizione italiana degli ebrei durante il regime fascista di cui tuttavia essi non capiscono o non vogliono veramente capire la vera identità, preferendo celarsi dietro una riservatezza a dir poco isolante e dietro convinzioni e modi a volte anche ipocriti. Ma contemporaneamente il fulcro della vicenda è anche Ferrara stessa, il cuore pulsante delle sue bellezze e dei suoi personaggi immersi in una realtà fatta di Storia e atmosfere labili e nebbiose. Bassani, che è poi l’io narrante del romanzo, descrive la vita, le speranze e le romantiche peripezie di un giovane ebreo ferrarese, attratto dalla chiusa e schiva famiglia dei Finzi-Contini. Una famiglia nobile ma ghettizzata dall’asprezza di quegli anni e per loro stessa inclinazione nel loro esclusivo mondo. Il protagonista è estremamente incuriosito e poi infatuato dalla famiglia, dalla signora Olga, dal saggio professor Ermanno e in particolar modo dalla bellissima e idilliaca figura di Micol, il personaggio più riuscito del racconto e senz’altro uno di quelli di cui è difficile dimenticarsi. Il tutto inizia dal prologo del libro: si parte da una gita tra amici che Bassani compie nel ’57 alla necropoli etrusca di Cerveteri, da qui si scaturisce una profonda riflessione sulla morte che lo induce a narrare, partendo dall’immagine della loro tomba (infatti i primi capitoli sono farraginosi e quasi un ostacolo per il lettore) , la realtà dei Finzi-Contini e della sua indimenticabile esperienza vissuta con loro. In definitiva il tutto si fonda sulla minuziosa concezione di ricordo del Bassani, su quella sua voglia irrefrenabile di trasmettere la devastante emozionalità di questa storia. Nel contempo è quasi un rimpianto per qualcosa di cui ormai si è perso molto, a causa dell’ignominia della guerra e del nazismo, e per qualcosa che quando era possibile viverla non si è fatto abbastanza per non lasciarsela sfuggire. Il libro è insomma una lirica malinconica e dolcissima di un tempo incancellabile , passato a rincorrere l’amore e la completa realizzazione di se stessi. Da qui si districa la vicenda di Micol e dell’io narrante. Bassani si lascia trascinare da ricordi incantevoli: da una Micol poco più che bambina che giocava sulle mura dell’imponente villa del “Barchetto del Duca” o di quando faceva le sue rare comparse in sinagoga con la sua famiglia fino all’estate di molti anni dopo, in cui il giovane protagonista risalda i suoi legami d’amicizia, si diletta nel tennis, frequenta la biblioteca, gli abitanti e i fondamentali luoghi del passaggio dall’adolescenza all’età adulta, ossia quell’isola felice ed estraniante che erano i Finzi-Contini. Cresce così l’amore di Bassani per Micol, si sviluppa un inestricabile storia d’amore anche per la famiglia in generale,per le loro abitudini inconsuete, per gli amici come l’intelligente e “operaio militante” Giampiero Malnate o come per la signora Olga e il professor Ermanno. Ci saranno incontri dolci e burrascosi, pomeriggi trascorsi nell’attesa di Micol, sempre più un simbolo del sogno di un amore duraturo, amicizie forti come quella tra il fratello di Micol, Alberto, e Malnate stesso, per giungere poi alla fine tragica e struggente non solo di una storia impossibile ma di un intero, fondamentale periodo che segnerà per sempre l’animo dell’autore. Il destino dei Finzi-Contini è già scritto, l’amore è ormai irrealizzabile (e velato di un dubbio di tradimento) e quel che resta è solo il ricordo, e le parole di un segmento di vita scolpito straordinariamente nella nostra, comune, memoria.


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