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lavoro pubblicato mercoledì 12 aprile 2006
ultima lettura lunedì 18 marzo 2019

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Il negozio dei sogni

di Gabriella Cuscinà. Letto 1638 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il negozio dei sogni Mio cugino Eugenio ha ormai sessant’anni e soffre d’insonnia. Ha saputo che ad Amsterdam esiste un negozio che apre solo a mez...

Il negozio dei sogni Mio cugino Eugenio ha ormai sessant’anni e soffre d’insonnia. Ha saputo che ad Amsterdam esiste un negozio che apre solo a mezzanotte e il cui proprietario è un signore che vende sogni. Nel negozio non c’è niente da acquistare, ma c’è un salone con un divano e delle brandine che occupano tutto lo spazio. Chi vi si reca? Quelli che non riescono a dormire. Entrano, si presentano al signore e gli dicono cosa fanno nella vita. Lui ci pensa e offre loro un sogno. Allora i clienti vanno a sdraiarsi sul divano o su una brandina e possono tranquillamente dormire rilassati, sereni, iniziando a sognare. Eugenio precedentemente aveva preso l’abitudine di usare dei sonniferi per dormire. Li prendeva due volte al giorno ed era ormai dipendente dagli psicofarmaci, che gli procuravano disturbi collaterali ed effetti indesiderati. Dunque è partito, deciso a recarsi ad Amsterdam nel negozio dei sogni. Riteneva inverosimile l’esistenza di un luogo simile, ma ha voluto provare lo stesso. A quanto pare, ha trovato il famoso negozio e il suo proprietario cui ha narrato le proprie vicissitudini di eterno insonne. Quello allora l’ha fatto sdraiare e gli ha propinato questo sogno: Si vedeva, allegro e contento, entrare in un ristorante ove veniva accolto con premura e s’era seduto ad un tavolo. Aveva consumato una lauta cena e chiedendo il conto, aveva sentito risvegliarsi il suo intestino. Tra le altre cose, Eugenio soffre pure di stitichezza, quindi il pensiero di poter evacuare l’aveva rallegrato. Bene. Nel sogno, aveva la netta impressione di liberare l’intestino ma nello stesso tempo d’essersi seduto su qualcosa di viscido. Infatti non riuscì più a rialzarsi poiché era rimasto incollato alla tavoletta del water. Qualche bontempone l’aveva cosparsa di una colla del tutto invisibile e molto potente. Fece tutti gli umani sforzi per spiccicarsi, ma invano. Anzi ogni volta che cercava di alzarsi, provava delle fitte tremende perché era come se sentisse strapparsi la pelle. A questo punto aveva aperto la porta e aveva chiesto aiuto. Erano sopraggiunti due camerieri ai quali la scena era parsa apocalittica! Questi camerieri ne avevano chiamato altri due e tutti insieme avevano cercato di tirarlo via e farlo alzare. Non c’erano riusciti e per di più Eugenio gridava e gli pareva d’essere scuoiato vivo! Era sopraggiunto il direttore e anche lui aveva provato a scollare il sedere di mio cugino dalla tazza del gabinetto. Ma il suo sforzo era stato ugualmente inutile e per di più l’epidermide del malcapitato aveva iniziato ad arrossarsi vistosamente. Allora il direttore aveva chiamato i vigili del fuoco i quali esterrefatti, avevano chiamato la polizia. Chiunque arrivasse provava a tirar via Eugenio e il sogno era diventato un incubo! Finalmente i poliziotti decisero di chiamare gli infermieri del Pronto Soccorso. Questi visto lo stato di prostrazione del poveretto, consigliarono per prima cosa di sganciare la tavoletta del water. In un secondo tempo mio cugino, con il sedere nudo su cui era appiccicata sempre la famosa tavoletta, era stato caricato su una barella e condotto in ospedale, dove avevano fatto un vero e proprio intervento di chirurgia plastica per liberarlo dall’ingombrante peso. Quando finalmente l’incubo era finito, Eugenio s’era svegliato in preda ai sudori freddi, tremante e angosciato. Il sogno non gli era piaciuto proprio e ben presto se ne lamentò con il proprietario del negozio. Ma quello aveva risposto: “Caro signore, il sogno è per lo spirito ciò che il sonno è per il corpo. Vede, tutti i sogni sembrano veri finché durano, poi tutto svanisce; il suo spirito avrà tratto sicuramente vantaggio da ciò che lei ha sognato.” “Vantaggio un corno!” aveva ribattuto mio cugino, “Io mi sono sentito strappare il culo, ho sofferto le pene dell’Inferno! Se avessi saputo cosa avrei sognato, non sarei certo venuto in questo negozio. Tutto mi pareva reale. Mi scusi sa, ma lei non può propinare certi sogni!” “Talvolta succede anche il contrario, caro signore, e cioè che appaia come non vero o irreale ciò che si è veramente vissuto. Non si preoccupi, da ora in poi quando avrà di nuovo dei fenomeni di stitichezza, torni a cenare qui ad Amsterdam. Poi se non riuscisse a dormire, venga a trovarmi.” Mio cugino, a quelle parole, rispose gridando: “Piuttosto preferisco non andare più di corpo per cento anni e restare sveglio per duecento!” Ma il bello di tutta la faccenda consiste nel fatto che Eugenio aveva sognato tutto, cioè aveva sognato di recarsi ad Amsterdam e d’andare nel negozio dei sogni. Aveva sognato di sognare e di fare il sogno in cui restava appiccicato al water. Quando era venuto a raccontarmelo gli avevo detto ridendo: “Beh cugino, dammi l’esatto indirizzo di quel negozio. Nella vita non si può mai sapere!”


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