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lavoro pubblicato giovedì 6 aprile 2006
ultima lettura sabato 6 gennaio 2018

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La favola dell'OceanoMago e de

di Desmaele. Letto 840 volte. Dallo scaffale Generico

La favola dell'OceanoMago e della Strega Divertente gioco il lisciar incantesimi sul liminar di parole come spade che si scontrino in ...

La favola dell'OceanoMago e della Strega Divertente gioco il lisciar incantesimi sul liminar di parole come spade che si scontrino in danza rituale. Il vostro dire mi ha compiaciuto. Ma del resto anche le mie parole mi avevano fatto sentire adulato. Incantamento, codesto, evocato dal leggere in rune il Mio Nome. Chè il mio vergare pergamene e il Mio Nome altro non possono se non sortire cosmogonie il primo e cosmogenesi il secondo. Siete stata stupenda padrona delle vostre stregonerie. Ma Io fui Magister, perfetto padrone del vostro essere padrona. Del resto so che il vostro piacere stava nella vostra resa, chè mai speraste di potermi sconfiggere e che godeste dell'attesa prima di godere del farvi schiava mia. Ed oggi, Signora, vi vedo rifulgere di catene che vi carezzano la pelle con delicata fermezza, catene a cui vi avvinghiate come fossero le mani mie che temete pronte a liberarvi. Denudaste i vostri capezzoli fingendoli talismani chè vi proteggessero, ed ora invece li osservate orgogliosa nel vederli arresi al metallo che li costringe. Arrossisco compiaciuto della mia stessa abilità demiurgica nell'avervi generata Creatura eccelsa nell'amarsi amata dall'amarmi. Meravigliosa onda sul mare che la generò e che poi la riaccolse incestuosa per nuovamente partorirla figlia casta da un destino di castità. Nell'oceano l'onda e nell'onda l'oceano. Ecco il dono più grande che vi feci, Signora. Vi ho trovata onda: e amorevole vi ho accolta come onda di Me. Eccitata e inquieta dalla prigionia, eccitata e inquieta dalla libertà: eccitata e inquieta dalla mia volontà. Chè quando vorrò per Me l'aria, Mi rovescerò nel cielo capovolgendo il mondo, generando nelle mie favelle il miracolo di pesci che vollero imparare a volare e di uccelli che desiderarono librarsi per abissi e nidificare vette oceaniche. Chè quando vorrò per Me il fuoco, lo divorerò, ma senza odio, riconoscendogli esaudito quel desiderio, che credette irrealizzabile, di essere da Me amato. A tal punto amerò il fuoco, che in Me sarà indistinguibile, e solo nella tempesta e nel ricordo il protendersi delle onde ne saran la fiamma e la spuma si solleverà pesante come lacrime di cenere a finger di esser fumo. Chè il mio amore è nell'arsura della terra, e il suo nell'anelito di dissetarsi. Sarò più crudele quando lascerò che mi si ami nel desiderio? o quando verrò amato nel fango destinato a farsi lacera secca scorza di argillosa nostalgia? Strana cosa è l'amore: sempre altrove rispetto a dove lo si penserebbe. Questo il dono, mia Madonna: lo gradite? In cosa siete più libera e in cosa più prigioniera: nelle mie assenze o nelle mie presenze? nella mia voce o nella sua attesa? Ma poi sareste mai più davvero libera se la libertà la decideste invece di volerla? Io non faccio prigioniere: le accolgo solamente. Do loro le chiavi, ma esse le usano per tatuarsi nella carne il Mio Nome... che scorre denso nelle vene e le veste splendide nei graffi. Vi saluto mia Signora, come sempre Schiavo del vostro essere Schiava mia. Tony P., 5 aprile 2006


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