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lavoro pubblicato mercoledì 22 marzo 2006
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Monica

di Axel. Letto 13158 volte. Dallo scaffale Eros

Non ero mai stato a Cagliari prima d'ora. A dire il vero non ho visto nulla ugualmente, sono arrivato alle 10 per ripartire alle 17. Alle 17 e 30 er...

Non ero mai stato a Cagliari prima d'ora. A dire il vero non ho visto nulla ugualmente, sono arrivato alle 10 per ripartire alle 17. Alle 17 e 30 era in aeroporto per il rientro a Roma. Da lì avrei preso l'aereo per Napoli, per tornare a casa. Una lunga attesa prima di capire che l'aereo non sarebbe partito in orario. Ci fu una confusione tremenda. I responsabili dell'aeroporto iniziarono a trovare delle soluzioni al problema. In qualche modo imbarcarono quante più persone sul volo successivo per Roma. Io ne restai fuori, ovviamente la fortuna tra gli aerei e me non è stata mai cieca. Fui avvicinato da una ragazza, poco più che ventenne. Aveva perso l'aereo per Roma!! Quello con il quale avevano imbarcato più persone possibili. La feci compagnia in aeroporto, cercando insieme di capire cosa dovevamo fare. Erano le 22. Il sonno ci prendeva e niente era certo. Poi arrivò la notizia. Stavano preparando un aereo per portare noi, desaparecido, a Roma. Imbarco. Eravamo in 10. Mi diressi al mio posto, 24L sull'uscita di emergenza. Chiedo sempre il posto lì per motivi di spazio. Mi stavo sistemando, preparandomi a fare una dormitina durante il viaggio. Vidi la ragazza dell'aeroporto venire dalle mie parti e pensai "Chissà dove siederà?" La fissai meglio. Era bruna, occhi azzurri, nasino all'insù. Forse solo un pò in carne. Ad occhio sembrava avere una quarta di seno, una ragazza davvero eccitante. E mentre pensavo a queste cose guardandola lei si avvicinava sempre più. Si fermò la fila di posti davanti alla mia e iniziò a togliersi la giacca restando con la camicetta rosa pallido, leggermente trasparente che lasciava vedere il reggiseno in pizzo che a stento trattenevano quel seno meraviglioso, sodo. "E' libero accanto a te?" Mi venne da ridere. "Credo di sì, l'aereo è vuoto, se non sono sfigato che mi capito qualcuno degli altri passeggeri il posto è libero, mi farebbe piacere viaggiare in tua compagnia" Sorrise e s'accomodò accanto a me. "Antonio, mi chiamo Antonio. Credo che non ci siamo ancora presentati" "Già", rispose, "Monica, sto ritornando a casa. Non ci voleva questa dura giornata" E dicendo questo poggiò la testa sulla mia spalla e chiuse gli occhi. Passò qualche minuto restando così. L'aereo aveva preso il volo. Improvvisamente la testa di Monica scivolò dalla mia spalla facendola svegliare dal torpore che le era venuto. "Perchè non provi a stenderti? Ti vedo molto stanca" Non se lo fece dire due volte. Alzo i braccioli delle sedute e poggiò la testa sulle mie gambe. Rimasi davvero sopreso da questa improvvisa presa di posizione. Non sapevo se provarci o starmene buono. Ancora interminabili minuti. Nel suo torpore, o quello che io credevo, Monica inizia a muoversi. Le sue mani dapprima si mettono ad uso cuscino sotto la sua testa per poi scivolare sulla patta dei miei pantaloni. La reazione fu rapida ed improvvisa. Un forte dolore mi veniva giù. Il pantalone mi andava stretto. A questo punto volevo agire, ma non volevo fare alcuna figuraccia. Sarà stato sesto senso quello di Monica, avevo capito il mio imbarazzo, il mio dubbio. Aprì gli occhi, sorrise, avvicinò la testa alle mani per poi sostituire le sue mani con un bacio sulla patta. Ora era tutto chiaro. Le mie mani iniziarono a carezzarla, i miei occhi godevano ancora della visione del seno che prepotente si ergeva, in quella posizione, in tutta la sua grandezza. Scesi lungo le spalle per accarezzare quel seno, grosso, sodo, immenso. Monica aveva il controllo su me. Mi sbottonò il pantalone estraendo il mio cazzo che ormai duro non aspettavo altro che liberarsi. "Complimenti", disse Monica potendo osservare le dimensioni del mio arnese. E senza dire altro ne fece un sol boccone. Trattenni a stento un rantolo di piacere. Monica si girò leggermente. Ora si trovava con la testa appoggiata alla mia pancia, la lingua che roteava sul mio glande, la schiena rivolta verso la spalliera dei sediolini. Notai con piacere che questa posizione mi dava maggior agio e movimento. La mia mano sinistra scese lunga la schiena di Monica per arrivare sul culo. Ben fatto e molto interessante al tatto. La destra poteva stringere il seno di Monica che già presentava turgidi capezzoli. Riuscii ad aprire il pantalone di Monica e farmi largo sul suo pube. Una fine peluria accolse le mie dita, un caldo tremendo avvertii portando la mano verso l'interno. Era già bagnata. Iniziai a tintillare sul suo clitoride. Sentivo che le piaceva da come aveva cambiato il modo di succhiare il cazzo. La sua lingua lo percorreva interamente e nonostante si sforzasse lo vedevo sparire tra le sue labbra. Mi accarezzava con le mani, lo stringeva, lo prendeva a morsi. Le mie dita strinsero i capezzoli di lei. Le piaceva. Ogni volta che lo facevo Monica contraeva la schiena e mi offriva, involontariamente, la sua fica che grondava liquidi a iosa. Le mie dita. Altre ancora iniziarono a prendere possesso di quella fica che sentivo voleva essere riempita. Monica ebbe un fremito, sentivo che stava per godere. Aumentà il ritmo del suo pompino. E' chiaro voleva godere e farmi godere. Succhiava in modo incredibile. Non riuscivo a trattenere i rantoli. Speravo nessuno si accorgesse. Ero pronto ad esplodere, aumentai il ritmo della penetrazione con le dita. Erano due, tre forse tutte non ricordo. Tutto per lei. Entravano in lei e ne uscivano, per poi prenderla ancora in un ritmo che lei stava dando con il suo pompino. Esplodemmo quasi simultaneamente. Lei riuscì a succhiare tutto. Lasciai la sua fica. La mia mano era piena dei suoi umori e la leccai per sentirne il sapore. Ci baciammo, i nostri sapori per la prima volta si mischiavano. "Non vorrai aspettare un altro aereo per Napoli, vero? Chissà quando partirà. Se vuoi posso ospitarti" "Forse hai ragione. E poi vorrei sentire il tuo sapore direttamente dalla fonte" Una forte risata ruppe il silenzio nell'aereo. "E' il comandante che vi parla, tra qualche minuto atterreremo" Questa voce ci portò alla realtà. Ci ricomponemmo, per quel che potevamo. "Benvenuti a Roma" Eravamo atterrati. La mia mano non si staccava dal seno di Monica. Era troppo invitante. Bramavo di poterlo baciare e carezzare avidamente. All'uscita dall'aereo l'hostess con fare malizioso ci guardò e disse "Voi avete fatto sicuramente un bel viaggio" Mi uscì spontaneo "Non è finita qui. Se vuole condividere." ...ma questa è un'altra storia.. se vi interessa


Commenti

pubblicato il 30/03/2006 18.22.19
carlo, ha scritto: Sono d'accordo. Più realtà. Ma l'effetto é già buono ;)
pubblicato il 05/04/2009 16.06.22
HillaryJones, ha scritto: Delizioso, non volgare, originale nell'ambientazione. Continua così.
pubblicato il 12/06/2009 16.11.36
Valkiria33, ha scritto: Davvero carino, scritto bene e originale!
pubblicato il 27/10/2011 9.12.29
tonymalerba, ha scritto: Un bel racconto alla faccia di chi dice che in aereo si viaggia stretti! Mi interesserebbe la conoscere la continuazione, l'hostess è troppo intrigante...
pubblicato il 05/12/2012 22.56.37
HotBasil, ha scritto: Intrigante il tuo racconto, sono riuscita perfettamente ad immaginare la scena... poi farlo in aereo, penso sia il sogno erotico di molti!! beato te che sei riuscito a realizzarlo ;-)

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