ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 12 marzo 2006
ultima lettura venerdì 23 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

In nome della verità....

di Moll Flanders. Letto 1440 volte. Dallo scaffale Umoristici

La palestra è come al solito piena. Vicino ai manubri vedo la mia amica Patty che parla in maniera abbastanza intima con un maroccione niente male. ...

La palestra è come al solito piena. Vicino ai manubri vedo la mia amica Patty che parla in maniera abbastanza intima con un maroccione niente male. Mi avvicino per guardarlo meglio. Con fare disinvolto mi fermo accanto a lei, le sorrido ed esordisco: “Allora Patty come va? Tutto bene con Giulio? State ancora insieme?”. D’improvviso le si spegne il sorriso sulle labbra e mi guarda come per dire: “Ma sei pazzaaaaa?” Ed io le ricambio lo sguardo, chiedendole: “Ho detto qualcosa che non va?” Poi mi giro disinvolta verso il moro e gli faccio, tra il serio e il faceto: “Mica la stavi corteggiando? E no carino, la mia amica è gia impegnata”. Entrambi si alzano e se ne vanno, lasciandomi lì come una pera lessa. Che gente, ragazzi!! Al giorno d’oggi le persone perbene si contano sulle dita. E poi che avrò detto mai? Semplicemente quello che pensavo. Si parla tanto di verità e poi ecco come ti ripagano. Ignorando quest’ultimo episodio vado dritta in camerino a spogliarmi. Tutto uguale anche qui. Le solite squinzie con perizoma e toppini. Do un ultimo sguardo per vedere se c’è qualcuna nuova e l’occhio mi cade su una ragazza seduta, anzi nascosta dietro una colonna che si sta cambiando. Decido di avvicinarmi e di scambiare quattro chiacchiere con lei. Così si sentirà subito tra amici. Mi siedo accanto a lei, butto lì un ciao disinvolto e incomincio a spogliarmi. Notando però i suoi movimenti impacciati la rassicuro dicendole: “Non ti preoccupare anche io ero come te, quando ho iniziato. Mi sentivo goffa con tutti quei chili di troppo. Ma vedi ora sono cambiata. Se ci vedessero insieme sembreremmo tu la mamma ed io la figlia.” Concludo la frase con un sorriso, sicura di aver fatto centro e di averle tirato su il morale. Tempo cinque secondi e sento dei singulti. Mi giro e la vedo piangere. Dio mio, penso, una nevrotica. Del resto una che cinque secondi prima parla e ride come se niente fosse e cinque minuti dopo piange come un’ossessa cos’è se non una nevrotica? Mi alzo di scatto e scappo via. Mi avvicino alla panca per i pesi e tra due fusti da sballo incomincio ad allenarmi. Uno, due, tre…Ci do dentro con gli esercizi quando improvvisamente il mio naso viene colto da una puzza nauseabonda. Mi tocca fermarmi perché proprio non respiro. Esco fuori e prendo una boccata d’aria. Entro e cercando di fare forza su me stessa continuo. Macché è tale l'olezzo che mi si contorcono le budella. A quel punto mi viene un’idea simpatica. Entro nello spogliatoio, prendo il mio deodorante e ritorno alla postazione. Mi avvicino a quello che tra i due puzza di più e, sperando di fargli cosa gradita, gli dico sotto gli occhi di tutti: “Scusa visto che hai problemi di sudorazione perché non usi questo deodorante? Vedrai non potrà che risollevarti dall’imbarazzo.” Il tizio diventa rosso fuoco in viso, mi mormora qualcosa che non capisco e poi scappa via. Avesse almeno detto grazie, questo ignorante scostumato, penso tra me e me. Mi dà talmente ai nervi quel comportamento rozzo che decido dopo dieci minuti di cambiare allenamento. Dalla sala dei pesi mi dirigo verso quella di aerobica. Tutte che si cimentano in passi acrobatici. Ci do dentro anche io, è bello seguire il ritmo, un, due, tre via, un due tre via. Ma che fa l’insegnante sul più bello si ferma? Accenna un passettino e poi si ferma. Sto qui da 20 minuti, lei avrà fatto una decina di esercizi, noi siamo sudate come balene. Ok lei è l’istruttrice e noi comuni mortali, ma quando è troppo è troppo. La lezione termina e tutte applaudono soddisfatte solo io alzo educatamente la mano per dire la mia. Lei mi guarda un tantino spazientita e mi chiede di cosa ho bisogno. Le rispondo che voglio dire la mia opinione sulla lezione. Mi fa cenno di andare avanti e così le confermo la mia impressione negativa. Le ribadisco che non è un’ottima insegnante visto che mentre noi fatichiamo lei sta lì a guardarsi le unghie o a lisciarsi i capelli. Non è giusto, ripeto, soprattutto per i soldi che spendiamo. La sua faccia diventa di tutti i colori e in preda ad una crisi isterica la vedo scappare via. Mi guardo intorno e vedendo tutte facce strane, chiarisco la mia posizione: “Cos’avrò detto mai. Nella vita bisogna essere maturi, non si può sempre sfuggire al confronto.” Con disinvoltura poi mi allontano da tutte quelle facce allibite e vado nella sala relax. Dio mio, c’è di nuovo lei la psicolabile dello spogliatoio. Vabbè dai, non bisogna essere razzisti, mi dico, mentre prendo posto di fianco a lei. Poverina arrossisce quando mi vede. Anch’io mi vergognerei dei miei problemi mentali. Forse è pazza a momenti. Quando rinsavisce si rende conto di quel che ha fatto e se ne pente. Le faccio un sorriso condiscendente come a dire: “Non ti preoccupare, capita. Quel che è fatto è fatto:” L’insegnante ci invita a fare un bel respiro e a scendere lentamente col busto sulle ginocchia. Improvvisamente sento ansimare pesantemente e mi accorgo che è lei. Ha pure le guance arrossate per lo sforzo. Così per darle una mano le dico di respirare lentamente come faccio io. Lei mi sorride grata per il suggerimento, ma pur volendo la poverina continua ad avere il respiro un po’ forte. E mi da pure fastidio. Al quinto esercizio, la vedo sempre più rossa e più stanca. Così, per farle un favore, alzo la mano e chiamo il nostro insegnante. Lui si avvicina sotto lo sguardo curioso di tutti gli altri e mi guarda in maniera interrogativa. Subito espongo il mio problema per far capire che ho una ragione valida per aver interrotto la lezione e indicando la mia collega esordisco: “Non vede che sta male, è rossa in viso e ansima da far paura. Forse è un po’ troppo in carne per poter fare quest’esercizio.” Lui guarda prima me e poi lei e poi di nuovo me. La ragazza seduta al mio fianco si alza di scatto, mi da una sberla e poi scappa via. Io resto allibita e come me tutti quanti, compreso l’insegnante. Ma dopo qualche secondo mi riprendo e per far capire che è tutto ok, asserisco: “Non fateci caso, ho avuto già l’occasione di conoscerla nello spogliatoio, credo sia psicolabile.” In quel preciso istante compare sulla porta il proprietario della palestra insieme ai due fustacci di prima (tra cui quello a cui avevo regalato il deodorante). Si avvicinano a me, mi sollevano da terra e mi invitano ad uscire da quella stanza, a raccogliere le mie cose e ad andare via definitivamente dalla palestra. Manco il tempo di vestirmi che mi raggiunge sulla porta la mia istruttrice. Mi rida i soldi della mensilità e mi dice con fare serio: “E’ meglio che qui non ci metti più piede:” Sono scioccata, esterrefatta, soprattutto quando il giorno dopo trovo l’intera facciata dell’edificio con la mia foto e sotto la scritta: “Le iene come te non ce le vogliamo” Ma che esagerazione, per aver detto semplicemente la verità, nient’altro che la verità.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: