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lavoro pubblicato lunedì 6 marzo 2006
ultima lettura venerdì 15 dicembre 2017

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tubi

di Davide. Letto 947 volte. Dallo scaffale Generico

Realizzai quei tubi rossi come arterie da iniettare sotto il ciottolato, divelto dai lavori in corso alla stazione dei treni e degli autobus, nel mome...

Realizzai quei tubi rossi come arterie da iniettare sotto il ciottolato, divelto dai lavori in corso alla stazione dei treni e degli autobus, nel momento in cui capii di odiarti. Con la tipica gentilezza degli autisti padovani, fui rigurgitato dalla parte opposta alla stazione. C’era l’edicola addobbata di cartelloni colorati sul ciglio della strada, con l’asfalto che sembrava posato di fresco sul ciottolato. In effetti tutto sembrava improvvisato, come se lo spettacolo della stazione fosse stato imbastito la sera prima. Le transenne, il bagno per gli operai dal quale usciva un tipo grasso da osteria con il maglione di lana verdastro, i pantaloni blu e l’aria colpevole. I bobcat piccoli come lego che si ostinavano a scavare, è strano realizzare che sotto il pavimento della città c’è della terra vera, color humus misto sabbia. Il corso del popolo stretto dalle transenne come colesterolo nelle vene, i semafori che contano il tempo alla rovescia. Attraverso la strada, nel momento in cui un bus arancio mi viene incontro, c’è una ragazza che cammina spedita parallela a me. L’autista si ferma per farla passare con un sorriso. Maledetto solo perché è una donna… ma ho capito che sono come lui, farei qualsiasi cosa e forse è per questo che ti odio. C’è un palazzo azzurro che si staglia contro il cielo grigio, a molti non piace ma a me si, mi da un senso di continuità con lo spazio. Ragazzine con l’ombelico di fuori mi scodinzolano accanto, mio Dio è Febbraio, io rabbrividisco nella mia giacca a vento, nei loro sguardi c’è qualcosa di strano, un velato senso di scollamento, molto astratto, purtroppo. Ancora il tuo pensiero s’insinua tra le righe, credo che tu non abbia abbastanza fantasia per immedesimarti nel cuore di queste adolescenti, nelle loro cartelle grigie tutte uguali, nei T.V.B., nei Forza Vale 46, è l’empatia che ti manca, eppure hai la loro età e quindi sei un mostro. Perché un adolescente non uniforme è inquietante, e comunque non hai niente di nuovo da dire, solo la tua storia desueta, che ti ha scagliato al di fuori della massa. Il tuo continuo bussare è patetico. I tuoi sono separati? Hai passato la vita a farti scaricare? Bene. Ma venire a reclamare il tuo spazio nella massa, con quella faccia da adolescente che è troppo cresciuta, con la tua triste sicurezza, sei odiosa. Avessi almeno il coraggio di un gesto eclatante, un capello fuori posto, una spilla infilata da qualche parte, la tua normalità mi inquieta, almeno gli altri sono palesemente un gioco di forme ma tu… tu osi essere vera nei tuoi vent’anni. Ecco il mio traghetto arancio sporco, su quattro ruote è guidato come in un mare mosso, dannati autisti. Vengo compresso nel calore di corpi altrui, in aliti intrisi di cucina orientale, mi domando quanti batteri sto respirando. Eppure in quel ventre animale s’è formato un piccolo crocchio di ragazzini ciarlieri. In equilibrio su un sedile, le gambe aperte, i capelli improbabili sparati al cielo, il galletto attorniato da suoi equivalenti femminili. Vorrei liquidare il tutto come un semplice sottoprodotto della selezione sessuale, eppure… attraversiamo cartelli pubblicitari fioriti di donne seducenti un po’ Dee, un po’ volgari. Il tipo continua a ripetere :”Chateu Briant” come un circolo vizioso che passa dal cervello alla bocca in continuazione, in fondo è stato programmato per la catena di montaggio, sono le ragazzine che stanno a bocca aperta ad ascoltare quelle sillabe bestemmiate in un francese che da fastidio a me, che non ne conosco una parola. Poi mi accorgo del ritaglio di giornale, incollato alla parete da qualche estremista di Comunione e Liberazione, che sovrasta l’allegro crocchio: Racconterò le opere del signore.


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