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lavoro pubblicato lunedì 27 febbraio 2006
ultima lettura lunedì 21 settembre 2020

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Concerto Jazz

di Andrea Corbetta. Letto 1371 volte. Dallo scaffale Racconti

- Roberto? Sei tu?!". - Sì, cosa c’è? - Ciao, cosa facciamo stasera di bello? Si esce? - Di bello non lo so, si esce comunque, si va al concerto di...

- Roberto? Sei tu?!". - Sì, cosa c’è? - Ciao, cosa facciamo stasera di bello? Si esce? - Di bello non lo so, si esce comunque, si va al concerto di Loris. - Loris?! E chi cazzo e’ ‘sto Loris?!". - LORISSSS, il chitarrista amico di Sabrina che ha studiato per un paio d'anni in America. - Ah! E che musica suona? - Indovina... geszzz - Cheppalle, chi viene? - I soliti, nessuna rivoluzione, - Quindi anche Liliana? - Certo, ma a te cosa frega? Non avrai intenzione di provar-ci? Occhio che ci sarà anche il suo ex-ragazzo e pare che si vogliano mettere di nuovo insieme. - E a te chi l'ha detto questo? - Sensazioni che girano fra me e Sabrina. - Interessante, vuoi che ti dica le sensazioni che girano in me? - No grazie, non confesso al telefono, ma scusa, hai inten-zione di provarci?! Con Liliana? - Guarda che io non ci provo, io, va beh lasciamo perdere, e comunque... - Come vuoi, vuol dire che mi divertirò. - Divertiti, divertiti, dai, ci vediamo più tardi, ciao! OKAY! La serata si presentava come delle più contorte e dif-ficili, ma quando una sua serata o giornata si era presentata facile? Se non altro dal punto di vista sentimentale. Liliana usciva, va be, niente di nuovo, ma usciva anche il suo ex-ragazzo Enrico in cerca di un riapproccio. La cosa suonava abbastanza stonata, lui era praticamente certo, si fidava delle parole di Liliana - ho capito quanto sei impor-tante per me, ho capito tutto su di te, lasciami pensare solo un momento, voglio poterti dare il meglio di me senza remore - e poi si sentiva in qualche modo la novità, il mistero, e poi, e poi cazzo era innamorata di lui, era evidente! Per non parlare poi delle sue povere orecchie, abituate ai suoni lancinanti e mostruosamente melodici generati da torri di amplificatori valvolari con nutrita schiera di vari overdrive a supporto, costrette per l'occasione all'ascolto di un concerto di "fighetti jazz" con chissà quali suoni sco-loriti e anonimi. Dio, cosa non si finiva per fare per una ragazza. Ma non penso’ a nulla di tutto questo mentre guidava frastor-nato dalla nebbia e dalla chiacchiere di Roberto e Sabrina sull’eccezionale talento di Loris e sulla sua fulminea esca-lation nell’ambiente musicale in quel di Los Angeles; anzi a dir la verita’ tutto questo fenomeno di chitarrista iniziava a stargli anche un po’ sulle palle. Arrivarono comunque piuttosto in fretta al locale dove si sa-rebbe consumata l'ennesima serata di speranze e delusioni, gioie e amarezze, in nome ancora una volta di un bipede del sesso opposto al suo. Noto’ con piacere come le sue previsio-ni su ambienti eterei e impalpabili in cui per forza si do-vesse suonare quel tipo di musica si rivelarono subito infon-date, sembrava anche accogliente. Il tempo di trovare posto in quel luogo e di ambientarsi, dando una serie di rapide occhiate ai visi presenti tutti già in silenzio e con lo sguardo rivolto verso la stessa direzio-ne, che il trio, compreso il famoso Loris, attaccava a suona-re con un qualcosa di molto lento e d'atmosfera. Un suono di chitarra che era tutto, fuorché quello che voleva sentire, boh! Ma sì, tanto il suo vero scopo era un altro. Eccola, Liliana, e, cazzo, nel valzer dell'accaparramento dei posti al tavolo era finita fianco a fianco con Enrico, e in-vece lui con le spalle ai musicisti e la faccia rivolta verso una fantastica stampa che spiegava nei minimi particolari co-me una balena, con una metamorfosi pazzesca e surreale, si trasformava in un galeone spagnolo, o giù di li... Si rassegnò all'infelice situazione, cercando di trovare in-torno a sé un aspetto positivo derivante da quella posizione; non ci volle molto a trovarlo. Probabilmente era l'unico in quel locale ad avere la possibilità di ammirare una stupenda ragazza, luminosa come poche altre volte gli era capitato di vedere, una bellezza seduta su di un divano bianco, con uno sfondo bianco, baciata da una luce bianca, che stava sorseg-giando un qualcosa di bianco, parlando con un tizio bianco; ed era meravigliosamente nera. Insistette nella sua tendenza "dark" ordinando un Cuba-Libre, mentre il trio, tra cui spiccava, oltre a Loris che si stava rivelando un mostro di bravura, anche un certo Alain, saxofo-nista parigino dall'aria silenziosa e triste, perfezionava una melodia che pur godendola di spalle lo stava prendendo sempre di più. Continuò a curiosare fra i visi dei presenti, giusto per intuire le reazioni del resto della platea a quel tipo di musica. Si rese conto che, a giudicare dalle espres-sioni dipinte sui vari volti, un buon cinquanta per cento del pubblico femminile si era già invaghita della bellezza pale-semente infantile, e dei suoni emessi da quell'essere e dalla protesi dorata che gli spuntava dalla bocca. Pensò che forse per conquistare Liliana sarebbe stato meglio ritirarsi in un monastero greco, di quelli impilati non si sa in che modo su quei cocuzzoli inarrivabili (certo avevano anche un nome, forse qualcosa di greco, ma i suoi pensieri erano troppo agi-tati per potersi permettere certi virtuosismi cultural-etnici) ad imparare a suonare il sax in quel modo così lan-guido, invece che ciondolare impaziente intorno a lei con la sua ingombrante esistenza chiedendole come un profugo in di-sperazione un "asilo amoroso" che non voleva saperne di esse-re concesso. Alla batteria con dei tocchi leggeri e delicati ed un suono sordo ed ovattato, si distingueva il più ciarliero dei tre, colui che si occupava nelle pause tra una canzone e l'altra delle relazioni con il pubblico. Ruolo da non sottovalutare. Si voltò verso il palco, si rivoltò, si voltò, si rivoltò, lei gli diede qualche sguardo furtivo, lui bevve impaziente-mente il suo Cuba-Libre riflettendo che se anche fosse stato petrolio non avrebbe notato la differenza talmente era alto il suo nervosismo. Il resto del gruppo di amici inesorabil-mente svaniva in mezzo alla nebbia provocata da lei e da quel trio di sciamani musicali. Stava cercando disperatamente di intercettare il suo sguardo, lo stava facendo in tutti i modi al punto che Roberto gli lanciò un'occhiata che voleva solo dire - ma ti sei tutto rincoglionito? - quando un suono disumano lo costrinse a vol-tarsi sfidando il suo collo e le leggi dell'anatomia umana. Il triste francese, smessi i panni del fine e delicato suona-tore di sax davanti ad una stazione del métro, imbracciò un clarinetto e raddoppiò gli strumenti suonati. Incredibile; il suono che usciva da quella specie di canneto dorato era un misto di melodia allo stato puro e frastuono provocato da una infinita fila di auto con il claxon suonato all'impazzata. Probabilmente per lui ci sarebbero dovuti dieci o quindici anni di esilio monastico per arrivare a quei livelli. Si rivoltò alla ricerca di Liliana per poter condividere con il suo sguardo questa sorpresa fantastica, ma la sua gioia venne spenta dalla vista di lei sempre più presa da Enrico in un non poteva, non voleva, nemmeno immaginare quale cazzo di discorso. Una profonda scossa attraversò il suo corpo, mentre si ripor-tava alla visione di Alain, folle angelo parigino sceso mira-colosamente quella sera sulla terra per rendergli meno amara la vita; un angelo senza nessuna spada da sguainare verso sprovvedute raccoglitrici di mele, nemmeno ali piumate da e-sibire, anche vestito decentemente, ma con una melodia fan-tastica, accompagnata da un suono ipnotico di una chitarra che per magia diventava arpa ed una batteria che si trasfor-mava in un basso: aveva forse un senso troppo grande per lui tutto questo? Avrebbe voluto rigirarsi per controllare che l'incubo fosse solo incubo e non realtà, ma non ce la fece. Un suono, un suono a cui non riuscì a dire di no, gli bloccò il corpo e lo avvinghiò a sé. Era iniziato l'assolo di chitarra. Sax e batteria scemarono dolcemente lasciando spazio ad una dirompente cascata di note e suoni distorti che si legavano fra di loro e legarono tutte le 157 menti presenti in quel locale ...157 menti accomunate dal desiderio di essere al posto dell'unica che stava produ-cendo tutto questo ...314 mani che avrebbero voluto essere al posto di quelle due che volteggiavano sul manico della chi-tarra reso vivo da tutto quel turbinio di tocchi e note crea-te ...314 occhi che scrutavano quel magico folletto dai lun-ghi capelli neri che grondando vita e facendo incredibili smorfie dava tutto se stesso ed il suo sapere in un lasso di tempo che sarebbe stato poco per bersi un bicchiere d'acqua, figuriamoci per quella meravigliosa dimostrazione di virtuosismo. Era completamente assorbito, per nessuna ragione al mondo a-vrebbe levato lo sguardo da quel palco su cui si stava consu-mando questo rito che lo rendeva così coinvolto; nemmeno per lei. I due compagni ripresero con tocchi sconvolti, ma del tutto indovinati, non appena la potenza sonora di quell'assolo chi-tarristico calò leggermente, il sax sottolineava lamentoso il turbine accecante prodotto dalla chitarra mentre la batteria dava tutto il senso della spirito vitale con quei tocchi a-ritmici, disomogenei, dolci, apparentemente senza senso. Tut-to si contorceva fra mille dolci spasimi, il ritmo sempre più vigoroso, primitivo, tribale, il lamento del sax, le dita si aggrovigliavano lentamente su quel manico, piatto, cassa, an-cora il sax stavolta alto, lancinante e poi ...STOOOOOPPP ! ! Scioccati tutti aspettarono ad applaudire, forse sperando che quell'improvviso silenzio fosse solo frutto di un malefico abbaglio sonoro, ma il chinarsi dei musicisti fece scattare in tutti i presenti il desiderio di ricambiare con altrettan-to fragore il dono di pazzia melodica fatto dal trio. Grandioso!! Si alzò anche lui, ormai pazzo e ubriaco di note e suggestio-ne, dal suo posto, cercando confusamente di uscire dal loca-le, ed in questo stato di semincoscienza vide Liliana teneramente abbracciata con Enrico. Probabilmente si stavano anche baciando. Gli occhi gli si chiusero involontariamente per un istante, merda! Era incredibile, era incredibile come certe situazioni si ripetessero ciclicamente, e lui come un fesso sempre pron-to a cascarci, ma come fare a vivere altrimenti?! Per pura e semplice reazione involontaria si voltò verso il palco con un vuoto bruciante nell'animo e, nel vedere i visi stanchi ma felici di quei tre dispensatori di emozioni, non riuscì ad essere incazzato.


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