ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 23 febbraio 2006
ultima lettura lunedì 21 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Aria di liberta' dall'ovest

di Andrea Corbetta. Letto 1432 volte. Dallo scaffale Racconti

Era la frase sulla bocca di tutti, tutti quanti la ripetevano ossessivamente in quei periodi, sorridenti e soddisfatti, quasi per autoconvincersi che ...

Era la frase sulla bocca di tutti, tutti quanti la ripetevano ossessivamente in quei periodi, sorridenti e soddisfatti, quasi per autoconvincersi che quel loro dire fosse vero e re-ale e, soprattutto, in grado di far avvenire tutte le tra-sformazioni sognate e costruite su immagini luccicanti da pa-gine centrali di giornale scandalistico. - Anche Hans ne è convinto, bah, sarà... - pensò fra sé e sé il vecchio Ferdinand, chiudendo per l'ennesima volta nella sua vita, con la consueta puntualità da orologio solare il cancello d'entrata del "suo" Post Museum; preoccupato più del solito nel guardare verso l'orizzonte minaccioso e scuro l'approssimarsi di quello che prometteva essere uno di quei classici temporali di fine estate. - Come ce ne sono sia ad est che ad ovest. - Controlliamo anche il piano di sopra... - sospirò tirando fino allo spasimo quella che era già predestinata come l'ul-tima sigaretta del giorno, fingendo di ignorare il buio inna-turale di quel tramonto di fine agosto. Era dal 1960 alle dipendenze del Post Museum, prima come semplice aiuto, poi come capo-custode a tempo pieno, e conside-rava tutto lo stabile e quello che vi era conservato come un qualcosa di suo, di personale. Forse era per il timore che tutto questo suo mondo un giorno potesse finire, forse anche per pura, irrazionale e semplice nostalgia, che guardava con scetticismo ed un pizzico di paura alla sempre più presente prospettiva di rinnovamento generale che si respirava nell'a-ria. Il Post Museun si trovava a circa cinquecento metri da Che-ckpoint Charlie e dal fantomatico muro, in una delle zone più desolate, ma sicuramente anche più importanti, di tutta Ber-lino Est; e di questo Ferdinand ne era orgoglioso, quasi que-sto fosse anche merito suo e del museo. Certo c'erano stati anni in cui pressoché ogni giorno vi erano tentativi di sca-valcamento del muro, ed in cui gli spari delle guardie di frontiera contro i fuggitivi turbavano anche l'animo ottimi-sta e soddisfatto di Ferdinand, ma erano momenti passati ed ora non provava nessuna invidia nel vedere i suoi neo-connazionali rientrare nel loro paradiso consumistico dopo la visita turistica al "lager" dell'est. - Oh Ferdinand, cosa vuoi che succeda? La situazione potrà solo migliorare. Chi parlava in questo modo era il suo vecchio amico Hans, compagno di tante bevute e discussioni nel museo deserto. - E poi era ora di cambiare qualcosa! A differenza di Ferdinand aveva accolto con entusiasmo e fi-ducia l'abbattimento del muro e tutte le sue conseguenze più o meno immediate. - Vedrai, potremo avere anche noi tutte quelle belle macchine che hanno quelli di Berlino Ovest, tutti quegli aggeggi elet-tronici, cambierà tutto vedrai. Non gliene importava niente; Ferdinand nonostante questo ed altri discorsi simili, non si smuoveva dalla sua convinzione e reagiva con espressioni dubbiose o con un mutismo nervoso e triste a tutte quelle prospettive di vita diversa. - Porc... - il vento aumentò d’intensità ed in lontananza il brontolio soffocato del temporale in arrivo si stava sempre più rafforzando. Le prime gocce di pioggia fredda e pungente l'avevano sorpre-so mentre era intento a chiudere con la solita cura maniacale le finestre e le imposte del piano superiore. Finì di richiu-dere il tutto proprio mentre il fragore di un tuono rimbombò in tutto la sua cupa profondità nei lunghi corridoi del muse-o, assordandolo. - Che tuono potente, bah, sarà un temporale dell'ovest - pen-sò, sorridendo sotto il volto rugoso al pensiero di quella frase pronunciata dal suo amico Hans, ripercorrendo ancora una volta il corridoio per accertarsi che tutte le finestre fossero serrate perfettamente. Il buio era ormai quasi totale, la volta centrale con le sue enormi vetrate lasciava trasparire un tumulto lassù nel cielo scuro ed impetuoso, si avviò verso le scale per scendere al piano terra, dove si sarebbe rifugiato al sicuro del suo ap-partamento ricavato in uno dei tanti locali vuoti all'interno del museo. Stava per inserire la chiave nella toppa della porta di "casa", quando delle grida confuse allo scroscio della pioggia gli giunsero alle orecchie. - Che testa che ha la gente per andare in giro con questo tempo. Un altro "tuono" scosse la tetra atmosfera del corridoio. Venne assalito da un inquietante senso di nervosismo; la pioggia impazzita pareva provenire da tutte le direzioni con una forza tale da penetrare i vetri della volta; dei rumori di persone in corsa sembravano provenire dall’alto e da qual-siasi altra direzione. - Questo però non è un tuono... - riconobbe distintamente il rumore prima di uno, poi di una serie di vetri rotti mischia-to a strane voci sconosciute; e tutto si stava avvicinando. Si voltò di scatto, anche la sua ombra sembrava ora minaccio-sa, indeterminata; un terzo "tuono" risuonò nell'aria assor-dandolo, questa volta poco distante da lui. Sentì le gambe cedere come mai prima gli era successo e si ritrovo umido e sciolto in una strana e immateriale pozza di sangue, mentre il bagliore di un fulmine illuminava la corsa folle e morbosa di alcune figure nel lungo corridoio. Chiuse gli occhi per non rimanere accecato dal lampo. - Aria di libertà dall'ovest... - lo dicevano tutti.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: