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lavoro pubblicato martedì 14 febbraio 2006
ultima lettura martedì 4 febbraio 2020

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Epistassi

di ernesto coliego. Letto 1031 volte. Dallo scaffale Pensieri

Pensavo di poterti prendere così, come sei. Pensavo di poterti amare per quello che avevi da darmi. Ma non è così. Un giorno dissi ad una ragazza, di ...

Pensavo di poterti prendere così, come sei. Pensavo di poterti amare per quello che avevi da darmi. Ma non è così. Un giorno dissi ad una ragazza, di quelle che non ci siamo mai capiti, che era un peccato, che eravamo due velieri che navigavano nello stesso mare ma in direzioni diverse. Oggi mi sento ancora così. Due caravelle, ma io sono una nave pirata, mi fermerò solo nel porto disposto a concedermi l’amnistia per i miei peccati commessi, sognati. Mi sono svegliato dall’incubo di un nuovo fallimento, ma il fallimento ha bisogno di un progetto, senza quello non si può fallire e noi un progetto non l’abbiamo mai avuto. Oggi la smetto, la smetto di non essere me solo per cercare di capire te. La smetto perché quello che questa esperienza aveva da dare l’ha dato. Rimangono le briciole e un po’ di quel sapore d’asfalto di cui spesso abbiamo parlato. E’ come quando da piccolo soffrivo di epistassi. All’inizio era sempre una rottura di palle, oggi che non mi esce più il sangue dal naso giro le notti in cerca di un paio di nocche dure. Quel sapore di sangue rattrappito, che scivola lentamente giù un gola e poi lo senti fino allo stomaco e quel sapore ti lascia la stessa sensazione di una pessima notizia.


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