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lavoro pubblicato mercoledì 8 febbraio 2006
ultima lettura venerdì 13 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Allucinazioni

di Summerjam. Letto 890 volte. Dallo scaffale Generico

L'ho lasciato lì, sul comodino, e mi ostino a guardarlo intensamente come se debba dirmi qualcosa da un momento all'altro, ma lui tace. A dire la veri...

L'ho lasciato lì, sul comodino, e mi ostino a guardarlo intensamente come se debba dirmi qualcosa da un momento all'altro, ma lui tace. A dire la verità mi scruta con un po' di curisità pure lui e pare quasi che stia aspettando che sia io a fare la prima mossa, a dire la prima parola. Esteticamente non è niente di che, se lo vedesse mia madre direbbe semplicemente che è un tipo, che può piacere e non piacere. Esito qualche istante e poi allungo una mano verso di lui ma spezzo il movimento a mezz'aria lasciando cadere la mano a ciondoloni appena mi accorgo che lui ha pensato la stessa cosa e si sporge verso di me. Mi balena nella mente che per qualche motivo, uno qualsiasi, quel coso sia in grado di leggermi nel pensiero e possa anticipare ogni mia mossa; un po' la cosa mi spaventa ed è probabile anche che questa mia sensazione di disagio sia percepibile dall'espressione aggrottata e un po' spaesata che ho messo sù. Leggo nei suoi occhi che ha il mio stesso timore. Era più facile quando lui era chiuso nell'armadio a fare compagnia ai miei abiti, quelli che non indosso quasi mai. Quando incrociavo il suo sguardo, aprendo l'anta, a volte mi spaventavo, soprattutto se ero soprappensiero. Mi lascio cadere sul letto, anche perchè non ce la faccio più a tenermi su coi gomiti e poi la testa mi sembra pesante, come se fosse piena di acqua. Mi sento sballottare a destra e a sinistra. Sbatto le palpebre in fretta e con una certa forza per togliere quel velo che mi offusca la vista. Mi schiarisco la voce e il suono arriva da lontano, come da una galleria. E' così che mi rendo conto di avere anche le orecchie tappate, come quando si sale di quota in aereo o quando si raggiunge la vetta di una montagtna in auto. Sono in posizione fetale e mi pare di avere miliardi di occhi puntati addosso. Mi stringo più forte a me stesso, raggomitolandomi come i gatti, cercando di rendermi impenetrabile da tutti quegli sguardi. Un senso di ansia mi aggredisce, prendendomi alla sprovvista. Che avranno daguardare? Tutto gira intorno a me, le pale del ventilatore a soffitto roteano senza spostare un filo d'aria, mentre finestra e armadio si contraggono e si espandono per la stanza, come se fossero vivi. Il movimento ritmato intorno a me è cadenzato dalle mie pulsazioni che in questo momento sono a mille. Sto sudando freddo e nonstante il senso di nausea che si arrampica dalla bocca dello stomaco fino alla gola, non mi sono mai sentito tanto leggero. Per un attimo dimentico tutti qugli occhi e ne focalizzo nella mente solo due: i suoi, grandi e neri, dilatati come quelli di un lupo che ha appena puntato la sua preda e comincio ad aver paura. Gli ho voltato le spalle e lui sta sul comodino, o almeno spero sia ancora lì. Con un grande sforzo punto il gomito sinistro sul letto e mi obbligo a girare la testa dalla parte opposta e lo vedo: è rincantucciato in un angolo come fosse in preda ad un attacco di terrore, i suoi occhi ora sono iniettati di nero, la pupilla è completamente dilatata e non si vede più l'iride: sono gli occhi del diavolo, io li ho sempre immaginati così. Ora ho paura. Il corpo è paralizzato in un bagno di sudore e non valgono a niente i tentativi di alzarmie di fuggire dal letto, di allntanarmi dala stanza che mi respira addosso e mi giudica in questo stato febbrile. cerco di respirare profondamente ma il panico mi ha mandato in iperventilazione, e non faccio tempo a stupirmi della lucidità con cui analizzo il mio stato psicofisico, che una fitta imrpvvisa e tagliente mi perfora lo stomaco e mi inchioda definitivamente al letto. la pelle sul volto mi tira, come se la carne cercasse di esplodere in mille brandelli. Sento una sensazione di formicolio per tutto il corpo come se i ragni mi stessero camminando per tutto il corpo e mi avessero tessuto la tela sulla faccia. Vorrei muovermi ma non ci riesco. sento le labbra aride, di fuoco e in bocca ho uno strano sapore dolciastro, di sangue fresco. Non ho più forze e mi abbandono di nuovo a me stesso, alla stanza e mi rassegno. "Vieni a prendermi sono qui, non mi muovo, non posso. Non reagirò, ma vieni ora, falla finita". Chiudo gli occhi e non succede niente; li riapro.La stanza continua a prendersi gioco di me, gira e gira, ma sta rallentando. Il respiro sta tornando regolare, il cuore si sta calmando, pare abbia deciso di non fuggire dal petto, per questa volta. Lui rimane impassibile e sfinito sul comodino, mi guarda e mi sorride come chi ha visto l'inferno per qualche istante, in un'andata e ritorno straziante. Sbatto le palpebre e mi giro di nuovo sul fianco destro e lo guardo fisso negli occhi, ora sembrano tornati azzurri, del loro colore naturale. il viso è stremato e rilassato, un raggio di sole gli sfiora la guancia. Sento una carezza calda sul volto, insistente, dolce protettiva come se qualcuno mi stesse facendo un tenero compliento per esserci riuscito di nuovo, per aver resistito ancora. sono oggi tre settimane che ho smesso di farmi e non so se sono più stupido o coraggioso. La seconda ipotesi mi avrebbe aiutato ad evitaretutte queste allucinazioni. Non sarei, in uno splendido fine settimana di luglio, chiuso a chiave nella mia stanza a lottare coi fantasmi se fossi stato davvero coraggioso. Ma qualcosa di positivo c'è: sono ancora vivo. Riguardo verso di lui e sorrido anch'io, sento i muscoli del viso contrarsi nel tentativo di esprimere questa sensazione. Ce l'abbiamo fatta anche questa volta..maledetto specchio


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