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lavoro pubblicato mercoledì 8 febbraio 2006
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

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Appunti

di DiEcoLaNemesi. Letto 920 volte. Dallo scaffale Generico

Appunti di ermeneutica dubitativa sulla strada di una psicologia della punteggiatura come base per una politica anti-fallocratica e antirazzista ...

Appunti di ermeneutica dubitativa sulla strada di una psicologia della punteggiatura come base per una politica anti-fallocratica e antirazzista Di tutta la punteggiatura il punto esclamativo mi provoca una certa orticaria. Ammetto che in certi virgolettati, espliciti o impliciti che siano, anch'io ricorro ai suoi servigi. Ma con la stessa nobiltà d'animo di chi paga una prostituta. E' l'esigenza animale del sesso fine a sé stesso o del tono reso con uno starnuto esclamativo d'inchiostro invece che con un'immagine dipinta a parole. Ma, haimè, definire certa enfasi sempre e comunque con la poesia sarebbe faticoso per lo scrivente e soprattutto per il lettore, e impossibile senza cadere nel ridicolo qualora si riportino dialoghi che non si vogliano somiglianti a dei dotti simposi di estetica tra barristi clienti di loro stessi. Insomma il punto esclamativo è un atto di pigrizia o al più una necessità quanto l'urinare o l'andar di corpo. Ora posso pure ammettere che in certi casi possa essere un atto liberatorio ficcare un bel punto esclamativo nell'enfasi di un'incazzatura scritta o di un'esaltazione espositiva. Ma anche del fare pupu non ho mai messo in discussione una simil virtù. Tra l'altro la psicoanalisi insegna come sulla via di una sessualità matura e genitale si passi per svariate fasi di sviluppo necessarie che vanno si conservate ma propedeuticamente al loro superamento. Così mi arrischierei a dire che similmente il punto esclamativo è una fase sulla via di una punteggiatura più matura. A meno di non attribuirgli iconiche virtù falliche, ma sarebbe sintomo di pochezza limitarci in tal caso ad affrontare un discorso di psico-punteggiatura-sessuale a un livello superficiale come quello grafico. L'utilizzo, poi, di tre punti esclamativi sodomiti uno dietro l'altro mi provoca una certa inquietudine. Non tanto per i sodomiti, per carità: iddio li protegga tutti e difenda i deretani di chi sodomita non lo è. Ma perchè mi ricorda la crudeltà e l'ipocrisia dei gerarchi nazisti che gasavano ebrei e omosessuali salvo quelli che si tenevano come amanti. Mi spiego. Le SS avevano la rigidità propria del punto esclamativo e viceversa. Forse per questo le rare volte che ho usato addirittura tre punti esclamativi, non solo mi sono vergognato terribilmente di me stesso, ma ho avuto angosciosi incubi riguardo esemplari di punteggiatura ariana che marciavano a passo d'oca calpestando la dignità delle mie idee e pure qualche pupu di vacca (o non) residuo della metafora da me righe fa utilizzata. E poi lo Smilzo a me fa pure un po' impressione con quell'aria emaciata e malaticcia. E pure in bilico su un punto che, per quanto in apparenza umile e discreto, lo può in qualunque momento far cascare sottane all'aria in un anal-masturbatorio autoinfilzamento. Poi, pittoricamente, il punto esclamativo ricorda la scia della riuscita digestione di un piccione che esprime così il suo saggio parere sulla presunta superiorità degli uomini nel mondo animale. Invece il Punto suscita il rispetto che si prova dinnanzi ad una lacrima, ad una stilla di sangue, a un gesto dritto e semplice come un bacio d'inchiostro stampato sul foglio o uno di carne su delle bellissime labbra. Il Punto è lo squagliarsi delle velleità dell'esclamazione nella pozzanghera della propria retorica. Un fantoccio disossato delle grucce. Quando il punto esclamativo è nudo di lui non rimane altro che i vestimenti che sono precipitati sul pavimento come a disegnare un... punto. Il Punto è il vero uomo che sa di non dover mostrare una perenne erezione per dimostrarsi tale. Ma è pure l'essenza della donna: origine di ogni cosa e di ogni cosa fine. E' il segno da cui gli altri segni furono creati a sua immagine. E' la sinestesia grafica di tutti i sensi di una frase che si ritrovano in quel rendez-vous perfetto. E' il coraggio dell'individuo contro l'idiozzia della massa, è lo studente di Tienamenn che stoppa la retorica ideologia delle parole-corazzate e prive di senso incolonnate in una frase simile a un metallico rivolo di sangue. E' l'atomo che compone le intenzioni del velleitario punto esclamativo che dice di essere a sè bastevole, è il sarcasmo nascosto nel dna del razzista che ignora che i progenitori di tutti gli uomini sono africani. E' il ghigno della pupilla dell'ironico che riflette il rigagnolo di irosa esclamativa bava del dittatore che sarà ricordato per i suoi crimini, identico in ciò ad ogni altro tiranno: di lui, come di un punto esclamativo, si rammenterà al massimo solo le dimensioni e il colore non di certo il pensiero insignificante di cui era sigillo. E poi l'ombelico è un punto o il punto è un ombelico. L'universo è nato da un punto e forse tornerà ad esserlo. Ed è la sola punteggiatura che componga il firmamento, e non può essere un caso. Ho rispetto o simpatia per molti altri esponenti della famiglia punteggiata. Beh, i puntini sospensivi non hanno la sobria definitiva ineluttabile eleganza del singolo punto, ma proprio per questo sono un'istigazione alla fantasia, un'associazione (di tre punti) per attentare alla saturazione eccessiva di certo pensiero. Oppure sono una tentazione, un suggerimento di direzione, ma priva del senso d'ineluttabiltà, per questo eccitante, come baci (magari tre) che dall'ombelico scendano giù ma rimangano sospesi dalla meta, in attesa di qualcosa che chissà se ci sarà, che chissà come inizierà la frase successiva... Essi sono un gioco col lettore: io so che tu sai che io so che hai intuito... ma forse non sai che sono uno stronzo che ama fuorviare. Sono l'onda del pensiero che lascia, ritirandosi nella risacca, tracce di sé sulla sabbia. Sono le impronte di un mistero. Le formiche che solleticano il dubbio. I sassi su cui saltare... per arrivare al senso che c'è alla fine, o alla sua caduta. Sono ciò che a volte uso a sfottò del punto esclamativo mettendoli a fargli sberleffi dietro al culo...! Sono (buon sangue non mente) figli del Punto, ma giovani e spregiudicati hanno ancora meno bisgogno di certezze, sono attratti dall'ignoto e sono contro il pensiero stanco e quindi definitivo dell'esclamazione. Altre volte così timidi o spaesati da sollecitarci un'involontaria premura per la frase che li segue. Sono, di taluni maschi, la fantasia consegnata al foglio che le donne abbiano più di due capezzoli... La virgola: una pennellata. Una pausa disegnata del pensiero. Altre volte, usata magistralmente, un pensiero essa stessa, come un scelta registica nella frase che riporta una strategia altrimenti inesprimibile. Ed è musica. E' il ritmo, la pausa tra le note, il perchè di una melodia altrimenti informe. Sul vostro foglio, la traccia dei miei respiri e dei miei sospiri. Anche il gesto per comporre un segno ne racconta il senso. Guardate, guardate il movimento del la mano mentre disegna la virgola: non vi sentite ogni volta un po' pittori? Confrontatelo col movimento, a volte risoluto, altre delicato, del Punto. Con quello reiterato e attendistico dei due punti. E i punti di sospensione: quasi che il movimento ripetuto della penna sulla carta, simile al computare di una lancetta, volesse accrescere il dipanarsi dell'aspettativa di cui essi sono segno, o incubare quell'innominata paura, oppure dare un'ultimo scampolo di tempo per risolvere un'incertezza che forse sarà sancita definitiva. E invece, nell'amato (punto) interrogativo, quel movimento sensuale dell'indulgere alla curva per esplodere infine nell'orgasmo rettiforme e accellerato del tratto finale. E considerate per ultimo il gesto simile a quello del bambino che inizi a sancire un'offesa, oppure ad un dito ammonitore o accusatore, o identico a quello stesso segno che in orizzontale invece che in verticale usiamo per cancellare le tracce di un nostro errore, con l'aggiunta di quella finale arroganza puntuta che schiacciamo sul foglio in un modo più consono ad uno stivale che ad una penna e che non ha eguale nella restante punteggiatura. Eccolo il punto esclamativo, guardate: “!”(!) e pure il tono di pubblico ludibrio o di linciaggio, così consono al di lui carattere, con cui ve l'ho mostrato in una dantesca punizione dei suoi peccati. Egli è la depravazione del Punto e il Punto è la sua nemesi. I due punti, chissà perchè, mi fanno un po' tenerezza. Lì tratto sempre con un eccesso di prudenza: poso lieve la penna quasi temessi di schiacciare l'uno col peso dell'altro. E poi mi pare che svolgano il compito ingrato e noioso degli archivisti. Forse sono i figli meno dotati del Punto, ma forse per questo mi stimolano il mio senso materno... e non mi riferisco alla precedente simbologia capezzoluta. Non iniziano e non finiscono nulla, vivono di vita riflessa rispetto a quel che viene dopo e sono dipendenti (sottopagati) da quanto viene prima nella frase. Stanno sempre in mezzo a qualcosa ma non sono il fulcro di alcunchè. Sono sicuro che nel cortile della scuola li picchiassero per rubargli la merenda e a calcio li facessero giocare sempre in porta. Il punto interrogativo è una meraviglia. E' un'abboccamento di false domande o false risposte. Si, un amo, ma solo di chi si fa fregare con esche o certezze da poco. Forse è il corrispettivo più razionale dei più istintivi puntini sospensivi. Se ne potrebbe dire “Piccoli punti crescono”. Ma sarebbe una definizione riduttiva per un verso e sbagliata per un altro. Poi ognuno di noi ha quantomeno una doppia natura o ancor più molteolice. Razionale/passionale, femminile/maschile, e via punteggiando. Quindi se ne potrebbe ricavare un interessante discorso sul versante intrapsichico, ma ci condurrebbe troppo lontani. Comunque sia egli ne esce vincente. E poi ha un decoltè da capogiro e in certi linguaggi delle curve strepitose pure dietro. Un capolavoro di sensualità di pensiero e forma. Ed è chiaramente ermafrodito. Anche lui/lei, come il punto esclamativo, sembra in bilico. Ma a differenza di quest'ultimo il punto interrogativo non si prende mai troppo sul serio (altrimenti negherebbe la sua stessa natura maieutica) e quindi non ha un'artefatta dignità da perdere in un capitombolo, e del resto è pure più avvezzo a stare in equilibrio dinamico (il punto esclamativo non è proprio definibile un acrobata: guardate com'è rigido, è scontato che prima o poi cada), anzi, leggende narrano che addirittura talune persone si sollazzino assai a fare i giocolieri con dubbi e perchè, o che esistano esseri chimerici dal corpo di uomo e la testa a punto interrogativo. Io quest'ultima affermazione, pur nell'apparente infondatezza, e anche se vorrei tanto poterla smentire, non mi sento di escluderla, anche perchè non mi guardo da uno specchio da anni e non sia mai... Insomma, la sua ambivalenza anatomica è palese e quella sessuale è riconosciuta e interrogata. A differenza dell'omofobico ma culattone (non culone: che è davveri rinsecchito) punto esclamativo, che è al più checca delle checche perchè reprimendo la propria inclinazione sessuale questa influenza non solo la di lui sessualità ma tutta la sua vita, come ogni cosa che è misconosciuta o negata. E poi il punto interrogativo mi appare, per la sua forma, come un possibile simbolo pacifista: una pistola rivolta verso terra, o un fucile piegato e inutilizzabile, oppure una pistola giocattolo per bambini con quel puntino finale che pare un proiettile di sughero, e che pure ridicolizza gli adulti (soprattutto maschietti). E poi, come accennato, con quelle curve femminili, non può che essere contro la guerra. Del resto è curvo come un abbraccio. C'è chi lo cassa invece come un simbolo demoniaco. Io concordo. Sono sul solco di chi vede nella ribellione di Lucifero l'accendersi della liberà del pensiero. Quale simbolo quindi può rappresentare meglio la certezza d/e(s)clamata del dogma (!) piegata nel curvuto tollerante dubbio (?) padre si di ogni paura ma anche madre del rifiuto di ogni certo pregiudizio. Poi che fantastici dolcissimi peccatori tutti i bambini del mondo con le loro raffiche di “Perchè?”. E infine c'è il punto e virgola. Parliamo di lui. Potremmo definire questa parte della disquisizione “Il punto e virgola: quest'oggetto misterioso”. Oppure: “Il punto e virgola: monografia di un disadattato”. O invece farne una prosa horror e intitolarla in modo sibillino: “Lo sconosciuto”. Mentre odio il punto esclamativo visceralmente (quasi in senso letterale: ora che ci penso mi suggerisce pratiche mediche invasive quali sonde per gastroscopie o peggio colonoscopie) e provo tenerezza per i due punti, sul punto e virgola ho un pensiero incerto. Sarà l'influenza dell'aver appena parlato del punto interrogativo? Comunque sia, tutto ciò che capisco poco mi suscita rispetto o timore: ad esempio le cicche attaccate sotto i banchi di scuola m'hanno sempre inquietato. Quindi, proprio per questo alone di mistero che lo circonda, sono molto guardingo nell'esprimere giudizi avventati sul PuntoEVirgola. Anzi, lo maneggio con l'accortezza riservata al simbolo di una religione sconosciuta o ad una runa magica. C'è addirittura un'atmosfera di misticismo nelle rare occasioni che lo utilizzo (o forse dovrei dire: in cui me ne faccio portavoce o ministro). A confessarvela tutta, si, io ogni tanto lo uso, più che per convinzione, per evitare possibili inesplicabili ritorsioni ; Ho anche sentito al riguardo teorie discordi sulla sua origine. Secondo alcune di queste sarebbe frutto di una misiterpretazione: cioè venne erroneamente ritenuto invenzione di un famoso letterato del passato che mentre scriveva venne stroncato da un infarto al momento di mettere i due punti, col risultato del moribondo svolazzo del secondo dei due. La fama del personaggio concorse a far interpretare il fortuito disegno come frutto del suo genio e a inventargli un'utilità. Secondo un'altra scuola di pensiero sarebbe invece stato ideato da un veggente agli albori della scrittura per permettere secoli dopo gli ammiccamenti negli sms. Ma entrambi le ipotesi sono interpretazioni irrispettose e blasfeme da cui mi dissocio completamente e la cui negazione rappresenta l'unica certezza della mia luciferina esistenza. Tony P., 6 febbraio 2006


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