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lavoro pubblicato lunedì 6 febbraio 2006
ultima lettura venerdì 12 aprile 2019

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Lapparecchio odontoiatrico

di Gabriella Cuscinà. Letto 1350 volte. Dallo scaffale Fantasia

L’apparecchio odontoiatrico Armando era un funzionario di banca. Lavorava tutto il giorno ed aveva l’aria sempre...

L’apparecchio odontoiatrico Armando era un funzionario di banca. Lavorava tutto il giorno ed aveva l’aria sempre affannata e insoddisfatta. Era un signore basso e magro, dall’età indecifrabile. Divorziato dalla moglie, aveva avuto l’affidamento del figlio di dodici anni. Tempo addietro Fabio, il figliolo, era stato protagonista di un episodio a dir poco incredibile, che aveva tutta l’aria del paranormale. Il ragazzo necessitava dell’intervento di un odontoiatra per la sue arcate dentarie e il padre ve l’aveva condotto. Non lo avesse mai fatto! Da che lo aveva portato dal dentista, erano cominciati tutti i guai. Il medico aveva subito diagnosticato una dentizione anomala ed aveva prescritto e poi preparato l’apparecchio odontoiatrico correttivo. Era un marchingegno mobile che il ragazzino doveva portare sempre. Gli bloccava tutti i denti con un sottile filo metallico ed era corredato di una sorta di palato finto. In un primo momento tutto era andato bene, poi col passar del tempo, Fabio aveva iniziato a manifestare i primi segni d’insofferenza. Diceva che gli si muoveva in bocca da solo. “Ma smettila!” ribatteva il padre “Cerca di abituarti e vedrai che non lo sentirai neppure.” Ma lui insisteva che l’apparecchio era dotato di moto proprio e che gli si muoveva tra le labbra senza che volesse. Piangeva e non voleva più portarlo. Un giorno il padre cominciò a gridare esasperato e l’obbligò a metterlo tra i denti, blaterando che aveva speso un mucchio di soldi. Fabio mise il famigerato oggetto in bocca e cominciò a farfugliare e a muovere le labbra stranamente. “Vedi papà! Vedi, si muovo da solo!” “Non dire sciocchezze. Toglilo, fammi vedere.” Il povero genitore cercava di persuaderlo. Ma quando il bambino tolse l’apparecchio, questo effettivamente prese a muoversi da solo. Armando fece un salto e restò senza parole. Guardò meglio credendo di avere le traveggole. L’apparecchio continuava ad agitarsi. A questo punto, si sentì percorso da brividi di paura. “Hai visto! Hai visto che ho ragione papà!” Non poteva più negare l’evidenza. Solo che tutto ciò era inspiegabile. Lo poggiò su un tavolo e l’apparecchio vibrò, poi scattò in su e in giù. Padre e figlio lo contemplavano e provavano brividi di raccapriccio. “Senti Fabio, secondo me, quest’affare è rotto. Lascialo stare. Non metterlo più.” Telefonò al dentista che stentò a credere a quanto gli veniva riferito. “Senta, è sicuro di ciò che dice? Si sente bene?” “Accidenti! Certo che sto bene, ma l’apparecchio si muove da solo!” “Venga al più presto qui da me con suo figlio. Porti l’apparecchio.” Il medico era costernato. Aveva spesso assistito pazienti strani, ma non s’era mai trovato di fronte a gente con delle allucinazioni. Li ricevette e si mise a ridere quando udì ripetere quelle lagnanze. “Non è possibile caro signore, un fatto del genere deve averlo sognato. Com’è possibile che un apparecchio odontoiatrico si muova da solo?” “Ah sì! E allora guardi qui.” Così dicendo, Armando aveva estratto l’apparecchio che invariabilmente prese a muoversi da solo. Il dentista s’irrigidì e parve esterrefatto. Sbiancò in viso e sgranò gli occhi. Poi cautamente guardò Fabio. Volle prendere in mano l’oggetto e quello continuò a vibrare. Anche lui cominciò a tremare dentro di sé. Alla fine per darsi un contegno, da uomo di scienza qual era, sentenziò: “Ci deve essere una spiegazione a tutto ciò. Mi dica, suo figlio è in età puberale vero? Ha odiato sin dal primo momento quest’apparecchio?” “Beh sì, non gli è andato mai a genio,” fece Armando. “Appunto. Credo che gli abbia trasmesso delle energie negative. Succede che i ragazzi di quell’età manifestino tali capacità paranormali.” “Capacità un corno!” gridò l’altro “ Quest’affare è difettoso e lei o mi restituisce i soldi o provvede in qualche modo per mio figlio.” “Senta caro signore, la colpa involontaria è del ragazzo che, sprigionando delle forze reattive, avrà caricato l’apparecchio di energia. Certo è un caso da manuale, ma nell’età di suo figlio si è tipicamente soggetti a tali fenomeni.” “Mio figlio non ha colpa di nulla! E’ lei che è stato incompetente. Gli ha fatto una specie di fattura. Gli ha propinato un oggetto diabolico! Ora dovrà rimediare o io la denunzio." Erano le parole di un povero padre esasperato, in preda al panico dinanzi ad un caso inspiegabile. “Si calmi, si calmi. Io ho solo preparato un apparecchio mobile. Non potevo immaginare! I ragazzi dell’età di suo figlio vanno soggetti alla cosiddetta tempesta ormonale. Sarà stata quella a generare queste forze negative. Ma non dobbiamo perdere la calma. C’è una spiegazione e un rimedio a tutto.” “Bene, allora rimedi.” Armando non si dava per vinto e intanto il povero Fabio assisteva a tutto ciò come inebetito. “Credo che dovrò ingegnarmi a trovare un apparecchio che sia perfettamente gradito al ragazzo, fisso alla dentatura, leggero e adeguato. Non dovrà accorgersi di portarlo.” Il medico capiva di essere di fronte ad un caso paranormale. Un caso di una stranezza unica. Lo avrebbe sottoposto all’attenzione di colleghi più esperti e competenti anche in campo psicologico. Alla fine fu preparato per Fabio un altro apparecchio di nuova concezione. Quasi non avvertiva di averlo in bocca e ne fu soddisfatto. Lo sfoggiava con noncuranza ridendo e sorridendo. Quello vecchio e dotato di poteri paranormali restò all’ambulatorio del dentista. Ma lontano dal ragazzo non si mosse mai più. Naturalmente quel caso passò negli annali della odontoiatria.


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