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lavoro pubblicato domenica 5 febbraio 2006
ultima lettura lunedì 14 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Prendi una nuova collega

di lenna. Letto 1730 volte. Dallo scaffale Pulp

Prendi una nuova collega, prendila piccoletta e cicciotta e attempata, con la voce nasale e altri sgradevoli difetti di pronuncia, rincarcata su se...

Prendi una nuova collega, prendila piccoletta e cicciotta e attempata, con la voce nasale e altri sgradevoli difetti di pronuncia, rincarcata su se stessa come un frigorifero FIAT degli anni ’50, fortuna che l’aspetto non è tutto, infatti essa ha un buon carattere: boriosa, incapace di ascoltare, egocentrica, dispensatrice di saggi consigli soprattutto di lavoro ‘perché lo so io come si lavora, devo insegnarti un po’ di trucchetti’. Inoltre ha uno dei difetti che meno sopporto negli emigranti, denigra e schernisce la città che la ospita, la mia città.

Aggiungi che prima di presentarsi, di dire il proprio nome ti ha già raccontato la vita del proprio fidanzato (e futuro marito e futuro padre dei miei figli), elogiandone il curriculum1, la professionalità, le competenze, e bla bla…

Metti una sera, una festa aziendale, infilaci dentro la nuova odiosissima collega; io ovviamente sono alticcio, probabilmente fatto, sputtaneggio a destra e a manca da sgualdrino sbarazzino quale sono mi trovo più volte in situazioni imbarazzanti (la mia presenza causa imbarazzo agli altri spesso e volentieri). Ignorando la nuova collega per buona parte della serata, almeno da quando mi ha importunato notando le borchie sulla patta dei miei pantaloni e indicando insistentemente, e chiedendo insistentemente a cosa servissero, me la sono sbrigata con un secco “Così non ci metti le mani”, sorry tesoro, ma ho altra gnocca per la testa stasera.

Per inciso (e smisurato ego) essendo un uomoputtana, mi sono strusciato a chiunque, ho fatto apprezzamenti volgarmente sessuali ad uomini e donne, mi sono spogliato, ho simulato e ho ricevuto simulazioni di fellatio in pubblico, ho leccato tacchi, ho visto calze a rete senza mutandine da pochi centimetri, forse corro troppo ma non sono lontano dal vero se affermo che mi sarei potuto portare a letto chiunque avessi scelto, quella sera.

Nonostante questo, invece che godermi la serata che meritavo, ho cominciato a parlare con tutti(ridicoleggiandola) delle sue tette oscenamente in mostra, vistosamente in richiesta di attenzione2. Ovviamente, di persona in persona, sono arrivato fin da lei con quest’argomento. Finendo per chiederle “Ma la mercanzia ce la porti anche in ufficio? Renderesti un sacco di gente felice!” –Ricordo bene la frase perché me l’ero preparata per un bel po’ ed avevo aspettato di avere un capannello di persone attorno per declamarla e riscuotere le risate di tutti, e confermare la mia fama di sbarazzino e chiaccherone senza regole.

La reazione della collega fu sorprendente, invece di imbarazzarla (come era mia intenzione), si gonfiò come un gallinaccio selvatico pronto alla copula, avvicinandosi pericolosamente e chiedendo di valutare con mano l’effettivo valore della mercanzia. Probabilmente preso dall’euforia mi sono fatto anche fotografare con la faccia in mezzo a quei due pesanti blob3.

La cosa si faceva comunque noiosa, avevo esaurito le battute e stavo perdendo pubblico. Oltretutto dal suo primo giorno di lavoro avevo sparlato del frigoriferino sibilante, disprezzandolo sotto tutti i punti di vista (anche quello fisico), e quindi il solo pensiero di accoppiarmici, o peggio ancora il pensiero che tutti sapessero o vedessero questa mia attrazione deviata, mi obbligava a cercare una scappatoia neutra ed educata. “Perché non beviamo qualcosa?” (tanto c’è il catering) “Vabbbbane”4. Dopo 3 o 4 drink distraenti (ma imbevibili) e alla sua ennesima richiesta di palpamento (e alla mia obiezione che quasi ero più affezionato al suo futuro marito –povero martire- che a lei), ho dovuto cedere, tanto ormai la serata era finita e stavano già chiamando i taxi per tornare tutti (ubriachi e fedifraghi) dalle proprie mogli e mariti come se nulla fosse come se “Sono una noia mortale queste convention aziendali”, quindi nell’attesa del taxi ho finalmente (finalmente per lei) dato una ricca ravanata alle sue tette e probabilmente una mezza slinguata (ma di questo non sono certo, avevo la lingua stanca e gonfia).

Il tragitto di ritorno era così composto: taxi in 4 fino all’auto, auto in 4 fino ad una casa, auto in 3 fino all’altra casa, auto in 2 fino a casa mia (i due finali non eravamo lei e io!).

In taxi eravamo troppi e troppo vicini quindi non credo che abbiamo dato troppo spettacolo, mi è stato solo raccontato che ero lievemente iperdinamico. Il secondo tragitto in auto invece probabilmente (dico probabilmente perché dovevo pensare a delle buone scuse per il giorno dopo) è stato tipo dodicenni che si ruzzolano sul sedile posteriore dell’auto; del terzo tragitto ricordo soltanto la posizione innaturale per cercare di arrivare dietro (ero seduto davanti) e di esser stato tirato con forza per i polsi (ma se dovessi dire dove, sicuramente inventerei)

Poi mi hanno riportato a casa, l’ultima parte non ha niente di importante da dirci, un’ultima vodka tonic, probabilmente ho vomitato prima di andare a letto, sicuramente ho vomitato al mattino, ma non voglio associarlo a ciò che era successo, sarebbe scortese.

Il mattino dopo non era successo niente


Adesso cancella l’ultima riga (‘Il mattino dopo ecc ecc’), perché il mattino dopo è successo un bel casino e non avevo nemmeno del crack per proteggermi!.

1 Da quel poco che c’ho capito, secondo la sua limitata mente, le persone vengono da lei apprezzate e lodate con dei canoni astrusi, al posto di “che gnocca”, “che fico”, “che tette” prendono posto ‘complimenti’ del tipo “Che carriera”, “Che Manager”, “Quanto potere”; questo credo che già la dica lunga sul suo lifestyle.

2 Purtroppo le mie affermazioni ridicole sono state travisate e interpretate come un’attenzione dovuta e condivisa da molti dei presenti (questo non riesco a perdonarmelo, non sono avvezzo ad essere frainteso se non intenzionalmente)

3 Qualsiasi oggetto dell'Universo attrae ogni altro oggetto con una forza diretta lungo la linea che congiunge i baricentri dei due oggetti, di intensità direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse ed inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza. Uno dei due oggetti è il pavimento della festa, l’altro le tette; la distanza fra i due oggetti è minima (ricordate, piccoletta e cicciotta) e la massa dei due oggetti bella grande; considerando queste cose, considerando che il pavimento della festa era immobile, ci vuole veramente poco nel fare due conti con la legge della gravitazione per capire quanto le tette in cui mi stavo crogiolando fossero più in basso di quanto meriterebbero. Forse è anche per questo motivo che essendo io mingherlino (ma ben proporzionato) sono stato attratto e catturato dalle adipose escrescenze

4 Proprio com’è scritto, un misto fra l’intonazione di Lisa Simpson e il suono di Chris Griffin –si, quello di: ‘papòne’-, con le E che diventano A e le doppie che raddoppiano quadruplicandosi; senza contare la difficoltà di pronunciare la ‘gl’ (il bagaglio diventa un bagajio) e una ‘r’ stentata e gonfia che assomiglia più a una ‘d’.



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