ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 28 febbraio 2002
ultima lettura mercoledì 12 settembre 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Fino all'alba

di Durlindana. Letto 1324 volte. Dallo scaffale Amore

La luce della notte entra dalla finestra spalancata. La vista sulla strada deserta e sul mare che s’intravede da lontano. Qualche stella, il ci...

La luce della notte entra dalla finestra spalancata. La vista sulla strada deserta e sul mare che s’intravede da lontano. Qualche stella, il cielo nero e aperto, senza una nuvola e la luna bella tonda sul mare. Un albero si affaccia alla strada, da lì proviene sicuramente il rumore dei grilli e le cicale ed è fose quello che la sveglia. Si rigira nel letto e rimane a guardare per un attimo la finestra, con gli occhi socchiusi. Quasi non riesce a credere che sia ancora notte, le sembra di aver dormito anni. Si accorge di non avere nemmeno più il lenzuolo ma non sente freddo, più che altro le da un po’ i brividi la corrente che entra dalla finestra e la sfiora. Apre completamente gli occhi e si alza a sedere. Ha la pelle d’oca. Si stropiccia gli occhi. Che ore saranno? Le tre? O forse le due? - sei sveglia?- le dice lui. Ha aperto solo un occhio, ha i capelli spettinati ed è tutto avvolto nel lenzuolo. Lei gli si stende accanto e lo guarda nell’unico occhio aperto, non riesce a non sorridere. Si sono svegliati contemporaneamente. - sembri una larva- gli dice, tirandogli via la coperta. Non hanno voglia di dormire, ormai. Lei si stende, si stiracchia e si gira su un fianco, dando le spalle al ragazzo che un po’ ci rimane male. La guarda, con la sua canottiera bianca, la spallina del reggiseno penzolante, il pantaloncino corto rosa pallido. Le curve del corpo con la luce debole che entra dalla finestra. Socchiude di nuovo gli occhi perché il sonno sta tornando, mentre lei continua ad avere la pelle d’oca perché è come se sapesse, come se si sentisse dentro qualcosa che non c’entra poi tanto con il vento. - no, non chiudere- le dice , mentre già lei sta allungando la mano per spingere l’anta della finestra- io ho caldo- continua poi, cercando di cacciare le braccia dall’involucro di lenzuola. - Tu hai caldo, io sto morendo di freddo- non è vero, lei non ha poi tanto freddo, è che non riesce a dormire. Allora lui esce dal lenzuolo, lo prende da un angolo e lo tira verso l’alto. - È una capanna, vieni sotto- dice, con un’ingenuità allarmante. Si avvicina e si accoccola anche lei sotto il lenzuolo, allora si abbracciano e cercano di riaddormentarsi. Tu-tum, tu-tum. Il suo cuore batte lento ma rumoroso. Il petto è ampio, sembra un ragazzo enorme quello che le sta davanti e si sente protetta da quella sagoma grande e rassicurante, molto più grande di lei che, microscopica, gli si stringe di più, come il pulcino sotto l’ala della chioccia. - così mi fai male- grugnisce lui, rovinando tutta l’atmosfera. Allora lei si stacca, un po’ offesa ma più che altro annoiata. A quattro zampe si allontana e si stende dall’altro capo del letto. Quel letto che quella mattina sembra immenso, come una distesa di neve, bianco. - che fai! Torna qui! Non avevi freddo?- la testa di lui sbuca dal lenzuolo. Si vede che ha sonno . - lasciami perdere- lo zittisce lei, grattandosi la fronte. La guarda, questa volta apre entrambe gli occhi. La pelle, le braccia, le mani nei capelli castani , le guance ancora rosa, scottate dal sole del giorno prima. Butta per aria il lenzuolo che si stende sul pavimento e spalanca le braccia, stiracchiandosi - finalmente sei sveglio, così chiacchieriamo un po’- gli si avvicina gattonando e gli prende una mano tra le sue. - Mica ho tanta voglia di parlare- un guizzo negli occhi che lei capisce al volo e per quato si allontana con un balzo – ok, ok – richiude gli occhi e si rigira - Uffa, ma che uomo freddo e noioso!- si lamenta lei e si mette in piedi sul letto , poi si allunga e tenta di toccare il soffitto. Però non ci riesce perché è troppo bassa - Che scema..- il ragazzo le afferra una gamba,mentre ride , e la tira giù, facendola atterrare proprio su di lui. Rimangono un po’ a guardarsi, lui con lo sguardo un po’ più sveglio e lei che non sa dove guardare e si aggiusta la canottiera. Stesa su di lui, con la sua mano che le accarezza una spalla, non sa proprio cosa pensare , se essere disperatamente felice o esageratamente triste. L’estate finirà presto, forse troppo presto - ma perché devi pensare al futuro, pensa che siamo qua- le dice, sgusciando via e lasciandola al centro del letto – certo che è presto..- ha preso l’orologio dal comodino - dimenticati dell’ora,per un attimo avevo pensato che fossi diventato romantico- si lamenta lei, sbadigliando - ti ricordi quando pioveva. Faceva davvero freddo, mica come ora..tu eri tutta bagnata e aspettavi chissà che cosa. Anch’io ero bagnato ma stavo bene..mi piacevi già da allora- dice lui, sedendosi sul letto e guardando fuori dalla finestra. Lei si gira. Da dietro il suo ragazzo sembra ancora più bello, le spalle sembrano più larghe e poi quello che dice è davero molto dolce - cos’è cambiato?- gli chiede, mettendosi anche lei a sedere, dietro di lui - non lo so, forse sono cambiato io, sei cambiata tu..ma che dici:non è cambiato niente!- china la testa, si guarda i boxer blu spiegazzati e si tira su l’elastico. Lei gli si avvicina lentamente, lo avvolge con un abbraccio e qualche mugolio. Lui, sorride e non si gira tanto per non darle soddisfazione:gli ha poggiato la testa dietro la schiena e ascolta il suo respiro lento e rumoroso, come il battito del suo cuore, senza dir nulla tanto lo sa che quello scemo sta cercando di resisterle. Che gioco strambo, il loro. Chissà quando avrebbero smesso di nascondersi l’uno dietro l’altra senza mai guardarsi negli occhi. - smettila di fare la bambina, andiamo a dormire- si allontana dall’abbraccio e si stende, poggiando la testa sul cuscino di lei. Rimane un po’ a guardarlo ma poi si butta anche lei e chiude gli occhi, aspettando che il sonno arrivi e sperando che arrivi presto. Però nessuno dei due riesce a dormire e se ne accorgono presto. Allunga una mano, cerca la sua. La trova dopo un po’, ma non si ferma. Sale, sale verso il collo poi si gira e lo guarda. Gli sfiora il viso, sente che quel poco di baffi gli stanno ricrescendo , gli mette un po’ a posto i capelli che si sono fatti biondi e la luna e le stelle creano una strana atmosfera e gli donano una strana dolcezza che quasi mai si vede di giorno. E poi ostenta un sonno che non ha, tiene gli occhi chiusi ma tanto è sveglio. - perché fai finta di dormire? – gli sussurra nell’orecchio e gli si stende accanto - ti devo dire una cosa- si gita e apre gli occhi. La guarda che gli sorride e che gli tiene la mano ed è così piccola che non ha il coraggio di dire nulla, è così bella che vuole chiudere di nuovo gli occhi e riprovare a dormire - lascia perdere, torna a dormire che hai le occhiaie- dice invece, affondando la faccia nel cuscino. Al che lei s’arrabbia e vorrebbe urlargli di morire ammazzato da qualche parte perché è uno stronzo e non l’apprezza nemmeno. Ma poi rimane zitta e si avvolge nel lenzuolo. E inizia a piangere. E singhiozzare. E mordersi il labbro e cercare di non farsi sentire - la vuoi smettere di frignare?- la zittisce lui – non riesco a dormire- - vai a morire ammazzato- mugola. E si addormenta, con le guance bagnate dai dubbi dalla frustrazione da nessun motivo apparente. Il sole non è nemmeno sbucato fuori. La guarda dormire perché lui non ci riesce. Chissà perché piangeva. Cos’è che non va nella sua vita? Gli viene il desiderio di sapere cosa stesse accadendo a quella ragazza. Le scosta i capelli dal viso ma lei rimase immobile. Per fortuna non si è svegliata, non avrebbe saputo giustificare quel suo gesto così strano. L’ha fatto d’impulso. E d’impulso l’abbraccia e la stringe perché la vuole svegliare - che c’è?- gli dice, tirandogli la maglietta - perché piangevi?- le chiede, baciandole la fronte - pensavo..- Le poggia la testa sulla spalla, le bacia il collo, le sussurra di non piangere mai più. Lei fa scorrere le mani sulla sua schiena, le infila soto la maglietta, gli accarezza la pelle. Ma lui la ferma, afferra una mano e la poggia sul petto. - da quant’è che stiamo insieme?- chiede lei, sorridendo e socchiudendo gli occhi - troppo- Rovescia la testa ll’indietro. Si fida, si fida troppo. Cos’avrebbe mai fatto senza di lui? Avrebbe saputo vivere senza di lui? - ti devo dire una cosa..- riprende il ragazzo, questa volta più convinto.Si rigira, si alza a sedere. La lascia là, molto confusa, con i capelli sciolti sul cuscino. Di nuovo la prende quel senso di vuoto, di solitudine, d’impotenza Lui è tutto ma non è nulla, lui è sempre assente, lui è lì ma potrebbe scomparire in ogni momento. E non ce la fa,quel benedetto ragazzo, a dorle quelle che vuole, come se poi fosse una cosa tanto grave, tanto orribile, tanto sporca. La guarda di nuovo e questa volta non si controlla, si butta su di lei, apre le gambe e le rimane ad un millimentro dal viso. Respira, respira. Il naso, la bocca. E poi si butta su un fianco, si mette le mani nei capelli e geme. - ti devo dire una cosa..- continua lui . Questa volta ce la deve fare, non importa tutto il resto, questa volta se la sente che puo’ farlo. Lei lo guarda, seduta, tra le lezuola Lo fissa come fosse un bambino impaurito e capisce che c’è qualcosa che non va. - è una cosa molto importante..io..- Ecco che arriva l’alba.


Commenti


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: