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lavoro pubblicato martedì 29 novembre 2005
ultima lettura domenica 9 giugno 2019

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Garbonzi città aperta.

di Bokalov. Letto 1178 volte. Dallo scaffale Fantasia

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Erminio non era un bel ragazzo.Bassetto, grasso come una botte dai fianchi di suino, lineamenti abbondanti trasudanti d'appiccicaticcio che sporgevano dalla sua faccions scurita dalle occhiaie profonde, qusi a creare due apposite borse penzolanti, le sue gance appunto.Non aveva ragazza o amici, deambulava sperduto e solitario tra le viottole sudice della periferia di Garbonzi, uno squallido paesello dell'Isazzo meridionale.In definitiva, Erminio, detto dalle malelingue del paese anche "lo jettatore", era un essere scapestrato ed estremamente sfortunato.Dove passava lui non cresceva più l'erba.Basta farsi ricordare dai vecchietti del Bar dell'Accattone che giocano a carte e dicono li morti agli avversari di quella volta in cui, in occasione del diciottesimo compleanno di Erminio, vi era stato un possente terremoto.Questo rase al suolo il chiosco di Manosvelta lo strozzino, uno che prestava i soldi per fare costruire i bar della zona, che a Garbonzi pullulavano.Oppure si chieda all'arrotino di Via dello Scaldabagno, quando passò in rassegna per arrotare qualcosa nella via di Erminio e fematosi su richiesta dello stesso davanti al suo portone, si mise ad limellare uno sorrecchi a falce del padre dello sfigato, un contadino dalle braccia possenti.Sciaguratamente si tagliò quattro dita in quell'operazione, e ancor più sciaguratamente gli rimase solo quello medio.Insomma ogni qualvolta che Erminio passava per il centro irrisorio del paesello il treppio di canuti uomini davanti ai bar o i regazzini che tiravano due calci ad un pallone lì in piazza, si toccavano irrimediabilmente i cojoni. In un atto di grattuggia inesorabile.Non che lui se la passasse meglio: viveva con suo padre in una baracca su un campicello di tre metri sul quale spuntavano appena quattro pomodoracci rinsecchiti, squattrinato com'era si poteva permettere appena un pasto al giorno, non lavorava nè voleva lavorare, era perciò criticato da tutta la congraga cittadina.Ma arriviamo al dunque: un bel giorno di Saturdì, Erminio decise di partire per la montagna, a nord, alla ricerca dei famosissimi bocciuoli di "Laprentis mastizopiricices", una rarità d'eccezzione, un prodotto capace di rivoluzionare la magra agricoltura del padre.Questi venne al seguito del figlio.Portato con sè il piccolo gruzzoletto vinto a Capodanno di cinquanni fa ai vecchi del Bar dell'Accattone, si comprò quei boccioli tanto agoniati.Sfortunatamente, per sciagura ma anche per fortuna, proprio in quel dì, nel paesello di Garbonzi successe qualcosa di eccezionale: un frammento di meteorite proveniente dalla galassia di Krok devasto tutto Garbonzi e i vecchiarelli furono arrostiti alla brace....La cittadella fu rasa al suolo e l'unico pezzo di teraa rimasto intatto quale fu?Il campicello di Erminio!Al suo ritorno, non turbato affatto, piantò le sue rampicanti con i quali visse una vita dignitosa.Andando avanti a pane, pomodori e rampicanti. Morale della favola:1) parli, parli, ma quasi quasi la sfiga la porti tu.....2) la sfiga non è eterna, la dea fortuna è una gran mignotta e prima o poi si tromba (e bacia) TUTTI! Ora a Garbonzi c'è un intensa attivita agricola. Adesso Garbonzi detiene il record mondiale di rampicanti commestibili.Buon appetito!


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