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lavoro pubblicato martedì 29 novembre 2005
ultima lettura martedì 18 giugno 2019

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Che ora era

di LadyBlue. Letto 2169 volte. Dallo scaffale Fantasia

Che ora era?……doveva essere presto. La luce ancora non aveva avvolto la piccola stanza. La mattina entrava sempre con allegria, il sole giocava a tocc...

Che ora era?……doveva essere presto. La luce ancora non aveva avvolto la piccola stanza. La mattina entrava sempre con allegria, il sole giocava a toccare tutto e invece che infilarsi e lambire sembrava che girasse intorno alle forme per possederle. Ma non era ancora mattina, c’era il silenzio che accompagna la notte. Anzi…….uhhhh………… Per un momento il respiro si fermò. In lontananza un rumore sordo, con un’ampiezza e una forza che non conosceva, lo colpì. Ecco cosa lo aveva svegliato. Si sedette nel letto, come se la posizione potesse favorire l’ascolto. Porgeva l’orecchio come i cani, la testa sollevata, leggermente piegata di lato. Un pensiero. Il rumore di ora era il secondo, se non l’ennesimo di una serie. Questo aveva causato l’interruzione del sonno. Dunque ce ne sarebbero stati altri. Si pose in ascolto in silenzio e nella maggiore immobilità che poteva creare. Il tempo accarezzava lento l’attesa. Un rombo lontano, un tonfo, uno scroscio. La sequenza era completa. Certo era indiscutibilmente seccante. Come poteva pensare di dormire……Si alzò. Accidenti!! Infilarsi i pantaloni, uscire dal letto che avvolgeva il suo sonno, muoversi nella notte..!!! Varcò la soglia della stanzetta. Il naso appena oltre la porta, il corpo che non desiderava muoversi. Forse se metto la testa sotto al cuscino, potrò pensarci domani…..No, decisamente no. Camminava lento ed accorto nel corridoio. Il rumore ora sembrava essere più frequente, ma forse era solo perché il suo muoversi aveva riportato il tempo allo scorrere normale. Niente rallenta più il tempo dell’attesa. Il corridoio finiva lì. Un'altra soglia da superare. E oltre, la sala. Grande e spettrale, il giorno e la notte. La percorse lentamente, ogni lama di luce che entrava dall’esterno sembrava tagliare una fetta di notte. Luce elettrica. Nel passare attraverso gli spicchi di luce si sentiva solleticato. Quasi quasi si sarebbe grattato. All’altro lato molte porte. Ora sarebbe stato difficile capire quale fosse quella giusta. Aprì la prima: il rumore, ora molto più vicino, lo sorprese come quando prima ancora di bussare per qualche strana ragione l’uscio si apre. Il movimento in avanti è bloccato, il corpo si paralizza in un gesto di sorpresa irritazione: io vengo da te, come ti permetti di interrompermi? Ma almeno ora sapeva di aver aperto la porta giusta. Anzi, era proprio vicino al rumore. Meglio affrettarsi. Qualcosa gli diceva che se avesse aspettato il prossimo appuntamento, non ne sarebbe uscito indenne. Dunque, vediamo…..si guardò intorno, cercando con gli occhi di dissipare il buio. Pareti lisce e scivolose, anzi…..bagnate. Si era proprio acqua, o qualunque altra cosa di simile. Esplorò velocemente più superficie possibile: nient’altro che fredde e languide pareti. Ma……..si ergevano inclinandosi un po’, quel tanto che bastava per provare a salire. Veloce, ora i movimenti lenti e faticosi avevano quasi suggerito al tempo che passava tra un rumore e l’altro di dilatarsi, in suo aiuto. Veloce, come un gattino impaurito, nel buio, annaspava ma saliva. Ecco un bordo, la fine della corsa. Le mani toccavano e si aggrappavano ad una superficie piana. Il rumore…il rombo, il tonfo, lo scroscio….sotto di lui, a fianco a lui. Senza fiato, accovacciato e tremante, si sentiva come un esploratore, un alpinista al suo più alto traguardo. Rialzato lo sguardo e il corpo, a tentoni, toccava intorno a se. Una fredda superficie, al contatto, metallo, saliva verso l’alto. Percorse tutto ciò che poteva in altezza. E poi…..ecco. Finalmente!!!!Sopra di lui un enorme pomo lucente, collegato ad una barra, ora si intravedeva nel buio. Forse non era così visibile, ma la sua gioia era luce da usare. Si aggrappò, quasi i piedi si sollevavano dal suolo, difficile restare appoggiato a terra. Però….un piede puntato a lato sulla colonna di metallo, l’altro a terra per reggersi e…..spingi, spingi…spingi, Un brontolio metallico, come di parti che non aspettavano altro di essere serrate per il loro quieto vivere. Quanto era riuscito a muovere il pomo? Per sapere se era sufficiente poteva solo aspettare….contava i secondi, anzi contava, come aveva fatto spesso in quell’avventura, tra un rumore e l’altro, fino a quando, avrebbe dovuto sentirsi il rumore successivo, sperando di no. Contava lentamente, per essere sicuro che la pausa fosse trascorsa. Si fermò, fermò il respiro, il cuore, ogni movimento. Ricominciò a contare, nella mente, diventando sempre più blu, per la mancanza di ossigeno. ………………………………sessanta!!! Il numero era uscito violento, il fiato anche. Uhhh, ce l’aveva fatta. Ora velocemente a nanna, Scivolò velocemente giù dalle pareti, come da uno scivolo acquatico…..siiiiii poi indietro dalla porta….indietro nella sala, indietro nel corridoio, indietro alla sua stanza, indietro nel suo letto. Saltò nel letto per riprendere esattamente la posizione di prima, prima del risveglio. Mentre chiudeva gli occhi, si strofinava tra le lenzuola e ricreava il calduccio dal quale era uscito, pensava, scivolando lentamente nel miele notturno. Aveva sul viso una smorfia di rimprovero, mista ad un sorriso di soddisfazione. Sono stato grande!…..ma se domani trovo quel deficiente che ha lasciato il rubinetto del lavandino aperto a gocciolare, lo prendo e lo metto per un po’ a testa in giù nello scarico. Si, si….e intanto il sonno apriva le sue pieghe e lo rapiva alla veglia. Sereno ma esausto, la strada dei sogni fu breve e immediata. Un sogno nel quale immergersi, o un sogno dal quale svegliarsi? Mah…..fate voi. Però ricordate che una gocciolina impertinente sfuggita al controllo, può diventare un grande fastidio.


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