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lavoro pubblicato giovedì 17 novembre 2005
ultima lettura martedì 13 agosto 2019

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Quando un uomo muore

di Desmaele. Letto 943 volte. Dallo scaffale Generico

Non è che io ricordi con precisione quando iniziai ad interrogarmi sulla Sua natura. Neppure voi credo ricordereste il momento preciso. Posto che vi s...

Non è che io ricordi con precisione quando iniziai ad interrogarmi sulla Sua natura. Neppure voi credo ricordereste il momento preciso. Posto che vi siate mai fatte domande al riguardo, cosa tutt’altra che scontata, almeno una volta diventate grandi. Si perché, come ebbi modo di scoprire crescendo, è tra quei fenomeni che si annoverano tra le cose scontate. Non so se il fatto che invece io fossi sempre stata curiosa al riguardo, che mi fossi sempre fatta domande, fosse una specie di segno di quello che molto tempo dopo avrebbe dovuto succedermi. Si perché mettiamo pure che come le altre anche voi non vi foste interrogate sull’argomento, di certo se vi capitasse quello che sta capitando a me, beh iniziereste a farlo. Non sono sicura di che nome abbia nel nostro paese, ammesso che il vostro paese non sia il mio. Perché da queste parti ci sono tradizioni (che, detto tra noi, ho sempre considerato superstizioni idiote frutto di arretratezza) davvero dure a morire che prescrivono di non nominare parecchie “faccende” che rientrano più o meno nella quotidianità. Io le ho definite superstizioni ma per la maggior parte sono dei tabù. Certe cose quindi da noi non hanno nome, perché si ritiene che nominarle sarebbe pericoloso, ed è quindi preferibile… di alcune proprio non parlarne mai o il meno possibile, e di altre invece usare perifrasi. In sostanza quindi non saprei indicarvi il corrispettivo che si usa dalle vostre parti (dove siete certo meno tontolone di noi) per una parola che neppure esiste qui. Ma vi sarà facile comprendere di cosa io stia parlando visto che accomuna tutti in ogni angolo dell’esistente. Comunque alla mia un nome l’ ho dato: è la mia Compagna. Dicevo che non dovevo essere nata da molto quando iniziai ad essere curiosa riguardo la mia Compagna. Poi col trascorrere del tempo le domande si facevano più articolate e meno ingenue e vennero infine anche le spiegazioni plausibili che toglievano la magia delle risposte improbabili. Eppure anche dopo le prime spiegazioni razionali delle grandi, che “strana faccenda” era, per me così piccina, ‘sta cosa che appariva spesso eppure solo in presenza di particolari condizioni di luce. A volte non c’è. Altre volte ammalappena si scorge. Altre volte incombe quasi minacciosa direi. Mi sembrava un fenomeno così affascinante, che sapeva di arcano e proprio mi dispiaceva, anche una volta cresciuta, dover sfrattare le ipotesi fantastiche che avevo escogitate in tutti questi anni per rassegnarmi alle spiegazioni razionali. Mi sembrava uno spreco di fantasia. Uscivo dal sonno e non c’era. Poi andavo a spalancare il panorama ed eccoLa a volte apparire dietro le mie spalle. Qualche volta più nitida, quasi sembrava di poterLa toccare, altre volte invece più eterea. Quando ero più piccola ricordo che passavo tanto di quel tempo a rincorrerLa, apparentemente sempre lì lì per acciuffarLa e invece niente, che rabbia non riuscirci. Ci parlavo pure. Si non è che fosse molto ciarliera, neppure rispondeva. Eppure allora quella presenza era il meglio in cui potessi sperare e a cui potermi rivolgere nei momenti di sconforto. E, a dirla tutta, ma che rimanga tra noi, non andate a dirlo alle vecchie insomma, non ho mai smesso di parlarLe anche una volta cresciuta. Lo so, deve sembrarvi eccessivo il modo eccitato e ammantato di mistero con cui parlo di qualcosa così poco inusuale. Eppure ognuno ha le proprie idiosincrasie, le proprie più o meno piccole assurdità, le proprie banalità che invece per sé stesse sanno di mistero. Quando poi avrò concluso di raccontarvi la mia storia, capirete anche perché, caso mai non avessi comunque già avuto questo bizzarro interesse, stia parlando di questa questione con tanto rispetto. Abbiate pazienza quindi ancora qualche attimo e perdonatemi questa logorrea frutto di tanto tempo trascorso da sola con la sola compagnia muta di una cosa che pensavo inseparabile da me, e che invece… Insomma perdonatemi tante parole, ma soffro di solitudine e visto quest’occasione di sproloquiare mi sto dilungando. Comunque è giusto, la vostra impazienza è giustificata, arriviamo al dunque. Un giorno ciò che tutti voi, ciò che tutti noi (si perché nonostante il mio particolare interesse anch’io avevo imparato a dare la sua presenza scontata come e insieme al sole in cielo) diamo come dato certo a cui neppure far caso, un giorno scomparve. Ci misi un po’ ad accorgermene. Sicuramente meno di quanto non sarebbe accaduto a voi con le vostre visto che io ogni tanto avevo ancora l’abitudine di parlarLe. Alla fine me ne sarei accorta comunque. Insomma, sembra assurdo: non c’era più!! Il sole brillava alto e accecante sull’orizzonte ma di Lei niente! Quando me ne resi conto mi sembrò una follia: eppure l’incubo peggiore doveva ancora cominciare. Non solo di Lei, quella cosa che per le stessi leggi della natura (ora si che mi aggrappavo alle spiegazioni poco immaginifiche delle vecchie) non poteva non esserci, non c’era più traccia, ma col trascorrere del tempo cominciai a notare qualcosa che mi pareva incredibilmente più assurdo di già tanta assurdità. Ci misi un po’ di tempo a rendermene conto sconvolta da un’assenza per cui non trovavo spiegazione alcuna. Ma piano piano la consapevolezza montò come terrore. Non vi era più alcuna traccia di chicchessia! Speravo fosse un incubo e che prima o poi mi sarei svegliata. Cominciai a precipitarmi in ogni angolo di ogni posto in cerca di qualche presenza. Nulla! E poi, l’ultima scoperta, quella più incredibile di tutte, che fece vacillare la mia mente, che mi fece dubitare della mia lucidità. Non solo la mia “gemella”, la mia Compagna, era sparita. Non solo non c’era più anima viva, e vi era solo un silenzio indicibile. Ma alla fine mi resi conto che in tutto quel tempo di corsa e paura, il sole… non si era mai spostato dalla sua posizione, mai dal momento in cui tutta quella folle faccenda aveva avuto inizio. Cominciai a realizzare una possibilità assurda, inconcepibile. Che il tempo avesse smesso di scorrere. Forse ero davvero impazzita. Questo pensiero mi sembrò quasi consolante ed ebbe l’effetto di calmarmi un po’. Cominciai ad analizzare la mia incredibile ipotesi. Se anche il tempo si fosse fermato, se tutto fosse rimasto imprigionato nel medesimo attimo… perché allora non si era arrestato anche per me congelandomi inconsapevole nel medesimo istante? E comunque, tempo fermo o no, perché non vi era più alcuna presenza oltre me? Anche se il tempo si fosse bloccato per tutti tranne che per me, anche a prendere per buona questa ipotesi assurda, però sarebbe stato plausibile aspettarsi di vedere tutte le altre, magari bloccate immobili ma presenti. E invece perché ero sola? Trascorsi ore ad analizzare la cosa da ogni punto di vista ma continuavo a non trovare risposte. Nel frattempo vagavo in posti una volta affollati ed ora deserti. Alla fine cominciai a pormi una domanda. Appurato che molto probabilmente dovevo essere pazza, ma che se ero pazza non potevo avere certezza (proprio in quanto pazza) che quella situazione incredibile potesse essere attribuita alla mia follia, tanto valeva prendere in considerazione ogni seppur remota possibilità. Allora mi chiesi: e se questo fosse ciò che capita ad ognuna di noi una volta morte? Se quello che ci han sempre raccontato fosse tutto sbagliato, se Questo fosse l’aldilà? Un luogo familiare ma privo di vita e di tempo…una solitudine infinita ed eterna… Oddio! Tutte voi avrete sentito come me quelle storielle, che ho sempre creduto create apposta per spaventare le piccole disobbedienti o le amichette antipatiche, di strane presenze che a volte si aggirerebbero tra di noi e che si manifesterebbero sottilmente e che alcune più di altre sarebbero in grado di percepire. E se non fossero tutte storielle? Se davvero quando si muore si continuasse a stare nello stesso posto, ma solo in una dimensione parallela e un po’ scollata da quella delle vive? So che non è così che ci hanno raccontato gli spiriti l’anima e l’aldilà. Ma del resto che ne sapevano quelle che ci dicevano come stavano le cose? E se io fossi morta e se fosse questo che capita alle morte? Chi di voi non si è sentito dire che quando si muore si muore, che è giunto il tuo tempo, che può accadere in qualsiasi momento e che bisogna accettarlo consapevoli che ci sarà un posto migliore ad attenderci? E chi di voi però quando la morte l’ ha toccata da vicino, vedendo mancarle all’improvviso magari una cara amica, ha preso l’avvenimento con tanta facile accettazione? Magari eri con lei, la tua migliore amica, e mentre parlavate del più o del meno lei puf, sparita, nessuna traccia, morta, di lei solo i ricordi, e ti chiedi che senso ha, come può essere, fino a quell’istante stavate parlando e poi di lei nulla, come non fosse mai esistita! Morta. E’ andata in un mondo migliore, nell’aldilà. E se invece l’aldilà non fosse per nulla in qualche altro posto, se non ci fosse nessun al di là, ma proprio letteralmente il luogo dove hai sempre vissuto, ma dove il tempo non scorre perché solo alle cose vive serve il tempo per evolversi e per giungere alla morte, ma una volta morti il tempo è superfluo e tu rimani indietro nell’attimo eterno del tuo trapasso mentre le altre, le vive, proseguono finché anch’esse non morranno ma in un altro attimo diverso dal tuo, perché non possono esistere due attimi identici, nemmeno la contemporaneità può rendere identici gli attimi di due diversità, e allora sarebbero tutte fandonie quelle di un aldilà dove rincontrarsi con tutte le proprie care, esisterebbero tanti al di là quanto le morte, disseminati sulla freccia del tempo, tante anime prigioniere di quell’attimo che le ha viste morire… per sempre sole… Oddio! Che non sia così!! Eppure… eppure… ecco un’altra cosa che tutte danno sempre per scontata, perché non può che essere così. Eppure ora che mi è capitato tutto ciò, ora che ho il sospetto di essere morta e non pazza, ora, proprio adesso mi sembra così strano possa essere solo una coincidenza, che le due cose non siano legate come il contorno pieno col suo intorno vuoto… Perché si muore come si muore? Non ci potrebbero essere altri modi di morire? Provate a pensarci, provate a pensare per la prima volta a questa cosa senza darla per scontata. Perché, magari, invece di morire come tutti sappiamo, che so, non ci si frammenta o non ci si diffrange o inventate voi un altro modo? Perché si deve morire per forza nella maniera che tutti conosciamo? all’improvviso si sparisce nel nulla punto. Provate a pensarci. Forse non è un caso che si muoia non lasciando alcuna traccia. Perché quando si muore si rimane bloccati nel proprio attimo in eterno, ecco perché, in quel medesimo posto ma solo un po’ più in qua o un po’ più in là, comunque abbastanza per non essere nella realtà in cui tutti le altre continuano a vivere davvero ed insieme e col tempo che scorre. Forse per questo quando si muore si sparisce apparentemente nel nulla. Forse se fossi morta mentre in quel momento ero con molte altre, ciò che dal loro punto di vista sarebbe apparsa come la mia sparizione io l’avrei vissuta come il loro svanire, avrei visto questo posto tutt’un tratto spopolarsi inspiegabilmente. Ma se sono morta sono semplicemente nel mio luogo senza tempo, o sono fatta anche di una sostanza diversa rispetto a prima che ero viva? Perché, comunque, anche se il tempo fosse bloccato, se anche il sole stesse in quella posizione in eterno, perché non c’è la mia Compagna che incombe verticale su di me? E se invece le mie son solo le farneticazioni di una folle, qualora le ritrovaste, o le ve le stessi propinando senza accorgermi nel mio delirio, allora perdonate le confessioni malate di una povera Ombra. (Desmaele ha presentato il monologo: Quando un uomo muore -sottotitolo: Diario di un’Ombra orfana del corpo-)


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