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lavoro pubblicato mercoledì 26 ottobre 2005
ultima lettura sabato 18 novembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

una sera qualunque

di marta_zenzero. Letto 1178 volte. Dallo scaffale Racconti

Una sera qualunque. musica nella stanza, finestra aperta per vedere la luna tra gli alberi. Due coperte e tre cuscini colorati sul letto; immezzo,le...

Una sera qualunque. musica nella stanza, finestra aperta per vedere la luna tra gli alberi. Due coperte e tre cuscini colorati sul letto; immezzo,lei. Piccola,bionda;indifesa, piu che altro. Sigaretta rollata in bocca, gambe incrociate, libro sulle ginocchia. Proprio una sera qualunque. forse un bagliore scuro, in quegli occhi cosi chiari, forse una piega innaturale agli angoli della bocca; ma dovreste accendere la luce, per accorgervene. E invece lei se ne sta al buio, dice che la luce che entra dalla strada le basta. Che la voce è strana,però, lo capite senza dover rompere l’atmosfera. E quest’atmosfera non potete proprio romperla: come non si devono disturbare i sonnambuli, così va fatto con le ragazze dalla voce rotta dal pianto. Perché sì, non lo avevate intuito? Lacrime silenziose rigano le sue guance piene, scivolano veloci fino a bagnare i cuscini. Lei però sembra non accorgersene, non sente dolore: non sente piu niente. E’ tanto tempo ormai che si lascia scivolare la vita addosso: qualche lacrima,in confronto, non è nulla. Una sera come tante. Finita la sigaretta chiude il libro e lo appoggia lentamente sul comodino. Scalcia via le coperte, salta giu dal letto e afferra una sciarpa colorata. Non spegne neanche la musica,esce così, come se in realtà fosse ancora seduta sul letto a leggere. E forse una parte di lei resterà davvero lì per sempre. Ma il resto, noi lo sappiamo, ha scelto di imboccare un’altra strada. Appena uscita dal portone respira a fondo, sente l’aria della primavera appena sbocciata riempirle i polmoni. Guarda le ombre degli alberi mossi dal vento dare vita a silenziosi fantasmi che ballano sull’asfalto. Sono anni che osserva quei fantasmi ballare, vorrebbe avvicinarsi e chiedere la loro storia, ma sa che è meglio non farlo. Anche i fantasmi sono come sonnambuli. Comincia invece a camminare, prima lentamente, poi sempre piu in fretta; un passo dopo l’altro si ritrova a correre come il vento, senza piedi né gambe né fatica ne pensieri. Arrivata a uno slargo dove qualche nostalgico ha costruito un piccolo giardino si ferma di colpo, appoggiandosi contro la ringhiera di ferro battuto che divide questo suo luogo magico dal resto del mondo, dalla città, dalla strada sottostante trafficata e rumorosa: dalla realtà. Da’ uno sguardo al porto, uno sguardo al mare, poi si lascia cadere a terra, e rivolge gli occhi al cielo. Non riesce a vedere le stelle, ma il pensiero che comunque da qualche parte ci siano la rassicura. E da qualche parte, non nello spazio siderale ma infinitamente piu vicino, lei sa che c’è anche lui. Ma è da qualche parte chissà dove, non lì seduto accanto a lei. E’questo il problema. Si erano promessi di sposarsi in un prato verde, ma un luminoso pomeriggio di aprile lui si è messo uno zaino in spalla ed è partito. Per vivere la sua vita, per scoprire nuovi orizzonti, per trovare se stesso. Con pochi vestiti a dietro, un walkman in tasca e ancora il profumo di lei addosso. Partito per terre sconosciute e lontane. mentre lei è rimasta seduta sul letto, sommersa da un monte di coperte a cercare di scaldarsi il cuore. Con gli occhi della mente rivede quel giorno; come se fosse una fantasia, un sogno, un film. Lo vede dall’esterno: se stessa vestita di verde e di dubbi, lui silenzioso e con lo sguardo perso lontano. Come in un quadro impressionista: lo scintillio degli occhi, il rossore delle guance, i riflessi dei capelli scompigliati. Poi vede lui allontanarsi, lento ma deciso, senza mai voltarsi indietro, e vede se stessa prendere un foglio e scrivere cento, mille volte la parola fine, con colori diversi, per cercare di scolpirsela nella mente. Sarebbe stato terribile il mattino dopo, al risveglio, avere il dubbio che fosse stato solo un brutto sogno. Prendere atto una seconda volta di quello che era successo, lo sapeva, sarebbe stato troppo duro da sopportare. Meglio convincersene bene da subito. E subito, in effetti, era riuscita a convincersi. Si svegliava, parlava, rideva, mangiava; sognava anche, e solo raramente di lui. Insomma, un ottimo risultato: continuava a vivere. Ma poi lentamente la convinzione era andato spegnendosi, e sempre piu spesso si era trovata sola e spaesata, con mille ricordi che le vorticavano in testa senza lasciar piu spazio a niente. A poco a poco la sua vita andava scomparendo per esser sostituita da un incessante susseguirsi di giorni, settimane e mesi che lei osservava soltanto, da lontano, con sguardo stupito, senza alcuna voglia di parteciparvi. Lentamente il pensiero di lui la uccideva. Forse è per questo che ha scelto una strada cosi definitiva. Forse pensava che, una volta arrivata dall’altra parte, avrebbe trovato lui che le correva incontro a braccia aperte e sollevandola le diceva: dove sei stata? Avevo paura non saresti arrivata mai piu! O forse era semplicemente stanca di scacciare quel vento gelido che le soffiava nelle vene, preferiva arrendersi e lasciarlo imperversare tanto da fermarle il cuore. Dev essere andata cosi. Seduta contro la ringhiera, con lo sguardo rivolto al cielo, deve aver gridato: va bene,mi arrendo,hai vinto! La morte dev essere arrivata lentamente, con dolcezza. Dev esserle entrata dalle narici e aver pian piano congelato tutto il suo piccolo corpo, fino alla punta dei piedi. Cosi lei,immobile nel luogo dei pensieri, deve aver scoperto tutto cio che noi invece ci chiediamo ancora invano,mentre il campanellino che porta al polso tintinnava piano, mosso da quel tiepido vento di primavera appena sbocciata.


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