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lavoro pubblicato venerdì 14 ottobre 2005
ultima lettura venerdì 12 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Eurialo e Niso- seconda parte

di astrasius. Letto 2310 volte. Dallo scaffale Fantasia

“ Sergio….ma che ti succede? Sei sicuro di star bene? Sei ancora in tempo per decidere…..non ti costringiamo mica, sai ? “ Sandro aveva 28 anni. Uno ...

“ Sergio….ma che ti succede? Sei sicuro di star bene? Sei ancora in tempo per decidere…..non ti costringiamo mica, sai ? “ Sandro aveva 28 anni. Uno con i coglioni. Nel ’71 a Bologna aveva sfidato da solo a colpi di spranga 4 rossi ed era riuscito a sfangarla…..alla polizia che lo portò in questura fece il saluto romano inneggiando al Duce. Non sarei mai diventato come lui. “ Va tutto bene…va….tutto bene “- risposi. Mi sentivo piccolo piccolo. Ma ormai era troppo tardi. Come Giulio Cesare, stavo per varcare il Rubicone. Ci sedemmo a un tavolino per un gelato. Parlammo del più e del meno aspettando ansiosi l’ arrivo del tramonto. Come bambini, frementi per un nuovo giocattolo. Come soldati, impazienti di pugnare e cantar vittoria. Verso le 20.30 tutto ebbe inizio. Il piano elaborato da Sandro prevedeva un accerchiamento delle zecche che, in inferiorità numerica, sarebbero state facilmente soverchiate. Al grido di “ Eia Eia Alalà “ saltammo con l’ adrenalina a mille sui nostri motorini. Come una guarnigione del grande Alessandro. Ci sentivamo invincibili. In quel tratto di strada che ci teneva lontani dall’ eroica impresa ripensai per un attimo a Stefy, a Elisabetta, a Bruno, a Michele….quante, forse troppe persone care . Loro si che avrebbero di certo visto il sole spuntare ancora una volta….ma io? Io ero io. Con il mio ideale da consumare fino in fondo. Nel bene o nel male. Quando entrammo in via Val Padana li scrutammo da lontano, procedendo a velocità ridotta. Erano lì, prede ignare di una fine imminente . Noi eravamo in 7. Loro in 4. Poi facemmo come aveva deciso Sandro. Nando, Stefano, Paolo e Ivan imboccarono una via parallela per poi sorprenderli frontalmente. Come Lord Wellington che accerchiò Napoleone a Waterloo. Sandro e Francesco su una Gilera, io li scortavo da dietro. I bastardi ci videro ma non ebbero il tempo di organizzarsi, né tantomeno di scappare. Nel frattempo, infatti, Nando e gli altri erano scesi e avevano immobilizzato 3 dei loro, cominciando a massacrarli a calci e pugni. Poi fu il finimondo. Un proiettile, sparato chissà da chi e da chissà dove, raggiunse Sandro alla testa. Stefano ebbe la prontezza di sparare anch’ egli. Una zecca cadde. Con il cuore spappolato. Cominciai a non capirci più nulla. In quell’ orgia di bestemmie e di sangue, tra le grida dei passanti e l’abbaiare di un cane da lontano, sperai per un attimo di ritrovarmi in un lungo, raccapricciante, infernale delirio dell’ inconscio. Non mi ero nemmeno ricordato di indossare il fazzoletto. Li vidi fuggire. Tutti. Noi e loro. Anche i passanti, come impazziti. Per terra il corpo esanime di Sandro e l’ altro, senza un nome che potessi ricordare. Che strano vederli lì così vicini. L’ un contro l’ altro armati. Ora uniti in una sola morte. Decisi di scappare. Era l’ unica cosa da fare, ormai. Stavo per ripartire quando udii una voce raggiungermi da dietro. “ Sergio! “ Mi voltai di scatto. Era Bruno. “ Bruno! “ “ Ma…..che ci fai qui? “ “ Tu….che ci fai qui?!? “ “ Ma come…non sapevi nulla ? “ “ Come avrei potuto sapere, Bruno!” “ Credo che ora ti ammazzerò ! “ “ Ma che dici Bruno!” “ Mi dispiace Sergio, ma è la rivoluzione….colpirne uno per educarne cento! “ “ E’ assurdo Bruno…come puoi credere a una demenza simile ? “ “ Allora tu? Perché sei qui stasera? Non volevi forse farci fuori a tutti quanti? “ Non seppi rispondere a quella terribile domanda che portava in sè tutto l’ acre sapore di un’ esecuzione. Raggelai. Sentivo la mia vita sfilare via piano piano. “ Hai ragione, Bruno, perdonami…sono tutte stronzate! Credimi, è così….eppoi tu ed io siamo amici, non è vero? Non c’è rivoluzione che tenga se due persone si vogliono bene, anche se non la pensano allo stesso modo….come, non ricordi? Eurialo e Niso!” “ Mi dispiace, Sergio, ma debbo farlo…addio! “ Poi estrasse la pistola e mi freddò. Mentre mi allontanavo dalla vita, mi vennero in mente con sgomento le parole di Michele…”…dammi retta, stanne alla larga ! “…..Pensai al suo dolore, a quello di Stefy e di Betty. Pensai che se quella sera mi fossi chiuso in casa a studiare greco l’ indomani mi sarei offerto volontario nell’ ora delle interrogazioni. Sarei stato ugualmente un eroe. Perlomeno per i miei compagni di classe. Già, ma senza combattere, senza rischiare la vita sul campo di battaglia. Io che avevo sempre amato gli eroi omerici. E Bruno? Sarebbe andato a scuola ugualmente pur avendomi ucciso? E che ne sarebbe stato del nostro mito, di Eurialo e di Niso? Chissà se lui un giorno, avvertendo la mia mancanza, avrebbe mai deciso di raggiungermi. Mi piacque credere di si. E di ritrovarci un giorno di nuovo insieme, avvinghiati , teneramente, ma questa volta per sempre. Ogni riferimento a fatti, luoghi e personaggi narrati in questo racconto è puramente casuale. La storia sia di monito affinché mai più, in nome di ideali fasulli e senza speranza, la morte strappi alla vita altri giovani virgulti.


Commenti

pubblicato il 14/10/2005 18.42.56
Astfelia, ha scritto: Eh caro Astrasius, ti conosco bene e sapevo che avresti avuto successo. Anche questo raconto mi piace molto. Bravo, continua a scrivere. Baci.

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