ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 10 ottobre 2005
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

10 gennaio 2058- seconda parte

di astrasius. Letto 1487 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Un veloce caffè liofilizzato, poi salii a bordo. Mentre la navicella si allontanava da Roma pensai allo sguardo che mi avrebbe rivolto vedendom...

Un veloce caffè liofilizzato, poi salii a bordo. Mentre la navicella si allontanava da Roma pensai allo sguardo che mi avrebbe rivolto vedendomi ancora così giovane….chissà come avrebbe reagito e, soprattutto, come mi avrebbe giudicato. Sciolsi in bocca una caramella al tabacco e programmai sul palmare alcune impostazioni di poco conto, tanto per ingannare il tempo. Arrivai a Milano dopo una ventina di minuti e un avio- taxi mi condusse dove sapevo. Scesi. Di fronte a me, imponente, un elegantissimo grattacielo in vetro. Attraverso il video- citofono, Mary programmò l’ arrivo dell’ ascensore che mi avrebbe fatto salire fino al 32. piano . Ero insolitamente emozionato, sul mio petto il chip cardiaco segnalava un calore diffuso che mi avvolgeva tutto . Mi avvicinai alla centralina rileva - impronte con l’ ansia di un bimbo. Poi le porte a comando dell’ abitazione si schiusero ed un robot grigio scuro mi diede il benvenuto. Lo seguii incuriosito affidandogli il mio soprabito. Le pareti interne erano in bianco lucido…del resto Mary amava il bianco, da sempre. Il vano di pronto intervento sanitario appariva particolarmente funzionale, pur nella sua esiguità. Alcuni androidi erano adibiti alla miscelazione di farmaci, altri davanti al computer si impegnavano in formulazioni e calcoli di anatomia umana . Ne dedussi che forse la mia vecchia amica avesse qualche problema di salute. Venni poi condotto in un’ enorme sala, anch’ essa tutta in bianco . Notai subito, con immenso piacere, un quadro post- moderno che le avevo regalato forse una quarantina di anni prima . La sua voce. “ Gabriele……sei tu vero? “ Mi voltai e me la ritrovai dietro. La abbracciai fortemente, senza dire nulla. Mi accorsi che anche lei, come me, non era per nulla invecchiata. “ Anche tu allora….non avevo dubbi! “ “ Beh, come mi trovi? Sono o non sono ancora una strafica ?!? “ “ Certo che lo sei, amica mia….ma, dimmi ti prego, perché quei robot che ho visto….” “ Oh nulla…non devi preoccuparti….si stanno soltanto esercitando qualora un giorno ce ne fosse il bisogno….maledette macchine, proprio non riesco a sopportarle…a volte mi danno l’ angoscia….sono così…noiosamente inappuntabili, perfette, impenetrabili…eppoi….. non amano Leopardi! Tu piuttosto…ti trovo meglio di come ti ricordassi….che hai combinato negli ultimi vent’ anni ?….oltre a soddisfare la tua voglia di eterna giovinezza come ben noto ! “ Mary Croossbyter. Con il suo senso dell’ umorismo così brillante e amaro al tempo stesso . Una domanda come un’ altra, ma riuscire a trovarle una risposta credibile non mi fu facile: “ Nulla di granchè importante…. ….ho girovagato molto , cercando di invecchiare nel modo più dignitoso possibile…..sai, se non mi avessi ricercato tu probabilmente non avrei trovato il coraggio…. ho vent’ anni di silenzio da farmi perdonare…..vigliacco quanto basta, non trovi? “ “ No…no…non sei un vigliacco….ti sei preso solo un po’ di tempo, tutto per te…forse volevi rinascere, un po’ come l’ Araba Fenice, dalle tue stesse ceneri, capisci….e i tuoi figli? “ “ Isabel sta bene….sono un po’ preoccupato per Valerio piuttosto. Tempo fa mi ha scritto dalla Germania e credo che abbia incominciato ad avvertire strani sintomi di infelicità…..lo sai che solo a Berlino ci sono 7000 casi ormai ?” “Si….qualcosa del genere è giunto anche a me….ma non preoccuparti per lui. E’ un uomo in gamba e saprà sicuramente sfuggire ai controlli…..mi chiedo cosa possa succedere se la cosa dovesse degenerare…….ora però voglio farti mangiare, pulcino mio, sarai affamato ! “ La sala da pranzo era molto ampia ma sobria al tempo stesso. Al centro un enorme tavolo rotondo semovente con piccoli schermi televisivi a disposizione dei commensali. Degustammo, in una sorta di olimpico banchetto, una cena sontuosa… in memoria dei vecchi tempi, quando eravamo soliti approfittare delle soventi incursioni in terra europea per abbondanti libagioni… eravamo sempre stati due buone forchette a dispetto dei nostri corpi smilzi , quasi eterei. I robot, dal canto loro, ci regalarono un servizio impeccabile . Sembravano usciti da qualche corso di galateo , come si usava una volta. Poi lei prese a parlare. “ Gabry… …sai, è molto importante che tu sia qui stasera….” “ Non mi resta dunque che ascoltarti- le dissi sorridendo e carezzandole dolcemente la fresca fronte- “. Si alzò dalla tavola, scostò una tenda azzurrina e iniziò: “ Vedi là fuori? Beh, io credo che tutto questo non abbia senso…..voglio dire….ma che razza di mondo è un mondo dove non si muore quasi più, dove tutti hanno tutto, una vita così ovattata e….recitata come in un film….e…..insomma….” “ Sai, tesoro, stasera mentre viaggiavo per raggiungerti pensavo anch’ io le stesse cose….in fondo tu ed io abbiamo sempre vissuto con la medesima sensibilità cucita addosso , pronta quando richiesto ad affrontare delusioni, malinconie, dolori…. ricordi quando si piangeva? Le cose che ti scrivevo…e quelle che tu scrivevi a me… questa nuova fase sociale sconvolge anche me, sarò sincero…...forse avremmo potuto evitarlo…..se solo non avessimo permesso di farci prendere in giro tutti quanti…. il tuo Leopardi che cosa avrebbe scritto di questi tempi? Vivere è anche soffrire, poter morire prima o poi….” “ Appunto! Così è ! Che ce ne facciamo di un corpo piacente se dentro di noi scorre inesorabile la brama di una logica quanto più che comprensibile resa finale? Ti rendi conto? Condannati a vivere , assurdo ! Ti sei chiesto perché né io né te abbiamo mai permesso di farci riprogrammare i geni della personalità ? Semplicemente perché le bugie hanno le gambe corte….e questo lo abbiamo saputo da sempre,tu ed io….li vedi i miei androidi? Loro non provano alcuna emozione…non ridono, non soffrono, non fanno l’ amore, non si commuovono….in una parola non vivono….e lo sai perché? Perché sono stati creati per sopravviverci…..che cosa succederà il giorno in cui ogni uomo sulla Terra potrà contare in eterno le albe, i tramonti e le stagioni e…..” La interruppi, prendendole la mano. “ Quando Chrystelle era malata sperai fino all’ ultimo istante che i medici riuscissero a salvarla. Non potevo arrendermi all’ idea di perderla per colpa di quel maledetto battere che, solo qualche anno più tardi, sarebbe stato sconfitto per sempre …..poi, quando accadde, lasciai che all’ egoismo della disperazione subentrasse la consapevolezza di accettare quella morte come un fatto inevitabile. Se non riusciamo più a comprendere che la vita ha bisogno della morte per poter continuare a svolgere la sua missione significa che probabilmente stiamo perdendo il controllo di noi stessi….siamo stati capaci, in una sorta di delirio d’ onnipotenza, di sfidare Dio e le sue leggi…..ma questo, vedrai, un giorno segnerà la fine di tutto, non potrà non essere così….” Lei mi ascoltava con l’ affetto di sempre. Di una vita intera. Mi aveva sempre stimato, Mary. A volte io stesso finivo per chiedermi cosa ne sarebbe stato della mia vita senza le sue accortezze, o quelle preziosissime dosi di autostima che solo lei era stata capace di profondermi con tanta amorevolezza. Continuammo a parlare per ore. Mi raccontò di Robert, l’ uomo che aveva amato e che morendo l’ aveva resa ricca. Mi disse che se ne era andato nel ‘ 44 in circostanze misteriose e che il Nucleo Operativo della Verità l’ aveva tenuta sotto torchio per alcune settimane sospettando un suo coinvolgimento per motivi di eredità. Nel tono di voce, durante quel racconto, mi accorsi del suo sconforto….forse il fatto di non aver mai voluto diventare madre le aveva pesato più di ogni altra cosa e nemmeno l’ ingente ricchezza era stata capace di colmarle quel vuoto. Eravamo ormai prossimi alla Mezzanotte. Sfiorando un tasto da un telecomando Mary richiuse le tende mentre un piccolo robot programmò la temperatura per il riscaldamento notturno….pensai che il congedo fosse imminente, anche perché l’ ultimo shuttle di ritorno verso Roma sarebbe partito intorno all’ una del mattino. Mi offrì un bicchiere di thè indiano, poi mi disse: “ Ora, vecchio amico mio, credo proprio che ci siamo detti tutto….ci siamo spogliati completamente, più di quanto non fosse mai successo prima…..questa totale nudità ci renderà tutto più facile, vedrai…..” Per un attimo restai interdetto….le chiesi: “ Che intendi dire? “ “ Caro conte, sei troppo intelligente per non capire…..sai bene che non uscirai vivo da quella porta stanotte….” Avevo capito sul serio. Voleva farla finita. Insieme a me. Sarebbe stata una soluzione appetibile ed eroica al tempo stesso. In fondo, fin da giovani, Mary ed io ci eravamo accorti di essere diversi dagli altri. La nostra era una superiorità plateale, sfacciata, incomprensibile agli occhi di chi al contrario aveva sempre vissuto nella più totale contiguità al sistema. Quella differenza ontologica tanto spiccata aveva ora il compito di espletarsi nell’ estrema missione. Nemmeno l’ estirpazione dei geni del suicidio che ormai da molti anni non facevano parte del nostro DNA avrebbe potuto impedire quell’ impeto di Assoluto, così ostile all’ accettazione di un mondo freddo e inerte . La guardai negli occhi e le dissi: “ Sono pronto…..” Mary chiamo a sé i robot, impartendo loro precise disposizioni sull’ andamento della casa cui avrebbero scrupolosamente attenersi. Ne riprogrammò totalmente la memoria, calcolando il lasso di tempo che sarebbe stato necessario per il compimento del tutto. Non voleva che il Nucleo Operativo, una volta interrogati gli androidi, potesse anche solo ipotizzare la natura della nostra scomparsa. Durante quelle procedure ebbi tempo di scrivere sul mio palmare due piccole lettere di addio a Valerio e Isabel, spiegando il perché di quella decisione e al tempo stesso rassicurandoli, con amore paterno. Pensai anche con entusiasmo che la notizia del nostro decesso forse avrebbe fatto il giro del mondo iniettando nuovo coraggio a tanti altri novelli Seneca . Pertanto scrissi anche di diffondere il più possibile l’ importanza della cosa . Poi lei venne a prendermi per mano. Mi condusse con sé in camera da letto e ci stendemmo su di un comodissimo giaciglio color cremisi . Mary, con le lacrime agli occhi, mi fissò a lungo….anch’ io ero commosso , non mi accadeva dai tempi di Chrystelle. Mi porse un piccolissimo disco nerastro. Aveva l’ aspetto di una pasticca digestiva al magnesio. Mi disse di masticarla lentamente. Lei fece la stessa cosa. Sapevo cosa fosse quel dischetto: una specie di stimolatore fotonico al cianuro che, una volta raggiunti i centri della memoria , avrebbe fatto rivivere in rapidissima rassegna i momenti salienti della vita proiettando le immagini sulla corteccia visiva. Al termine delle immagini sarebbe sopraggiunta l’ eutanasia. Era chiaro che quei dischetti li avesse ottenuti illegalmente . Ridemmo, Mary ed io. E piangemmo. In quel breve filmato rinchiuso per sempre dentro di noi erano distillate le nostre emozioni più intime e crudeli, in un’ altalena spietata e orgiastica di stati d’ animo….Dopo circa 5 minuti una voce ci avvertì che ormai mancavano 45 secondi allo scadere definitivo della nostra esistenza. Un ultimo, intenso abbraccio. La promessa di ritrovarci in un’ altra dimensione . Prima di spegnermi per sempre, ebbi modo di leggere contro il soffitto l’ onda elettrica emanata dall’ orologio a ologrammi: ore 00.57 giovedì 10 gennaio 2058. Mi ricordai di Chrystelle: quando morì era il 10 gennaio del 2026.


Commenti

pubblicato il 13/10/2005 15.56.49
paM, ha scritto: Bravo.Veramente bravo.Ho letto quanto hai finora pubblicato qui e mi è proprio piaciuto.Fantascienza e fantasia all'italiana con amarcord di storia vissuta dalla (piu o meno, nel mio caso meno...) nostra generazione, formula vincente che prende davvero. Continua così, spero di rileggerti presto.Un saluto

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: