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lavoro pubblicato venerdì 30 settembre 2005
ultima lettura domenica 17 settembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Terapia di gruppo

di accatttonadellaparola. Letto 2391 volte. Dallo scaffale Racconti

Conoscersi anche attraverso le fobie, confessarsi a se stessi attraverso gli altri in un flusso di pensieri. Scollegati tra loro i personaggi sono legati l'uno all'altro solo dal cerchio che formano le loro sedie

Terapia di gruppo…

 

- Mi servirebbe qualche vita parallela…in più! Il tempo questo dannato esattore implacabile mi bisbiglia cose che vorrei ignorare ma per ora…che si fotta!

 

Respira. Il corpo pieno, il corpo vuoto…

 

- In fondo gli uomini sono tutti galli o gonzi. La roulette…si gioca tutti con i nostri occhi.

 

Respira. Il corpo pieno, il corpo vuoto…

 

- Il punto, devo visualizzare il punto in cui la mia vita si è fermata….

 

Respira. Il corpo pieno, il corpo vuoto…

 

- Mi perdo in un capogiro. Il mio corpo tossisce tra carte e fatture. Devo allegare un mare di note, molte smarrite. Sono maledettamente disordinato! Non ne ho proprio voglia ma se….

 

Respira. Il corpo pieno, il corpo vuoto…

 

- Un buon bicchiere di vino rosso. Possibilmente un pianista che suona alla meglio le solite cose e tu, le tue dita sulle mie labbra….

 

Respira. Il corpo pieno, il corpo vuoto…

 

- Giocare con te dentro la mia fantasia…la tua pelle, una ragnatela di piacere che mi costringo ad immaginare e desiderare, mentre qui ho solo un kebab da mangiare e…tu deliziosamente perfida! Verrei a cercare le tue labbra per sapere se ti piace. Mi dicono di si…ma intanto le tue mani mi spingono nuovamente giù e mi piace sentirmi l’oggetto del tuo piacere. E viaggio e vorrei che ti raggiungesse il bacio che parte da dove il vento non trova mai pace, sei dentro di me mentre l’auto sfreccia a 170 km in autostrada mentre supero Quesvin. Ho a sinistra le montagne calve a destra il nulla. Ad alto volume Toitò. La storia di un segreto. Ha su di me un effetto oppiaceo…

 

Respira. Il corpo pieno, il corpo vuoto…

 

Piano, piano, riemergo dal mio altrove.

 

Il corpo pieno il corpo vuoto…

 

- Rientro nel mio corpo che soffoca d’inedia sotto lo sguardo acquoso di mia madre. Mi alzo e vado al cesso, il suo sguardo mi segue, mi controlla, mi comprende e mi soffoca.

Piscio e nel cesso vedo fluire la mia vita nel liquido giallo del mio corpo, l’unica cosa che ancora mi appartiene.

La sua voce di là mi chiede se voglio fare il bagno.

No, grido. Ma lei con il suo fare sottomesso inizia a riempire la vasca per me, il suo bambino di 50 anni! Controllo. Si ostina ancora a prepararmi il bagno tutta eccitata solo all’idea di lavarmi ben bene la spalla e le ascelle.

La odio, la odio con tutto me stesso! Ma soffro di inedia caratteriale e lascio che sia lei ad occuparsi di me, intanto mi nutro del mio odio per lei, la mia mamma.

Ogni pomeriggio, da anni, mi si alza la febbre, arriva a 38° e lei è lì, pronta ad infilarmi il termometro nel buco del culo! Si, avete capito bene, nel buco del culo.

Sono cinquant’anni che mi va nel culo!

Lei non sa, come potrebbe immaginare che la febbre mi sale perché sono ossessionato da lei, la donna dei miei sogni: Costanza, tette grosse, culo a mandolino e sguardo infuocato, la devo tenere nascosta sotto il materasso, il mio amore patinato, e quando la immagino che soffoca sotto il mio peso, il pensiero di liberarla una volta per tutte si fa pressante in me...ed è allora che escogito i modi in cui ucciderò mia madre. Progetto da anni l’assassinio di mia madre, oltre a Costanza è il mio pensiero fisso. La vedo per terra, per strada, con il ventre squarciato, mentre mostra a tutti le sue interiora, vedo il fegato che continua a pulsare, anche quando la vita si è fermata. Nel mio intimo sorrido, ma piango tra la gente. Provo il lubrico brivido della colpa, e rivedo la mia mano avvicinarsi alla sua spalla mentre il tram è a pochi metri, sono le otto meno un quarto del mattino. Altro sogno è immaginarla rosicata dai topi, immersa nel suo sangue in quella vasca che da anni vede la mia incapacità di ribellarmi. La immagino squartata, sventrata, dilaniata, lacerata, smembrata…mi eccito così tanto che mi sparo una sega e quando lei entra, per la quindicesima volta nell’arco di un’ora, non capisce come mai nonostante la febbre il mio volto sia sereno.

Non ne posso più, non mi appartengo nemmeno, sono oltre il disfacimento e la mia pancetta idropica, che sfugge anche alla stringa dei calzoni verso lo stomaco, ne è il segno.

 

Il corpo pieno, il corpo vuoto…. Mi respira.

 

- Specchi dorati mi rimandano l’immagine sfocata di me, dei miei compagni di baldorie notturne, di dionisi sardonici che sciamano per le vie della movida, di spauracchi ampi che scivolano di tavolo in tavolo offrendo pensieri alcolici e allungando il cappello per ricevere l’obolo di uno sguardo che li terrà in vita ancora una notte… e l’alba li vedrà ancora vivi …sono schiacciato dall’agonizzante giostra dei sorrisi… rifletto, rigetto, rispetto, dispetto, sospetto, etto, un etto di dignità per cortesia! Solo, con la gola secca a furia di gocciolare parole insensate cerco sensate opinioni per infilarmi in ansanti opzioni dove le azioni abbiano un senso…senso, dissenso, ripenso e il cielo mi cade addosso. Lo spingo di lato e vomito nel tombino, mi pulisco con il dorso della manica la bocca che sa di rancido e barcollando mi sposto a sinistra. Mi appoggio al muro alzo la testa e vedo scarafaggi che scialano saziando la loro sete di birra e rissa. Li guardo con disgusto e quando mi capitano a tiro di piede li mando a pancia all’aria e li guardo carezzare l’aria con le loro zampette rugose. Rido della loro agonia ma ecco...cazzo, ecco che il caso gli fa un dono: qualcuno li calcia e sono nuovamente in piedi e riprendono a zampettare da pub in pub…ah la memoria degli insetti! Aspetto l’imprevisto, ma arriva il visto e rivisto e rovisto. Rovisto tra le onde del mare e scanso i liquami della mia anima: Dio che puzza! I miei piedi sono pesanti, sono molto pesanti…ed il mare mi vuole leggero.

Allora gli grido: Non so ballare cazzo!

Lui mi risponde muovendo leggermente l’onda e sono costretto a danzare e falene mi sbattono sul viso e uccelli bianchi mi volano radente e danzo, nonostante il mio disappunto. Contrappunto. Punto.

Punto e a capo.

.

 

Il corpo pieno il corpo vuoto…

 

- Ho paura delle onde e mi aggrappo alla terra crogiolandomi nella mia miseria. Luce pallida e consumata, figlia stracciona del sole.Luce tenue, vagabonda barbona senza dignità. Afferra, e afferra… e dai cazzo afferra! Le palpebre calano su un globo a tutto tondo in cerca di paradiso.Il gioco… Bel bambino vuoi giocare con me? Anzi no, non ne ho più voglia.

 

Il corpo pieno il corpo vuoto…

 

- Non so nuotare- grida- False ragioni- rispondo. Stato tormentoso la nostra miseria vero?L’assoluto nell’amore…Motore a due tempi: stato tormentoso-miseria-vendetta. Azioni che si compiono. Mai rivelare il vero motivo. Motivo creativo, menzogne con i riccioli.Pochi spiccioli e poi le tasche vuote. Pochi spiccioli..non bastano nemmeno per chiamarti.Ah quando i gettoni costavano 70 lire!!!Spingi, spingi, devi essere il migliore, il primo,l’unico. Monocromia dell’anima.Angeli caduti. Maciullati al suolo. Voglio passargli sopra con i miei brutti piedi pieni di carattere. Angeli assenti. Finalmente sola. Assoluto. Amare l’amore inseguendo me stessa. Amore.Angeli caduti con ali di vendetta. Schhhhh. Monocromo abuso….

 

Mi respira….

 

- Ditemi dov’è finita la gioia?

- Dove vuoi che sia finita, nel cesso no?! Ahahahhahahah.

- Sapete a volte mi domando se ne ho fatto una così grande abbuffata da averne la nausea. Eppure l’ho frequentata, la gioia, l’ho amata in segreto, ma non è mai stata mia. Credete che la gioia possa essere un ormone e che per la mia cronica vecchiezza cariata non ne secernerò mai più? Ho affrontato strade polverose per starle accanto e frequentarla nell’intimità ma lei è rimasta indifferente ai miei approcci. Ho viaggiato su carretti pesanti in strade polverose di campagna e sobbalzavo ad ogni pietra che ho calpestato e mi sono ferita e macchiata di lividi. Oggi ho rabbia e sputi per tutti!!!  

 

… il corpo pieno il corpo vuoto…

 

- Mi muovo sui miei zoccoli sferrati, orgogliosa della sinuosità della linea del mio ventre. Vado con il mantello cucito sulla pelle ed il mio cappello a triangolo che guarda ad oriente. Svolazzi sulla mia “altra” testa ammiccano e ciglia come applausi accolgono parole scagliate da paralleli lontani.

 

… il corpo pieno il corpo vuoto…

 

- Il fuoco sotto le dita, la cenere tra le labbra e assenze che si colmano con il magnifico niente che è dentro di me.

…. Mi respira.

- Goccia, gocciola, pling, poesia tinta di rosso, pling…plong!è finita…

Spegni la candela!

SpecchifleSSI/RIflessidiMEDI/LUcinterioriGrUccianotraleBRaccIadeisogni

Passando dalla cucina alla stanza da letto, ho lanciato uno sguardo distratto nello specchio del corridoio(storia in giallo). Mi sono fermato. Sono tornato indietro. Ho guardato. Il personaggio riflesso nello specchio mi sfugge, sembra posseduto dalla maledizione, mi avvicino ancora di più. Non mi sento a mio agio. È come un cambio di direzione inatteso, improvviso, come se il pulmann che ogni giorno, da anni, mi porta

     IN

 ufFICIO cambiasse itinerario.

(questa faccia

    nuov

 A).

 - Trasformato dagli stregoni!- urlo

- Sono corso in bagno…cambiamento di posizione per una faccia nuova.

- Rasoio tra le mani. Gocce di sangue come lacrime rigano il cavo dei miei occhi. Mondo in rosso! Giù, giù verso la bocca. Sapore in rosso.

 - Trasformato dagli stregoni, urlo.

La lama mi scava la guancia destra.

  In nome di mio padre scrivo sul mio volto la sua maledizione!

Goccia, gocciola la goccia. Poesia tinta di rosso…

La laMa  mi scava la guancia sinistra.

        In nome mio scrivo la quarta carta di coppe (el desasosiego, relaciòn formal de mundo diferentes, que quisieran creer estàn en paz) sulla mia faccia.

Brilla di rosso

- Mister Tristezza, mi dice lo specchio, hai inciso sulla mia faccia una proiezione malata di quel che tu vorresti fare su di me.-

- Da oggi, il mio volto, è la bara in cui riposa il mio io nello stesso letto bagnato del mio sè.

 

… il corpo pieno il corpo vuoto…

 

- Scrivo e vivo storie di carta, dove c’è un lui senza volto ed un me sfiorato dalla luce della luna saracena. Costruisco origami e gioco con le ombre. Stacco le ali ai sogni e le metto sulla mia spalla. E volo, volo prima che la notte mi ingoi.

 

Il corpo pieno il corpo vuoto…

 

Non ho più mani, vedete? Sono sterpi bagnati senza linfa. La mia penna è tra le mani di un altro che scrive storie senza corollario ed io non sono che una carezza sul cuore di un’ombra che mi regala uno spiraglio di falce saracena per non morire. Dipingerei fiori e ville, per scoprire la gentilezza romantica. Eppure è facile cogliere il mattino. Eppure basterebbe allungare la mano per salire tra le nuvole. Eppure gli sciacalli pasteggiano ancora del mio volo senza ali, eppure lo schianto nella mia testa…e sono qui, senza l’ansia dell’attesa e nessuno mi raccoglie perché mi fingo morta. Ho necessità del chiuso, come una farfalla nel chiostro.

 

Mi respira…spegni la candela

 

Discerno e secerno umori che conservo in bottiglie di vetro trasparente.

 

Il corpo pieno il corpo vuoto…

 

Silenzio. Lezioso. Mi lancio come lenza nel lago di Artù. Lancillotto è morto e Ginevra sconfitta conta le grate e sbatte le ali sul fuoco. Nessun fiore, nessuno stelo su cui origliare il battito del cuore amante.

 

Il corpo pieno il corpo vuoto

 

- Origami nelle mie mani, uccelli di carta per scrivere ancora una volta di Leda e del Cigno. Origami lasciati sulla lastra di ghiaccio dove la Bella Addormentata, ad occhi chiusi, diventa grande. Origami per raccontare di Re e Regine, di fate e Streghe. Ridammi le mie mani!

…spegni la candela

 

 



Commenti

pubblicato il 30/09/2005 20.29.59
Raffaele Gazerro, ha scritto: Interessante, ma troppo. In questo brano ci sono molti spunti, per diverse articolazioni narrative. Quello che qui è dispersione, trattato diversamente potrebbe stupire, e affabulare piacevolmente. Magari ricorrendo pure a una maggiore brevità o a un approfondimento di alcune parti, rinunciando alla pretesa del tutto.

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