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lavoro pubblicato venerdì 9 settembre 2005
ultima lettura lunedì 12 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La terra di Nhiim...

di Nuanda. Letto 1175 volte. Dallo scaffale Fantasia

C‘è un paese, lontano lontano. È un paese ridente e felice, situato oltre le montagne di fuoco azzurro, oltre i boschi di smeraldo e di giada, ben o...

C‘è un paese, lontano lontano. È un paese ridente e felice, situato oltre le montagne di fuoco azzurro, oltre i boschi di smeraldo e di giada, ben oltre le pianure del freddo perenne - battute dalla furia dei freddi venti eterni, là dove trovano riparo solamente i grossi e feroci lupi dal manto argentato -, oltre le paludi del mastro stregone - create con un’occulto e tremendo maleficio all’inizio della stessa storia -. È un paese situato sulle acque ora calme, ora burrascose, ora sicure, ora fatali, del Lago di Cristallo. Le case di questo paese - il paese di Nhiim -, sono alte almeno due piani ma molto più basse delle nostre; le loro fon-damenta sono costruite in muratura, con pietre accostate a secco, perfettamente squadrate, e alte almeno un metro; il re-sto delle pareti è realizzato in legno, in regolari assi di legno, anch'esse prive del benché minimo difetto, anch'esse me-ravigliosamente perfette. I tetti sono realizzati con tegole di corteccia d'albero, oppure, molto più spesso, in paglia rac-colta a fasci e saldata con terra o pece impermeabile. Da ogni finestra spunta un modesto balconcino ornato però da fiori e pianticelle d’ogni specie, d’ogni genere, e di distinta, semplice sobrietà. Il paese di Nhiim ha pianto rotonda: le singole case sono disposte in corrispondenza di tante fittizie circonferenze. Non vi sono strade nel paese di Nhiim, solo un immenso prato, ed erba, e piante, e fiori non solo nei giardini o sui balconcini, ma dappertutto: l'intero paese è un'enorme giardino, curato, protetto e rispettato da ogni abitante. E non vi sono nemme-no mura, nel paese di Nhiim: e a che servirebbero? Chi mai vorrebbe conquistare un paese simile? E cosa ne farebbe? Quello di Nhiim è un paese felice, pacifico, privo di ogni sorta d'economia: c'è chi coltiva un orticello dietro casa e chi produce il pane, chi produce il formaggio e chi pesca nel lago - quando non è alterato, perché anch'esso è vivo, anch'es-so è vita -, ed ogni sera si trovano tutti al centro del villaggio, portano il frutto delle loro fatiche e mangiano fino ad es-sere satolli, fino a che nulla sia avanzato per il giorno successivo. Così nessuno è ricco, e nessuno è povero, nel paese di Nhiim. Ogni famiglia è composta dai genitori e da due o tre bambini: e le madri e le nonne insegnano alle figlie ed alle nipoti ad accudire la casa, e a cucinare, e a rammendare i vestiti, e a curare i fiori e le piante; e mentre i padri lavorano, sono i nonni ad insegnare ai nipoti il loro futuro mestiere, e a riparare ad ogni piccolo problema d’ogni giorno. Così tutti sanno fare quasi tutto, nel paese di Nhiim. La storia dei giovani è la storia degli anziani: i miti sono gli stessi, le credenze sono le medesime, le storie e le leggende escono dalla saggia ed esperta bocca dei nonni ogni volta che i fanciulli si coricano per addormentarsi. Non conosce progresso scientifico il paese di Nhiim; è sempre rimasto uguale, non è mai cambiato: stesse tradizioni, stesso folklore, stessi bisogni, medesimi desideri e nessuna aspirazione. Così nessuno è infelice nel pa-ese di Nhiim: tutti hanno le stesse cose, i bambini hanno gli stessi giocattoli ed ogni nuova invenzione è sempre nelle case di tutti; non esiste l'egoismo, non esiste cupidigia, non esiste avarizia, proprio perché non esistono ricchezze. Tutti sanno perdonare, se mai si verificasse un torto - e nessuno sbaglia mai due volte di seguito, nel paese di Nhiim -: forse è questa l'unica ricchezza che hanno… ed io credo che nessuno riuscirà a sottrarla loro… I bambini giocano felici: corrono e si inseguono tra i prati, giocano a nascondino tra le case del paese, si arrampicano sugli alberi, giocano a palla sulla spiaggia - quando il lago non è alterato -; oppure, quando cade la neve ed è il miracolo invernale, i bambini scendono allegramente con gli slittini dalle pendici delle colline. Chi non invidia una vita come la loro? Giunse però un brutto giorno d'autunno, giunse un giorno in cui ogni pianta perdeva il proprio stupendo bronzeo colo-rito ed i campi si trasformavano in immense e sconfinate distese color della terra bruciata, e del rosso e dell'arancione delle foglie cadute: quel giorno i bambini del paese di Nhiim si risvegliarono e scoprirono che i loro sogni erano stati rubati. Un mago, perfido e spietato, proprio quella notte aveva lascaiato il suo malefico, sudicio e corrotto antro al centro del mondo, era giunto in quell'angolo di paradiso nella terra di crepuscolo, era arrivato per sottrarre i magnifici sogni dei bambini di Nhiim e per trasformarli in un esercito di incubi con cui avrebbe conquistato ogni città di ogni continente. Quel mago terrificante e malvagio si chiamava Yorak e un giorno sarebbe diventato il negromante gobbuto. Quella stessa mattina, il consiglio degli anziani di Nhiim decise che qualcuno avrebbe dovuto fare qualcosa. E più pre-cisamente che qualcuno avrebbe dovuto valicare le montagne di fuoco azzurro per parlare con il popolo dei nani, e a-vrebbe dovuto superare i boschi di smeraldo e di giada per parlare con il popolo degli elfi, e avrebbe dovuto attraversare le pianure del freddo perenne, resistere alla foga dei venti eterni e parlare con il capo dei lupi muschiati dal manto ar-gentato: solo allora e con il loro aiuto avrebbe potuto sconfiggere il malvagio stregone. E fu allora, proprio in nell'istante di massimo silenzio, che ti alzasti in piedi tra lo stupore generale, raccogliesti tutto il tuo coraggio e dicesti - Andrò io! Io valicherò le montagne, io supererò i boschi ed attraverserò le pianure. Io parlerò con i nani, con gli elfi e con il capo dei lupi… io sconfiggerò Yorak…


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