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lavoro pubblicato venerdì 18 gennaio 2002
ultima lettura domenica 15 marzo 2020

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UNA SCELTA OBBLIGATA

di cate. Letto 1405 volte. Dallo scaffale Amore

La mia vita sembrava sorridere. Avevo 25 anni e mi era laureata da nemmeno un anno quando mi arrivò l’attesa telefonata: “E’ la signorina Palma?” “S...

La mia vita sembrava sorridere. Avevo 25 anni e mi era laureata da nemmeno un anno quando mi arrivò l’attesa telefonata: “E’ la signorina Palma?” “Sì, sono io” “ E’ stata convocata per un colloquio” Il colloquio fu fatto dopo pochi giorni e mi fu detto che dovevo fare uno stage di pochi mesi in un’azienda lontano da casa. Ero al colmo della felicità mentre facevo le valigie e salutavo i miei. Iniziava una nuova vita, una “mia” vita finalmente lontano da casa. Era quello che desideravo da anni: l’indipendenza! Partii piena di entusiasmo per questa nuova fase della mia vita. Il paesino dove avrei lavorato si rilevò ben presto retrogrado e pieno di gente pettegola e l’ambiente di lavoro rispecchiava il paese purtroppo. Non mi ricordo da quanti giorni ero lì quando lo vidi per la prima volta. Si affacciò e mi sorrise dicendo: “Ma tu sei la ragazza nuova di Napoli? Anch’io abito lì” Non ci furono presentazioni tra di noi. Io alzai lo sguardo e vidi un ragazzo rossiccio che si affacciava alla porta dell’ufficio dove lavoravo e mi guardava sorridente, gli risposi di sì, guardandolo con aria interrogativa non sapendo chi fosse. Poi così com’era apparso sulla porta scomparve. Scoprii dopo qualche giorno che era un operaio, che si chiamava Luca e che aveva 39 anni. Ben presto io e Luca stringemmo amicizia. Luca aveva già un matrimonio alle spalle ed era fidanzato con una ragazza molto più piccola di lui da 4 anni. Io ero invece liberissima e fiera della mia indipendenza. Ero allegra e cordiale con tutti e Luca mi metteva in guardia contro le persone che lavoravano lì, invitandomi a parlare il meno possibile dei miei fatti personali. I mesi passavano (ero stata assunta ormai a tempo indeterminato) e dopo varie delusioni avevo imparato a mie spese che Luca aveva ragione su quel posto e sulle persone che ci lavoravano. Anche la persona, infatti, che mi seguiva direttamente nel lavoro, una delle poche con cui avevo stretto amicizia, aveva scritto una lettera per farmi licenziare. L’unica persona che mi era sempre accanto era Luca. Lui mi ascoltava e mi dava consigli. Anche se odiavo quel paese e quell’azienda, erano ormai 8 mesi che vivevo lì e con Luca si era creato un rapporto stretto tanto che le voci in azienda su noi due era da tempo che giravano. Luca continuava a dire che gli piacevo e che era un peccato che lui fosse impegnato. Non mi ricordo quando la nostra amicizia cambiò in qualcos’altro ma fu senz’altro un cambiamento graduale. Ogni passo (dal primo bacio a tutto il resto) fu accompagnato da pentimenti e rimorsi e dalla promessa che non si sarebbe più verificato, essendo lui impegnato. E invece le cose continuarono inesorabilmente. Si era creato un legame tra di noi difficile da spezzare. Non fu mai detta tra noi la parola amore e quando Luca parlava della ragazza come del suo unico amore, io gli dicevo che doveva ritenersi fortunato e tenersela stretta. Non gli avevo mai detto che gli volevo bene, né quanto per me lui fosse importante anche per non ammettere a me stessa quelle cose. Lui invece mi continuava a ripetere che ero l’unica cosa bella di quell’ azienda. Poi facemmo l’amore e io capii che per me le cose erano cambiate. Non ero innamorata di lui ma provavo molta attrazione e gli volevo un grande bene. Tutt’ a un tratto mi fu chiaro che dovevo andarmene di là, cambiare lavoro, prima che mi affezionassi troppo a quella storia senza senso, a quella storia che non aveva futuro, a quella storia che non mi avrebbe portato a nulla se non sofferenza. Dopo qualche settimana, come un segno del destino, mi arrivò una telefonata di una mia amica che mi proponeva un nuovo lavoro vicino casa. Io era al culmine della gioia: il nuovo lavoro si presentava molto stimolante e finalmente potevo dare l’addio a quel paese dopo 10 mesi di lavoro! La sera stessa diedi la notizia a Luca. Volevo lo sapesse prima di tutti. Si dimostrò subito molto dispiaciuto. Mi abbracciò e mi chiese di cambiare idea. Facemmo l’amore per la seconda e ultima volta. Fu bello ma nello stesso tempo molto triste. Sapevamo entrambi che forse sarebbe stata l’ultima volta e lui non faceva altro che ripeterlo. Il giorno dopo presentai le mie dimissioni in azienda con un preavviso di due settimane. Mi resi conto in quei giorni che nonostante mi fossi imposta di non legarmi a niente e a nessuno, mi dispiaceva andarmene. Mi sarebbe mancato quell’ambiente, mi sarebbe mancato Luca, più di quanto avessi mai creduto. La vita mi negò la possibilità di rivederlo, un ultima volta da sola. Avrei voluto abbracciarlo accarezzarlo e dirgli quanto era stato importante per me e quanto mi sarebbe mancato e invece lo salutai in azienda freddamente, per sempre, con uno sfuggente bacio sulla guancia, come un semplice conoscente, per non manifestare le mie emozioni. Gli chiesi solo di non telefonarmi più senza dargli troppe spiegazioni sul perché. Fu l’ultima volta che lo vidi: me lo ricorderò per sempre così com’era quel giorno, con il cappellino e la divisa da operaio mentre lavorava


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