ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 


Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 18 agosto 2005
ultima lettura mercoledì 23 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Fabbrica di angeli cap. 3

di Nosferatu. Letto 1570 volte. Dallo scaffale Pulp

Uscii con Angi che piangeva come una fontana perché era capitata a casa di Patry (l’indirizzo l’aveva trovato sull’elenco telefonico, chiamando quind...

Uscii con Angi che piangeva come una fontana perché era capitata a casa di Patry
(l’indirizzo l’aveva trovato sull’elenco telefonico, chiamando quindici persone con lo stesso cognome)
e lui l’aveva “sbattuta fuori” parole sue. Come minimo, stava scopando con qualcuno, pensai io. Forse non si fida di me, ipotizzava lei. Beata ingenuità! Lei col cuore a pezzi, io che volevo scannare
(visceralmente)
le Tre Vergini Marie.
“Dì, Angi, tu ammazzeresti qualcuno?”
“Per Patry faccio fuori anche tutto il mondo” Angi aveva sempre una risposta per ogni problema della vita. Una risposta che includeva Patry, è ovvio.
“Ma non ti rompi a volte di lui?”
“No! Io lo amo! Come fai a dire una cosa del genere?”
“Ti prende in giro” insinuai malignamente.
“Cretinate. Me l’ha fatto capire, è così sensibile… è quel suo lavoro di merda che me lo porta via” capirai quanto lontano! “se no, cosa credi… saremmo già insieme, anzi. Io ci andrei anche a convivere con lui. Sono sicura che anche lui lo vorrebbe. Anzi, lo vuole sicuramente. Povero Patry, era così felice di vedermi, probabilmente dormiva, era stanco… e poi non posso mostrarmi troppo con lui, se credono che non ha la ragazza… ha più successo…”
Successo? Per suonare in un bar? Beata ingenuità. 
Beata sia Angi, che mi raccontava di Patry, del suo “pancino adorabile” e mi leggeva un tomo di poesie erotiche dedicate a Patry, al cazzo proverbiale di Patry, ai formidabili pompini che avrebbe riservato a Patry, al suo futuro di felice mogliettina di Patry… aiuto! Ed io pensavo alle Vergini Marie come se fossero degli scarafaggi che invadono la cucina. Difficile, adesso, trovare il disinfestatore.

* * *

E tu, inutile Nero? Ti ho lasciato a frignare davanti a me. Credo puntassi alle mie auguste tette. Lo so bene io che davanzale spettacoloso esibisco.
“Jan, Jan, sono proprio nelle rogne. E se mi becca e mi denuncia? Magari lo fa! Jan che dovrei fare?”
“Idiota! Che schifezza ti sei tirato in vena? Tu, ammazzare?!” e intanto sinistramente pensavo: mio Dio, non l’ha fatto solo con me… sta tirandone in ballo altri… dove si ferma questa? E ho avuto una botta di acida, perfida paura. Non andava bene trasformarci tutti quanti in una banda di assassini. E poi, cazzo, l’amica speciale ero io!!!

Anche il mio treno stava correndo veloce. Troppo veloce. Davvero troppo. I miei binari diventavano sanguinosi e ripidi. Ma mi piaceva correre. Mentre Nero inscenava giochetti pseudo-erotici fingendo che fossero la prova generale di uno snuff-movie che non sarebbe mai andato in onda, io avevo litigato seriamente con Rosi per colpa delle Vergini Marie.
Quando hai imparato “come si fa” uccidere è anche più divertente che andare in moto, sapete? Fatto fuori Il Bastardo, avrei voluto dare una lezione alle tre sante che me l’avevano sguinzagliato contro! Ero brava o no, accidenti?
Ma Rosi non me lo permise.
“Non se ne parla neanche”
Credevo che mi avesse insegnato la via della libertà. 
Allora non era vero niente, se non potevo fare quello che mi pareva? Maledizione. Ero arrabbiata con loro, ok? E non potevo farle fuori. Potevo vendicarmi, ma no, Rosi non è d’accordo e allora ciao, piccole, grazie per avermi presentato un maniaco, comunque l’ho sistemato come Cristo comanda e buona fortuna.
“Jan, mettiamola così: tu fai un giochetto qualsiasi con quelle tre succhiacazzi” oddio, il termine, se usato da lei era il peggiore possibile “e vedrai che gioco organizzo io per te!”
“Ma loro…”
“Loro un corno! Il Bastardo l’hai già conciato! Hai chiuso, va bene? Se ne fai fuori altri, sei fottuta! Posso garantirtelo!”
“Non puoi…” balbettati “minacciarmi…”
“E chi ti minaccia? Non posso ucciderti. Io non ammazzo. L’assassina qui sei tu. Sei anche più forte di me, mi metteresti a terra dopo cinque secondi. Solo, fa’ due calcoli e vediamo che cosa ti conviene”
“E poi?”
“E poi ci penso io. Fidati, Jan. Sei già onnipotente, accidenti a te. Hai già ucciso. Basta. Non c’è un poi in questa faccenda.”
Avevo ucciso, e allora? Non che avessi crisi di astinenza o cose del genere.
Rosi è rimasta delusa dalla mia Risoluzione Sulle Vergini Marie. Non era previsto che le accoppassi. Loro non dovevano morire. Si ammazza solo le persone che decide il Grande Capo. Nello schema dell’universo tracciato da Rosi, le Vergini Marie erano inesistenti. Ed io le volevo accoppare contravvenendo al DIVIETO. Per Rosi, regole e divieti erano la prima cosa. Se lei ti ordinava di far secca tua madre, obbedivi. Ma guai ad ammazzare gente non prevista da lei. Era inutile e pericoloso. La polizia – suo padre – non era stupida: se avessero sospettato una volta di troppo sarebbe diventato, parole sue,

“… il festival degli ergastoli! E questa scema” sibilava Rosi masticando una Camel “cosa fa? Ne vuole ammazzare tre, adesso! Che neanche c’entrano! Ma tu, imbecille, falle fuori comunque, che mi frega, vai a ammazzale, cazzo! Vuoi metterci nelle rogne? Sì, Jan? Vuoi farci finire nelle rogne? Dillo, cazzo! Almeno dillo”
“Perché non lo fai dire a Nero?”
“Che c’entra il tuo amichetto?”
“Lo chiedo io a te. Gli hai fatto fare una porcheria”
“Ah, sì… erano affari tra me e lui”
“Come no! Vuoi che ti faccia paura io? Che ti è venuto in testa? Nero è inaffidabile! È ubriaco dal mattino alla sera e tu gli metti in mano un coltello! Ti è andata bene che quell’altro pervertito del tuo ex si è eccitato, o Nero colpiscimi, o Nero che ganzata! Nero, santa miseria, questo genio manda Nero a stendere gente! Ci mette niente a sbronzarsi e raccontare tutto. Non è affidabile. È fuori di testa”

Rosi non ne fu entusiasta. Anzi. In effetti, la nostra amicizia prese una bella mazzata quel giorno. Non è ammessa la disubbidienza. Amica qui e amica lì, poi, ehi piccola, mi è piaciuto tanto che ne faccio fuori altre tre! Non ubbidivo. L’avevo delusa. Ero crollata. 
E Nero, vecchia checca deficiente? Ok, un po’ per Nero mi dispiaceva, ma questo non cambiava la situazione. Non lo amavo. E comunque avevo superato anche l’amore.
Pace. Avrei fatto quel che volevo. Pace. Pace, pace, pace.

Rosi non era assolutamente d’accordo sulla mia “pace”. E litigammo. E poi ancora. E ancora.
Come se non bastasse, c’era stata la faccenda dei film. Non so che cosa le fosse preso, ma una bella sera ero da lei, i suoi genitori non c’erano. Avevamo un po’ bevuto, ma nemmeno tantissimo, soprattutto se si pensa a com’eravamo ciucche solitamente. Non doveva sfuggirci la situazione di mano, ecco tutto.
Rosi mi piazza davanti alla tele. Televisione via cavo. E non era un film per famiglie! Più sul genere “femmine in calore”.

Che mammoletta ero a diciannove o vent’anni, per non aver mai visto un film porno? Alex era un cultore del porno. Non scherzo. Quando abbiamo sgombrato camera sua – mia sorella Barbara ed io – c’era uno scatolone traboccante di Playboy e altre amenità, e un sacco di video particolari. Molto particolari, roba da intenditori. Pazienza. Io non ci avevo nemmeno pensato a queste cose. Anzi, veramente le trovavo ridicole. Che me ne faccio, distorta come sono, dei film porno? Rosi invece si era fatta qualche strana idea. 
Diciamo che io stavo lì come rincretinita a fumare fissando il soffitto con insolito interesse pur di non vedere quelle “offensive immagini”, e Rosi cercò di sbaciucchiarmi di nuovo. Faceva parte di un qualche suo perverso corteggiamento o che?
“No, per favore. Becciare di nuovo, no”
“E perché”
“Perché non mi va”
“Non hai nessuno altro con cui farlo”
“Se è per questo, non voglio avere neanche te” mi sa che la faccenda del Doktor_Morte l’aveva un pochino segnata. Ci stava provando in una maniera vergognosa. Ed io non sono lesbica. Uno scivolone, cazzo, andrà pure bene… ma due! E così, per una sola birra! Al prezzo di una birra e un porno, cosa sono, una marchetta?
Scattai in piedi.
“Senti, bella, ti ho detto di no. Sei sconvolta per via del tuo ragazzo? Non so che farci. Ha le tendenze che ha. Pace. Io non voglio entrarci, però. Sono cose che non… che non condivido”
Rosi avrebbe anche cercato di saltarmi addosso – e a quel punto come sarebbe finita? – ma io corsi alla porta e me la sbattei alle spalle. Tornai a casa ubriaca e per la prima volta pensai che forse la nostra amicizia era durata abbastanza. Forse dovevamo smetterla. Avevo già combinato abbastanza guai. Che altro doveva succedere? 
E in definitiva: potevano arrestarmi. 

A Rosi, probabilmente, non avrebbero neanche dato una bacchettata sulle mani. Quella notte dormii malissimo. Sognai Barbara, proprio lei, la mia futile sorella, vestita come Alex, che cercava di farsi passare per un uomo. Arrivava il Doktor_Morte e le rideva in faccia. 
“Ma come ti vesti? Vuoi far ridere tutti, chiaro, così dopo puoi lamentarti, vecchia cornacchia”
Poi le strappava di dosso il vestito e Barbara si metteva a piangere. E diceva che era colpa mia, “colpa tua, Jan, sei sempre così imbecille! Mi hai fatta diventare uomo! Ora cosa faccio?” Io invocavo Alex.

Mio Dio! E pensare che avrei potuto farle fuori, le Vergini Marie. E andare in galera. O far finire tutto in modo diverso, non lo so. Ci avevo pensato durante tante notti e mi dispiaceva “mollare tutto” così. Gli omicidi sono figli tuoi. Devi averne cura. Coccolarli. Farli crescere. Ho abortito tre omicidi e Rosi mi ha maltrattata, aveva già capito che non poteva fidarsi troppo di me.
“Fai qualsiasi cazzata, Jan, e poi ne riparliamo” era la minaccia.

Dopo la partita “Nero contro Doktor_Morte” le acque si calmarono. Avrei potuto passare un felice e indeterminato periodo di calma piatta. Rosi si scusò inopinatamente per “aver fatto qualche cazzata” e propose una tregua. Accettai. Non pensavo più alle persone che avevo ucciso. Erano morti, i loro guai erano finiti. I miei potevano cominciare, giusto?

Soprattutto, io ero un’altra Jan. Alta e magra. Probabilmente bella. Mi consideravo una dura e anche gli altri lo pensavano. Soprattutto, l’altra Jan aveva diritto ad un ragazzo. Dietrich, splendida intelligenza ariana, Dietrich.
Dietrich, tedesco.
Dietrich.

Avevo cominciato a frequentare molto più Nero che Rosi. Forse gli ho dato anche qualche falsa speranza. Andavamo in discoteca ed io facevo scena per tutta la sera. Lui si sbronzava e finiva la serata vomitando l’anima. Gli reggevo la testa:
“Bada, se mi vomiti sugli stivali ti strozzo!”
Facevo sensazione truccandomi che peggio non si poteva. Non potevo quasi bere, perché gli altri solitamente crollavano a terra dopo mezz’ora e qualcuno doveva pur guidare, no? Questi dark bevono un po’ troppo. In pista, con la faccia completamente bianca e il trucco copiato da Marilyn Manson, mi sentivo una star. Ballavo come un’anguilla fino alla chiusura. Quando Nero o un altro sboccavano, gli davo le chiavi della macchina per andare a stendersi dentro. A volte mi è capitato di riportare a casa vagonate di zombie fatti e fumati. Era molto divertente! Qui non si ammazzava! Eravamo divertentissimi! Cattivi e brutti, dei veri spettri. Ma non si ammazza. Le ragazze con cui andavo a ballare credevano a qualsiasi cosa io gli dicessi, non sapevano che ero un’assassina ed erano tutte mie fan. Non avevano problemi complicati di pompini da fare o omicidi su commissione. Io ero la loro regina.
Janis è bella e si sa truccare. E guarda come si veste!, se me l’avessero raccontato qualche anno prima. È così, pensavo, che si doveva vivere. Ballare, spaccarsi il fegato, fondersi le pupille. Mi mischiavo con una gioia incredibile a tutto il nero e la luce, a tutto quello che potevo trovare.
La regina dark si è trovata l’amore, ovviamente. Ero così cool che avrei potuto staccare le mattonelle del cielo. 
Ho trovato Dietrich.

Ero con un’amica – una che non era del giro di Rosi e, se avesse saputo qualcosa del mio tirocinio “per diventare una dura” sarebbe morta dal terrore – la buona Mary. Dietrich era suo amico. Io me lo trovo davanti. Ho un vestito lungo fino ai piedi con una scollatura che fa vedere tutto. Ci ho messo mezz’ora per truccarmi come Marilyn Manson. E che cosa faccio? Mi struscio. Sul giovane conturbante tedesco. Mi struscio e basta. Solo dopo mi rendo conto che – ach, era eccitato. E la cosa mi piace. È eccitato. Per me.
E lui… lui ci sta. Ci baciamo. Sapete com’è.
“Devo assolutamente avere il tuo numero…”
“Anch’io… aspetta, te lo do…”
(aspetta te lo/la do… che razza di commenti si fanno in quella galleria buia con i dark che si strusciano, i punk che si contorcono e come colonna sonora Fuori dal Tunnel? Almeno un lento… no, Fuori dal Tunnel. Appropriato)
 Comunque, Dietrich è straordinario. Ed io ero follemente innamorata di lui. Avrei passato tutto il giorno, tutti i giorni della mia vita a coccolarlo. Una cosa pazzesca. Ci amavamo da morire. È troppo bello.
Innamorata come una matta, non avrei comunque avuto paura di Rosi. Ormai sembrava molto vecchia di me, già trentacinquenne o quasi, il tempo su di lei passava almeno a velocità doppia. 
Probabilmente mi trattava con più dignità, adesso che avevo Dietrich. Ero “una di quelle che hanno il ragazzo”. E le amiche fidanzate sono serie. Sono un gradino più su. Persino mia madre era entusiasta di Dietrich! Oddio! Si esibì nel suo repertorio da nonnetta paternalista prima, da migliore amica poi:
“Dì, giovanotto, trattala bene la mia piccolina, sennò… Uh è un amore di ragazza non lo dico solo perché sono sua madre, Jan ed io siamo amiche, sai? I miei due ragazzi! Baciatevi, figlioli, avete il mio permesso…”
Evidentemente, Dietrich mi amava.

Dietrich mi piaceva moltissimo. Non ci lasciavamo praticamente mai. Dunque quella di Rosi fu solo invidia. Onesta e pura invidia. Nella sua forma più bieca. Sia detto, Rosi è piuttosto creativa ed ha elaborato il tutto in chiave apocalittica. 
Un bello scontro frontale. Vediamo chi sopravvive. Mai fidarsi dell’amore. È tagliente. E se l’uso improprio danneggia. Attenzione, quindi.
Attenzione.
Mi duole ammetterlo, ma non so esattamente come sia andata. Posso fare delle ipotesi. La più ragionevole: Rosi prende Nero e gli ricorda che lui il coltello lo sa menare, giusto? Senza allusioni ad altri oggetti da menare, per carità.
E Nero ama Jan oppure no? La perfida Jan. Il mostro dark. Lei ed il suo crucco perfetto. Coppia di pervertiti eterosessuali. Che vanno in Baraonda e si becciano davanti a tutti, vestiti di nero e truccati come disgraziati. Lui, Nero, non ama più Jan?
Ma certo. Jan è roba di Nero. È pensando a lei che lui si mena l’arnese due volte al giorno e tre la domenica. È per lei che si ubriaca malamente e tristemente. E lui che cos’è? Un ubriacone. Un inutile ubriacone, molle e fumato, che si crede Dio in terra e nemmeno riesce a uccidere una lumaca come il Doktor_Morte.
E Nero vuole Jan.
Ma Jan ha Dietrich.
Basta eliminare Dietrich e Jan è tutta di Nero. Dalla testa ai piedi. Con le sue gloriose tette. Cos’è, scemo? Da quanti anni Jan lo tormenta e lo punzecchia? Cos’è questo, se non un modo per provarci? Lei, si sa, è un po’ contorta, ma Rosi, modestamente, sa che così può funzionare. Accidenti se funzionerà.

Me la vedo, Rosi, con la sigaretta in bocca, i jeans troppo stretti e il sorrisetto speciale di quando ti arma la mano e fa di te un macellaio.
“Fallo fuori, Nero. Dietrich è un pericolo per te. Jan gli corre dietro come una scema. Perché non dovrebbe? Lui è così bello. Lui è tutto. Non c’è spazio per uno sfigato che si fa chiamare Nero. Non se c’è Dietrich in circolazione. Ma se cancelli Dietrich, certo…”

Nero, sicuramente ubriaco, si è bevuto con piacere quest’altra pozione velenosa. Ho idea che Nero, poveretto, fosse un po’ “cattivello dentro”. Era narciso, questo sì. E credeva di diventare qualcuno accoppando il prossimo suo. O forse l’alcol gli aveva semplicemente frollato i neuroni, vattelapesca. Come assassino, anche Babbo Natale è meglio di Nero. Un flop dopo l’altro. Ascoltava David Bowie perché credeva di sembrare “figo”. Si esibiva come falso duro, magliette attillate sul nulla dei suoi muscoli, fisico da checca, sempre trasudante profumo da donna. Con questo credeva di piacermi. A molte ragazze sui tredici-quattordici anni piacciono tantissimo i falsi gay.
Peccato. 
Mi è sempre importato poco di lui, salvo quando avevo proprio bisogno di maltrattare qualcuno. Era il mio lacché, e allora? Per quanto sfigata io fossi, avevo capito al volo che Nero era tanti gradini sotto a me. E forse me n’ero approfittata. 
(“Secondo te Jan vuole mettersi con una checca?”
“Non sono una checca! Amo Jan!”
“E se sei tanto uomo, dimostralo. Fai fuori il suo fusto ariano e diventa uomo per lei”
“Lo farò. Per Jan”
Jan. Dark mostruosa e assassina: in hoc signo vinces)

Fatto sta che il ragazzo ha creduto alle parole di Rosi. Le ha creduto davvero. Ha divorato ogni parola e si è programmato sul settore “omicidio”. Si sentiva vittima di un’autentica ingiustizia. Ormai, io ero “la sua ragazza” e Dietrich chissà cos’aveva inventato per rubarmi a Sua Altezza Reale Nero. Se penso a quello che avrebbe dovuto fare, mi spavento. Ma non penso più al passato, ormai. Non ci penso perché mi sono trovata nel sangue fino ai gomiti. E dopo un po’ il sangue ti rompe le scatole. Anche se in camera tua hai appeso foto di serial killer e scene del delitto. 

Nero avrebbe dovuto ammazzare Dietrich, ma non c’è mai arrivato.
Che sollievo.
Se fossi diversa, più pietosa, più sensibile, che ne so?, se fossi la vecchia Jan che si piange addosso, tirerei in ballo la buonanima di Alex. Direttamente dall’aldilà ha fatto uno sgambetto a Nero e… ma non è andata così. Nero doveva fare il suo solito casino, che altro?
Ha fatto uno degli incidenti stradali più provvidenzialmente spaventosi della storia. La Yaris nuovissima, un cumulo di metallo sfrigolante. Sua Altezza Ubriaca Nero correva verso il Baraonda 
 (Jan… morte… Dietrich… noi insieme… ammazzare)
armato di coltello 
(rinvenuto)
e intenzioni omicide, nonché 0,12 di tasso alcolico e, udite, udite! Aveva tirato un po’ di neve. Roba da pazzi. Quanto coraggio gli serviva per uccidere il mio ragazzo? 170 km/h e tanto alcol. Se l’è cavata perché quelli che come lui non li metti mai fuori combattimento. Venti punti su una guancia, non che fosse mai stato chissà quanto bello, e un braccio in trazione! Incidente mortale per tutti, ma non per Nero!

Andai a trovarlo in ospedale. Da sola. Era anche accusato di guida in stato di ebbrezza, possesso di stupefacenti e via dicendo. Niente male alla sua età! Se si fosse sforzato di più, una sana accusa di “porto d’armi abusivo” ce lo rimediava. Aveva un bel coltellaccio in macchina. Di quelli per pulire il pesce e per passare alle vie di fatto nelle liti in famiglia.
“Devono anche processarmi per uno stupido incidente di macchina” farfugliò senza guardarmi.
“Infatti sei un coglione”
“Allora perché sei qui?”
“Secondo Rosi, ti avrebbe fatto piacere”
“Già…” sorrisetto amaro. Era proprio brutto. Una bruttezza senza tanta pietà. Ci sono assassini bellissimi. Lui era un budino di gelatina buttato a caso sul letto d’ospedale. Faceva un sacco di storie per il braccio, ma se l’era cavata magnificamente.
“E mi processano… va sulla fedina penale… per la coca…”
“Non te l’avrà ordinato il dottore, no?”
“Be’ quasi”
“Ma no! Rosi ti ha ordinato forse…”
“E PIANTALA! DEVI SEMPRE PARLARE DI ROSI? ROSI DICE E FA E DISFA… MI SONO ROTTO LE BALLE DI ROSI! ARRIVA LEI E COMINCIANO LE GRANE! O C’È LEI O C’È IL TUO DICK O DIRK ED È ANCHE PEGGIO! ADESSO BASTA, JAN! VATTENE SE VUOI, MA NON STARE QUI A ROMPERMI LE BALLE! HO I MIEI CASINI E TU VIENI A PARLARMI DELLA TUA AMICHETTA!”
“Ok, Vossignoria. Come volete voi. Me la batto. Facciamo così: questa è l’ultima volta. Non mi vedi più. È sicuramente meglio. Non sei capace di costruire rapporti con le persone. E se metti Rosi qui in mezzo, vuol dire che ti aveva spinto a fare qualche altro giochetto” sibilai “o mi sbaglio? Nero, brutto idiota, dimmi che mi sto sbagliando, altrimenti…”
Nero, brutto idiota, pianse in silenzio. E si voltò.
I miei tacchi altissimi percorsero il corridoio in senso opposto. 
Dietrich mi aspettava fuori, fumando marziale. Giacca di pelle nera. Jeans attillati. Culo splendido, superba bellezza ariana, Dietrich.
“Deve avere un brutto trauma cranico. Quasi delira”
“Non è mai stato troppo normale, in ogni caso”
“Stavolta è peggio. Si piange addosso. Mi ha proprio rotto le scatole. Se lo rivedo un’altra volta, rimpiangerà di non aver schiacciato di più su quel pedale”
Osservazioni molto cattive, nei confronti di un ex corteggiatore sopravvissuto “per miracolo” ad uno spaventoso incidente. 
Se la mia vita fosse una di quelle soap-opera che fanno piangere Marghe, io mi sarei buttata in lacrime tra le ossute braccia di Nero e avrei liquidato Dietrich e i tedeschi, morte e malattia, tutto quanto. Sarei diventata la donna di una checca impotente che mi avrebbe reso la vita un inferno. Ma per amore. Meno male che sono tornata dal tedesco!

Nero adorava il mio trench nero di pelle. Faceva “nazi” ma mi stava “da schianto”. Spero abbia suscitato in lui qualcosa di diverso da una volgare erezione. Mi sono scopato Jan nel suo trench da nazi. Non è colpa mia… Cercai un ricordo di Nero che fosse “buono” e non ne trovai. Nero rimaneva in ospedale. Ed io avevo una mia vaga
(no, non ci credo)
(nessuno può)
idea sui fatti
(farmi questo! Neanche lui! Soprattutto lui!)
una vaga idea, però. Avrei dovuto chiedere a Rosi, e sarebbe stato un macello. Senti, vecchia mia, in nome delle nostre scopate traballanti da vecchiette lesbiche: non è che hai messo venti centimetri di lama giapponese in mano a quel beone di un Nero perché scannasse Dietrich, me o entrambi? Sai com’è, si deve sempre mantenere la mente aperta…

Rosi non avrebbe aperto la bocca neanche con le tenaglie. Quella di Nero, si apriva solo nei momenti sbagliati. Tipo per frignare. Nero che piangeva!
Mi ha risposto lui in ogni caso. Ha lasciato il suo ordinatissimo Biglietto del Suicida, così perfetto e curato che mi viene il sospetto
(legittimo e sacrosanto)
che gliel’abbia dettato qualcuno. Ma sto davvero giocando ai complotti! Nero si è suicidato due giorni dopo la mia ultima apparizione sui suoi oscuri lidi. Non dico che Rosi l’abbia preso e ammazzato, non sono Guglielmo da Baskerville, ma insomma…

Ho voluto fare una porcheria – diceva ad un certo punto – è meglio punirmi da solo perché in galera sarebbe peggio.
Volevo fare male a qualcuno, ma era per amore. L’amore vince sempre. Mi dispiace di aver sbagliato, solo ora è tardi.

Ha fatto un bel volo nel cortile interno del Sant’Andrea. Si è sfracellato per la seconda e definitiva volta sulla Cherokee di un primario. La Cherokee è una signora macchina.
So che Rosi era con lui, la notte che è morto. Sotto il materasso, miracolo!, hanno trovato un coltellaccio con “tracce di sangue”. In altre parole, Rosi se l’era lavorato di fine psicologia, l’aveva convinto a fare due capriole fuori dalla finestra e gli aveva lasciato come souvenir la pietra dello scandalo. Il coltello! Quello con cui ammazzare Dietrich, evidentemente. Un’ammissione di colpevolezza. 

Odio i funerali. Si perde tempo e si parla bene del defunto che solo tre giorni prima s’era definito “ubriacone molesto” e “impotente che se la tira da santo”. C’era il prete che si sforzava di dire qualcosa di buono su Nero, ateo dalla nascita.
Rosi che cercava di non sputare davanti al prete. Dietrich guardava in aria. Ragazzi col piercing che fumavano e se ne fregavano altamente, io incazzata, pianti e grugniti di gente che tirava su il naso.
Anche Rosi fumava. E mi guardava.
Funerali e matrimoni. Il peggio del peggio. C’erano quattro o cinque prefiche quindicenni vestite da discoteca luttuosa, piangevano con un trasporto copiato da Beautiful. Chissà quanto prendono ogni ora per frignare così bene. Queste sono brave sul serio, accidenti. Dovrebbero fare una comparsata in Vivere. Le prenderebbero al volo.
Pensai a Vivere, alle prefiche, al ghiaccio e all’auto parcheggiata in sosta vietata. Al funerale ho pensato questo.
Mia mamma era preoccupatissima, credendo che Nero fosse il mio ex o stronzate simili, per cui voleva a tutti i costi farmi prendere un Valium e si spinse a raccomandare a Dietrich di essere “molto delicato” perché “Jan ha una sensibilità contorta”. Mamma adora le tragedie. Amichetto morto: dieci punti. Figlia incinta: venticinque punti. Un incidente d’auto ne vale almeno cinquanta. A duemila punti, vinci una vacanza a Sharm El Sheik con le sue stupide amiche e lei che maledice la cellulite e “mia figlia Jan sta diventando troppo strana”.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: