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lavoro pubblicato mercoledì 3 agosto 2005
ultima lettura venerdì 15 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

MIO CUGINO SILVIO

di meneinfischio. Letto 1603 volte. Dallo scaffale Pulp

Scritto tre anni fà e ritrovato ieri tra dei vecchi files. Tratto da una storia vera. (Ci sono degli errori, ma ...me ne infischio!) Buona Lettura!!!

Capitolo I

 

Alfredo Berlusconi era sposato con Rebecca Rela. I due, si portavano esattamente 10 anni. Avevano due figli, Esposito e Julienne.

Alfredo, era un napoletano umile e aveva sempre lavorato. Quest’uomo, copriva un ruolo molto importante all’interno di un istituto professionale: Il bidello.

Un mercoledì, durante la ricreazione, il Professor Cesario, docente di informatica e suo fedele amico, si recò nella stanzina di Alfredo. Alfredo, con il suo grembiule blu, mentre mordicchiava una mela e, con molta calma, compilava una schedina del totocalcio. Ecco che entrò il professore.

<<Alfré! Allora, cosa mi dici di bello?>>.

<<Wè! Professò, che t’aggia dì! Qua è la solita vita…>>.

<<O così o così!>>, insinuò il professore curvando le labbra.

<<Eh! A me lo vieni a raccontare>>.

<<Ma che fai, giochi una schedina?>>, posando la sua borsa sul tavolo, <<Alfré, non ci crederai, ho una cosa per te>>.

<<Catania-Udinese?>>, domandò dubbioso Alfredo grattandosi il capo con la penna.

 <<X>>.

<<Per me vince il Catania!>>

<<X!>>, ribatté il professore.

<<...Mettiamo 1X!>>, pronunciò Alfredo con una bella risata.

Poi, ansioso, il professore estrasse un foglio dalla borsa.

<<Ora, ascoltami bene>>, disse il professore sedendosi su di un piccolo sgabello, <<prima, mentre gli alunni erano impegnati in un compito in classe, ti ho fatto una ricerca genealogica>>.

<<Uhm?>>, Alfredo, aggrottando lo sguardo.

<<Genealogica, vuol dire risalire alle proprie origini, capisci?>>

<<Ma…  i cazz’ tuoi?>>

<<Vuoi sapere una cosa?>>

<<Cosa>>.

<<Sei il cugino di Silvio Berlusconi!>>

<<Il presidente del governo? No … ne pussib’l>>.

<<Te lo dico io, fidati. Cugino di terzo grado>>.

<<Ma se io sono di sinistra>>.

<<Embé?>>

<<E poi, detto francamente, a me il presidente sta’ antipatico!>>

<<Ancora non capisci: ti piace fare il bidello?>>, domandò con tono autoritario il professor Cesario.

<<Si e no>>.

<<Si o no?>>

<<No!>>

<<Allora, non devi fare altro che andare da lui e fargli leggere questo foglio e...>>

<<Dove abita?>>

<<Ad Arcore, Via dei Santi Misteri, 1. La domenica riceve dalle 14e30 alle 19. Posso combinarti un incontro se vuoi>>.

<<E faccim’ sto’ benedetto incontro, o no professo’?>> Alfredo aveva gli occhi che gli splendevano di gioia. Quasi piangeva dalla contentezza.

<<Vedrai, il fato di sorriderà. Sei un brav’uomo Alfrè>>.

I due si lasciarono con un sorriso davvero amichevole.

La domenica successiva Alfredo, carico di gioia e di speranze, era giunto davanti alla palazzina del Presidente.

Nell’ingresso del condominio, vi era un giovane carabiniere impegnato a garantire sicurezza allo statista italiano.

Alfredo, bello e lindo, per l’occasione si era vestito piuttosto elegante, infatti, indossava l’abito di quando si era sposato.

<<Paesà!>>, rivolgendosi al giovane carabiniere, <<abita qui il presidente?>>

<<E lei chi è?>> Domandò il giovane carabiniere fissandolo negli occhi dell’uomo mentre masticava un chewing-gum.

<<Il cugino del presidente: Alfredo Berlusconi>>.

<<Ah! Bene. La sta’ aspettando. Entri nel cortile e si diriga verso la palazzina "B" ...secondo piano…il portone è aperto>>.

Alfredo si avviò, prese l’ascensore e arrivò al secondo piano. Sul pianerottolo vi erano quattro porte, di cui due senza targhetta. Alfredo, pensandoci bene, seguì la sorte.

<<Din Don>>.

La porta si aprì. Un ragazzo sui trent’anni, a petto nudo e con un fisico scolpito, <<Ciao bello!>>

<<Uè, bello a chi?>>

<<Vuoi entrare? Dai, ti faccio provare una bibita troppo esagerata...>>.

Era gay e Alfredo non accettava tanto quella condizione amorfa di civile umano. <<Giovanotto, io non ho tempo da perdere, abita qui Silvio?>>

<<No, mi dispiace>>, sorridendo <<deve suonare alla porta accanto. Ma è sicuro di non voler entrare? Ti presento il mio amico che è un maschio come te. Dai…>>

Alfredo si voltò di spalle tralasciando quell’individuo e suonò alla porta di Silvio. Quando, quasi immediatamente, Silvio aprì mostrando solo la testolina.

<<È lei mio cugino?>>

<<Sono Alfredo Berlusconi: suo cugino di terzo grado>>.

<<È incredibile!>> Pronunciò il presidente fissandolo da cima a fondo, <<…sù, cosa fa ancora lì? Tras>>, Silvio ridendo <<tras tras!>> con un mezzo accento napoletano davvero originale.

<<?>>

<<…non fare caso al disordine>>.

Alfredo dopo aver chiuso la porta, osservò sbalordito quell’uomo, tanto noto al popolo italiano che indossava una tuta verde e gialla acetata e un paio di mocassini.

<<Prego,>> porgendogli una sedia, <<accomodati pure>>.

<<Sicché lei è mio cugino?>> disse il presidente mentre sistemava delle riviste sulla sua scrivania.

<<Sà, un mio collega mi ha fatto la pedoglobagia ed è risultato che io sono suo cugino>>.

<<Se ho ben capito hai detto di terzo grado>>.

<<Si, signor presidente, di terzo grazo>>.

<<Ma è pazzesco>>, bisbiglio il presidente.

Un attimo di silenzio finché… Alfredo, con un mezzo accento milanese <<”Mi consenta”>>. I due scoppiano a ridere. Alfredo si piega su se stesso, mentre Silvio perde il controllo e cade dalla sedia. Alfredo aiuta Silvio ad alzarsi.

<<No, Alfredo>>, con delle lacrime enormi negli occhi <<si dice così: “Mi Conscienta”!>> Disse Silvio alzando un indice.

<<Lei mi è davvero simpatico, beve qualcosa?>>

<<Uno stravecchio, grazie>>.

<<Non mi dire? Anch’io bevo solo stravecchio>>.

<<Vuol dire che  è un vizio di famiglia!>>

Mentre Silvio si alza per prendere del brandy, Alfredo meditava, pensava a come mai il presidente viveva in un bilocale mal ridotto anziché in una villa lussureggiante, …non vedeva belle donne, e poi,   …perché mai indossava la tuta di domenica? <<Silvio!>>

<<Uè, dimmi cugino>>, avvicinandosi con i due bicchieri stracolmi di brandy.

<<Ma lo sai che sei davvero simpatico? In TV non sei così, sembri un tantino più alto!>>

 <<Ascolta Alfredo, ora non ho voglia di parlarne, forse in un altro momento>>. Silvio porge il bicchiere ad Alfredo. <<Fai attenzione a non sporcarti, hai davvero un bel vestito>>.

<<Grazie>>.

I due si apprestarono a brindare.

<<A cosa brindiamo?>> Disse Alfredo.

<<Bo?>> Guardandosi stupiti in faccia.

<<A… >>, ...Ma ecco che suona il campanello, <<Din Don>>

Silvio che si era appena seduto sulla scrivania, sbuffando, poggiò il bicchiere sul tavolo. <<Ma chi rumpe i marun?>>

<<Cosa?>>

<<È domenica, capisci?>> Allontanandosi per aprire la porta.

Entrò Fausto Bertinotti accompagnato da un meccanico albanese.

Bertinotti, notando un estraneo, senza pensarci troppo, gli lanciò un espressione fredda <<Chi è questo?>> indicandolo con il mignolo.

<<Mio cugino!>> Rispose Berlusconi.

<<Ah! Tuo cugino, vedo che è un benestante>>.

<<Non lo so, domandaglielo>>, disse Berlusconi facendo spalline.

<<Sei un benestante?>> Domandò Fausto sputando dalla bocca il fumo del sigaro.

<<No!>>

<<Che lavoro fai?>>

<<Il bidello! Perché?>> A tale domanda, i due, Silvio e Bertinotti, si guardano con una fronte corrugata, quasi meravigliati.

Intanto il meccanico, un po’ in disparte scoppiò a ridere.

Silvio: <<Ragazzi, volete bere qualcosa?>>

<<A me una vodka secca, …abbondande>>. Borbottò Fausto.

<<Anche a me! È fresca?>> chiese il meccanico albanese.

<<No, ma ho del ghiaccio>>.

Alfredo, osservava stupito quella situazione a bocca aperta nel vedere il nuovo cugino con Bertinotti. Cosicché, poggiando il bicchiere con molta decisione sulla scrivania e alzandosi dritto, <<Ragazzi! Volete spiegarmi cosa diavolo succede? Che ci fai tu,>> rivolgendosi di petto a Bertinotti <<qui, con mio cugino, se in TV dite di odiarvi?>> Poi, rivolgendosi al meccanico albanese <<Giusto?>> E il meccanico annuì stringendosi nelle spalle.

Bertinotti, agitandosi, ma comunque mantenendo un certo controllo, <<Uno, siediti. Due, ritieniti fortunato!>>

Silvio, avvicinandosi comprensivo, si mise in mezzo ai due e, poggiando entrambi le mani sulle spalle di Alfredo, gli sussurò di sedersi e di calmarsi.

<<È un tipo nervoso, lascialo perdere>>.

Il meccanico albanese <<Scusate, dico di sedere e bere>>.

Silvio, guardando i tre <<Sediamoci, ha ragione Dimitrji!>>

I quattro, seduti intorno alla scrivania in subbuglio del presidente <<A chi non ci può vedere…>>

<<Cin Cin>>.

Alfredo rimase sbalordito nel vedere i tre che tracannavano la bevanda tutta d’un fiato. Silvio riempì nuovamente i tre bicchieri e, rivolgendosi ad Alfredo, <<E tu? Che fai, non bevi? Dai… manda giù che te lo riempio!>>

Alfredo mandò giù e tossì <<Il fatto è che non bevo!>> asciugandosi la bocca con il dorso della mano.

I tre ridono. Intanto, il meccanico albanese, guardando prima l’orologio, <<amici andare>>, poi Silvio, <<la macchina messa apposto, cambiato motore e filtro,>> estraendo un block notes dal taschino della tuta blu, <<sono novecentocinquanta euro >>.

Silvio <<Cheeee? Ma sé neanche ci vale quel bidone!>>

<<Novecentocinquanta, trecento solo di manodopera>>.

Silvio guarda Bertinotti <<Vedi, e poi gli italiani si lamentano che non vogliono più lavorare>>.

<<Vorresti dare la colpa a me?>> Domandò Fausto.

<<Ma se siete stati voi a farli venire. Un giorno dieci, poi cinquanta, ora hanno invaso tutta la penisola e, statti a vedere, che diventeranno un impero!>>

<<Perché questi problemi non li fai scrivere sul copione?>> Aggiunse deciso Bertinotti.

Alfredo alzandosi, cacciò il portafoglio ed estrasse il blocchetto degli assegni, <<Uè mariulo, quant’è che vuoi?>>

<<Novecentocinquanta!>>

<<A facc’ du cazz’!>> Alfredo compilò l’assegno e glielo porse con un occhiolino.

Silvio e Bertinotti, <<Ma…>>

<<Ssssh!>> Alfredo con l’indice sulla bocca li invitò a stare calmi.

Dimitrji, accettando l’assegno <<grazie tante>> e se andò di corsa.

Bertinotti: <<Sei cretino o cosa?>>

Silvio: <<Perché mi hai pagato il meccanico?>>

<<Su, ..su, vogliamo farcene un dramma? Che pensate che io sono un fesso? L’assegno è scoperto. E ora beviamoci sopra>>. Silvio e Bertinotti diedero una pacca sulla spalla di Alfredo. <<Sei un grande. Sei davvero un grande.>>

Silvio, con una risatina ingenua <<È mio cugino>>.

Mentre Silvio riempì i bicchieri, Alfredo era curioso di sapere che macchina aveva il presidente <<Cugino?>>

<<Dimmi Alfredo>>.

<<Ma che macchina tieni?>>

<<Una Regata!>>

Alfredo guardò incredulo Bertinotti.

Alfredo, tracannò un altro sorso, e si levò in piedi <<Ragazzi, da uomini a uomini, ma mi prendete per il culo? Allora, ...Ah! Certo, adesso capisco, siete finti?>>

I due si guardarono <<?>>

Bertinotti: <<Ma che cazzo dice questo qua?>> Rivolgendosi a Silvio.

<<Alfredo calmati, forse hai bevuto troppo. Ascolta,>> disse Silvio imboccandosi le maniche e riempiendo di nuovo i tre bicchieri <<allora,  sei una persona molto intelligente e per questo devi fartene una ragione. La questione è piuttosto complessa, dico bene Bertinotti?>> Bertinotti fece cenno di si con la testa mentre si accendeva un altro sigaro. <<Il fatto è che la politica è tutta una fiction! Capisci? E' tutto finto!>>

Alfredo ha gli occhi spalancati. <<Bada bene. Ti dico questo solo perché sei mio cugino. Le cose non le decido io, ma il mio agente!>>

Alfredo: <<Come sarebbe a dire il tuo agente? Allora, cosa sono quelle macchine di grande cilindrata, i viaggi, tutti quei convegni…No, voi mi prendete per il culo!>>

<<Vedi che ancora non ci arrivi. Alfrè non mi interrompere. Ora ti spiego. Ad esempio: mi chiama l’agente, mi fissa l’appuntamento e mi dice espressamente e sistematicamente cosa devo fare, poi, successivamente, mi spedisce il copione via fax. Io, e questo te lo dico come un fratello, come puoi vedere sono peggio di te. Di politica non ci capisco niente e sé devo essere sincero non so neanche scrivere!>>

Alfredo con una mezza risata <<Come? Non sai scrivere?>>

<<Ma mi vuoi fare innervosire? Ti ho detto che non mi devi interrompere. No, non so scrivere!>> Alfredo scoppia a ridere.

Bertinotti <<Uè, qui non c’è nulla da ridere! La situazione è triste, stiamo rischiando di perdere il posto di lavoro. Silvio ha un contratto determinato, dico bene?>> Silvio fa’ cenno di si con la testa. <<Io, Bertinotti, sono messo male, tra due mesi mi scade il contratto>>.

Alfredo, con le braccia conserte <<Mi dispiace. Davvero. Ma il fatto è che non pensavo funzionasse così. Vi chiedo scusa>>.

Squillò il telefono di casa.

Silvio risponde <<Pronto?>>

<<Oh! Silvio, sono Gianni, vestiti, tra meno di un ora passa l’autista è ti viene a prendere! Fatti trovare al solito posto>>.

<<Come? Oggi è domenica…>>

<<Non rompere i coglioni, siamo in alto mare, poi ti spiego. Inoltre, i colleghi si sono presi tutte le bmw e tutte le alfa, immagino che ti tocchi una croma. Lo so, ma non possiamo farci nulla. O così o ti chiami un taxi>>.

Silvio: <<Merda! Ma…>>

<<A dopo. Aaah! Quasi dimenticavo se vedi Bertinotti, digli che devo parlargli>>. L’agente riattacò.

Mentre Alfredo riempiva l’ennesimo bicchierino i due si voltarono preoccupati perché hanno sentito la cornetta frantumarsi sul muro. <<Chi era al telefono Silvio?>> In coro.

<<Ragazzi, dovete aiutarmi, sono nella merda>>.

Bertinotti: <<Calmati, non agitarti, ma.. chi era al telefono?>>

<<Il Gianni!>>

Bertinotti: <<Davvero? Ma non gli avevi detto che eri in ferie?>>

<<Si che glielo detto! Ma gli ho anche detto che se aveva bisogno di me, poteva contarci. Ho il mutuo, le tasse, sono due anni che non pago il condomino. Non so sé mi spiego …ho bisogno di soldi>>. Bertinotti abbracciando Silvio, <<Come ti capisco! Dai, forza e coraggio!>>

<<Ok, forza e coraggio!>> Silvio prende la bottiglia di stravecchio e se la scolò fino al ultimo sorso. <<E Forse Italia e forse na na na!>> Silvio canticchia la sigla del partito mentre va’ a prendere il fax. <<Ragazzi! Sapete chi ha scritto il gingols  del partito?>>

Alfredo e Bertinotti in coro incuriositi <<Chi?>>

<<Il ragazzo della porta accanto!>>

Alfredo, sconcertato <<Il gay?>>

Bertinotti <<Chi?>>

Silvio ed il cugino <<Il gay!>>

Bertinotti <<Non posso crederci!>>

Silvio intanto, mentre si cimentava nel vestirsi, <<Si è finito lo stravecchio?>> Gridando dalla cameretta.

Alfredo, portando alla luce la bottiglia <<Si, pare proprio di si>>.

Silvio: <<E la vodka? La vodka a che punto sta’?>>

<<Uhh! È quasi piena>>.

<<Portami un bicchiere di vodka, allora>>. Disse sistemandosi la cravatta davanti allo specchio.

<<Ragazzi, …un problema>>.

<<Che succede Silvio?>> Pronunciò Bertinotti.

<<Succede che ho i piedi gonfi! Qualcuno di voi ha un paio di scarpe da prestami?>>

Alfredo e Bertinotti si guardano increduli <<?>>

Bertinotti bisbigliò: <<È partito! Quando gli si gonfiano i piedi è ubriaco>>.

Alfredo: <<E ora!>>

Bertinotti: <<Ora o io o tu dobbiamo prestargli le scarpe!>>

<<Silvio!>>, gridò Alfredo, <<Che numero tieni?>>

<<Trentasei!>>

Bertinotti rivolgendosi con una faccia bizzarra ad Alfredo <<Tu che numero porti?>>

<<Quarantatre e mezzo!>>

<<Merda!>>

<<Tu?>>

<<Quaranta>>.

Bertinotti indossava un paio di superga rosse con il pollice esposto. <<Vuol dire che devo dargli le mie>>. Disse infine rassegnato. <<Tieni, portagliele>>.

Alfredo raggiunse la cameretta del cugino con in una mano le scarpe rosse, e nell’altra, il bicchiere di vodka.

<<È caduto un po’ di vodka lungo il corridoio>>. Disse Alfredo preoccupato.

<<Cosa sono quelle?>> Mentre strappo il bicchiere di mano ad Alfredo.

<<Cosa?>>

<<Quelle cose rosse che hai in mano, cosa sono?>>

<<Le scarpe che ci hai appena chiesto!>> Soggiunse Alfredo alzando le spalle.

<<No, non metterò mai quelle scarpe. Non esiste>>. Scolandosi il bicchiere di vodka tutta d’un fiato.

<<Ma… Silvio…>>

<<No è no. Voglio le tue!>>

<<Le mie, ma… >>

<<Non si discute!>>

Alfredo: <<Silvio, quando alzi il gomito, diventi troppo autoritario!>>

<<Dai siediti sul letto>>. Silvio sciolse le scarpe di Alfredo è le calzò ai suoi piedi! <<Come mi stanno?>>

<<Non sono un po' grandi?>>

<<Cosa?>>

<<Le scarpe, non te le senti grandi!>>

<<No, perché?>>

<<No, ...il fatto è che sono sei numeri e mezzo più grandi!>>

Silvio: <<Tieni, prendi le scarpe rosse e riempimi il bicchiere …adesso andiamo>>. Alfredo percorse il corridoio e raggiunse lo studio. Bertinotti, vedendo Alfredo con le sue scarpe in mano. <<Che succede, non gli stanno?>>

<<Tieni, non le vuole, gli ho dato le mie>>.

<<Cosa vuol dire che gli hai dato le tue?>>

<<Vuol dire che mi ha fatto sedere sul letto, poi mi ha slacciato le scarpe, le ha estratte dai piedi ed infine e, prima di indossarle le ha odorate>>.

Bertinotti: <<Ascolta, non deve più bere. Per me è partito>>.

<<Credo che hai ragione>>. Confermò Alfredo.

Mentre i due decidevano per il da farsi, suonò il campanello, <<Din Don>>

<<Chi sarà?>> Domandò Alfredo.

<<È il segnale. Deve andare>>. Rispose Fausto.

Ma ecco che arriva con una certa fretta Silvio <<Alfrè, sai che sono proprio comode? Dai, si parte!>> Estraendo poi una buffa parrucca bionda da un cassetto della scrivania <<la macchina ci sta aspettando, vieni con me e ti farò vedere come funziona questa benedetta ruota della politica>>.

Alfredo: <<Ma…>>

Silvio indossò la parrucca è ora ha dei lunghi boccoli biondi.

<<Ma… perché devi metterti quella parrucca?>> Domandò Alfredo.

Intanto, Bertinotti, dando una mano a sistemargli la parrucca <<Tuo cugino fa troppe domande>>.

<<Ma, …io non posso venire...>> Disse Alfredo guardandosi i piedi, <<non vedi, non ho le scarpe!>>

<<Taci, tu vieni>>. Salutarono Bertinotti e, a men che non si dica, i due, si trovarono a camminare frettolosamente sul marciapiede. Dopo neanche cinque minuti di cammino, ecco che finalmente entrarono nella croma. I due si sistemarono dietro. Alfredo, con un po’ di affanno e massaggiandosi il piede <<Silvio>>.

<<Dimmi Alfredo>>.

<<Scendendo, ho visto il giovane carabiniere pulire con la scopa il cortile>>.

<<Quale giovane carabiniere? Ahh! Si, ma vedi… lui è il portinaio dello stabile!>>

<<Ma dai?>>

<<Si, quel tizio lì, mi ha aiutato un sacco di volte>>.

<<Alfredo,>> continuò Silvio, <<Cerca di non fare troppe domande dove ti sto portando, ok?>>

<<Ok>>, Annuì Alfredo.

Intanto, l’auto era quasi giunta a destinazione.

<<Vuoi un goccio?>> Disse Silvio estraendo una bottiglia di vodka da sotto la giacca.

<<Perché no! Sai una cosa?>>

<<Cosa?>>

<<Il fatto è che non ho mai bevuto tanto alcol in vita mia>>.

<<E lo chiami bere?>>

<<La cosa che più mi colpisce e …>>

<<…che non ci pensi>>. Anticipo Silvio.

<<Ma… mi leggi nel pensiero, come hai fatto?>>

Silvio, assumendo una certa espressione matura, <<Ma cosa pensi, che sono un fesso? Tutti i politici si ubriacano. Dico tutti>>.

<<Davvero?>> Domando incredulo Alfredo.

<<Già, spesso e volentieri diamo dei party al locale dove siamo diretti. Anzi, ti dirò di più, organizziamo anche dei mini tornei “Miglior Politico Alcolico”. E sai chi ha vinto la scorsa edizione?>> Domandò punzecchiano con il gomito il fianco di Alfredo.

<<Mmm... no!>>

<<Io!>> Con voce ferma e decisa.

<<Sai, devo riconoscerlo, ci sai fare. Hai carisma!>>

<<Bravo Alfrè, vedo che inizi a capire>>. Dandogli una pacca sulla gamba.

L’auto giunse finalmente a destinazione, Silvio, togliendosi la parrucca: <<Finalmente siamo arrivati>>. Scolandosi più di mezza bottiglia di vodka.

I due si trovavano finalmente di fronte ad uno stabile in una zona dimenticata nella periferia di Milano. Davanti allo stabile vi era un ducato bianco. Scesero in un piazzale di ghiaia a poche centinaia di metri dalla porta di ingresso.

<<Alfredo!>>

<<Uh?>>

<<Devi prendermi in braccio!>> Pronunciò Silvio guardandosi intorno e lanciano la bottiglia, ora vuota, dietro di sé.

<<Come?>>

<<Dai, vieni qui, non vedi quanta polvere, non posso mica sporcarmi le scarpe!>>

Per Alfredo, senza scarpe, risultava un gesto assurdo e coraggioso. <<Aiah! Aiah!>>

Silvio, osservando incuriosito Alfredo <<Che hai da lamentarti?>>

<<Le pietre… Aaih! I piedi… Aiah!>>

<<Ma che razza di uomo sei? Dai prendimi>>.

<<Come preferisci, “a cavalluccio” o... “alla sposa”?>>

<<”Alla sposa”!>> Esclamò Silvio dopo qualche istante di riflessione.

I due si avviarono <<Aaih! Aaih! …Uh!>>

<<Vuoi stare zitto, che figura vuoi farmi fare?>> Dando uno schiaffetto alla nuca di Alfredo.

<<Sai che mi ricordi mia moglie!>> Sorridendo e osservando Silvio che comodamente si godeva quel tratto.

<<!>> Silvio non rispose, ma gli regalò un mezzo sorriso. <<Bene, ora apri la porta con un calcio>>. Comandò ad Alfredo.

<<Perfetto,>> Giunti nell'interno dello stabile, <<poggiami qui! Sei un brav’uomo, Alfrè!>>

<<Brav’uom …ù cazz’!>>

<<Cosa hai detto?>>

<<No, …anche il professor Cesario afferma che sono proprio un brav’uomo!>>

 

 

 

 

 

Capitolo II

 

L’interno del capannone era in pieno caos, tartine attaccate ai muri, sedie capovolte e, in fondo, vi era una sorta di palcoscenico con dei elettricisti che sistemavano l’apparecchiatura. I due si avviarono verso di esso. I due arrivarono sul palco. Nello stesso momento entrò, da una porta di servizio, l’agente del presidente. Silvio, intanto, cercava a stento di salire sul palco, ma strafatto di alcol il palco, risultava per lui  troppo alto per farcela da solo.

<<Iiiih!>> sforzandosi, <<Alfredo, prendimi una sedia>>.

Alfredo gli passò una sedie. Frattanto, la voce dell’agente che si avvicina <<Non dirmi che anche oggi sei ubriaco? Uha!>> Con una mezza risata. <<Sei un guaio Silvio. Non so più come devo fare con te>>. Intanto, uno degli elettricisti che era sul palco, notando i sforzi del presidente nel salire, gli allungò una mano.

<<Finalmente!>> Scrollandosi le mani e asciugandosi il sudore. <<Uè pirla!>> rivolgendosi all’agente, <<Aumentami lo stipendio e vedrai che smetto di bere una volta e per tutte!>>

<<Chi è questo qui?>> Indicando Alfredo appena salito sul proscenio.

<<Mio cugino ...Alfredo>>.

<<E lo porti qui? Cazzo!>> L’agente è alto quanto il presidente. Alzando la voce <<Quante volte ti devo dire che non devi portare estranei nella location?>> Lo rimprovera.

<<Ma... ma è mio cugino, in fin dei conti è un brav’uomo>>.

<<Me ne frego di tuo cugino. Dai aiutatemi a salire>>. Silvio e Alfredo allungano le braccia <<Oooh hissa!>>

<<Ragazzi, puzzate di vodka a morte. Fate schifo. Per fortuna che…>> L’agente venne interrotto da una donna alta e bionda che inciampò su di una sedia.

<<Vresna! Finalmente ce l’hai fatta>>. Disse l’agende con un sorriso fino alle orecchie. <<Dai vieni qui>>.

Un elettricista fischiò seguitando con <<Ah Biuty!>>

Silvio all’agente:<<E chi è questa?>>

<<Una comparsa>>.

<<E che ci facciamo con una comparsa?>>

<<Non ti preoccupare, una bella donna, da che mondo e mondo, fa sempre immagine>>.

<<Ma perché l’hai scelta così alta, e quasi due volte me>>.

<<Non ti preoccupare, da casa non noteranno tutta questa differenza>>.

<<Be’…se lo dici tu!>>

Intanto ecco che arriva scocciata la donna. Fermandosi davanti al palco <<Chi di voi due è il presidente?>>

Silvio <<Io!>> Indicandosi con l’indice.

La donna guardò Silvio da cima a fondo, finché..., finché non venne sorpresa dal paio di scarpe esageratamente grandi che indossava. Scoppiò. Scoppiò in una risata isterica che la costringe ad accasciarsi sul pavimento.

Alfredo: <<Ma cosa gli prende?>>

L’agente: <<Ehi! Vresna, non ti senti bene, forse?>>

La donna continuò a ridere, sta per soffocarsi. Elettricista gli porta un bicchiere di birra. La donna si riprende e si sistema i lunghi capelli. <<Ma, Vresna, dicci, cosa ti fa ridere così tanto>>. Domandò l’agente.

Vresna,  indicò le scarpe di Silvio. L’agente le fissò <<Oh Santo Cielo! Ma ti è andato di volta il cervello?>> Si avvicinò anche un giovane elettricista, lo stesso, che poco tempo fa', aveva fatto delle avance alla signorina. <<Fa' vedè un po’!>> Fissandole da abbastanza vicino <<Anvedi! A presidè... me pari il Gladiatore!>>.

<<Ma…>> Il presidente si giustifica all’agente raccontandogli tutta la storia dei piedi gonfi, inoltre, aggiunse molto apertamente che non erano sue ma del cugino. Nel frattempo la donna salì sul palco.

<<Oh capito! Beviamoci sopra>>. Rivelò coscienzioso l’agente.

<<Ragazzi cosa prendete?>> Rivolgendosi ai cugini.

<<Due dosi di stravecchio!>> Disse Alfredo facendosi avanti.

<<Io, un caffè>>. Disse la rumena estraendo dal pacchetto un sigaretta.

<<Chee?>> L’agente sogghignando <<Il caffè, ...allora… la moca è lì,>> indicando con la pipa uno stanzino <<…il caffè è nello stipo. Preparatelo>>. A tale risposta la donna si offese e mando a quel paese l’agente.

<<Silvio,>> Disse l’agente, rivolgendosi ad Alfredo <<non basta che le porti dall’est in Italia e gli dai un lavoro serio e ben pagato! Nooo, per amor di Dio, queste vogliono anche che gli faccio il caffè>>. Accendendosi la pipa <<Ma… in che mondo… benedetto Iddio!>>

<<Pensa te!>> Disse Alfredo comprensivo.

La donna, a tale offesa, andò in uno stanzino con le lacrime in gola e si serrò dentro.

Silvio: <<Dai, non dire così ora. Ci sono modi e modi per trattare una donna. Immagino quanto abbia sofferto quella donna. Guardala negli occhi!>> Evidentemente al presidente dispiaceva vederla piangere.

L’agente versò il brandy <<Ma… se fanno tutte così. Anche le italiane! Si vede che non hai esperienze in merito>>. Pronunciò quasi disprezzato e alzando le ciglia. Confermando la sua realistica filosofia sulle donne.

<<Alla nostra>>.

<<Alla nostra!>>

Alfredo afferrò la bottiglia dalle mani dell’agente e riempì nuovamente i bicchieri.

L’agente rivolto ai elettricisti: <<Allora? Come procede, possiamo iniziare?>>

Il giovane elettricista che precedentemente aveva fatto delle avance alla donna e dato del Gladiatore al presidente <<Si. Ce siamo quasi!>>

<<Volete bere qualcosa, ragazzi?>>

<<No, grazie, abbiamo la nostra birra>>.

<<Bene,>> ora, rivolgendosi al presidente <<e tu, Silvio, hai fatto come ti ho detto, ti sei imparato a memoria il copione?>>

<<Be’, in verità, in verità ti dico …così così!>>

<<Ma porcaputtana!>> L’agende passandosi la mano nei capelli, è tutto spettinato <<Qui non stiamo perdendo tempo, c’è tutta una nazione in ballo! Si, è un gioco, ma un gioco serio>>. Silvio si attacca alla bottiglia del brandy ascoltando umiliato i rimproveri del suo agente.

<<Quante volte te lo detto? Rispondimi>>. Continuò l’agente.

<<Il fatto è che...>>.

<<Zitto! Ma vacca di una miseria, non ti ho forse detto al telefono, impara a memoria  il copione che ti mando via fax?>> L’agente è seriamente imbestialito. Alfredo, porgendo un bicchierino di brandy all’agente, <<Dai, cerca di calmarti, la colpa è mia! Ora ti spiego: Mercoledì, un mio collega, il Professor Cesario, mi ha fatto una pedoglobagia e, grazie a questa ricerca, siamo venuti a capo che il presidente dello stato, cioè Silvio, è mio cugino di terzo grado! Capisce agente, è mio cugino…>>

<<Continua continua…>> disse l’agente, prendendo con prepotenza la bottiglia dalle mani di Silvio.

<<Niente, poi… il professore mi ha fissato un appuntamento con il Silvio, dicendo che dovevo portargli una foglio che era il risultato della ricerca>>.

<<Ooooh!>> Guardando Silvio, <<bastava semplicemente dirlo>>. L’agente si avvicina a Silvio <<Silvio, non te la prendere>> con un tono calmo è pacato <<ti chiedo scusa, ti costava tanto dirmi che hai altri impegni? Hai o no il mio numero?>>

Silvio annuisce, <<Hai ragione, bastava solo chiamarti. Scusami tanto, ma sto attraversando un periodo diffide. Credimi. Sarà forse l’eccessivo successo, lo stress. Questo corri corri mi da alla testa>>.

<<Non pensarci,>> Disse l’agende riempiendo nuovamente i tre bicchierini <<Beviamoci su!>>

Dopo un po, i tre, seduti agiatamente in cerchio sul palcoscenico, dopo aver aperto l’ennesima bottiglia di stravecchio… Silvio ecco che si addormentò.  

Alfredo, non vedendo più Vresna, fece un cenno all’agente di come mai non usciva più da quello stanzino. L’agente, che preparava pazientemente la sua pipa, ma non riuscendo nell’intendo, rispose con un altro cenno menefreghista che né lo sapeva e né gli importava.

Cosicché, Alfredo, senza troppe esitazioni, si alzò e, barcollando, andò verso la porta chiusa. Bussò e sussurrò <<Vresna, sei lì? Esci dai…>>  Vresna non da’ alcun cenno.

Si avvicinò l’agente, ubriaco più di Alfredo, e gli pone una domanda <<Alfrè, posso chiederti una cosa personale?>>

<<Dimmi pure!>>

<<Tu non sei dell’alt’Italia, giusto?>>

<<No, come fai a saperlo?>>

<<Potevo scommetterci! Sapevo infatti che quest’accento non mi è nuovo. Di dove sei allora?>> L’agente cercò di accendersi la pipa ma senza esito.

<<Napoletano>>.

<<Davvero?>>

<<Si, non mi credi>>.

<<Si si, ti credo>>.

<<Perché questa domanda?>>

<<Sai, anche il presidente è napoletano>>.

 <<Ma non diciamo cazzate! Non senti l’accento milanese?>>

<<Secondo te grazie ha chi? Grazie a me!>> Avvicinandosi all’orecchio di Alfredo <<Te la detto che non sa scrivere?>>

<<Si, a casa sua. Mi ha detto proprio che non sa scrivere>>.

<<E tu, Alfré, sai scrivere?>>

<<Si è no, come dicere, …ho smesso>>.

<<Male! Dimmi queste due parole: “Mi Conscienta”>>

Alfredo, con un mezzo sorriso, sapendo a priori di stupirlo, seguì l’indicazione dell’agente. <<”Mi Conscienta”>>

<<Ma… è fantastico! Ripeti>>.

Alfredo <<”Mi Conscienta”>>.

<<L’avevo capito, ragazzo mio, tu hai talento!>>

 Alfredo nuovamente: <<”Mi Conscienta”>>.

Io ho fiuto per i talenti, vedi, mi è stato attribuito questo dono del discernimento. Alfredo non crede alle sue orecchie.

L’agente bussò alla porta chiamando Vresna <<Vresna, Uè! …Vresna…>> La ragazza si avvicinò dall’altra parte della porte. <<Che vuoi?>>

<<Ah! Ma è dentro allora.>> Disse Alfredo stupito.

<<E dove vuole andare senza di me?>> Alfredo riguardò l’agente.

<<Vresna, dì: “Mi Conscieta”>>. Facendo cenno ad Alfredo di prestare molta attenzione.

La ragazza ubbidì : <<”Mi Consenta”>>

<<Come?>> Domandò l’agente, facendo finta di non avere capito.

<<”Mi Consenta”>>

<<Hai sentito?>> Prendendo Alfredo sotto un braccio e dirigendosi verso Silvio <<Lei non ha il tuo dono! Si, certamente avrà altri doni, ma non il tuo>>.

Alfredo era sconvolto da quelle parole. Ci fu un minuto di silenzio.

L’agente, guardò fisso negli occhi Alfredo <<Alfredo, potresti diventare qualcuno. Ti andrebbe?>>

Balbettando incredulo e guardando Silvio in quelle condizioni: <<S-si che mi mi v-va!>>

Intanto, ecco che si avvicina il giovane elettricista,  <<Capo!>>

L’agente si gira <<Avete fatto proprio un bel lavoro, potete andare. Speditemi la fattura. Ricordati che pago solo a centoventi giorni>>.

<<Alfrè, prendi il copione dalla tasca di Silvio e fai attenzione a non svegliarlo. Poi, dagli una letta>>. Alfredo obbedì. Mentre, Alfredo si cimenta nella lettura, l’agente sistemò con tutta calma l’attrezzatura occorrente.

Dopo un po’, l’agente , <<Allora, come va? Sai che hai proprio un bel vestito?>> Aggiunse l’agente sfiorandolo con il palmo della mano.

<<Grazie>>.

<<Vedrai cosa ti combino! Guardalo lì,>> Indicando Silvio con la testa, <<non è buffo!>>

Alfredo, ridacchiando: <<Si, ...hai proprio ragione>>.

<<Vedi quelle corde là, in alto?>> Indicando delle corde che cadono da una impalcatura metallica sopra il palco, <<Con quelle corde dobbiamo fissare dei punti del corpo del presidente>>.

<<?>> Alfredo non ha capito cosa intendesse fissare l'agente.

<<Alfré! Mi guardi perplesso… la conosci la “tecnica del burattino”?>> Alfredo annuisce. <<Hai ragione, non puoi certamente sapere tutto… ti spiego… nel campo della televisione, o comunque dello spettacolo, …la utilizziamo quando l’artista, in questo caso Silvio, non è cosciente. Con quelle corte e con questo telecomando, siamo in grado di pilotare il corpo dell’artista>>.

<<Davvero?>> Domandò meravigliato l’Alfredo.

<<Alfré! Quest’è tecnologia del ventunesimo secolo! Gli americani se lo so-gna-no! ...Mi è costato un patrimonio>>.

<<Pazzesco! Ma quindi non sempre quello che vedo in TV è vero>>.

<<Alfré, quello che vedi in TV non è mai vero, ma esistono delle condizione che il vero non è vero e noi lo rendiamo vero… come nel nostro caso>>.

Alfredo ascolta incuriosito e stupito l’agente.

Dopo aver attaccato Silvio a quel groviglio di sottili corde, l’agende comandò Alfredo ad andare ad accedere i faretti. E Alfredo obbedì. Silvio, senza coscienza, era spento ritto sul palco, l’agente, intanto, azionò le due telecamere e afferrò il telecomando, un arnese elettrico, un sorta di joystick. <<Sai Alfrè, questo aggeggio fa miracoli,>> Spiegò ad Alfredo accanto a lui. <<Vedi, oltre al metodo manuale,>> Indicando uno swich, <<dentro c’è anche un programmino automatico. Pensa che l’ultima volta, a Bossi, l’abbiamo fatto danzare “la danza del cigno morto”, dovevi proprio vederlo, ci siamo morti dalle risate>>. Alfredo rise senza sapere cos’era "la danza del cigno morto".

<<Stai a vedere…>> L’agende alzò una gamba di Silvio facendo arrivare il piede all’altezza della testa... poi l’altra. L’agente ha un aumento della salivazione per il troppo divertimento che prova a manovrare il povero presidente.

<<Dai, così fa troppo impressione, rimettilo a posto!>>

<<Guarda qua ora… effetto Matrix>> L’agente è divertito.

Il presidente salta, ruota in moviola orizzontalmente su se stesso ed infine cade. Cade male sbattendo la testa.

<<Ih!>> Alfredo provò un certo dolore vedendo quella caduta spaventosa.

<<Eh! Ogni tanto fa qualche scherzetto, tieni, divertiti un po’>> Passando l’aggeggio ad Alfredo.

Alfredo pigia due bottoni e ruota a metà il joystick. Silvio si tira un forte ceffone, <<È fantastico!>> Alfredo ci sta prendendo mano, si diverte a farlo danzare su palco. <<Vuliss regalà a mio figlio Esposito na cos’d’chiss!>>

Intanto l’agente effettua delle prove di inquadratura. <<Bene, siamo pronti, portami quel coso.>> Alfredo, passandogli quel apparato, accidentalmente gli scivolò dalle mani cadendo così dalla parte dei comandi. Silvio, dopo caotici movimenti e una capriola mal riuscita, effettua la spaccata rimanendo bloccato lì, fermo e con la testa china, <<Merda… si è rotto!>> Disse Alfredo. I due, simultaneamente, si chinarono per raccogliere il telecomando sbattendo fortemente la testa.

 



Commenti

pubblicato il 09/11/2005 3.33.45
Sin, ha scritto: complimenti...uno spasso!

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