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lavoro pubblicato lunedì 11 luglio 2005
ultima lettura sabato 10 ottobre 2020

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Il banchetto di Pratochiaro

di Andrea Cartotto. Letto 1876 volte. Dallo scaffale Fiabe

Un tempo, nel borgo di Pratochiaro, gli uomini trascorrevano le loro giornate in letizia, ed ognuno lavorava alacremente per collaborare al benessere ...

Un tempo, nel borgo di Pratochiaro, gli uomini trascorrevano le loro giornate in letizia, ed ognuno lavorava alacremente per collaborare al benessere di quella piccola e pacifica comunità. Così fu per alcuni anni, finché questo equilibrio venne interrotto da un inventore tanto geniale quanto pigro, il buon Bullonio: Bullonio, tutti i giorni, passava ore ed ore nel suo laboratorio a spremere le meningi per creare ogni tipo di oggetti, grandi e piccoli, che potessero facilitare le più disparate attività quotidiane degli abitanti di Pratochiaro, lasciando loro più spazio da dedicare all’ozio. Tutto cominciò quando il nostro inventore decise di creare un robot che gli facesse da assistente, modellandolo grazie ad alcuni pezzi di latta dalle straordinarie proprietà sapientemente assemblati, e tanto olio di gomito. Il risultato fu sorprendente: non solo il robot divenne un infaticabile lavoratore, ma Bullonio poté perfino concedersi due o più pennichelle al giorno, sapendo di poter contare su un valido sostituto! Egli decise però di non essere il solo a beneficiare della sua geniale creazione, così di lì a poco presero forma altri due, dieci, cento robot, sino ad eguagliare per numero il totale degli abitanti del borgo. Tutta questa comodità inattesa, in un primo tempo venne accolta con grande soddisfazione: il taglialegna infatti appese la scure al chiodo, lasciando che fosse un automa a faticare al suo posto, e lo stesso fece il postino, felice di non doversi più alzare all’alba per riuscire a consegnare in tempo la posta, e così molti altri iniziarono a trascurare le abituali occupazioni. Il rovescio della medaglia però non tardò a presentarsi, infatti ben presto gli abitanti di Pratochiaro, noti per la loro laboriosità e intraprendenza, divennero sempre più pigri e sonnacchiosi,e come se non bastasse, lentamente i robot cominciarono a prendere coscienza del loro ruolo, e a lamentarsi poiché venivano sfruttati per i lavori più duri. Questi, trascorso un breve periodo, decisero di eleggere un capo e meditarono la ribellione. Il “borgomastro” degli automi si recò con buona lena dal borgomastro in carne ed ossa per dichiarare le intenzioni dei suoi compagni: “ Noi robot – disse – siamo stanchi di accollarci i lavori più faticosi mentre voi umani dedicate gran parte del tempo a poltrire!” E subito aggiunse senza mezze misure: “ Se la situazione non cambierà vi costringeremo ad abbandonare Pratochiaro e a cercare un nuovo posto in cui vivere, questa volta facendo a meno dei nostri servigi.” Detto ciò, il capo dei robot si allontanò stizzito, e potete immaginare quale fosse lo stato d’animo del borgomastro di fronte ad un vero e proprio ultimatum… Che fare dunque? Proprio in quel momento entrò nella casa del borgomastro Bullonio, che subito venne messo al corrente della situazione; i due iniziarono a cercare una possibile soluzione e continuarono a rimuginare sino a notte fonda, quando ad un tratto Bullonio esclamò: “Ho io l’idea che fa per noi! Andiamo a chiamare la saggia Myria, lei è un’abilissima cuoca e potrà aiutarci!” A sentire queste parole il borgomastro pensò che il povero Bullonio, a furia di pensare e ripensare avesse fuso qualche rotella, ma la sua trovata non era poi così sconsiderata, ed anch’egli ne fu entusiasta. Procediamo con ordine: Myria era nota a tutti per la sua abilità culinaria, e non vi era abitante di Pratochiaro che non avesse assaggiato almeno una sua specialità; la donna viveva in una piccola grotta ai margini del borgo, un luogo ideale per sperimentare sempre nuove ricette in tutta tranquillità, ed è lì che la trovarono il borgomastro e l’inventore. Dopo averle brevemente esposto i fatti, le chiesero di preparare un grande banchetto nella piazza di Pratochiaro per riconciliare gli abitanti con i robot, e salvare così la comunità. La saggia cuoca non si tirò indietro e per due giorni, infaticabile, si mise ai fornelli e realizzò numerose prelibatezze. A fatica il borgomastro riuscì a convincere i robot e gli umani a sedere attorno allo stesso tavolo, ma alla fine riuscì nel suo intento, e giunse il giorno del più lauto pranzo che Pratochiaro ancora ricordi. Superato un primo inevitabile momento di tensione, i due gruppi si misero a tavola attirati dai deliziosi profumi delle vivande, e ben presto prevalse un sano appetito sulle cause che avevano provocato il litigio. E siccome a pancia piena si ragiona certamente meglio, dopo un numero imprecisato di portate si arrivò ad un compromesso che incontrò la soddisfazione generale: gli abitanti di Pratochiaro si sarebbero dedicati regolarmente alle loro occupazioni nei giorni pari, mentre nei giorni dispari a sbrigare le attività quotidiane sarebbero stati i robot, con buona pace anche del borgomastro, di Bullonio e di Myria. Così volge al termine questa racconto, da cui possiamo trarre una semplice massima: per quanto si possa essere cocciuti ed arrabbiati, di fronte a lasagne, torte di mele e manicaretti assortiti, non si può che capitolare!


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