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lavoro pubblicato giovedì 7 luglio 2005
ultima lettura venerdì 22 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Sesso primitivo

di Talesien. Letto 3567 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Jack Bobbit si avvicinò alla sua segretaria. -Ti va di farlo?- disse senza preamboli. Jessica alzò gli occhi blu dal monitor per fissare Jack -Fin...

Jack Bobbit si avvicinò alla sua segretaria. -Ti va di farlo?- disse senza preamboli. Jessica alzò gli occhi blu dal monitor per fissare Jack -Finisco di inserire un paio di comandi e possiamo...farlo- disse la frase in un modo così sexy che Jack sentì un brivido salirgli dal fondo della spina dorsale. Lavoravano entrambi per la "Minerva Mineraria" una società che estraeva ferro e cadmio dagli asteroidi della "fascia". Era un lavoro noioso e ripetitivo; un modo come un altro per passare il tempo. Jessica armeggiò con la testa e le mani dando degli impulsi particolari alla sua computer-scrivania e si dichiarò disponibile a fare sesso con Jack. A lui Jessica piaceva parecchio: aveva un corpo da dea e i capelli lunghi e verdi che mandavano ogni trenta secondi flash fucsia. Jack pensò a sua moglie Andrea. Ripensò a quando tre anni prima l'aveva conosciuta su "Luna Due" ad un torneo di squash a gravità zero. Era nato subito un buon feeling tra loro. Avevano anche scoperto di essere nati nella stessa vasca di incubazione e ciò li aveva uniti ancor di più, come se un destino li avesse predestinati già dal concepimento. E adesso? Era ancora molto innamorato di lei, ma ultimamente la trovava molto cambiata, presa da chissà quale occupazione o pensieri in cui lui non aveva la minima parte. E non avevano rapporti sessuali da almeno due mesi. Jack prese la cuffia e l'applicò con una leggera pressione sulla testa. I sensori gli aderirono perfettamente alle tempie. Jessica fece la stessa cosa. Poi ci fu il contatto e fecero sesso. Raggiunsero l'orgasmo quasi in contemporanea e quella volta a Jack parve la migliore scopata che avesse mai fatto con la sua segretaria. Andrea era già a casa quando Jack arrivò. Abitavano in un appartamento standard del 101° livello di una stazione abitativa di circa un milione di abitanti alla periferia di Nuova Roma. Appena entrato il cane robot classe Fido che avevano acquistato da poco, gli saltò addosso per salutarlo. Jack gli tirò un calcio mandandolo ruzzoloni sul pavimento. Andrea stava leggendo seduta sulla sua poltrona preferita. -Ciao- gli disse distrattamente. -Ciao- disse lui -cosa stai leggendo di bello?- -Vieni- Andrea lo invitò a sedersi accanto a lei -Ti vedo rilassato: o ai preso una pillola verde, o hai fatto l'amore con Jessica- gli disse dopo averlo guardato mentre si sedeva. -La seconda - rispose Jack – Tu invece riesci a fare a meno di tutto a quanto pare- Lei gli porse il foglio-libro e lui cominciò a leggere, dapprima distrattamente poi sempre più con attenzione. Si trattava del libro “Ritorno al primitivo”del famoso cibernetico Otto Pan. Jack ricordava di aver letto che lo scienziato si era ritirato dalla professione da diversi anni. Nel libro asseriva che gli uomini sarebbero dovuti ritornare alla natura, ritrovare la propria istintualità perduta e abbandonare la vita moderna artificiale e piena di finzione. -Ma leggi questa robaccia? Mi chiedo come hai fatto a procurartelo. Sinceramente sono molto preoccupato per te Andrea e vorrei aiutarti ad uscire fuori da queste tue fissazioni- -Se vuoi aiutarmi allora...- Andrea fece una pausa -sto andando a trovare Otto Pan. Vuoi venire con me?- Dieci minuti dopo si trovavano su un aereo taxi diretti verso il centro di Nuova Roma dov'era l'abitazione del cibernetico. L'appartamento era ingombro di ogni genere di oggetto a cui Jack non poté dare nome tanto erano strani e alieni. Lo scienziato era molto gentile e molto vecchio, più vecchio di chiunque altro uomo avessero visto prima. Jack e Andrea si sedettero su un piccolo divano sfasciato che doveva sicuramente essere un relitto del XX secolo. Pan preparò un the per i suoi ospiti e cominciò a discutere delle sue teorie. Disse che ormai era giunto il momento che l'umanità compisse quello che sembrava un passo indietro e ritornasse alle origini. Spiegò come l'uomo era entrato in un vicolo cieco e non riuscisse più a venirne fuori: ormai era diventato schiavo delle sue macchine, non era più padrone nemmeno del suo corpo. -L'uomo considera il suo corpo come una delle sue macchine- disse Otto Pan -e lo tratta alla stessa stregua. Se un pezzo si guasta o diventa inutilizzabile lo sostituisce con un altro. Se l'organismo si ammala lo guarisce usando meccanismi che possono essere utilizzati anche per macchine fatte d'acciaio. E così l'uomo sta cercando di vincere anche la morte. Una macchina infatti non muore...Ma il corpo non è una macchina. Esso pensa, reagisce alle emozioni, è una struttura vivente straordinariamente complessa e interconnessa...- Jack non era affatto d'accordo con il vecchio scienziato ed elogiò i grandi successi che l'uomo moderno era riuscito a realizzare. -E poi non si dimentichi che anche lei ha contribuito a circondare l'uomo di macchine sempre più sofisticate.- Il vecchio guardò intensamente Jack poi disse: -Ora non più. Il mio scopo è diventato esattamente l'opposto di quello di un tempo. Da dieci anni non faccio più cure per rimanere giovane. Non mi importa di raggiungere i 130 anni. Voglio vivere il tempo che mi resta per far si che l'uomo ritorni umano. E non mi rimane molto. Un tumore mi sta lentamente consumando. Per questo ho urgenza.- Pan prese la mano di Andrea tra le sue e la guardò negli occhi come un vecchio padre guarda sua figlia prima di lasciarla per un viaggio senza ritorno. -Ho un regalo per te- le disse. Fece un cenno e dalla stanza vicina apparve un uomo giovane completamente nudo e in piena erezione. -Questo è Ector, la mia ultima creazione. E' il mio regalo per te. Anzi per voi due- Jack era schifato da ciò che vedeva. Un uomo, anzi un androide, che non aveva nemmeno un indumento addosso e col pene eretto era ora vicino a sua moglie la quale sembrava guardarlo con un misto di concupiscenza e orgoglio. -Questo ammasso di ferraglia sarebbe il nostro regalo? Proprio lei che predica contro le macchine!- sbottò Jack -Lo copra per favore. Anzi lo faccia tornare da dove è venuto. Vecchio pazzo! Di un regalo così né io né Andrea sappiamo che farci!- -Si calmi Jack- disse Pan sorridendo.- Ector è una macchina utile. E' la perfetta riproduzione di un uomo com'era cento anni fa.- -Il dottor Pan già mi aveva accennato...- intervenne Andrea toccando Jack come per calmarlo, ma lui si era già alzato e stava per andarsene rosso in viso per la rabbia e la vergogna. -Non vada via Jack. Non fugga ancora da se stesso- disse il vecchio scienziato. Jack era arrivato alla porta, si girò, guardò sua moglie. Non aveva mai provato un'umiliazione simile. Aprì l'uscio e se ne andò. Jack vagò per i livelli di strutture abitative sconosciute per gran parte della notte rischiando di essere “resettato” dalla polizia. Si sentiva male, ma quando si trovò di fronte al distributore automatico di Serenov, la pillola verde della felicità, non prese nulla e continuò a camminare senza meta. -E' solo un vecchio pazzo malato e pericoloso. Ed è riuscito anche a far impazzire mia moglie!- diceva tra sé. Immaginò Andrea mentre l'androide la possedeva con quel pene artificiale e quasi vomitò. Quello non era fare l'amore, era depravazione. Per i rapporti c'erano le cuffie, quello era sesso pulito, regolare. In fondo era stato scientificamente provato che il sesso era un fatto puramente mentale, non c'era affatto bisogno di quello “biologico”. Ma l'angoscia lo divorava. Doveva prendere una pillola al più presto. Ma di distributori nemmeno l'ombra. Ma dov'era? E come se fosse uscito da un sogno si rese conto di essersi perso. Si guardò intorno e vide centinaia di porte di cubicoli che si aprivano lungo il corridoio. Ricordava vagamente di aver preso un paio di ascensori e di essere sceso di diversi piani. Cercò inutilmente sui muri il numero che indicasse il livello. Continuò a camminare sperando di incontrare qualcuno o di imbattersi in un distributore di pillole. Dopo dieci minuti di cammino arrivò ad un incrocio. Girò a destra perché gli era parso di vedere la sagoma di un distributore in lontananza. Da un cubicolo sbucò una bambina che poteva avere pressappoco dieci anni. -Ciao- le disse subito Jack -mi chiamo Jack....mi sono perso...potresti aiutarmi per favore?- Ma la bambina, prima che potesse finire la frase, era corsa subito via infilandosi di nuovo nel cubicolo da dove era uscita. La porta d'acciaio si chiuse davanti a Jack con un leggero scatto. Solo, di nuovo. Nessuno si perdeva a Nuova Roma, tutti aveva il loro posto assegnato, tutti sapevano chi erano, cosa dovevano fare. Non erano ammessi i confusi. E intanto l'ansia di Jack cresceva. Pensò di bussare alla porta, ma poi si rese conto che la polizia era già stata avvisata e che fra non molto sarebbe arrivata per “rimetterlo sulla giusta strada” come recitava lo spot alla videotv. Forse era giusto così. Non avrebbe dovuto far altro che aspettare che lo prendessero e al resto avrebbero pensato loro. Sarebbe ritornato come prima. Gli avrebbe raccontato di Otto Pan, di sua moglie Andrea e loro avrebbero provveduto a farli tornare normali, di nuovo essere ragionevoli. Forse. Forse era giusto. Ma era quel “forse” che non gli suonava, che gli martellava il cervello. Senti i cigolii delle ruote di gomma delle macchine elettriche della polizia provenire dal corridoio da dove Jack era venuto. Si mise a correre più veloce che poteva nella direzione opposta. Imboccò un corridoio alla sua sinistra e, proprio all'angolo vide un distributore di Serenov. Si fermò e, ansimando, s'appoggiò sulla scatola di metallo. Aveva la fessura per la carta di credito e una lastra di vetro proteggeva le pillole verdi all'interno. Jack prese la sua carta di credito e fece per inserirla, ma il martellamento nella sua testa lo distraeva. Pensò alla sua impotenza. E non era solo un'impotenza fisica. Lui non era niente. Non era mai stato niente. Niente. Fu allora che l'angoscia si tramutò in rabbia. Vide un asta metallica che serviva a sorreggere uno schermo pubblicitario 3d proprio accanto al distributore. Con una forza che mai avrebbe immaginato di avere, divelse l'asta facendo cadere a terra e fracassare in un boato lo schermo. Con quell'arma improvvisata cominciò a colpire il distributore distruggendo la lastra e mandando le pillole a sparpagliarsi per il pavimento. Intanto la polizia era arrivata e due agenti erano già smontati dall'auto. Non ci misero molto a far si che tutto ritornasse come prima. Jack Bobbit si avvicinò alla sua segretaria. -Ti va di farlo?- disse senza preamboli. Jessica alzò gli occhi blu dal monitor per fissare Jack -Finisco di inserire un paio di comandi e possiamo...farlo- disse la frase in un modo così sexy che Jack sentì un brivido salirgli dal fondo della spina dorsale. Prese la cuffia e l'applicò con una leggera pressione sulla testa.


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