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lavoro pubblicato venerdì 1 luglio 2005
ultima lettura lunedì 19 agosto 2019

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SUICIDARSI AD ARTE

di gregnapola. Letto 1870 volte. Dallo scaffale Umoristici

SUICIDARSI AD ARTE Una calda mattina del … - vediamo … sì, era il 13 novembre del ’59, anno più anno meno - quella mattina, per l&...

SUICIDARSI AD ARTE Una calda mattina del … - vediamo … sì, era il 13 novembre del ’59, anno più anno meno - quella mattina, per l’appunto, mi suicidai. Ne rimasi un po’ scosso, non ve lo nascondo: era la mia prima volta e, si sa, la prima volta … Non ricordo bene come avvenne: è trascorso tanto tempo e la vita, si sa, conduce all’oblio (non so come mi sia uscita, ma questa me la devo proprio scrivere). Forse un attimo di noia; forse il cielo di una tonalità di grigio troppo stinto; forse quell’immane deposito di polenta nel mio stomaco – e il terrore di non poterlo smaltire. Sta di fatto che premetti il grilletto. Stop! Ferma un attimo: io non ho mai posseduto un’arma da fuoco - vuoi perché preferisco possedere le donne vuoi per la paura che, partendomi accidentalmente un colpo e finendomi nel cervello, potessi diventare come Borghezio. Insomma, non avrei mai potuto uccidermi con una pistola. Con due? Nemmeno. E allora, che cavolo di grilletto premetti? Niente battute oscene, please: aspiro al vasto pubblico e mi devono poter leggere anche bambini e suore di clausura. No, non posso riconoscermi in quella frase: non mi uccisi sparandomi. Il mio gesto, oltretutto, ci avrebbe rimesso in spontaneità. M’impiccai, forse? Chi, io – quello che non s’è messo la cravatta nemmeno il giorno del matrimonio?! Mai sopportato niente intorno al collo: mi dava un senso di soffocamento. Mi buttai sotto un treno? Non penso proprio: l’idea del mio corpicciuolo straziato dalle ruote del mostro meccanico mi avrebbe tolto il sonno per il resto dei miei giorni. Eppure l’avete letto tutti: ho scritto che mi suicidai – e non ci sono errori di grammatica o di sintassi. Appunto: hai scritto che l’hai fatto, mica l’hai fatto per davvero. Ah, lettore carogna! Vuoi tu ch’io ti propini una dotta lezione sul confine tra realtà e finzione? Se ho scritto: “mi suicidai”, mi devi credere, perché l’ho scritto davvero. Anzi: dovresti sommamente apprezzare la mia capacità di ricorrere ad una figura retorica come la finzione per riempire di nulla oltre una cartella. Figura retorica? Me mi pare soltanto una gran figura di merda


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