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lavoro pubblicato mercoledì 22 giugno 2005
ultima lettura domenica 25 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Comparsa

di Blue Eyes. Letto 1682 volte. Dallo scaffale Sogni

Ho aperto gli occhi. Sullo schermo un vecchio film violento,dove impazzava una di quelle furiose e classiche sparatorie,che.non so per quale motivo...

Ho aperto gli occhi. Sullo schermo un vecchio film violento,dove impazzava una di quelle furiose e classiche sparatorie,che.non so per quale motivo, osservai dettagliatamente. Trentadue morti, ecco con questi altri il numero saliva.Trentacinque morti.Ho contanto Trentacinque morti dall'inizio del film...comparse,inquadrate solo per un attimo,giusto il tempo di morire,venir uccisi.Ma cosa pensavano mentre se ne andavano?qual'era stata la loro vita?Sono cose che il film non fa vedere.La gente si commuove se muore l'amico o la ragazza dell'eroe, ma non pensa al marginale ruolo svolto da quelle meteore di vite insignificanti, che pero' sono il pilastro necessario dello sviluppo dei personaggi principali. Loro sono persone che non hanno pagato la "bolletta della realtà", sono solo comparse. E io ero il loro assassino. Solo adesso mi rendo conto di aver visto lucidamente un crudele spezzone della mia vita ormai finita. Mi alzo dalla poltrona spegnendo il flashback della mia esistenza con il telecomando,ricordando solo un volto .Mi rilassai e chiusi gli occhi.E la vidi. Era stupenda nel suo vestito nero, che faceva contrasto con i suoi lunghi capelli biondi, raccolti garbatamente sul capo, e coperti da un cappelino sobrio e anch'esso nerissimo come tutta la sua mise.Non ci volle molto a intuire che faceva ritorno da un evento funebre.Ero confuso mentre mettevo a fuoco quella realtà che stava svanendo.L'avrei mai rivista? Sì, il giorno dopo. Era ancora vestita di nero,ma questa volta aveva i capelli sciolti, come un angelo intrappolato dal concretizzarsi del dolore,che sembrava circondarla,avvolta in quel nero intenso.Stavolta io ero sul marciapiede alle spalle di un'abitazione molto elegante...ma appena mi voltai per osservarla,la vidi passarmi vicino.Mi aveva guardato.Quella notte non riuscii a dormire,passegiai.Per la prima volta pensavo alla vita e non alla morte.Io,la figura esile di un assassino, senza nemmeno più la consapevolezza di essere più tale, senza più nessuno.Senza più nessuno da uccidere.L'avrei mai rivista? Sì. Mi ritrovai con lei a passeggiare mano nella mano,gustando il suo profumo librarsi nell'aria liberato dai suoi morbidi capelli.Si volto' per guardarmi.Dalla mia giacca vide la fondina contenente la mia pistola, una vecchia Harrington&Richardson, che usavo nella mia vecchia esistenza di assassino.Non sapevo di averla addosso.Normalmente nessuno sapeva della mia vita, ma volli farle leggere il mio cuore come un libro aperto,mentre lei si nutriva con somma curiosità dei dettagli della mia vita.Quello che per me era diventato un vago ricordo lontano, per lei era meraviglioso.La morte la eccitava.In un istante mi trovai a contatto con le sue labbra,stringendola in un abbraccio la vita,ci baciammo appasionatamente. Riaprii gli occhi. Adesso ero consapevole chi fosse quella donna.Una comparsa. La comparsa che deve venire uccisa secondo il volere del marito deceduto,come in un film.E il protagonista ero io, l'assassino.L'avrei mai rivista? Sì. Ero nella sua casa,sul suo letto e lei con me. Cingevo quella sublime creatura assaporando la vita, possedendo quel corpo meraviglioso e bianchissimo,e anche lei si sentiva viva per la prima volta,e nei nostri occhi ardeva un fuoco fatuo.Era amore. Ma non era destinato a durare.Ma non mi importava.Com'è che si dice?La vita....anzi,no, la morte continua. Chiusi gli occhi. Repentinamenti presi la pistola, La puntai. Sparai. L'avrei mai rivista? No. Quella sera avevo conosciuto e amato la mia ragione di vita e unica protagonista della mia vita: la morte.E la pistola, sparando un proiettile attraverso il mio cuore,uccise solo la vera,agrodolce comparsa della storia,Me stesso...per il desiderio di unirmi per sempre con lei. E questo non è altro il sogno di un morto. "In questo momento,mentre scrivo,non so cosa sia avvenuto in quella notte di gennaio,quando la morte rovino' su di me; ma so bene e non dimentichero' mai la lezione che ne ebbi. La serbero' dentro di me per tutta la vita." "Se quelli che sono a parte del segreto vorrano un giorno riconoscere e confessare di aver tessuto una trama contro di me, io non servero' loro rancore perchè sono convinto che un'altra mano, più forte della loro, li ha guidati senza che essi lo sapessero, contro il loro stesso volere." "Se si suppone invece che non vi sia stato alcun complotto, vorrà dire allora che io stesso, con la mia immaginazione, ho creato questi spiriti vindici per punire me stesso."


Commenti

pubblicato il 22/07/2005 12.29.31
Michela Chessa, ha scritto: Ci sono alcune riflessioni molto belle in questo lavoro. Mi ha fatto pensare un po' al ''Diario di un killer sentimentale'' di Sepulvèda, non so se lo conosci. Per curiosità ti consiglio di leggerlo, è breve e scritto bene. M.

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