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lavoro pubblicato giovedì 16 giugno 2005
ultima lettura martedì 19 febbraio 2019

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il sogno (incubo nr.1)

di bannera. Letto 1180 volte. Dallo scaffale Sogni

Avevamo già programmato tutto. Tu eri a Venezia per un corso di dieci giorni, io non avevo potuto, per impegni di lavoro, venire con te dall’inizio. C...

Avevamo già programmato tutto. Tu eri a Venezia per un corso di dieci giorni, io non avevo potuto, per impegni di lavoro, venire con te dall’inizio. Così decidemmo, che ti avrei raggiunta per un fine settimana da sogno; tutt’e due insieme per la prima volta per quasi cinque giorni, in un posto da sogno, Venezia. Sarebbero stati i giorni più belli della nostra vita. Indimenticabili. Pochi giorni prima della partenza però, erano sorti un sacco di problemi lavorativi, tanto da mettere in dubbio la mia venuta, con estrema delusione da parte di entrambi. Non sognavo altro che riabbracciarti dopo quasi una settimana di lontananza, la mia gelosia, che cercavo di nascondere stupidamente mi tormentava. Mi avevi raccontato di essere stata avvicinata una sera da due signori distinti, nella hall dell’Hotel dove alloggiavi, vestiti in giacca e cravatta che ti avevano fatto mille complimenti, facendoti anche la corte. Ciò aveva scatenato in me una inquietudine incontrollabile, che solo la mia venuta avrebbe potuto placare…… Comunque adesso ero su quell’aereo, non ricordo in che modo avessi superato tutti gli ostacoli che si erano posti tra di noi. L’importante era che stavo arrivando da te. Appena sceso dall’aereo prendo il treno che mi avrebbe portato a due passi da te. Sceso dal treno guardo tra la gente, aspettando di incontrare il tuo sguardo. Ne avevamo parlato mille volte al telefono; non avevamo mai provato mai la sensazione di abbracciarci in una stazione ferroviaria, lo avevamo visto mille volte in tanti film, lui e lei che si incontrano con lo sguardo da lontano, la breve corsa di entrambi, e poi un lungo interminabile abbraccio con tanto di bacio appassionato….. Non ci sei! Faccio un giro nella stazione, molto piccola, tre binari, penso – è impossibile che si sia sbagliata, forse arriverà tra poco!- Non arrivi! Mentre sto in taxi penso – si sarà spaventata per l’ora, il buio, oppure la troverò stanca, addormentata sul letto dopo una dura giornata, gli farò comunque una sorpresa. Arrivo davanti all’Hotel e subito noto qualcosa di strano, più che un hotel sembrava uno di quei villaggi un po’ invecchiati, malcurati e demodé di cui sono piene le nostre coste. Sembrava un po’ il villaggio della nostra casetta estiva. Anzi non sembrava, era proprio quello. All’ingresso una signorina con un’aria di sufficienza stampata sulla faccia visibilmente annoiata, mi guarda entrare, mi squadra da capo a piedi e poi guarda da tutt’altra parte. Chiedo della tua stanza, mi dice senza scomporsi, masticando un chewing-gum e continuando a guardare la TV – sa già dov’è vero?- le rispondo di sì, anche se non ho capito perché. Comunque mi avvio e davanti a me si apre un viale identico a quello della nostra casetta estiva. Per cui mi dirigo con decisione verso la nr. 4, la nostra. Sono davanti alla porta, socchiusa, sento chiaramente la tua voce al telefono. Hai un tono di voce come se stessi facendo l’amore al telefono, dici - … è stato bellissimo, non immagini quanto. Adesso che arriva lo sistemo e poi andiamo..- e continui a parlare come una gattina in calore. Urto con la borsa contro la porta che si apre, sei stesa sul letto, vestita con una minigonna e tutta di nero -ricordo di non averti mai vista vestita così- non posso fare a meno di notare il tuo trucco, molto pronunciato e pacchiano. Appena mi vedi cambi tono di voce e fai finta di stare a parlare con tua madre, chiedi come stanno tutti, nel frattempo mi fai segno di non farmi sentire, mi dai un bacio lanciandolo col dito. Io aspetto qualche secondo, tu continui a parlare al telefono, adesso la tua voce e fredda e quasi distaccata, io poso la borsa e ti faccio segno di andare in bagno, mi accenni un si con la testa. Entro in bagno, ma non chiudo completamente la porta, e resto ad ascoltare, tu non te ne accorgi, ricominci a fare la gattina e a bassa voce dici al tuo interlocutore – è appena arrivato, adesso lo sistemo, tu e il tuo amico siete pronti? Non vedo l’ora! E chiudi il telefono. Aspetti che io esca dal bagno, mi dai un bacio distratto, mi dici subito senza chiedermi altro _ mi dispiace, mi sono venute le mestruazioni, e poi in albergo non ci sono doppie, quindi tu dormi qui ed io nella mia stanza! Riposati domani avremo tempo per parlare. - e cosi dicendo te en vai lasciandomi di ghiaccio. Mi chiedo – forse sto sognando, non può essere vero. Ma mentre sono ancora impietrito, sento la tua voce di fuori, stai ridendo. Cerco di aprire la porta. E chiusa a chiave, faccio appena in tempo ad affacciarmi alla finestra del bagno. Ti vedo seduta all’interno di un’auto di grossa cilindrata che si sta muovendo, mi passi davanti, non ti accorgi che ti sto guardando. Sei in compagnia di due uomini. Sono incazzato corro alla porta cerco di aprirla per correrti dietro, ma la porta non si apre. Rimango per qualche minuto seduto per terra con le spalle alla porta. Mi chiedo – ma che sta succedendo? Non può essere vero sto sognando! Poi penso- il cellulare, come mai non ci ho pensato prima, la chiamo al cellulare. Ti chiamo, mi rispondi dopo molti squilli, mi dici di essere in camera tua e che sei molto stanza, ti dico che sento dei rumori, che ti ho vista passare in un’auto. Mi rispondi – ma sei scemo, sono in camera mia a letto, sono molto stanca e domani mattina devo alzarmi presto vai a dormire- e chiudi. Dopo non so quanto tempo riesco ad aprire una finestra della camera, esco fuori, sono furioso. Entro nella hall mentre la signora di prima sembra non essersi mossa di un millimetro, solo intorno a lei tutto è cambiato, su un lato dell’enorme stanza vedo dei divani e tanta gente seduta che fuma o sorseggia liquori, chiacchierando. Ci sono tante donne e tutte sono vestite come te, di nero con minigonna, tutte hanno il tuo trucco esagerato. Chiedo alla signora di sapere il numero della tua stanza, si alza molto annoiata e mi dice – è la nr. 4. Gli dico di guardare meglio, -mi avevi detto di dover cambiare stanza a causa della mia venuta, dovevi essere in una doppia-. Controlla. Molto seccata e mi dice – è nella nr. 4 che è una doppia. Intuisce forse i miei pensieri e mi fa – ma lasci stare guardi quante donne ci sono qua e tutte disponibili! Si diverta!. Torno a chiedermi se tutto questo è reale, mi dirigo verso tutte quelle persone, gli uomini sono tutti in giacca e cravatta, prendo un bicchiere pieno di qualcosa, lo butto giù – è whisky- poi un altro ed un altro ancora. Vado via e penso – che schifo. Ritorno alla stanza nr. 4, ma non ho voglia di entrare dentro. Resto lì fuori seduto su una panchina. Dopo un poco che sono lì ripensando a quanto è incredibile tutto ciò, noto un’auto entrare nel viale e dirigersi verso i parcheggi.mi metto a corrergli dietro mi sembra l’auto su cui ti ho visto a bordo. Nulla, non riesco a vederla più, e di te nessuna traccia. Ritorno alla mia panchina, resto li assorto fin quasi all’alba, quando noto due uomini attraversare il viale, parlano tra loro divertiti ed eccitati, parlano di donne di acrobazie erotiche e di seni enormi. Quando mi passano vicino accennano ad un sorrisetto a mò di saluto. Li guardo allontanarsi, li sento ancora distintamente parlare di quanto siano focose le “meridionali”. Rientro in casa, noto la chiave appesa al nottolino dall’esterno, apro normalmente e mi butto sul letto. Mi sveglio sentendo un rumore, non so cosa. Prendo il cellulare provo a chiamarti. Niente. Hai il cellulare spento, guardo l’ora sono quasi le nove. Penso – forse è ancora troppo stanca starà ancora dormendo. Riprovo ancora alla 9.30 alle 10.00 alle 11.00. Niente. Cellulare spento. Apro la porta per uscire ma….. la mia stanza è sospesa su una scogliera altissima e per poco non cadevo…. Mi sveglio di soprassalto. Sono nel mio letto. A casa mia. Guardo l’ora: le 4.30. Mi rendo conto che oggi è ancora mercoledì io devo partire venerdì, per venire da te . Ho sognato tutto, è stato solo un terribile incubo. Solo un incubo. Ritorno a dormire. Mi sveglio sentendo un rumore, non so cosa. Prima di alzarmi ripenso al mio incubo Prendo il cellulare e provo a chiamarti. Niente. Hai il cellulare spento, guardo l’ora sono quasi le nove. Penso – forse è ancora troppo stanca starà ancora dormendo. Riprovo ancora alle 9.30 alle 10.00 alle 11.00. Niente. Cellulare spento. Sono le 12 passate quando riesco a contattarti. Ti chiedo come mai avevi il cellulare spento mi dici di aver dormito fino a poco prima. Eri stanca. Ti chiedo a che ore sei andata a dormire mi rispondi vagamente – presto..- poi cambi discorso. Poi dopo un poco mi dici- sai ieri in stanza mi ha telefonato quel tipo di cui ti avevo parlato, quello che mi ha fatto la corte. Abbiamo parlato, mi ha invitato a bere qualcosa con lui…..


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