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lavoro pubblicato lunedì 13 giugno 2005
ultima lettura mercoledì 11 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La guerra di Silvio

di gregnapola. Letto 1885 volte. Dallo scaffale Sogni

libero adattamento da “La guerra di Piero” di Fabrizio De Andrè ogati rossi Dormi sepolto in un campo di gràna non &...

libero adattamento da “La guerra di Piero” di Fabrizio De Andrè

ogati rossi

Dormi sepolto in un campo di gràna

non è la rosa non è la bandana

che ti proteggon dai togati rossi

ma son le truppe del senatur Bossi.

"Adesso che sono il presidente

voglio che assolti sian gli imputati,

che i cadaveri dei magistrati

vengano dati in pasto alla gente"

Così dicevi ed eri al governo:

tanti casini, una vita d'inferno.

Sempre un po' triste come chi beve

ma del potere comandi le leve.

Fermati Silvio, fermati adesso,

quelli ti fanno passare per fesso.

Dei perseguitati porti la voce:

"Chi diede la vita ebbe in cambio una croce".

Ma tu non udisti la rava e la fava

e dalla bocca perdevi la bava.

Però coronasti la tua carriera

in un bel giorno di primavera.

E mentre sentivi girare le palle

vedesti un giudice in fondo alla valle

che infastidito dal tuo candore

ti prometteva sangue e sudore.

Ricusalo Silvio, ricusalo ora

e dopo una volta ricusalo ancora,

fino a che tu non lo vedrai esangue

scrivere 'fine' a un processo che langue.

"Se lo ricuso senza pudore

le prove sue non avran mai valore

e il tempo a me resterà per godere

d'averlo preso per il sedere".

E mentre gli tiri la fregatura,

quello stravolge la procedura

e come gli USA in Normandia

manda affanculo la tua strategia.

Ti ritrovasti in un solo momento

col culo a terra senza un lamento

e la tua vita cambiò da quel giorno,

senza possibilità di ritorno.

«Cesare mio all'arrembaggio!

se gli procuro un buon appannaggio,

Cesare bello, vedrai il Padreterno

ci tira fuori da questo inferno».

Ma neanche un pirla ti stava a sentire,

dalle tue mani sfuggivan le lire,

dalla tua bocca sfugivan parole

che s'attaccavano sotto le suole.

Dormi sepolto in un campo di grane

non è la rosa, ma son le banane

che ti fan veglia dall'ombra dei fossi.

T'hanno mollato anche quelli di Bossi.

ma son le truppe del senatur Bossi.

"Adesso che sono il presidente

voglio che assolti sian gli imputati,

che i cadaveri dei magistrati

vengano dati in pasto alla gente"

Così dicevi ed eri al governo:

tanti casini, una vita d'inferno.

Sempre un po' triste come chi beve

ma del potere comandi le leve.

Fermati Silvio, fermati adesso,

quelli ti fanno passare per fesso.

Dei perseguitati porti la voce:

"Chi diede la vita ebbe in cambio una croce".

Ma tu non udisti la rava e la fava

e dalla bocca perdevi la bava.

Però coronasti la tua carriera

in un bel giorno di primavera.

E mentre sentivi girare le palle

vedesti un giudice in fondo alla valle

che infastidito dal tuo candore

ti prometteva sangue e sudore.

Ricusalo Silvio, ricusalo ora

e dopo una volta ricusalo ancora,

fino a che tu non lo vedrai esangue

scrivere 'fine' a un processo che langue.

"Se lo ricuso senza pudore

le prove sue non avran mai valore

e il tempo a me resterà per godere

d'averlo preso per il sedere".

E mentre gli tiri la fregatura,

quello stravolge la procedura

e come gli USA in Normandia

manda affanculo la tua strategia.

Ti ritrovasti in un solo momento

col culo a terra senza un lamento

e la tua vita cambiò da quel giorno,

senza possibilità di ritorno.

«Cesare mio all'arrembaggio!

se gli procuro un buon appannaggio,

Cesare bello, vedrai il Padreterno

ci tira fuori da questo inferno».

Ma neanche un pirla ti stava a sentire,

dalle tue mani sfuggivan le lire,

dalla tua bocca sfugivan parole

che s'attaccavano sotto le suole.

Dormi sepolto in un campo di grane

non è la rosa, ma son le banane

che ti fan veglia dall'ombra dei fossi.

T'hanno mollato anche quelli di Bossi.


ma son le truppe del senatur Bossi.




"Adesso che sono il presidente



voglio che assolti sian gli imputati,



che i cadaveri dei magistrati



vengano dati in pasto alla gente"




Così dicevi ed eri al governo:



tanti casini, una vita d'inferno.



Sempre un po' triste come chi beve



ma del potere comandi le leve.




Fermati Silvio, fermati adesso,



quelli ti fanno passare per fesso.



Dei perseguitati porti la voce:



"Chi diede la vita ebbe in cambio una croce".




Ma tu non udisti la rava e la fava



e dalla bocca perdevi la bava.



Però coronasti la tua carriera



in un bel giorno di primavera.




E mentre sentivi girare le palle



vedesti un giudice in fondo alla valle



che infastidito dal tuo candore



ti prometteva sangue e sudore.




Ricusalo Silvio, ricusalo ora



e dopo una volta ricusalo ancora,



fino a che tu non lo vedrai esangue



scrivere 'fine' a un processo che lson le banane



che ti fan veglia dall'ombra dei fossi.



T'hanno mollato anche quelli di Bossi.




Commenti

pubblicato il 08/07/2005 1.49.43
spillo, ha scritto: geniale figata!!!!!! me la rido...bella!

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