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lavoro pubblicato venerdì 10 giugno 2005
ultima lettura martedì 29 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

LA MISSIONE

di Sphinx. Letto 2033 volte. Dallo scaffale Fantascienza

A poco a poco cominciò a distinguere quello che aveva intorno. I primi pensieri furono elementari, privi di parole, poi i ricordi cominciarono ad e...

A poco a poco cominciò a distinguere quello che aveva intorno. I primi pensieri furono elementari, privi di parole, poi i ricordi cominciarono ad esplodergli dentro uno dopo l'altro, come bolle d'aria in un liquido che salgono in superficie. Aveva scelto lui quel destino? Ancora quel ricordo non era tornato. I lacci che lo tenevano stretto scattarono automaticamente e fu libero. Provò a muoversi ma non ci riuscì. Adesso ricordava anche questo. Era troppo tempo che era fermo, quindi i suoi arti dovevano essere rigenerati. Improvvisamente un paio di bracci meccanici gli apparvero da entrambi i lati. Ebbe un moto di terrore, poi ricordò anche questo. Le sue funzioni motorie sarebbero state attive in breve tempo. Mentre i bracci lavoravano sul suo corpo nudo si ricordò tutto. Sì, l'aveva scelto lui. Era come lo avevano descritto. Risvegliarsi dal sonno criogenico era come rinascere e poi crescere in pochi secondi. La vita quasi meccanica del respiro era la prima a tornare. I ricordi invece apparivano a poco a poco e ci mettevano un bel po' a ripristinarsi. Possibile? Lui sentiva di ricordarsi tutto ed era passato troppo poco tempo dal risveglio. Forse era stato ibernato per poco. Guardò nello schermo in alto sopra di lui. Non era così. La sua posizione era esattamente quella che doveva essere al momento del risveglio, vicino a casa. Era già trascorso il tempo necessario, e non era poco. Forse dipendeva da lui? All'improvviso questo pensiero passò in secondo piano. Quando gli avevano proposto di partecipare alla missione, aveva accettato subito. Sarebbe stato come morire per tutti quelli che conosceva. La missione sarebbe durata abbastanza da far sì che sul suo pianeta si avvicendassero un paio di generazioni. Forse qualcuno dei suoi amici poteva essere ancora vivo, ma sarebbe stato vecchissimo. Lui aveva accettato perchè si sentiva fuori luogo. Non aveva niente da perdere, e non gli importava di morire. Non aveva mai trovato uno scopo nella vita, ed adesso gliene veniva offerto uno. Era da generazioni che la missione andava avanti con alterne fortune. La sua era una delle poche riuscite. Trovare pianeti abitabili. La sua civiltà ci si addannava da tempi immemorabili. Le missioni erano affidate di volta in volta ad un solo individuo per due ragioni. La prima era che non era semplice trovare qualcuno disposto a parteciparvi che fosse anche fisicamente idoneo. La seconda era che in caso di fallimento le perdite sarebbero state minime. Era tutto molto semplice. Andare, osservare, tornare. Per lui il tempo trascorso sembrava pochissimo. Non si ricordava neppure la partenza. Era stato lanciato già addormentato. Si era risvegliato in orbita al pianeta dove era diretto. Dopo la sua rigenerazione, aveva diretto i sensori sulla superficie. I risultati delle analisi mostravano un pianeta incredibilmente vivo, simile al suo. Tutto quello che doveva fare era semplicemente tornare e riferire, poi sarebbe iniziata la colonizzazione. Quello che aveva visto andava però ben oltre le sue aspettative. Sul pianeta c'era una civiltà. Si sarebbe potuta definire primitiva, ma dai dati aveva capito che era solo un'apparenza. La cosa più evidente era che vivevano in simbiosi con la natura, senza eccessi, ma avevano tecnologie inspiegabilmente sofisticate. Poi era successo l'incredibile. Una forza misteriosa lo aveva trascinato sulla superficie. Aveva trascorso con loro un intervallo di tempo molto breve. Lo avevano accolto con una curiosità e con un rispetto che mai aveva conosciuto. Sembrava che per loro non esistesse la paura per l'ignoto, per il diverso. Anche senza poter comunicare, aveva capito che quello era un paradiso. Adesso il loro destino era nelle sue mani. Di solito la colonizzazione di un pianeta assomigliava più ad un' infestazione parassitaria. Sentiva su di se un peso enorme, che mai aveva provato. Il destino però sembrava avergli dato tempo di decidere, visto che era ormai cosciente contro ogni previsione. Il risveglio era calcolato in modo che le piene funzioni motorie fossero ripristinate appena avvenuto l'atterraggio. Sarebbe stato immediatamente portato davanti al grande consiglio al quale avrebbe dovuto riferire quello che aveva visto. Non poteva mentire, dato che le analisi condotte dai sensori avrebbero parlato per lui. Si era chiesto più volte come mai non mandassero solo delle sonde. Forse era solo un fatto di tradizione, visto che i motivi si perdevano nella notte dei tempi. Ancora pochi minuti e sarebbe stato davanti al grande consiglio a decidere il destino di una civiltà. I bracci maccanici si ritirarono, avevano finito. Anche in questo caso prima del tempo. Si diede una spinta e fluttuò verso lo schermo. I dati dei sensori erano diversi da come se li era aspettati. Descrivevano un pianeta senza vita. Come era possibile? Si era sognato tutto? No, il ricordo era troppo vivo. La risposta forse era più semplice del previsto. Una civiltà che poteva trascinarlo a terra e poi farlo ripartire sarebbe stata in grado di fare anche questo. La navicella entrò nell'atmosfera e planò dolcemente in modo automatico. Il portellone anteriore si aprì ed entrarono due figure in divisa militare. Lo prelevarono ancora nudo senza dire una parola. Dopo una breve camminata, davanti a lui si aprì una porta. Davanti a se il consiglio, centinaia di individui che lo guardavano incuranti della sua nudità. Ma lui aveva deciso, il destino gli aveva davvero dato la possibilità di fare qualcosa di grande nella sua vita, ed era pronto. Alzò le sei braccia per salutare il consiglio ed incominciò a sfregare le sue antenne per trasmettere la sua mensogna.


Commenti

pubblicato il 21/10/2005 18.54.08
carolinalio, ha scritto: Non ho capito il finale. Me lo spieghi?

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