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lavoro pubblicato martedì 10 maggio 2005
ultima lettura giovedì 12 dicembre 2019

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Gnomi

di adriano bernard. Letto 4299 volte. Dallo scaffale Fantasia

AdrianoBernard GNOMI 1 Sono stati pubb...

AdrianoBernard GNOMI 1 Sono stati pubblicati moltissimi libri riguardanti gli gnomi. Uno in particolare, poi, era molto dettagliato, ma purtroppo confondeva molto spesso gli gnomi con nanetti, elfi o folletti e altre figure fiabesche. Lo gnomo porta un cappello a punta, ha una gran barba che diventa grigia molto prima dei capelli. Solitamente indossa una camicia blu, ha dei pantaloni verdi o marroni e le scarpe possono essere di tre tipi: stivaletti di feltro, scarpe di corteccia di betulla o zoccoli di legno, secondo la zona in cui vive. La carnagione del viso è chiara ma le gote sono rosse come le mele, specialmente in vecchiaia. L’abbigliamento vistoso dello gnomo serve per proteggerlo dagli animali da preda, che di notte potrebbero sbagliarsi e confonderlo con un grosso topo. Lo gnomo si muove con sorprendente velocità e può fare anche lunghi percorsi. La gnoma, a differenza dello gnomo che indossa un cappello rosso, indossa un cappello verde fatto di feltro. Ci sono sei tipi di gnomi: lo gnomo del bosco, o delle foreste, è forse il più comune e non ama farsi vedere dall’uomo; poi c’è lo gnomo mediterraneo che è leggermente più grande dello gnomo di bosco, anch’egli non ama farsi vedere; lo gnomo del giardino invece vive in vecchi giardini, ha un carattere malinconico e ama raccontare storie tristi; lo gnomo della casa è un tipo speciale, ha una maggiore conoscenza degli uomini, vive in vecchie case abbandonate o spesso appartenenti a persone anziane. Sullo gnomo della fattoria abbiamo pochi dati, sappiamo però che è simile a quello della casa. Preferiamo non parlare dello gnomo siberiano, perché si vendica anche delle più piccole offese. Meno si parla di lui e meglio è. La vita dello gnomo dura circa 400 anni. Egli ha un ottimo rapporto con gli animali. Volete sapere dove ho raccolto tutte queste informazioni? 2 Forse non ci crederete ma anche a Bracciano ci sono gli gnomi; l’ ho scoperto facendo una passeggiata nei boschi che circondano il paese. Una mattina d’inverno ero da solo nei boschi, quando all’improvviso sentii un urlo, mi guardai intorno spaventato, ma non scorsi nessuna stranezza. Quando dopo pochi secondi sentii la stessa voce dire “Heil, tandem lasta slitzweitz”, mi accorsi che ai miei piedi giaceva una persona in miniatura. Indossava un berretto rosso a punta e una camicia blu. Aveva una barba bianca e dei pantaloni verdi. “E tu chi sei?” chiesi balbettando, ma la creatura non voleva saperne di rispondere e in men che non si dica prese a correre tanto celere che neanche il campione di corsa avrebbe potuto superarlo, ma io volevo assolutamente scoprire chi era quel personaggio così fiabesco e misterioso, dunque mi lanciai all’inseguimento. 3 ORE DOPO… Dagli alberi filtravano gli ultimi raggi di luce del tramonto, e questa luce rendeva l’atmosfera fatata. Mentre si spegnevano gli ultimi cinguettii dei pochi uccelli non andati via in letargo, io camminavo sul tappeto di foglie marce alla ricerca dell’uomo “in miniatura”. Non trascorse molto che lo rividi. Si stava calando giù da un tronco cavo; in punta di piedi mi avvicinai e, proprio mentre la testa stava per scomparire nel buco, lo acciuffai per il cappello, lo tirai fuori e lo legai con dello spago che avevo in tasca, mentre lui si dibatteva e gridava rabbiosamente parole che non conoscevo, o che più probabilmente non avevano alcun significato. Adesso che lo avevo impacchettato ben bene potei, con stupore ancor maggiore, osservarlo meglio: aveva gote rossissime, come la mela avvelenata di Biancaneve, il naso era diritto, gli occhi grigi e penetranti, portava un lungo cappello a punta rosso, molto peloso e probabilmente fatto di feltro, aveva una cintura legata alla vita da cui prendeva una borsetta di pelle, era alto circa 15 cm e teneva in mano un bastone di legno scolpito con facce di lupi e cervi. 4 D’un tratto, un fischio acuto e lungo… Inizialmente pensai che fosse un verso che faceva unicamente quella bizzarra creatura. Si mise a parlare in fretta e furia: “Hei monello, lasciami andare! Piccolo mascalzone, ma allora è proprio vero che voi uomini non ci sapete rispettare, eh? Lasciami andare! Ti ho detto di liberarmi!” disse con voce severa. Non credevo alle mie orecchie! Parlava come me, quella specie di esserino sapeva parlare! Rimasi di sasso. Poi, con voce calma: “Scusi signor….. come la devo chiamare?” Chiesi in tono più gentile. Sempre con la voce di rimprovero di un nonno rompiscatole mi rispose: “Nisse, mi chiamo Nisse, e sono uno gnomo dei boschi che…”. Per poco non scoppio a ridere. Uno gnomo! Ma figuriamoci! A pensarci bene poteva essere uno di quei folletti, nani o come si chiamano, di cui mi parlava la mamma quando ero più piccino, ne aveva tutto l’aspetto. “E quindi tu saresti uno di quei cosetti che si… “. “Gnomi delle foreste!” disse lui con aria di intolleranza sempre crescente. “Va bene, gnomi delle foreste, così va bene nonno?” dissi ironicamente, ma lui senza accennare un sorriso mi squadrò attentamente, con aria dura, occhi grigi, freddi e profondi. “Noi gnomi di ogni tipo non tolleriamo i presuntuosi maleducati”, disse austero. Ma all’improvviso si sentì uno scalpiccio di zoccoli e, dopo qualche secondo, dagli alberi spuntò un bellissimo cervo: aveva occhi color nocciola, corna lunghissime e pelo marrone chiaro. Si dirigeva verso di me, puntando le corna! Non ci pensai due volte, mi misi a correre con lo “gnomo” in mano, ma sfortunatamente inciampai su una pietra ricoperta di muschio e lo gnomo mi scivolò. Il cervo velocissimo lo prese al volo con le corna continuando a galoppare. “Addio piccolo mascalzone, se avessi voglia di rivedermi ti aspetto, ma non parlare a nessuno di ciò che hai visto oggi altrimenti non mi farò più vedere! Conserva il segreto e diventeremo buoni amici!”, gridò lo gnomo. 5 Rimasi attonito, un cervo e un folletto nei boschi di Bracciano! In seguito tornai spesso nel bosco a parlare con lo gnomo della sua bizzarra cultura. Io gli raccontavo la mia e lui la sua: restavamo entrambi affascinati e meravigliati dalla diversità delle due culture. Dopo tanti anni ho deciso di svelare il segreto. Sono certo che Nisse comprenderà.


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