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lavoro pubblicato sabato 16 aprile 2005
ultima lettura martedì 15 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La goccia d'acqua

di Lucs. Letto 1261 volte. Dallo scaffale Fantasia

Vuole essere quasi una favola. E come una favola ha qualche momento triste, ma il finale è un po' una speranza comune. E' il primo racconto che ho scritto. Lucs

La goccia d’acqua Quel corridoio si era stretto improvvisamente e da fuori proveniva un lontano bagliore. Idros, al suo primo viaggio era un po’ agitata . La sua ansia venne percepita da Ossid, la più anziana del gruppo, , che insieme ad altre aveva compiuto numerose esperienze come quella. < Non ti preoccupare, Idros > Ossid, che stava già da un po’ di tempo a stretto contatto con la giovane goccia cercò di trasmetterle un po’ di sicurezza < In questo momento siamo nella parte alta di un rubinetto; presumo quello di una cucina, a giudicare dalla lunghezza del braccio che sporge dalla base > < E come fai a capirlo? > domandò Idros che provava grande rispetto verso di lei. < Dal cambio di temperatura che differenzia un tubo incassato nel muro, da quello che fuoriesce nel caldo tepore di una casa. < Una casa? Ma che cos’e’ una casa?> Ossid la guardò con tenerezza < E’ il tuo primo viaggio, vero? > < Si > rispose timidamente Idros < E prima? Dove se stata?> < Per quello che ricordo > continuò la con maggiore risolutezza < Per un po’ sono stata neve. Poi, con il riscaldarsi del sole, sono scivolata nelle impervie strade di un ruscello di montagna e sono finita in un pozzo. Qui, d’un tratto, sono stata aspirata verso l’alto e spinta dentro un lungo cunicolo, senza vedere più la luce, nel quale ho conosciuto voi... siete la mia famiglia? Ossid la guardò con tenerezza. < Qui tutti siamo una famiglia. Guarda, vicino a me c’e’ Idos e a fianco Osidr e tante altre ancora . Viaggiamo da molto tempo insieme. > < Ciao, Idros > la salutarono con calore le altre gocce. < Mi fa piacere conoscervi > esclamò Idros ormai rincuorata per il fatto di non sentirsi più sola. < Ma tu che sai tutto, Ossid: adesso cosa succede?> < No, non so tutto, piccola mia, ho solo un po’ di esperienza più di te. E comunque non sempre avvengono le stesse cose. La nostra vita è un po’ varia, lo vedrai. Ad esempio, adesso, come ti dicevo, ci troviamo dentro questo rubinetto. Quando qualcuno, che abita in questa casa lo aprirà, potremmo fare un grande salto e venire catapultati in un grande catino.> < E ci facciamo male? > la interruppe Idros con apprensione < No, mia cara, > con pazienza proseguì Ossid, Idros fu sollevata e la sollecitò a continuare. < Dicevo che potremo cadere in questo catino, oppure trovare un bicchiere che ci raccoglie per essere bevute da un essere umano…> < Gli esseri umani sono i padroni della terra. Però, ti posso dire senza falsa modestia, che noi piccole Gocce d’acqua siamo, l’elemento più importante di questo mondo > < Davvero? > la incalzò Idros fortemente interessata. < E noi come viviamo? > domandò ancora una volta Idros < Beh, noi girovaghiamo per il mondo nutrendoci degli stessi componenti che ci hanno dato la vita: l’Idrogeno e l’ossigeno. > Ossid non si stancava di raccontare alla piccola Idros quelle semplici verità. < Quindi noi Gocce d’acqua siamo coccolate da tutti > si entusiasmò Idros < Certamente. Anche se qualche volta, sempre più spesso, purtroppo, l’uomo ci inquina mischiandoci con delle sostanze tossiche. E quando questo succede veniamo scaricati un luoghi remoti. Ma a questo, ora non devi pensare > < E non moriamo mai?… > chiese sottovoce Idros < Beh… non proprio. Noi evaporiamo… > < Evaporiamo? > ripetè terrorizzata Idros, la cui esclamazione venne ripresa con la stesso sgomento anche dalle altre giovani gocce presenti> < Si, evaporiamo > cercò di tranquillizzarle Ossid Le considerazioni di Ossid vennero interrotte da alcuni rumori che lasciavano presagire che qualcosa stava per succedere. Le gocce d’acqua si strinsero ancora di più. Idros restava accanto a Ossid . Fuori dal loro piccolo mondo, , un bambino dai capelli fulvi e gli occhi azzurri, stava per girare la manopola che avrebbe fatto fuoriuscire l’acqua. Aveva mangiato uno yogurt con un cucchiaio e voleva sciacquarlo con l’acqua. Nel momento in cui aprì il rubinetto le gocce furono spinte violentemente verso il basso. Alcune di loro impattarono con l’acciaio del cucchiaio e furono catapultate lontano dallo scarico del lavandino che le avrebbe consentito di proseguire il loro viaggio. Idros cercava di mantenersi a stretto contatto con Ossid, ma la violenza della discesa non le consentiva di controllare i movimenti. D’un tratto non la sentì più accanto. Cercò di capire dove fosse, quando l’impatto con la dura base la fece rimbalzare leggermente e vide Ossid, molto più in alto, e che traiettoria del suo volo la stava portando fuori dalla linea che delimitava quel catino. < Ossid > urlò Idros colma di disperazione < Idros > la voce di Ossid era lontana < Non ti preoccupare per me. Io me la cavo. Stai vicino alle altre . Buona fortuna> < Ossid… Ossid > ma la luce fini e un nuovo cunicolo buio avvolse Idros. Era molto spaventata, ma subito le si avvicinò Osidr < Non ti preoccupare, piccola, ci sono io>. Idros profondamente commossa le si avvicinò. Il salto provocato dall’impatto con il cucchiaio, portò Ossid ai margini del lavello. Altre gocce avevano seguito la sua identica sorte, ma gli erano finite lontane. Era sola. Si fece coraggio e cercò di pensare a come avrebbe potuto riprendere il suo viaggio. Dopo qualche minuto rinunciò. Sapeva che c’erano poche speranze di poter raggiungere il resto del gruppo. Cosa sarebbe successo ora. Conosceva anche questo. Sarebbe evaporata. Un brivido la percosse tutta. Un conto era parlarne, un altro era sapere che sarebbe accaduto. Cercò di guardarsi attorno. Vide che effettivamente le che ipotesi che aveva formulato in precedenza erano corrette. Si trovava effettivamente in una cucina ed era caduta sopra il lavello. Molto vicino c’era una grossa finestra dalla quale si vedeva fuori. Il cielo, di un blu scuro molto intenso, lasciava supporre che era tarda sera. Per delle conoscenze che le avevano tramandato, sapeva che la sera la temperatura era più fredda e quindi meno favorevole a provocare quel calore che significava evaporazione. Ma la sera e la notte sarebbero durate poco. < Ciao > il saluto la colse di sorpresa. < Chi parla > disse Ossid colma di apprensione. < Non aver paura, sono Allum > il suono della sua voce era un po’ metallico, ma la Goccia d’Acqua si accorse di non provare timore. < Ciao, ma chi sei ? > < Sono una molecola di Alluminio, il materiale con il quale è costruito questo lavello. Che ci fai qui , tutta sola? > < Per uno strano scherzo del destino > proseguì malinconica Ossid < Forse posso aiutarti. > Dichiarò Allum Fu un effimero momento di entusiasmo di Allum che immediatamente dopo si intristì < Dimenticavo… noi Allum non possiamo muoverci. Mi dispiace non possiamo aiutarti.> < Non ti preoccupare, Allum. Sei stato gentile lo stesso > lo consolò Ossid . < Ma, quindi, tu resti sempre qui? > < Purtroppo si. Mi piacerebbe andare da qualche altra parte, girare il mondo, ma non è così. > < Mi dispiace molto > < Però sai che c’e anche chi sta anche peggio. Ad esempio la molecola di ferro. Devi sapere che non può mai stare tranquilla, si deve sempre difendere dalla ruggine. Ma tu, piuttosto, non puoi restare qui, devi in qualche modo andare via. Quando il sole che filtra dalla finestra io divento molto caldo e tu…> < Lo so, Allum > lo interruppe Ossid < Si vede che è il mio destino. > Per un po’ Allum non parlo più, poi decise di congedarsi < Ti auguro buona fortuna …, come ti chiami? > < Ossid > < Anche a te, Allum > Ossid, rimase sola con se stessa, ad attendere gli eventi e malgrado tutto si appisolò. Fu svegliata dalla luce che filtrava da un angolo della finestra. Quella luce, lei lo sapeva, significava che un nuovo giorno stava prepotentemente prendendo il comando della scena. Il cielo era ancora chiaroscuro, ma da qualche parte il suo imperatore, con la sua energia ed il suo calore, stava marciando con i rituali ritmi stabiliti dal tempo che inesorabilmente scorre. Ossid aspettava di andare incontro al suo destino. Vide la palla di fuoco iniziare la sua trionfale entrata nella stanza. Il locale cominciava a tonificarsi del calore di quella luce; Ossid, invece, era percossa da brividi. Cercava di imporsi di non avere paura, ma non ci riusciva del tutto. Il sole ormai inondava completamente il locale, così come la Goccia d’acqua che sentiva il suo caldo abbraccio in tutta la sua superficie e si preparava ad evaporare… In quel momento, però, successe qualcosa di magico… Il calore che sentiva non era maligno, anzi. La faceva sentire piena di energia e attraversata da uno strano benessere, mentre perdeva la sua struttura solida e si librava leggera verso l’alto. Per un po’ rimase sospesa, in quella stanza, nella sua nuova forma gassosa, poi qualcuno aprì la finestra e Ossid fu trascinata da un refolo di aria fresca verso l’esterno. Cominciò a salire verso il cielo, guardando le case, i palazzi e le strade divenire via via più piccole, fino a non distinguerle più. Si sentiva particolarmente euforica. Il tempo sembrava essersi fermato. Beatamente si stava godendo questa nuova forma di vita, ma … improvvisamente l’aria divenne fredda. Il suo corpo riprese la sua forma solida e venne scagliato verso il basso. Ricominciava una nuova avventura.


Commenti

pubblicato il 04/02/2009 18.18.55
Sbadiglio, ha scritto: La tua favola l'ho trovata appassionante ed interessante al tempo stesso.

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