ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 14 aprile 2005
ultima lettura sabato 22 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IO NON SO CHE DONNA SONO

di dolceglicine. Letto 1969 volte. Dallo scaffale Pensieri

Vorrei essere una donna vera…ma che dire?, qual è la donna vera? In verità, non so più se sono una donna o cosa, figuriamoci! Un essere ancora vivent...

Vorrei essere una donna vera…ma che dire?, qual è la donna vera? In verità, non so più se sono una donna o cosa, figuriamoci! Un essere ancora vivente di sesso femminile, questo, sì, credo ancora di esserlo ma per il resto, della donna ho perduto le prerogative peculiari quali la femminilità, la dolcezza, la forza d’animo, la risolutezza, la determinazione, la civetteria (che un poco non guasta mai) e molto altro. Mi rimane la fragilità (soprattutto quella mentale), uno spiccato senso materno, lo sconforto e la disperazione della solitudine, la rabbia interiore di chi ha perso tutto e l’incapacità di rivalutarsi a causa della sopraffazione di eventi spiacevoli e di persone che non mi amano ma alle quali "faccio comodo". Sono depressa? Forse…oggigiorno va molto di moda questa parola e può essere se ne abusi troppo. Quando non si sa a cosa attribuire la causa del senso d’insoddisfazione si comincia a parlare di depressione. Ma io dormo, mangio regolarmente, sto in ansia, sì, ma come ogni madre (credo) per i propri figli o per le sorti della famiglia. E’ vero, non ho voglia di uscire di casa ma è perché non ho amici e di conseguenza non ho alcun interesse a comperarmi vestiti nuovi, a tenermi in forma, a cercare di essere carina (per quanto questo possa essere possibile). Chi parla di depressione non tiene conto che molto spesso le cause di certi malesseri e malumori hanno origine da situazioni familiari, economiche e lavorative negative che, degenerando progressivamente e inesorabilmente, hanno distrutto ogni forma di voglia di vivere ed io questi problemi li ho proprio tutti! Sono una persona noiosissima impregnata come una spugna dei suoi squallori quotidiani che niente è più capace di trasmettere alle persone. Nell’angusta vita monacale che conduco (esco solo per le necessità della famiglia e non ho più un lavoro) ho perso l’abitudine al dialogo e alla condivisione. Vedo tutto e tutti come un nemico da rifuggire e sono convinta che nessuno possa più amarmi o aiutarmi a riacquistare la fiducia nel prossimo e nella vita e soprattutto che chiunque mi nasconda o mascheri verità o addirittura mi racconti assurde falsità. Mai avrei pensato di ritrovarmi così a soli (perché sommariamente non sono molti) 47 anni! Proprio io che ero sempre ricca di iniziative, che facevo sempre tardi perché mi fermavo a parlare con chicchessia tanta era la mia voglia di comunicare, che non mi sentivo mai inferiore a nessuno, culturalmente o socialmente, anche se in realtà lo ero. Quella "io" che non è più, che donna può essere ora? Non sono certo una “donna vera”. Allora provo ad immaginarla e vedo la moglie soddisfatta del suo matrimonio, che ha un marito non bellissimo ma abbastanza discreto da potersene vantare con le amiche, magari libero professionista oppure impiegato di banca, un po’ noioso durante la settimana per via di tutti i suoi problemi d’ufficio ma esuberante nel week-end , che a letto non è un granché ma…non si può avere tutto dalla vita. Questa donna sicuramente ha dei genitori stupendi, benestanti, giovanili e abbastanza colti che si rendono utili accudendo ai nipoti ed elargendo cospicue sommette ogni qualvolta se ne presenti la necessità: vedi il salotto da cambiare, le vacanze al mare, la settimana bianca, il gioiello tanto desiderato, la borsa e le scarpe di coccodrillo (per il matrimonio della cugina, della serie “micapossofarelafiguradellacenerentola”) e via dicendo. E poi i figli: il primo, undici anni, maschio, va a scuola con buoni risultati, gioca a calcio e fa karate, porta l’apparecchio ai denti e ha una lieve scoliosi; la sorellina di quattro anni, una peste che fa i capricci ogni giorno perchè non vuole andare alla scuola materna e soprattutto non vuole (a ragion veduta e pure assaggiata) mangiare alla mensa, con i capelli lunghi sempre da pettinare e gli occhiali per correggere una forma di leggero strabismo. Lei, carina, altezza media, capelli lisci castano-rossiccio di media lunghezza, ben fatta, non magrissima ma con tutta la ciccia al posto giusto. Impiegata con un diploma di ragioniera. Ha diverse amiche con le quali ogni tanto esce per una cena o per un cinema che adora. Alle 8 di mattina deve essere già sul posto di lavoro…meno male che ai ragazzi ci pensa il nonno che puntuale alle 7.00 è già a casa sua. Una veloce sciacquata al viso, due colpi di spazzola, una pennellata di fard, un tocco di rossetto rosa, una riga di kajal agli occhi e la toilette è fatta. Jeans, stivali col tacco basso, una maglia di mohair, cintura a vita bassa e via…la giornata comincia. Alle 14 finalmente a casa: una riordinata alle camere (tanto poi il venerdì viene la signora Gina), una pulita ai bagni, la lavatrice, i panni per la lavanderia…oh…che bello, la mamma le ha lavato e stirato le camicie del marito e i vestiti dei bambini! Alle 16 alla materna a prendere la bambina, poi dalla nonna per portare il figlio in palestra o all’allenamento e intanto la bimba rimane lì fino a sera. Nel frattempo fa la spesa, o va dal parrucchiere o dal dentista o dall’oculista oppure un po’ di shopping con l’amica. Una cena a base di pasta la pomodoro, milanese e patatine va sempre bene a tutti, tanto le lasagne, l’arrosto e lo sformato lo fanno le nonne il sabato e la domenica. Alle 22 i ragazzi dormono già, allora lei riguarda i conti di casa, stira, vede il film preferito col marito e intanto organizzano il fine settimana. E così via…fino alle stressanti vacanze invernali e poi estive. Al giardino ci pensa il nonno. Sì. Deve essere così, sempre in forma, sorridente, in orario su tutto, che sa essere sportiva ed elegante, che coi figli parla in macchina mentre li trasporta di qua e di là, che tiene alla casa ed ama rinnovare tappezzerie e mobili di quando in quando. Da invidiare. Forse è questa la “donna vera”. Ecco perché io non lo sono e non potrò mai esserlo. Ho una figlia soltanto, è vero, ma ho solo lei e lei soltanto me…nessun aiuto esterno, un lavoro che non abbiamo più e un marito che appena finito di cenare dice: “Ho sonno, vado a letto”...e mentre lui dorme io scrivo...scrivo...scrivo... cavolate! Che donna sono, non lo so!


Commenti

pubblicato il 14/04/2005 16.34.04
dolceglicine, ha scritto: Non vorrei che il nickname "dolceglicine" mi identifichi diversamente da quella che sono o penso di essere. Mi piacerebbe sapere cosa significa per un uomo "una donna dolce". E non solo per un uomo, anche per una donna. Magari non coincide col significato che io do alla dolcezza.
pubblicato il 28/04/2005 0.08.17
blunight, ha scritto: Non sono cavolate quelle che scrivi e ti capisco benissimo. Prova a ribaltare la situazione!... IO NON SO CHE UOMO SONO!!!... più ti leggo e più trovo "sintonie"... ciao!
pubblicato il 07/06/2005 10.12.16
Giordano, ha scritto: Come un coriandolo sei tu lanciato nel dì di festa e le tue parabole sono nel vento seguirne i passi è entrare nell'anima del vivere con rapide impennate ed inevitabili cadute. Ti sia favorevole e leggero il tuo volo oltre l'orizzonte comune. E' bello leggerti.
pubblicato il 18/07/2005 10.55.12
poesiedalcielo, ha scritto: Io credo di sapere (senza presunzione) che donna sei. Una donna stupenda che merita di vivere come crede e meglio crede. che non è vero che scrive cavolate e che fa bene a scrivere perché è un dono da sfruttare fino in fondo. che ama sua figlia come sa fare un genitore attento e premuroso. che dovrebbe amarsi e stimarsi ogni istante del giorno e che, senza retorica, mi piacerebbe conoscere (anche se virtualmente) in modo più approfondito. un solo appunto: la depressione purtroppo è una malattia seria, io l'ho provata come scrivo nel mio racconto "i silenzi dell'anima" (leggilo se credi) e ti posso assicurare che solo la voglia di vivere e una forza interiore che non credevo di possedere, mi ha aiutato ad uscirne. ciao

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: