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lavoro pubblicato lunedì 14 marzo 2005
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

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La registrazione

di Gabriella Cuscinà. Letto 1850 volte. Dallo scaffale Fantascienza

La registrazione Pietro incontrò un amico di suo figlio che faceva il cantautore. Cantava per talune radio private e raggrane...

La registrazione Pietro incontrò un amico di suo figlio che faceva il cantautore. Cantava per talune radio private e raggranellava qualche soldo. “Tramite questo mestiere, ho scoperto la possibilità di comunicare con l'aldilà. Non si sa bene se con i defunti, con angeli o con altre forme di vita. Io personalmente mi sono imbattuto in questo fenomeno e devo dire che all'inizio ho avuto paura.” “Ma va’, finiscila. Non ci crederò mai.” “E’ vero! Durante la registrazione dei miei pezzi, ho avuto delle interferenze e, sia per il contenuto dei messaggi, sia per il modo in cui avveniva la registrazione delle voci, credo non si trattasse di una allucinazione.” “Ma che interferenze! Non raccontare panzane!” “Vorrei farle ascoltare qualche voce da me registrata per dimostrarle il fenomeno. Se vuole provare, deve usare un registratore, anche portatile, e registrare. Le consiglio di non farlo a lungo, ma per circa dieci minuti a microfono aperto. Poi, provi ad ascoltare con attenzione, senza suggestionarsi. Ci vuole buon udito. I messaggi potranno essere molto deboli, ma ricordi di mantenere il giusto distacco emotivo in quanto non si sa chi parli, come faccia e perché.” “Io non lo farò mai. Ragazzo mio, non ci credo. Quando lo racconterò a mio figlio Vittorio, si farà le più matte risate.” “Parlerò con lui e gli dirò che le entità hanno dimostrato di poter cambiare quanto detto da chi registra. E’ incredibile, ma è vero! Quindi potrebbe sentire la sua voce dire cose che non ha detto. Inoltre sembra che si servano proprio di rumori e voci già esistenti nell'aria e le possano modificare a loro piacimento. Alcune comunicazioni potranno essere anche in lingue straniere.” “Ah ah ah ah. Sì, magari in lingua aramaica. Ah ah ah ah.” Si erano salutati e Pietro aveva continuato a ostentare il suo scetticismo. Un mattino, mentre si trovava in ufficio, sentì l’impulso di telefonare alla moglie e, appena ebbe sfiorato il telefono, vide con gli occhi della mente una scena allucinante: due automobili urtavano violentemente e a bordo di una, vi erano il figlio e la moglie. Il telefono squillò e sentendo la voce della consorte disse all’istante: “Avete avuto un incidente, vero? Come state?” “ E tu come lo sai?” “Lo so.” Si precipitò sul luogo dell’incidente, ma per fortuna si rese conto che non era nulla di grave. Solo lievi graffi per gli occupanti delle vetture e molti danni per le medesime. In seguito pensò alla telepatia e alla trasmissione del pensiero. Certo la moglie doveva avergli trasmesso quelle immagini, poiché le aveva viste nitide come se guardasse la televisione! Era stata una percezione extrasensoriale di ciò che sua moglie aveva sentito e pensato. I cavi telefonici dovevano essere serviti da canali conduttori. Mah! pensava Pietro: chi ci capisce è bravo! Comunque cominciò a ricordare le esperienze dell’amico del figlio sulla registrazione di voci. Così una mattina si attardò e attese d’essere solo in casa. Si sedette accanto al registratore stereo e lo accese. Calcolò che doveva registrare per dieci minuti. Ma registrare cosa? Non poteva parlare da solo come un pazzo per tutto quel tempo! Pensò di prendere la ‘Divina Commedia’ e di leggerla ad alta voce. Prima di leggere, cominciò dicendo: “Io non credo di poter registrare delle voci dall’aldilà poiché le anime dei defunti sono con il buon Dio e non interferiscono con il nostro mondo.” Tacque per qualche secondo, poi iniziò a leggere il capolavoro di Dante. Ogni tanto guardava l’orologio e andava avanti a leggere. Si sentiva un fine dicitore, ma si sentiva pure molto scemo. Trascorsero i dieci minuti e spense la registrazione. Ora si trattava di riascoltare il tutto. Ma che idea bislacca! Ma che scemata! Riaccese e si mise in ascolto. Udì la propria voce che diceva: “Io credo di poter registrare delle voci dall’aldilà poiché le anime dei defunti son con il buon Dio che tutto può.” Balzò in piedi e spense di nuovo. Doveva avere sentito male, ma nel frattempo i battiti del cuore avevano accelerato il ritmo. Tornò indietro con la registrazione e riascoltò. La sua voce diceva ciò che non aveva detto la prima volta. Pietro aveva lo stomaco scombussolato e provava tremore e affanno, ma andò avanti ad ascoltare e udì se stesso declamare i versi celebri della ‘Commedia’. Ad un certo punto, udì dei sibili leggeri incisi sul nastro e delle interruzioni. Poi mentre la sua voce declamava, si sentivano di nuovo i sibili e i fischi e, contemporaneamente, si udiva un’altra voce che sussurrava e diceva qualcosa di incomprensibile. Aveva ormai i brividi e i sudori freddi. Non sapeva se andare avanti ad ascoltare o lasciar perdere tutto. Ma sarebbe stato peggio restare con il dubbio. Cercò di calmarsi e di sforzare l’udito per meglio capire. Riconobbe la voce di sua madre che bisbigliava: “Perdonaaaaa…..perdonaaaaa……perdonaaaaa……..perdonaaaaa………” No! Non poteva essere! Era tutta una suggestione e aveva sentito male. Oppure aveva creduto di sentire ciò che in realtà era solo un fischio o un sibilo. Pietro aveva addosso una paura incredibile! Si guardava attorno credendo di poter essere circondato da forze occulte. Che scemo che sono stato! Peggio per me che ho voluto fare questi esperimenti! pensava. Spense tutto e si alzò. Cominciò a passeggiare per la stanza, cercando di calmarsi. Doveva andare in ufficio. Di sera, avrebbe riascoltato la registrazione insieme alla moglie e al figlio. Arrivando sul posto di lavoro, trovò Vittorio che rideva parlando con un collaboratore. Seppe che loro azienda era stata contattata affinché commercializzassero l’ultima novità inventata in California. Esattamente si trattava di una tomba dotata di ‘touch screeen’ ovvero uno schermo a cristalli liquidi sulla lapide con un micro chip di memoria che consentiva all’estinto di parlare attraverso un messaggio, ovviamente preregistrato. Vittorio aggiunse scherzando: “ Insomma il caro estinto può inviare una e mail dall’oltretomba! Mi pare una follia. Ah ah ah ah.” Vide il padre impallidire e lo guardò interrogativamente. “Non sai che m’è capitato!” E Pietro cominciò a narrargli dell’esperienza di chiaroveggenza e la registrazione di voci effettuata a casa. “Cos’hai fatto?” Il figlio era trasecolato. “Il bello è che ho registrato cose che non avevo detto, cioè il contrario di quello che avevo espresso. E poi ho avuto l’impressione di sentire la voce di mia madre.” A questo punto Vittorio scoppiò a ridere. “Ma papà, non dire sciocchezze! Ah ah ah ah. Allora la follia non è solo di chi ha ideato la tomba parlante! Ah ah ah ah.” Quella sera Pietro narrò le sue prodezze anche alla moglie che ebbe la medesima reazione di icredulità e sconcerto. “Pietro, ogni tanto mi sembri matto! Ma come ti è venuto in mente di fare una cosa del genere! Capisco l’episodio di chiaroveggenza che può essere dipeso da telepatia tra noi, ma andare a registrare le voci dell’aldilà, mi pare davvero troppo!” “Io ho sentito la voce di mia madre che mi diceva di perdonare.” “Sì e io ho sentito la voce di Garibaldi che mi diceva di combattere per la patria! Ma fammi il favore!” Vittorio intanto era andato ad accendere il registratore e invitava il padre a fargli ascoltare la famosa registrazione. Dunque la famigliola si radunò attorno all’apparecchio stereo e si misero ad ascoltare. Con enorme meraviglia di Pietro,questa volta tutto era come aveva pronunciato la prima volta, tutto normale e non si sentiva più nulla, neppure i sibili e i fischi. Né bisbigli, né nulla. Non c’era più niente di niente. “Allora? Dov’è la voce di tua madre? Eeee? Dov’è? Sei scemo! Ecco quello che sei!” La moglie ostentava molto sarcasmo. Lui provò una forte delusione, si sentì abbattuto, frustrato. Vittorio provò a confortarlo: “Dai papà, in fondo è possibile che tu abbia sentito ciò che dici, chissà forse per suggestione, oppure perché potevi sentire solo tu quelle cose.” “Io so solo che ho sentito, prima, la mia voce dire l’esatto contrario di ciò che avevo registrato e poi tra i fischi e i sibili, ho sentito la voce di mia madre.” La moglie, al colmo dell’esasperazione, sbottò: “Sì, sì, va bene, va bene. Hai sentito tua madre. Ora però basta! Non ne voglio più sentire parlare!” Così Pietro si ritrovò a non doverne più parlare in famiglia, ma il pensiero di ciò che gli era accaduto e dell’esperienza vissuta non l’abbandonò, anche perché aveva provato, nel momento della registrazione, una sensazione nuova e particolare, come se si fosse trovato improvvisamente in un'altra dimensione.


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