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lavoro pubblicato martedì 8 marzo 2005
ultima lettura martedì 27 giugno 2017

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Per soldi..si fa tutto

di agox. Letto 13069 volte. Dallo scaffale Eros

Una serie piccante di episodi sulle avventure della bella Francesca. 1° Episodio – L’architetto Dario e Francesca stavano nuovamente litigando. ...

Una serie piccante di episodi sulle avventure della bella Francesca. 1° Episodio – L’architetto Dario e Francesca stavano nuovamente litigando. Lui era un tipo molto geloso e d’altronde ne aveva tutte le ragioni; la sua ragazza era veramente splendida: una bella moretta dalla pelle olivastra e vellutata con un fisico pressoché perfetto, quasi da calendario. Ma lei non ne poteva più delle sue eccessive preoccupazioni. Del resto gli era stato sempre fedele e non aveva mai ceduto ad alcuna tentazione al tradimento. Ora stava veramente esagerando. «Da, non puoi starmi così addosso. Non posso nemmeno uscire con Sara che subito ti preoccupi e diventi insopportabile: e dove vai? Con chi vai? Ci sono uomini?. Cristo sono solo andata a mangiare una pizza con la mia migliore amica.» sbottò Francesca. «Già ma lo so io come vanno a finire queste cose…» rispose freddo lui. «Ah bene. Dato che lo sai non c’è bisogno di andare oltre. Ciao.» replicò lei aprendo la portiera e scendendo dalla macchina. Dario le gridò qualcosa, che le parve un “aspetta ma che fai?” (ma non era sicura), ma lei decisa prese al volo un autobus che passava proprio in quel momento e se ne andò. Era furente. Come poteva essere così assillante? Prese il cellulare dalla borsa e lo spense per evitare il sicuro bombardamento di messaggi che di lì a poco avrebbe scatenato Dario. E fu durante quel viaggio che udì per caso la conversazione di due estranee che l’avrebbe portata nel giro di poco tempo alla perversione più totale. L’autobus era semivuoto, cosa plausibile visto che erano le nove di sera, ma vicino a Francesca, due file più avanti, erano sedute due ragazze che parlavano animatamente. «E così mi hanno fatto sputare sangue.» disse una delle due, una biondina con un seno procace. «Non mi dire che alla fine ti sei fatta scopare?» replicò l’amica. Francesca rimase di sasso nell’udire quei discorsi ma si rese conto di essere praticamente l’unica persona a poterle sentire visto che nella parte posteriore del mezzo c’erano solo loro e l’autista era troppo distante. “Ma mi avranno visto?” si chiese. «Bé sai com’è, alla fine la tentazione ti viene.» proseguì la biondina. «E meno male che fino a lì non ci volevi arrivare.» rispose l’altra ridendo. Francesca, un po’ imbarazzata, finse di tossire per farsi notare ma le due ragazze si voltarono per un momento e ripresero a parlare come se niente fosse. «Infatti.» riprese la ragazza bionda. «Cinquanta Euro per una pompa andavano anche bene all’inizio. Poi sai com’è: li attizzi abbastanza ed alla fine ti vogliono fare del tutto. Sei lì davanti a loro, tutta nuda, ti offrono di più ed alla fine ci cadi. All’inizio era facile dire di no. Ma poi ci prendi gusto…sono proprio una troia non è vero?» concluse ridendo a sua volta insieme all’amica. “Sono due lucciole? Ma no! non sembrano proprio. O contano balle o sono davvero strane” si disse Francesca sempre più imbarazzata. Le due continuarono il loro dialogo molto aperto. Alla fine quando scese dall’autobus Francesca aveva praticamente compreso tutta la storia (vera o falsa che sia): non guadagnavano abbastanza con il loro lavoro, e per arrotondare lo stipendio avevano cominciato a farsi pagare piccoli servizietti erotici, prima dai loro capi, poi dagli amici dei capi e così via, ed alla fine erano degenerati in maniera incontrollabile. Ma alla fine si erano ritrovate piene di soldi e persino soddisfatte. “Che razza di storia. Roba da chiodi.” Pensò Francesca. Nei giorni seguenti Dario continuò ad essere insopportabile e lei era sempre più arrabbiata. Ma a darle il colpo di grazia fu la perdita del lavoro. Lo studio di commercialisti presso cui era impiegata come segretaria fallì improvvisamente per ragioni oscure e nel giro di una settimana Francesca si ritrovò disoccupata. Fu confortata un po’ dai suoi e un po’ da Dario, che per il momento aveva concesso una tregua, ma lei non riusciva a darsi pace. Doveva trovare un altro lavoro ed al più presto. Dopo un paio di settimane uno studio di architettura rispose ad un suo annuncio. Cercavano una segretaria e lei aveva tutti gli attributi richiesti. Unico neo era lo stipendio molto inferiore all’impiego precedente, ma per il momento poteva anche andare. Lei era al settimo cielo ma si raccomandò a se stessa di non parlare al suo ragazzo dello sguardo malizioso del titolare dello studio (del resto si era presentata piuttosto elegante) per non scatenare il finimondo. Purtroppo le ostilità con Dario ripresero ben presto, quando venne a sapere che nello studio era l’unica donna, circondata da ben sette architetti. Erano di nuovo in macchina, questa volta appartati nel loro solito posto, abbracciati sul sedile posteriore. «E allora?» disse Francesca, che si era già spogliata, e stava mezza nuda a cavalcioni su Dario. Gli aveva appena confessato la presenza di sette uomini nello studio. «Allora? Figurati se tra quei sette non c’è nemmeno uno che non ci abbia già provato.» replicò Dario. «Ma tu non hai proprio fiducia in me? Anche se fosse non pensi che io sia in grado di tagliare i ponti e far capire che non ci sto? Insomma, non ricominciare.» esplose lei, scostandosi e rivestendosi. Effettivamente Dario non aveva tutti i torti. Il titolare aveva indirettamente e molto discretamente fatto delle avance su di lei; tentativi andati a vuoto ovviamente. Ma era il principio che rendeva furiosa Francesca: la mancanza di fiducia. «Ecco. Vedi che c’è qualcuno che ci prova?» fece Dario. «Era per dire.» «Si come no.» e così via. Un’altra serata che doveva essere dedicata al sesso sfrenato era andata in fumo. Dario si arrabbiò, si rivestirono, lui accese il motore della sua Honda Civic, discese la collina sovrastante la città e portò Francesca a casa. Non si dissero una parola per tutto il breve tragitto. L’ennesima litigata. Francesca quella notte faticò a prendere sonno. Iniziava ad averne le palle (che non aveva) piene di quella gelosia eccessiva. Oltre tutto come se non bastasse con quel poco che guadagnava faceva fatica a mettere da parte qualcosa e doveva risparmiare su tutto. Invece che andare avanti sembrava che la sua vita avesse fatto retromarcia. Tutto ad un tratto le vennero in mente i discorsi di quelle due sgualdrine sul autobus. Erano piene di soldi e soddisfatte. “Ma che cazzo vado a pensare?” si disse. Poi si addormentò. Il giorno seguente, in ufficio, Francesca non riuscì a concentrarsi sul lavoro. Oltre tutto doveva tenere il cellulare acceso e piovevano continuamente messaggini neri e funesti da parte di Dario (ne aveva di tempo, pur facendo un lavoro faticoso come la guardia giurata). Verso la fine della giornata lavorativa Francesca si ritrovò praticamente sola in ufficio a parte il titolare, l’architetto Manni; tutti i colleghi erano già fuori studio per una ragione o per l’altra, e non sarebbero più rientrati per quel giorno. Dopo che l’ultimo collega fu uscito, Manni la chiamò. Francesca si alzò dalla scrivania e si diresse verso la stanza del titolare . «Anche per questa sera abbiamo quasi finito.» disse lui sorridendo, da dietro la scrivania rivestita in radica. «Già.» rispose lei dolcemente e ricambiando il sorriso. «Ascolti Francesca, è quasi un mese che è qui; spero che si sia adattata.» chiese con noncuranza. «Si. Mi trovo bene.» replicò lei inclinando un poco la testa su un lato. «Ma ritiene che la paga non sia sufficiente giusto?» precisò lui notando il gesto. «Lei è molto perspicace.» disse Francesca arrossendo. «Forse possiamo venirci incontro.» puntualizzò lui con aria maliziosa. «Come?» rispose lei un po’ preoccupata. «Si ricorda qualche giorno fa quando le ho detto che è proprio una bella ragazza?» «Ah. Capisco.» rispose lei, intuendo dove voleva andare a parare l’architetto. «Non voglio offenderla. Se preferisce lasciare le cose come stanno…bé per me non c’è alcun problema. La decisione spetta a lei: non voglio di certo ricattarla. Purtroppo le paghe sindacali sono quelle e gli extra…bé a mio parere vanno guadagnati.» In quel momento squillò il cellulare di Francesca…un altro messaggio di Dario, di certo. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. «Dipende da cosa pretende da me.» disse d’impulso Francesca mentre pensava: “ma cosa sto dicendo?” Lui sorrise per un momento poi disse: «Non mi piace questo termine; diciamo piuttosto che vorrei sapere a che cosa saresti disposta.» Era passato dal “lei” al “tu”, e questo era un chiaro segnale per Francesca. «Io non so…non sono sicura se stiamo parlando della stessa cosa…» replicò lei intimidita. «Io credo di sì. Ma vedo che ti ho messo in imbarazzo, quindi vediamo: io provo a farti delle proposte e tu mi dici cosa ne pensi ok?» disse l’uomo alzandosi dalla poltrona e sedendosi sul bordo della scrivania. Francesca annuì mentre pensava che stava entrando in un tunnel buio e oscuro. «Allora..» riprese lui alzando prima gli occhi al soffitto e poi tornando a squadrare la ragazza «potremo fare un tot extra a seconda di quanto ci spingiamo avanti. Cosa ne dici?» «Non so…mi dica lei architetto…» rispose Francesca abbassando lo sguardo. L’idea di aver a che fare con quell’uomo la turbava e la incuriosiva allo stesso tempo. Dopotutto non era proprio da buttare per avere poco più di quarant’anni. Ma lei era stata solo con Dario fino a quel momento ed era molto confusa. “Ma cosa sto facendo?” si diceva. Lui sorrise nuovamente, mentre arrivava un altro messaggio sul telefono di Francesca. «Sei molto importante per qualcuno a quanto pare.» disse lui con un cenno del capo verso l’altra stanza dove era appoggiato il telefono della ragazza. «Sì ma per favore teniamo fuori il mio fidanzato da questa cosa…lui non deve sapere..»si affrettò a dire lei. Manni alzò le mani come in segno di resa. «Mai pensata una cosa simile…anzi. Comunque non abbiamo ancora definito che cosa possiamo fare per migliorare la tua retribuzione.» «Già. Io però avrei una richiesta.» disse d’un fiato Francesca. «Avanti. Sono tutt’orecchi.» rispose lui lasciando che fosse la ragazza ad esporsi. «Sono disposta a…spogliarmi…magari farmi anche toccare…ma non voglio che si arrivi ad un rapporto completo.» Lui finse di pensarci su per un momento poi disse: «Lecito. Più che lecito. Ma pensi di essere disposta anche a del sesso…orale?» Francesca rimase senza parole per qualche secondo. Era lì che lui voleva arrivare. Fino a quel momento aveva preso in bocca solo il fallo di Dario, lo conosceva e sapeva come prenderlo. Ma come avrebbe fatto con un estraneo? E poi c’erano le malattie….e tutto il resto. «Bé…io penso….penso di sì. Però non voglio che mi…ecco che…insomma non voglio rimanere fino alla fine…» disse lei balbettando e non capendo da dove fossero uscite quelle parole. «Stai tranquilla. Per quello non c’è alcun problema. Quanto?» chiese infine lui, facendola sentire veramente una prostituta. «Io…credo…non so….cinquanta?» replicò poco sicura Francesca vergognandosi coma non aveva mai fatto in vita sua. «Può andare. Cosa ne dici facciamo una prova?» chiese lui con fare suadente. Francesca non sapeva se Manni stesse scherzando o dicesse proprio sul serio. “Ora? Qui?” avrebbe voluto chiedergli. Ma tutto quello che seppe rispondere fu: «Se pensa che non ci sia nessun rischio….va bene.» Lui scese dalla scrivania e le si avvicinò. Poi sfiorò con le mani i seni di lei attraverso la camicetta bianca e Francesca trasalì quasi impercettibilmente. Lui se ne accorse e senza dire una parola le intimò di calmarsi con un cenno delle mani. Poi iniziò a slacciarsi i calzoni ed in quel momento Francesca capì che da quel tunnel non c’era più via di uscita. «Siediti sulla mia poltrona.» le disse, mentre staccava il telefono dalla spina. Lei obbedì e Manni le si posizionò di fronte sfilandosi i calzoni fino alle ginocchia rimanendo con i boxer. Francesca non poté fare a meno di notare il rigonfiamento evidente. L’uomo afferrò i bordi dei boxer e fece scivolare anche quelli in basso liberando il suo fallo eretto e voglioso. Francesca si rese conto che quel pisello era leggermente più piccolo in lunghezza di quello di Dario ma più spesso e quasi dritto. “Dario!!. Oddio se mi vedesse in questo momento!” «Dai. Coraggio…succhialo.» le intimò Manni, eccitato, avvicinandole la verga alla bocca. Lei sospirò, si fece coraggio, prese con una mano quel vergone e lo richiuse tra le labbra. Lui emise un gemito di piacere. A quel punto Francesca iniziò a succhiarlo alzando e abbassando il capo sull’asta, facendo scorrere le labbra sulla pelle calda del pene. “Non è poi così diverso da quello di Dario. E’ solo un po’ più…largo…e meno curvo..” «Dai scappellamelo e leccami la punta, forza.» le ordinò lui accarezzandole i capelli castano scuri, raccolti con una pinza rosa. Lei obbedì abbassando con le dita il prepuzio e scoprendo la cappella rosa e umida. Poi iniziò a leccarla come fosse un cono gelato facendo roteare la lingua attorno alla punta del fallo, mentre Manni se la godeva alla grande. Mentre lei lo spompinava e lo leccava alternativamente l’uomo prese a palparle i seni abbastanza rudemente. «Togliti tutto lì sopra. Voglio sborrarti sulle tette. Dai….spogliati…» le ordinò rantolando. Così mentre continuava quella pompa divina solo con la bocca, Francesca si sbottonò la camicetta sfilandosela, abbassò le spalline del reggiseno nero e lo fece scivolare fino alla vita scoprendo finalmente i suoi bei seni sodi ed eretti. «Ah…che belle tette che hai…fattele toccare…così…» disse lui. A Francesca scappò il primo mugolio; lui incitato da ciò estrasse di botto il suo pisello dalla bocca della ragazza, la fece alzare in piedi e abbassò la testa sulle sue tette iniziando poi a leccarle e succhiarle i capezzoli. Francesca iniziava ad eccitarsi, e in quel momento non riuscì a pensare ad altro: Dario, i suoi, la sua dignità…almeno per il momento erano fuori dalla sua testa. Poi quando fu soddisfatto Manni la fece sedere nuovamente, le prese la testa fra le mani e la indirizzò nuovamente sul suo cazzo per permetterle di continuare la pompa. «Succhiamelo così bellezza….brava…dai….» la incitava lui solleticandole i seni. Poi le prese le mani e gliele appoggiò sui suoi stessi seni intimandole di toccarseli. Lei obbediva come un’ancella. Francesca proseguì il pompino ancora per qualche minuto fino a quando lui non si staccò gemendo. «Vengo….ti vengo...» sibilò lui socchiudendo gli occhi. Lei istintivamente si avvicinò porgendo il suo seno nudo proprio nel momento in cui il fallo del Manni iniziava ad eruttare. Lo sperma le schizzò e le colò sulle tette e qualche getto le arrivò fino al mento, mentre l’uomo gemeva di piacere. Subito dopo lui la guardò e le disse: «Ci sai proprio fare Francesca. Sei proprio brava.» Lei accennò ad un sorriso, poi prese un fazzoletto e si pulì come poté. Dovette usare ben quattro fazzoletti di carta per togliere tutto il liquido dal suo petto. «Ecco il tuo extra.» disse poi lui dopo essersi rivestito porgendole un cinquantone. «Grazie..» rispose lei mentre si risollevava il reggiseno e si infilava la camicetta. «Grazie a te. Peccato che questa sera non c’era tanto tempo: la prossima volta ti voglio ricambiare il favore...sempre pagando ovviamente. E poi ti voglio vedere nuda.» disse lui. Francesca si immaginò la lingua dell’uomo insinuarsi tra le sue cosce…ed ebbe un fremito di piacere; poi se ne vergognò quasi subito pensando se sarebbe riuscita a tenere nascosta quella faccenda a Dario. “Cosa ho fatto?”. «Va bene. Poi….poi vediamo.» fu tutto quello che riuscì a dire. Quando uscì dallo studio si sentiva veramente una troia. Quasi si pentiva di quello che aveva fatto…ma leggendo i messaggi antipatici e ironici di Dario (che erano arrivati durante la conversazione con Manni), quasi era contenta di aver reso fondati i timori del suo ragazzo. E quella sera sotto le coperte, ripensando all’esperienza appena vissuta, si masturbò due volte di seguito. Non le capitava da anni. E ancora non sapeva che quello era solo l’inizio……….. Fine 1° Episodio.


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