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lavoro pubblicato martedì 1 marzo 2005
ultima lettura domenica 11 agosto 2019

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nelle falde dell'amore

di jeffrey boam. Letto 1430 volte. Dallo scaffale Viaggi

Quando mi proposero di partecipare alla trasmissione di Raitre condotta da Licia Colò ed intitolata Alle Falde del Kilimangiaro, non potei crederci. ...

Quando mi proposero di partecipare alla trasmissione di Raitre condotta da Licia Colò ed intitolata Alle Falde del Kilimangiaro, non potei crederci. Pensavo fosse un stupido scherzo organizzato dalla mente contorta di un gruppo di parenti solo per farmi eccitare all’idea di essere ripreso da 4 fottutissime telecamere. Dovetti ricredermi qualche giorno dopo, quando fui contattato dalla redazione del programma per confermare la mia presenza nel Tv3 del centro Rai di Napoli. Soppresso dalla volontà di accettare senza facili entusiasmi, diedi la mia adesione ad una signorina, che dalla voce suadente e sensuale, mi fissò l’appuntamento per DOMENICA 6 FEBBRAIO 2005, data della mia presunta partecipazione al programma di cui all’oggetto. Contavo il passare dei giorni sui polpastrelli delle dita delle mani, o meglio ancora barrando quelli del calendario con una X su ognuno di essi. Come previsto dalla mia intraprendente immaginazione, quel giorno venne in un lampo. Come in un lampo fu l’organizzazione pre-partenza. …… Mi alzai alle 7.20, orario piuttosto inusuale per le mie abitudini quotidiane, e sicuro di non aver svolto un’abbondante colazione, mi avviai verso il mio destino, oh pardon, verso quella che avrebbe dovuto essere una giornata indimenticabile sotto tutti i punti di vista. L’automezzo con il quale dovemmo raggiungere la capitale partenopea entro e non oltre le 12.15 di quella stessa domenica, pullulava di gente. Non era stracolmo e neanche vuoto. La cosa più gratificante per il sottoscritto fu che tra le 35 persone aderenti all’iniziativa, la maggior parte erano tutti amici di vecchia data, ad eccezione di alcuni individui da me poco graditi. Mi sentivo sicuro di ciò, sapendo di potermi fidare delle persone a cui avevo temporaneamente affidato le mie sorti emotive. …… Durante la prima mezz’ora di viaggio successe di tutto. Chi si mise a raccontare barzellette, che definire stimolanti ai fini della risata è un’autentica bestemmia e chi, per tenere alto l’onore ed il morale di individui umiliati da comici degni di concorrere esclusivamente con il Mudù televisivo, sfruttava momenti non particolarmente favorevoli per stuzzicare la loro pazienza e fino a farli scoppiare dalla nausea. A differenza di altri dunque, la mia prima mezz’ora trascorse molto serenamente. Perché chi occupava i posti a sedere avanti al sottoscritto era di famiglia, e grazie a questo insignificante particolare mi convinsi ulteriormente di aver scelto il posto giusto per godermi, in santa pace, un po’ di tranquillità. Che ad essere sinceri non fu un tranquilla tranquillità (scusate il gioco di parole!). Perchè? « Elementare Watson! » diceva Sherlock Holmes al suo fido aiutante. Rimasi incantato, o meglio, folgorato da un oggetto misterioso. Il quale mi era distante circa mezzo metro. Sicuramente vi starete chiedendo o immaginando la sua esatta composizione. Cosa di non facile esperimento. Prima di tutto perché l’oggetto in esame non è duttile né malleabile, quindi non ricollegabile ad un attrezzo quotidiano (un giornale, un cellulare, un cd audio, un mazzo di chiavi, etc.). Per cui l’oggetto di questa interessante indagine, non può che essere un OGGETTO FISICO. Per Oggetto Fisico intendo una parte del corpo femminile che ai bulbi oculari maschili risalta con particolare facilità. Nel mio caso si è trattato di un ginocchio, insignificante per alcuni di voi e particolarmente stimolante per il mio organo sessuale. Avvolto dall’eleganza di un nylon nero di seta finissima, quel particolare suscitò da subito una particolare curiosità, della quale non riuscii a farne a meno fino a quando il legittimo proprietario di quell’oggetto fisico non uscì allo scoperto. 170 cm (a prescindere dai quindici di un tacco di stivale che rendeva il tutto molto sadomaso!) ben sviluppati, lineamenti innocenti e soprattutto, forme non troppo seducenti ma abbastanza appetibili per entrambi i miei bulbi oculari. « Mi scusi se la importuno signora, ma desidererei avere un informazione precisa. E’ da tempo che mi sto chiedendo chi possa essere quella bella ragazza seduta due posti avanti al suo dirimpettaio, perciò mi rivolgo alla sua squisita gentilezza affinché soddisfi la mia legittima curiosità! » domandai alla persona di famiglia che fortunatamente mi sedeva avanti. « Temo di doverle dare una cocente delusione, in quanto non conosco il nome della persona che le interessa. Posso assicurarle invece, che codesta persona è la figlia naturale di due persone della nostra comitiva. Mi dispiace, ma più di tanto non so! » mi rispose la persona di famiglia. Soddisfatto a metà di quella preziosissima risposta, mi congedai dal mio segretissimo informatore con « Grazie infinite per la sua squisita gentilezza. Mi è stata di grande aiuto. » Lasciata con leggero rancore l’area di servizio in cui avvenne lo scambio di informazioni tra me ed il mio informatore di fiducia, ripartimmo felici alla volta del CENTRO DI PRODUZIONE RAI - RADIOTELEVISIONE ITALIANA di Napoli, distante una cinquantina di km dal muso anteriore del nostro automezzo. …… Arrivati a destinazione, l’attento organizzatore della maratona televisiva chiese ad ognuno di noi i documenti di identità, senza i quali non avremmo potuto assistere al programma della Colò. Nella lucentezza di un sole limpido, e nella calorica immersione del mio interlocutore di turno, alle prese con un babbà al rhum e cioccolato, mi abbandonai ad una simpatica chiacchieratina tra il più ed il meno che caratterizzava la mia e la sua vita. Francamente è difficile parlare con una persona e pensare ad altro nello stesso ‘ntifico istante. Ad essere sinceri non riuscivo a staccare gli occhi di dosso dall’oggetto dei miei desideri, silenzioso e distaccato in quell’occasione. Come dalla partenza, del resto. Raggiungemmo nuovamente gli studi Rai dopo aver atteso, chi nervosamente, chi pacatamente, l’evento della giornata. …… Ad accoglierci il responsabile della sicurezza dell’edificio, che ripetute le solite frasi di routine tipo « Nel riprendere possesso dei documenti di identità, passerete dinanzi a questo metal detector, il quale sancirà la vostra correttezza. Vi forniremo, inoltre, di un buono pasto che vi permetterà di soggiornare con noi fino a pranzo. Detto questo non mi resta che augurarvi buon divertimento! » autorizzò il nostro gruppo ad accedere finalmente allo stabile Rai di Napoli. A parte un’inaspettata esitazione burocratica legata alla pronuncia delle parole che compongono interamente il mio nome separato da virgole, il mio contenuto stupore terminò dinanzi ad un piatto di tortellini al sugo, con contorno di patatine al forno ed acqua liscia non gasata. …… In quella che era considerata la mensa della Rai, trovai l’unico posto disponibile assieme alla persona di famiglia e ad altri due individui iscritti nel registro degli amici di vecchia data. Mi avviai verso le toilettes quando i bisogni fisiologici mi impedirono di proseguire il pranzo. Uscito dal luogo in cui avevo appena depositato i miei escrementi liquidi, notai un componente della mia comitiva intento a truccarsi a dovere prima della diretta. Non seppi resistere alla voglia di prenderlo in giro. Trovo talmente assurdo che una persona impieghi 45 minuti per nascondere difetti fisici dettati dall’età che avanza. Quell’individuo del gentil sesso, evidentemente, non la pensava allo stesso modo del sottoscritto. Passai una decade di minuti dinanzi alla porta della toilette in attesa di veder comparire Licia Colò, che quatta quatta e zitta zitta, raggiungeva la mensa per mettere qualcosa sotto i denti prima di tornare alle prove. Purtroppo però, la splendida conduttrice non arrivò mai, così fui costretto ad arrendermi alla possibilità di strapparle una foto con autografo al termine della trasmissione. Qualche minuto più tardi una groundhostess (come la ribattezzai dopo averla vista) molto sexy ci condusse in un superaffollatissimo bar ove mi apprestai a sorseggiare un caffè, il quale si presentò bollente al mio palato ultradelicato. Da quel momento, e fino quando non dovemmo raggiungere il Tv3 del Centro Rai di Napoli, non smisi di pensare alla persona che mi aveva completamente rapito. La cercai con lo sguardo alla mensa più e più volte ma invano. La vidi salire la rampa di scale che conduceva agli studi con un’andatura piuttosto sensuale, e dalla caparbietà con cui teneva ferma la sua minigonna, mi convinsi ulteriormente di essere stato catturato da quello che tutti chiamano AMORE. L’ultima volta che mi innamorai di una ragazza fu a scuola, e al pronunciare la parola INNAMORATO mi vennero i brividi. « Cazzo, non sarò tornato bambino a 21 anni? » pensai subito tra me. Ma a furia di pensare troppo a questa piacevolissima situazione, mi si incastrò la cerniera del giubbotto nella stoffa che lo chiudeva. …… Lasciato marcire il mio giubbotto agonizzante e sofferente, raggiunsi felino quello che da circa un mese era divenuto il mio obiettivo. Il TV3 della Rai di Napoli. Guardare un programma comodamente seduto alla poltrona del salotto di casa non svela, purtroppo, i segreti di un sistema televisivo ormai allo sfascio. Non volevo essere beccato dalle telecamere, ma non volevo neanche trascorrere quell’esperienza nell’assoluto anonimato, così mi sedetti assieme alla persona di famiglia e ad altra gente della nostra comitiva, all’ultimo piano del condominio di panche, allestito dallo scenografo della trasmissione con molta, molta, molta pazienza. Il mio oggetto dei desideri invece, aveva trovato posto due panche avanti, confermando l’ottima impressione avuta sin dal principio. Stavo studiando la situazione a me più favorevole, quando vidi entrare Licia Colò, che in tutto il suo magnifico splendore, veniva a conoscere il pubblico giunto in Rai per presentarlo ad inizio puntata. A quel punto credetti di essere dinanzi ad un bivio. Avevo il mio Oggetto dei desideri a portata di mano, ma non potei staccare le palpebre dalle forme procaci e sensuali della Colò. …… Bando alle ciancie, arrivò il momento tanto atteso. Il mio nervosismo cominciò ad aumentare notevolmente e ci volle uno dei sorrisi più splendenti di quella bionda mozzafiato, la quale sostava alle mie spalle, affinché chiudessi gli occhi decretando, con assoluta certezza, di essere in onda. Per uno stupido scherzo del destino, alla ragazza che mi rubò i pensieri venne fatto un primo piano stupendo. Cosa non molto gradita dalla diretta interessata, la quale sfoderò un sorriso a 52 denti subito dopo essere stata colta in fragrante da mezza Italia. I secondi passarono imperterriti, e quando mi accorsi di ciò grazie al timer situato sul monitor di studio, intuii che quella situazione sembrava non passare mai. Cercavo di fare l’indifferente dinanzi alle quattro fottutissime telecamere, e per ingannare il tempo intrapresi una piacevole conversazione con la persona di famiglia e le altre sedute di fianco. Avendo da tempo una predisposizione ai bisogni fisiologici (il che mi fa andare completamente in escandescenza!), attesi con ansia il momento opportuno per sgattaiolare fuori dallo studio e dirigermi verso le toilettes per svuotare i residui liquidi che accumulavo velocemente stando seduto su panche che non sapevo se definire comode o scomode. L’unica ed assoluta certezza per farlo erano i filmati all’interno della trasmissione, che nel durare dai 15 ai 20 minuti, ti fornivano la possibilità di attuare il piano di fuga, studiato in ogni minimo dettaglio. Oltre alle mie fobie fisiche c’era anche chi, invece di curare la salute, curava il proprio aspetto estetico chiedendo consigli ai parenti a casa con l’ausilio del telefono cellulare. …… Al rientro da una delle mie fughe, in una delle quali si ruppe la lampo del jeans, urtai il piede destro contro un gradino del condominio di panche. La stessa cosa capitata al mio chiodo fisso, di ritorno da una pausa di cinque minuti. « Può essere un segno del destino? » mi ripiombai a pensare. Nell’inutile tentativo di dare una risposta a questa legittima domanda non mi accorsi che la trasmissione, nella buona o nella cattiva sorte, volgeva al termine. Potei urlare la mia gioia solo quando uno degli attrezzisti di studio, un tipo piuttosto imbranato nel modo di fare, ci diede l’autorizzazione a sfollare in maniera civile. Grazie al monitor situato all’entrata del Tv3, mi aggiornai sulla situazione calcistica del pomeriggio constatando, con enorme insoddisfazione, dell’ennesimo pareggio del FC Internazionale il quale, alla ripresa dei secondi tempi era sotto di due reti nei confronti di un modestissimo Parma, capace di piegare la Corazzata Potëomkin di M&M (Moratti e Mancini). Con blocchetto e penna (presi gentilmente in prestito da ognuna delle mie dirimpettaie di panca) in mano, mi diressi verso la cappottiera ove giaceva, agonizzante e mortificato, il mio giubbotto. Solo la squisita gentilezza della persona di famiglia mi permise di reindossarlo, e dopo essermi assicurato di non aver creato ulteriori disagi, mi precipitai dinanzi al camerino di Licia Colò. Con lei volevo avere un vero e proprio contatto fisico oltre che verbale, e dalla classica scusa dell’autografo, avrei trovato la forza necessaria per dirle quanto rendeva dal vivo piuttosto che sul piccolo schermo. A fregarmi fu la foga dei componenti la mia comitiva, che alla ricerca di un ricordo da conservare in eterno, si erano muniti di macchine fotografiche per farsi immortalare accanto ad una delle colonne più belle del jet set italiano dell’ultimo decennio. Come previsto, la folla cominciò ad incalzare sempre di più nei confronti della conduttrice la quale, nauseata o no da questa imbarazzante situazione, cercava in ogni modo di accontentare tutti. Ed ecco che tra una pausa organizzativa ed una collocazione fisica, affinché l’obiettivo della macchina fotografica prendesse più elementi nel suo campo ottico, trovai un varco utile per avvicinarmi alla Colò e darle forse l’ultima seccatura di giornata. « Licia, Licia… » dissi porgendole blocchetto e penna che avevo in mano da tre, scarsi, minuti. Non saprei affermare con esatta certezza se il secondo sorriso che mi dedicò dopo aver firmato quell’insignificante pagina di block notes fu sincero quanto quello precedente, ma quello che posso dire con assoluta franchezza è che la forza per dirle che dal vivo era ancora più BONA (dire Bona è riduttivo!) di quanto la si potesse immaginare, non seppi tirarla fuori. Successivamente, per evitare spiacevoli incidenti di ordine pubblico, ci fecero uscire dal retro dello stabile Rai, ed una volta fuori ci dirigemmo verso il bar che quella mattina ci regalò grande ospitalità, ma non prima di aver omaggiato nuovamente Licia Colò. …… Quello che mangiai in mensa fu sufficiente per sistemare l’appetito dello stomaco, ma giungere a Napoli e non gustare la fragranza di una sfogliatella partenopea la considero un’offesa nei confronti del popolo più caloroso d’Italia. Autorizzato a tutto campo dalle porte del mio stomaco, non riuscii a rifiutare l’offerta della persona di famiglia, che a sue spese mi diede la possibilità di gustare, appunto, la fragrante morbidezza della sfogliatella napoletana. Ci misi cinque minuti ad inghiottirla dopodichè uscii dal bar e, preso il cellulare dalla tasca, composi il numero della mia dolce nonnina, la quale attendeva una mia telefonata da dopo pranzo. Durante il suddetto colloquio, il destino colpì la mia vulnerabilità sessuale. Perché la ragazza a cui dedicai gran parte di sguardi e pensieri di quella giornata, sembrò venirmi incontro. In un primo momento pensai di concludere la mia conversazione telefonica il più presto possibile per raggiungerla. In un secondo, invece, realizzai che non mi conveniva affrettare i tempi, perciò lasciai che il corso della telefonata si prendesse i suoi. Tornai all’automezzo quando la maggior parte della nostra comitiva agguantava ancora sfogliatelle, babbà e pizzette varie. Sedutomi al solito posto, del quale ricordai a fatica l’esatta posizione, attesi il loro rientro guardando un servizio su Federica Fontana dal modesto televisore collocato ad un metro e mezzo dalle nostre teste. …… Quando l’automezzo lasciò il piazzale dello stabile Rai, le 36 persone che lo occupavano avevano riconquistato il totale controllo delle loro postazioni. Chi riprese a chiacchierare. Chi a fumare. Chi a giocare con il cellulare. Chi a mangiare. Ed anche chi, approfittando di un istante di silenzio assoluto, cercò di chiudere gli occhi per schiacciare un rilassante pisolino. Anch’io seguii l’esempio di cui sopra, non perché la lucidità fisica era giunta al fotofinish, ma per un capriccio d’amore. Volevo imitare la ragazza per la quale mi concessi assoluta fantasia di pensiero, noncurante di essere molto lontano dal suo raggio ottico. In quei dieci minuti in cui, appoggiato al finestrino dell’automezzo, tenni chiusi entrambi gli occhi, decisi di mettere da parte rabbia e rancore preparandomi ad affrontare un’eventuale tempesta emotiva. « Cosa fare in questi casi? » ripresi a chiedermi per la terza volta consecutiva. Di certo la tattica del pisolino non dette i frutti sperati. Volevo dimostrarle di essere in perfetta sintonia con lei, ma il sonno che la rapì non mi diede la remota possibilità, se fosse realmente esistita, di catturare la sua attenzione, dedicandomi un misero, fottutissimo sguardo. « Chissà perché il nostro subconscio ci fa innamorare delle persone che non mostrano interessi nei nostri confronti? » si chiese qualcuno un giorno. « Forse perché veniamo etichettati come semplici Maniaci Sessuali o Cagacazzi pronti a tutto pur di conquistare la fiducia di una ragazza per la non si hanno né occhi, né parole, né pensieri! » provai a rispondergli. Ho sempre avuto timore di commettere il passo più lungo della gamba, ed al momento era quella l’unica ragione responsabile delle mie principali sofferenze di giornata. …… L’automezzo sul quale stavamo viaggiando da un’ora, venne fatto fermare nel piazzale di un autogrill a dieci minuti da Candela. Non avendo ingente bisogno di una toilette, scesi dall’automezzo per prendere una brevissiuma boccata d’aria sgranchendo le gambe. Mi infilai nella porta scorrevole dell’autogrill sebbene avevo deciso di non farlo. Feci una giratina nei meandri del posto, ed una volta di fronte alla toilette, non seppi resistere alla voglia d’entrarci. Con qualche difficoltà trovai l’uscita, e all’esterno del modesto autogrill incontrai un’amica di vecchia data, inserita nella comitiva delle Falde e alla quale mi concessi prima di tornare, assieme, all’automezzo. Non potete immaginare la più amara delle sorprese cogliermi non appena varcai la porta dello stesso. In quel preciso istante, la situazione che si presentò ai miei bulbi oculari risultò essere a dir poco desolante. La maggior parte dei posti a sedere era sgombra, e la ragazza di cui all’oggetto si era volatilizzata nel nulla. Me ne accorsi nel momento in cui attraversai il corridoio che conduceva al mio raccapricciante angolo salotto. « E’ uscito senza giubbotto, a quanto pare. » mi disse sorridendo la persona di famiglia. « Guardi, il tempo di scendere e tornare che non ne ho sentito la necessità. » le risposi ingenuamente. Il tempo di concludere la frase che il mistero della ragazza scomparsa trovò, finalmente, il suo lieto fine. Come? « Elementare Watson! » mi suggerì nuovamente un neurone del cervello. Si era spostata di mezzo cm, andando a finire al posto di fianco a quello del sottoscritto. Ma si alzò per tornare al suo solo quando le gambe non mi impedirono di sedermi al mio. « Ora che posso godermela in santa pace mi lascia così, senza concedermi ulteriori appelli per farla rimanere! » mi dissi appoggiando entrambe le natiche sul sedile. Tornata in trincea, la ragazza crollò nuovamente. Io, invece, mi limitai a seguire i discorsi intrapresi dalla persona di famiglia con le sue dirimpettaie, intervenendo di tanto in tanto. Sapete, la voglia di avvicinarmi per approfondire la conoscenza era tanta, e nel studiare una scusa che mi avrebbe permesso di catturare la sua attenzione, mi resi conto di essere, ancora una volta, vittima della Spada di Damocle. Come potevo presentarmi dinanzi ad una bellezza se quest’ultima se ne catafotte altamente la minchia del soggetto al quale viene negata questa possibilità? Senza vanto o presunzione, ammetto di essere stato beccato più di qualche volta dalle sue telecamere. Ma non sapevo cosa quei gesti potessero significare. Era apprezzo o disprezzo nei miei confronti? …… Quando la ragazza si svegliò, la nostra meta era quasi vicina. La vidi ruotare la testa e gli occhi verso di noi, come se fosse interessata ai nostri discorsi. Non avrei mai voluto che quella giornata indimenticabile terminasse in quel modo, perciò mi preparai all’assalto finale. Ma quando la voce prorompente del capo tribù ci comunicò di essere tornati al Polo Nord, mi bloccai un istante. Adesso immaginate di voler conoscere una persona che vi piace tanto, ma proprio tanto tanto. Vi avvicinate con un pretesto qualsiasi e, se tutto va secondo i vostri piani, attaccate bottone con nonchalance. La discussione procede a gonfie vele, e voi gioite per il modo con cui avete Rimorchiato la vostra preda. Ed è a questo punto che la situazione prende una brutta piega. Perché nell’istante in cui vi accingete a chiederle il numero di cellulare per il primo appuntamento, la vostra Preda fa marcia indietro rispondendovi con un inaspettato « Mi dispiace, sono fidanzata! ». « Chi non risica non rosica! » disse quel solito Qualcuno un giorno. Questo è vero, come è anche vero che fregature sono sempre dietro l’angolo. A me basta essere preso in considerazione da una persona che, almeno in apparenza, sembra un angelo del Paradiso. …… Il nostro automezzo terminò la sua corsa, alle 21.10 di una domenica 6 febbraio qualsiasi, nel piazzale Madonnina adiacente alle scuole elementari e medie. Tutti si alzarono dai propri posti cominciando a prepararsi. Io e l’Oggetto dei miei desideri fummo tra gli ultimi a scendere, e quando una delle dirimpettaie ci congedò tutti con un « Ciao e grazie della compagnia! », l’Oggetto di cui sopra rispose solo dolcemente……« Ciao! ». Ciao? Ciao? Ma ciao? Secondo voi, non sarebbe stato meglio rispondere « Mi dispiace, sono fidanzata! » ? Fine


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