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lavoro pubblicato mercoledì 23 febbraio 2005
ultima lettura mercoledì 4 marzo 2020

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Una giornata particolare

di steffs. Letto 1259 volte. Dallo scaffale Fantasia

Esco di casa, è un pomeriggio nuvoloso e tetro ma io sono contenta perché oggi è uscito il nuovo numero del mio fumetto preferito e sto andando in edi...

Esco di casa, è un pomeriggio nuvoloso e tetro ma io sono contenta perché oggi è uscito il nuovo numero del mio fumetto preferito e sto andando in edicola a comprarlo. E’ un mese che lo aspetto con ansia. La novità è che lo compro sempre 2-3 giorni dopo la sua uscita. Ormai è un’abitudine che ho preso per colpa della mia pigrizia, ma oggi mi sento strana, più reattiva, come se qualcosa d’insolito dovesse accadere. Attraverso la strada e vedo venirmi incontro un gruppo di ragazzi sui 18-20 anni dall’aspetto quasi identico:stessi vestiti, stessa pettinatura e stesso modo di camminare. Mi ricordano il film “Le iene” dove tutti i gangsters indossavano lo stesso identico completo nero, ma loro almeno avevano uno stile originale. Ma c’è qualcosa che stona in quel gruppo, infatti vedo insieme a loro un ragazzo completamente diverso, quasi l’opposto di quelle iene. E’ veramente molto bello..chissà perché mi piacciono sempre i tipi che si distinguono! Ormai si sono allontanati, mi volto e li intravedo entrare in un piccolo e cupo locale, il “Poker bar”. Adesso giro dietro il fruttivendolo e mi trovo in un vicolo pieno di buche e immancabilmente metto il piede in una pozzanghera. Dopo un minuto finalmente arrivo dal mio giornalaio di fiducia che, non appena mi vede, mi consegna il fumetto e io gli rendo i soliti 2,60 euro. Metto “John Doe” nello zainetto e mi incammino per tornare a casa, facendo la stessa strada di prima e genialmente ficco il piede nella stessa pozza. Arrivo ancora all’incrocio e do un’occhiata al Poker bar ma, purtroppo il ragazzo intrigante di prima non era lì. Attraverso il vetro vedo solo tre uomini sulla sessantina, dall’aspetto tranquillo e quasi assorto, seduti attorno ad un tavolino a giocare a carte. Poi entra nel bar un uomo, ma non riesco a vederlo in faccia perché sta di spalle e, i 3 anziani subito si alzano, uno di loro prende un fucile e spara dritto in petto a quel poveretto! L’uomo cade a terra sfinito, forse morto. I tre signori crudeli d’un tratto si voltano e mi vedono. Io terrorizzata comincio a correre e dalla tasca della giacca mi cadono a terra le chiavi di casa, ma ora non ho tempo per raccoglierle. Continuo a correre più veloce che posso, non sono mai stata così veloce in vita mia, trovo il coraggio per guardarmi alle spalle e due di loro sono proprio dietro di me che gridano di fermarmi, ma io non ci penso due volte e corro ancora più rapidamente. Finalmente arrivo al portone del mio condominio. Col cuore in gola e le mani tremanti suono il campanello, sperando che mio fratello non stia ancora nella vasca cantando Elio e le storie tese con la radio a tutto volume. Premo di nuovo ripetutamente il campanello ma lui non apre allora inizio a suonarli tutti quanti! Nessuno risponde allora grido aiuto a squarciagola prendendo a pugni il portone. Le gambe mi tremano e la sola idea di quel fucile mi angoscia. Credo proprio che ormai è finita, mi uccideranno perché sono testimone del loro omicidio ed io non posso fare nulla. Ad un tratto sento toccarmi la spalla, sono terrorizzata a morte ma non so per quale arcano motivo mi volto, come se volessi affrontare la mia fine con onore. Vedo i due anziani di fronte a me, immediatamente uno di loro infila una mano dentro la giacca: mio Dio sta per prendere il fucile, mi farà saltare il cervello in un attimo! Al contrario, l’uomo mi stende davanti il mio mazzo di chiavi e dice:”Questo appartiene a lei, le è caduto prima sul marciapiede. Tenga si chiuda bene in casa, questo quartiere è pericoloso e pieno zeppo di malviventi con cattive intenzioni. Difatti prima nel nostro bar è entrato un uomo puntandoci addosso un pugnale per derubarci. Ma noi siamo abituati a queste cose, succedono spesso in questa città e noi siamo sempre pronti a difendere il nostro amato bar, anche se manca solo un giorno dal nostro trasferimento e domani ce ne andiamo in un’altra via. Beh, allora buona giornata signorina.” I due si voltano e se ne vanno. Io rimango stupefatta, con la bocca aperta e le chiavi in mano come se fossi paralizzata(e dall’aspetto un po’ demente).E dentro di me riesco a formulare finalmente il primo pensiero sensato della giornata: “Forse era meglio fare il mio solito ritardo con quel fottuto giornalino, mi sarei risparmiata un infarto”.


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