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lavoro pubblicato giovedì 3 febbraio 2005
ultima lettura giovedì 13 dicembre 2018

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L'Ultimo Comando

di Fulvio K.. Letto 1098 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un gigantesco tappeto verde disteso sotto il cristallo puro del cielo azzurro: quale migliore campo di gioco per una battaglia? Era questo il pensiero...

Un gigantesco tappeto verde disteso sotto il cristallo puro del cielo azzurro: quale migliore campo di gioco per una battaglia? Era questo il pensiero che si leggeva negli occhi dell’Imperatore, occhi che divoravano quella radura rigogliosa con grande avidità; precorrendo impazienti il momento in cui la forza dell’uomo avrebbe tutto stravolto, arricchendo la pianura di un’ineffabile e ben più brutale bellezza. Dall’alto del suo scranno dispiegavansi tutte le sue armate: volgi la testa a destra, e guarda le scintillanti corazze della Tua fanteria baciate dal sole! Guarda gli alabardieri, tenere saldamente l’Aquila Reale a sventolare al cielo orgogliosa! E volgi lo sguardo a sinistra, ad ammirare i cavalli rombanti della cavalleria! Dura e spessa corazza riveste i corpi dei cavalieri, ma ancor più dura e spessa fermezza abbraccia i loro cuori! E volgi la testa al centro, alle Tue truppe scelte, in attesa solo di sovrastare il nemico in valore! Ed infine assapora la vista del Leone Grigio, il vessillo ardente della Tua più apprezzata coorte: la cavalleria pesante, punta d’acciaio dell’esercito che spazzerà il nemico! Ed ognuno altro non aspetta che morire baciato dalla gloria, urlando in un turbine di sangue e valore il Tuo nome, o Imperatore! Ma l’attesa è finita: laggiù all’orizzonte, attraverso una tremula cortina di calore, crescono le lance nere delle schiere avversarie, ed i vessilli con l’alto e squillante Cavallo Dorato: stemma del tradimento e del disonore. Puniscilo, o Imperatore! L’orizzonte è oramai ricolmo, una brulicante linea nera di sfida e di belluino ardore divide l’azzurro del cielo dal verde della terra. L’aere, dapprima immobile nell’attesa di un Tuo cenno, è oramai gonfio del ritmo marziale di mille tamburi. Mille tamburi che battono e fremono, che crescono e si innalzano, urlando la loro infame protervia a Te, o Imperatore! Ma niente può turbare la Tua attesa, ché solo l’animo dei deboli risuona alle provocazioni. Ed il Tuo braccio si innalza verso il cielo, serrando fermo il bastone del comando: un solo cenno in avanti, e questa torma impaziente scaglierà la sua furia in battaglia per Te, o Imperatore! Il rumore di mille lame che percuotono gli scudi, di mille zoccoli che scalpitano riempie questo giorno di gloria, impazienti che il Tuo ordine mandi loro tutti a spegnere la baldanza di quei tamburi: la Tua aquila poggia sulla sommità del bastone con le ali spiegate, e dal basso del campo sembra quasi volare stagliata contro l’azzurro del cielo, in attesa che scenda in picchiata contro il nemico: il tempo non è più, solo il rombo dell’acciaio e delle pelli riesce a parlare ai loro cuori. TUM! TUM! TUM! TUM! TUM! TUM! TUM! TUM! Non senti questo fragore? Non senti il Tuo nome riempire l’urlo di centomila soldati? UMTUMTUMTUMTUMTUMTUMTUMTUMT L’aquila imperiale è scesa in picchiata. Un secondo di silenzio squassa la pianura. E’ ora. Per Te, o Imperatore! Come un sol uomo le tue armate si gettano contro la schiera del nemico in attesa. Un urlo selvaggio ed incontenibile si scatena da mille cuori contro il Cavallo Dorato: contro il traditore! Minuti che passano veloci, gli zoccoli che divorano il manto erboso che li separa dalla gloria ed eccoli già, il Leone Grigio a ridosso della fanteria avversaria! Con un clangore assordante di carne e metallo il loro cuneo fulmineo penetra il quadrato avversario, travolgendo gli sfortunati che volevano frapporsi tra Te e la gloria! Ed è un rombo di furore, di urla di dolore e di scintille di fuoco, le asce che sfasciano gli elmi, le mazze che piegano gli scudi, le spade che prosciugano la vita! Un caos di rovina e di sangue è ciò che rimane dell’armata avversaria, mentre i Tuoi cavalieri calpestano l’odiato vessillo. Guarda il nemico disperato, gettare una pioggia di frecce su di loro incurante dei suoi soldati perduti là in mezzo! Coi loro scudi riparano il volto dai dardi, e con un cenno il Tuo generale li riordina per la nuova tempesta. Lancia in resta: all’attacco! Nuovamente il cuneo dà la caccia al nemico in ordine perfetto, incurante delle frecce che invano scalfiscono la pesante corazza e gli elmi! Ed un altro rombo sconquassa il terreno, altre ferite si aprono nei petti dei soldati avversari! Ma scruta o Imperatore, le schiere di arcieri si sono aperte rivelando la falange del nemico! Lunghe e robuste picche essi portano, le piantano a terra smorzando l’impeto dei Tuoi cavalieri furenti, che nella foga dell’assalto ivi rimangono impalati privi di salvezza, mentre i cavalli trafitti stramazzano agonizzanti sui cavalieri disperati. Attento, o Imperatore! Adesso è la loro cavalleria a minacciare le Tue armate, corre a cuneo rombante contro la Tua ala sinistra. Ma i Tuoi soldati non arretrano di un centimetro, No! L’angoscia non li travolge, No! Fermi ai loro posti, impavidi, i tuoi fanti allargano la loro linea frontale in attesa del nemico, srotolando un unico e vasto fronte nero di impavida attesa. E quando poche centinaia di metri dividono i due eserciti furenti, eccoli tirar fuori le balestre! Arma letale è codesta, di corta gittata ma grande potenza! Di facile uso anche per un fante, ma capace di trapassare ogni corazza e sfondare ogni cuore. Ecco la prima salva è partita, dal lungo orizzonte di soldati i dardi abbracciano ogni lato del loro cuneo d’attacco! Ed ecco che già i primi cavalieri stramazzano a terra, trafitti dappertutto, ma la loro corsa non si arresta! Gli armigeri in retroguardia passano subito altre balestre cariche ai soldati sul fronte, pronti per rinnovare l’olocausto! Ed ecco, la cavalleria nemica non è più, stritolata e calpestata tra la polvere, impalata contro il suolo come tartaruga morente al sole! Guidali, o Imperatore! Verso la vittoria! Ora sono i fanti che si scrutano da ambedue i lati, smaniosi di conoscere ciò che il destino ha decretato in questa polverosa e sanguinolenta pianura! L’attesa dura poco: un Tuo gesto e sono addosso all’avversario, in un turbine di grida e di furore. Non è più la tattica a dominare la lotta adesso, ma solo la forza delle braccia, la resistenza delle gambe ed il fremito del cuore nel petto! Tutto è violenza e furia selvaggia: spade e lance, mazze e scudi, sudore e sangue che si abbattono sull’erba brunita e pesta! Guarda i corpi agonizzanti per terra, guarda le macchie di sangue contro il verde, guarda i vessilli roteare in alto e lo scontro tra l’Aquila Reale ed il Cavallo Dorato! Spingete o fanti instancabili, picchiate su quella marmaglia codarda come il fabbro picchia sull’incudine nella forgia! L’Imperatore è con voi: sicuro destreggia il bastone del comando, imperioso vi urla di ripiegare sulla destra, che un plotone nemico ha trovato uno spiraglio tra due battaglioni ed alza il guanto di sfida contro la regale persona del vostro Imperatore! Ma nessun timore, ché la Guardia Imperiale non aspettava altro per poter testimoniare davanti agli occhi di Dio la sua devozione, ed eccoli che si abbatDANIEEEEEEELEEEEEEEEEEE DAI VIENI FORZA A MANGIARE LA PAPPA CHE E’ PRONTA, CAPIIITOOO? Daniele rivolse la testa indietro, piegò le labbra in una smorfia triste e si incamminò verso casa.


Commenti

pubblicato il 09/02/2005 22.11.28
michele marra , ha scritto: Un godibile scritto con una vena artistica fresca

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